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Da disabili a “Insuperabili” il sogno di una scuola calcio

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Il progetto di due torinesi si estende in tutta Italia.

Come nel film Space Jam. Solo che il gioco non è il basket, manca Michael Jordan e i protagonisti, anziché Bugs Bunny e gli altri cartoni animati della Warner Bros, sono reali. Si chiamano Nicolas, Simone, Andrea e Davide. Hanno dai 23 ai 28 anni. E sono ragazzi diversamente abili. Anche se loro preferiscono farsi chiamare gli Insuperabili. Insuperabili è anche il nome della Scuola calcio dove si sono conosciuti, la stessa che oggi apre a Torino il suo primo negozio di abbigliamento sportivo, impiegando i quattro «insuperabili» come commessi.

La regia è di due giovani amici, Davide Leonardi e Ezio Grosso, capaci di mollare le sicurezze di un lavoro in banca per lanciare un progetto all’avanguardia. «Abbiamo cominciato quattro anni fa quasi per caso: stavamo cercando una scuola di calcio per una nostra amica affetta da sindrome di Down – racconta Davide, 34 anni, presidente di Insuperabili Onlus -. Non avendo trovato nulla ci siamo informati, abbiamo studiato e dopo sei mesi sono cominciati i primi allenamenti sui campi della società calcistica Grugliasco. All’inizio avevamo solo quattro ragazzi». Da allora il progetto è cresciuto: oggi sono circa 150 i tesserati a Torino. E l’anno scorso gli Insuperabili sono entrati a far parte della Reset Academy, l’accademia dei giovani calciatori il cui presidente onorario è Marcello Lippi.

«Con loro abbiamo avuto la possibilità di avere testimonial del calibro di Giorgio Chiellini e ora siamo presenti in dieci città italiane», spiega Davide. Da Lecce a Genova passando per Roma, sono circa 300 gli atleti disabili, dai 5 ai 60 anni, che imparano e si divertono sui campi di gioco. «L’approccio è multidisciplinare: c’è una parte tecnica e una educativa», illustra Davide. Lui, che allena una squadra di ragazzi autistici, sottolinea come ogni gruppo sia seguito anche da un educatore, da uno psicologo e, se necessario, da logopedisti e fisioterapisti. «Questi ragazzi hanno delle potenzialità enormi, il problema era capire come farle emergere. L’importante è non avere un atteggiamento pietistico nei loro confronti».

Una nuova narrazione delle disabilità, insomma. Che passa anche per le linee di accessori, caricature e abbigliamento proposte nel negozio di via Montevideo 6, a pochi passi dal polo economico dell’Università degli Studi di Torino, grazie anche alla collaborazione con la pagina Facebook «Che Fatica La Vita Da Bomber». L’idea è duplice: da una parte auto-finanziare l’attività degli atleti, dall’altra impiegare a turno i ragazzi disabili in esperienze lavorative a diretto contatto con la clientela. Da disabili a Insuperabili. Che il film abbia inizio.

 

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