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L’industria si è fermata e i tecnici di Padoan abbassano ancora il Pi

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I gufi devono aver fatto il nido negli uffici di statistica. Non solo all’Istat ma anche in Confindustria.E purein quelli di via XX Settembre e al l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb). Ieriidati sull’andamento della produzione industriale a febbraio 2016 mettevano in colonna un calo dell’andamento (a febbraio 2016 -0,6% su gennaio). Certo «nella media del trimestre dicembre 2015-febbraio 2016 la produzione è aumentata dello 0,3% rispetto al trimestre precedente», premette l’Istat, e pure se si fa il confronto con l’anno passato «l’indice è aumentato dell’1,2%» (si è lavorato 21 invece di 20 giorni), ma soprattutto perché veniamo da anni di crollo a doppia cifra e quindi la crescita è un minimo recupero del terreno perso dal 2008. E così se per le statistiche «nella media dei primi due mesi dell’anno la produzione è aumentata del 2,5%» rispetto all’anno precedente», bisogna sempre considerare che a quel «+2,5%» fa da contraltare un crollo di un abbondante 20% dal 2008 ad oggi. È vero che l’Ufficio Studi Confcommercio parla di«cauto ottimismo», così come le previsioni su marzo del Centro studi Confindustria (Csc), ipotizzano un timido accenno di recupero, ma nulla di più.

Stando a viale dell’Astronomiaamarzola produzioneindustriale sarà «in recupero» segnando un «+0,2% su febbraio». Nel primo trimestre dell’anno gli industriali prevedono «un incremento dello 0,8% congiunturale (massimo dal quarto trimestre 2010), in accelerazione rispetto allacrescita nulla che si era avuta nel quarto del 2015». Per Confindustria a marzo il leggero miglioramento è dato dalla domandainterna,ma, soprattutto, il Csc ipotizza un miglioramento degliordiniesteri,«grazie alle maggiori commesse provenienti da Regno Unito, Stati Uniti e Nord Europa», le economie dove la ripresa c’è. L’aspetto sorprendente è che pure i tecnici del ministero dell’Economia (Mef), nella Relazione di accompagnamento al Def al Parlamento limano gli ottimismi (già ribassati) di Palazzo Chigi. Se il governo, con il Documento di economia e finanza di venerdì scorso era stato costretto a tagliare le previsioni, nuovamente gli sherpa di via XX Settembre contengono gli entusiasmi: «Nonostante il governo abbia già abbassato con il Defle proprie stime dicrescita sul2016all’1,2% dall’1,6%»,avverte la Relazione, la previsione continua «a basarsi su aspettative relativamente ottimistiche circa la domanda internaela capacità delleimpreseitaliane diespandere le loro esportazioni in un quadro di accresciuta difficoltà,ed è pertanto soggetta anche a rischi al ribasso», scandiscono.

Certo la «bassa inflazione può essere di sostegno ai redditi reali dellefamiglie.Tuttavia,se siingenerano aspettative di ulteriore e persistente discesa dei prezzi,iconsumatoripossono essere indotti a posporre le loro decisioni di acquisto. Al contempo», prosegue la relazione che la Camera dovrebbe approvare entroil 27, «vi è il rischio chel’incertezza economia e i segnali di peggioramento del quadro internazionale inducano le imprese a ritardare o cancellare i loro piani di investimento, anche a causa del rallentamento dei mercati d’esportazione». Insomma,altro che orizzonte roseo. Ad evidenziare tutte le criticità ci si mette anche l’Ufficio parlamentare dibilancio – authority indipendente di controllo sui conti pubblici voluta da Bruxelles in era Monti – che valuta le stime del Tesoro sulla crescita collocate «nell’estremo superiore del range».Padoan eRenziavrebbero abusato con l’ottimismo. Scelta che potrebbe ripercuotersi ancor più negativamente sele stime sulprezzo delpetrolioeilcambioeuro/dollaro dovessero rivelarsi diverse: «L’eventuale emergere di sorprese negative sulfronte della crescita reale e dell’inflazione metterebbe a rischio la dinamica del Pilnominale»,avvertel’Upb, «e,con essa,ilpercorso di abbassamento del rapporto debito/Pil». Altro che “compitifatti bene”comeassicura Padoan chiedendo il massimo di flessibilità all’Ue, il rischio è che l’Italia finisca dietro la lavagna europea per aver abusato con l’ottimismo (e barato) sui conti.

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