Sesso e tangenti per avere la patente: il passaggio di tangenti filmato dalla polizia

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FROSINONE Patenti vendute a chi era disposto a pagare circa quattromila euro. Un presunto giro di titoli di guida facili e mazzette, esami d’idoneità alterati e dipendenti pubblici compiacenti. Nel mezzo, «favori» sessuali a mo’ di pagamento aggiuntivo, quando i soldi delle aspiranti conducenti di veicoli non bastavano. E’ questo il quadro emerso dall’inchiesta della procura di Frosinone, culminata con venti arresti, tre in carcere e diciassette ai domiciliari. Tutti, incensurati, sono stati colpiti da ordinanza di custodia cautelare spiccata dal Gip del tribunale del capoluogo ciociaro. L’accusa ipotizzata, a vario titolo, è di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, falso in atto pubblico, sostituzione di persona, accesso abusivo a sistema informatico pubblico e frode informatica ai danni dello Stato.

Nell’indagine condotta dalla Squadra Mobile, iniziata nell’ottobre 2014 e durata sei mesi, un totale di 135 indagati e il sequestro di beni mobili e immobili per centinaia di migliaia di euro. Non solo. Nell’operazione denominata «pay to drive», sono state sequestrate 90 patenti di varie categorie in 19 province: in quelle di Caserta, L’Aquila, Perugia, Roma, Firenze, Napoli, Novara, Bologna, Chieti, Brescia, Como, Verona, Varese, Cagliari, Latina, Lucca, Parma, Grosseto e Mila  Aldino.
Le misure cautelari sono state eseguite ieri mattina. In carcere sono finiti un ingegnere della Motorizzazione civile di Frosinone, fino a un mese fa direttore della stessa sede ciociara, un esaminatore della Motorizzazione del capoluogo ciociaro e il titolare di tre autoscuole del Cassinate, ritenuto il capo del presunto sistema sui cui ruota l’inchiesta diretta dal sostituto procuratore Maria Pia Ticino.

Per altri diciassette sono stati disposti i domiciliari: si tratta di altri tre esaminatori della Motorizzazione civile di Frosinone, tra cui la segretaria dell’ingegnere, i titolari di tre agenzie di scuola guida della Ciociaria, due dipendenti delle autoscuole dell’uomo considerato ai vertici, cinque suoi parenti proprietari di scuole guida in provincia di Caserta e altre quattro persone che, secondo le indagini, avrebbero procacciato candidati o si sarebbero sostituti agli stessi in occasione delle prove di teoria. Per gli investigatori un meccanismo che sarebbe stato messo in piedi per far conseguire, revisionare o rinnovare la patente a persone disposte a pagare cifre che si aggiravano intorno ai 4.000 euro. Dall’inchiesta, è emerso che gli aspiranti al documento di guida erano perlopiù stranieri, egiziani, pakistani, marocchini e cinesi, in molti casi non in grado di comprendere la lingua italiana né il Codice della Strada e la segnaletica. Un giro d’affari quantificato dagli inquirenti in circa 224mila euro. Stando alla ricostruzione della polizia, sarebbero state alterate cinque sessioni d’esame, tra teoria per la patente B e revisione, che hanno visto promossi settanta candidati.

Tre in carcere, 17 ai domiciliari

In tre sono finiti in carcere: il titolare di tre autoscuole in Ciociaria (che gli inquirenti ritengono a capo dell’organizzazione), uno dei due ingegneri della Motorizzazione di Frosinone e un esaminatore dello stesso ufficio pubblico. Per diciassette persone sono scattati gli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato emesso per tre esaminatori della Motorizzazione di Frosinone – tra cui la segretaria dell’ingegnere – e tre titolari di agenzie di scuola guida del Frusinate, due dipendenti delle autoscuole del capo del sodalizio, cinque suoi stretti parenti (fratelli e nipoti) titolari di scuole guida nella provincia di Caserta e altri quattro associati che ricoprivano il ruolo di procacciatori dei candidati-clienti o di sostituti degli stessi in occasione delle prove di teoria.

90 patenti sequestrate

In Abruzzo gli agenti della questura dell’Aquila hanno sequestrato alcune delle 90 patenti risultate «facili». Nell’indagine, oltre alle persone arrestate, sono indagate complessivamente ben 135 persone. «L’alto numero dipende dal fatto che ogni neopatentato coinvolto è a sua volta indagato», ha spiegato a Rainews24 il vicequestore della Mobile di Frosinone, Carlo Bianchi. I clienti dell’organizzazione erano per lo più stranieri (egiziani, pakistani, marocchini e cinesi), spesso non in grado di comprendere la lingua italiana, né a conoscenza del codice stradale e della segnaletica; persone che, alla guida di un veicolo, avrebbero costituito un grave pericolo per la sicurezza.

Il meccanismo illecito

Ad ognuna delle due sedute della sessione d’esame, l’organizzazione era in grado di garantire la promozione di almeno quindici candidati. I sequestri delle patenti sono avvenuti tra le provincie di Caserta l’Aquila, Perugia, Roma, Firenze, Napoli, Novara, Bologna, Chieti, Brescia, Como, Verona, Varese, Cagliari, Latina, Lucca, Parma, Grosseto, Milano. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, l’ingegnere della Motorizzazione, dietro compenso, assegnava alle prove d’esame uno dei tre esaminatori corrotti che, a loro volta, remunerati illecitamente, chiudevano gli occhi e permettevano ai complici di partecipare fraudolentemente all’esame, sostituendosi così ai candidati che non erano in grado di sostenere la prova teorica.

Il ruolo dei sostituti

A ricoprire il ruolo di «sostituti», stando agli accertamenti della polizia, erano gli associati: grazie alla loro preparazione, erano in grado ciascuno di compilare correttamente la scheda del candidato (di cui prendevano il posto) e, allo stesso tempo, suggerire le risposte esatte ad almeno altri tre di loro. Era compito dell’esaminatore corrotto, sempre secondo quanto ricostruito dagli investigatori, predisporre le postazioni e prevedere che il « suggeritore» sedesse in mezzo agli altri candidati a cui doveva suggerire le risposte, lontano dagli occhi indiscreti di quei pochi candidati estranei al sistema corruttivo.

Il blitz

Subito dopo le festività di Pasqua del 2015, come accertato dalla polizia, era stata organizzata una sesta seduta d’esame fraudolenta per altri venticinque clienti. Ma tutto è saltato per un blitz della polizia. Dopo l’ennesima «mazzetta», consegnata dal capo dell’associazione all’ingegnere della Motorizzazione, infatti, il personale della sezione Anticorruzione della Squadra mobile, coordinato dal sostituto procuratore Maria Pia Ticino. ha fatto irruzione nell’ufficio pubblico e sequestrato le bustarelle contenenti denaro e buoni carburante per un valore di oltre 2500 euro.

Le riprese

Il comportamento illecito degli esaminatori, che sistemavano i banchi e facevano sedere candidati e «suggeritori», è stato immortalato nelle sale d’esame. La polizia ha anche rilevato che sul piazzale della Motorizzazione di Frosinone, al termine degli esami, i sodali riscuotevano le somme dovute dai candidati, fatti promuovere, e pagavano subito il compenso all’esaminatore corrotto. Gli elementi salienti dell’indagine sono contenuti nei video-audio che gli investigatori sono riusciti a captare nell’ufficio del direttore facente funzioni, riprendendo i momenti delle varie consegne delle bustarelle.

Promossi in settanta

La polizia, tra ottobre del 2014 e aprile 2015, ha ricostruito l’alterazione di ben cinque sessioni d’esame, tra teoria per la patente B e la revisione. Ed è emerso che oltre settanta candidati-clienti dell’associazione sono stati promossi illegittimamente. Diversi, sempre secondo quanto verificato dagli agenti della questura di Frosinone, i servizi illeciti offerti dal sodalizio. Nei casi più difficili, i clienti ottenevano la patente direttamente a domicilio, con il pubblico ufficiale corrotto che alterava fraudolentemente la banca dati centrale della Motorizzazione e assegnava loro, dal nulla, una patente della categoria richiesta (o ne posticipava la scadenza). Il cliente, che, come ricostruito dalla Squadra Mobil del capoluogo ciociaro, non si disturbava nemmeno di iscriversi ad alcun esame e non doveva far altro che denunciare falsamente di aver smarrito la patente attribuitagli, per ottenere il duplicato a domicilio.

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