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Via libera definitivo alle riforma costituzionale. Ora l’ultima parola ai cittadini con il referendum

Con 361 sì e 7 no la Camera ha approvato il ddl Boschi sulla riforma della Costituzione. Era richiesta la maggioranza assoluta dei voti (316), superata abbondantemente dalle forze che sostengono il governo, a cui si sono aggiunti i voti dei verdiniani e dei tosiani. Le forze di opposizione, invece, non hanno partecipato al voto. «Una giornata storica per l’Italia, la politica dimostra di essere credibile e seria. Adesso noi chiederemo il referendum», dice il premier Matteo Renzi aggiungendo che «il Paese che era il più instabile d’Europa è diventato il più stabile».

Una riforma «sbagliata e pericolosa» ha ribattuto Silvio Berlusconi annunciando battaglia con il referendum «per difendere la Repubblica Italiana dalla voglia di potere di un premier mai eletto» e «arrogante». Una riforma teoricamente sollecitata da molti sin dalla Costituente, ma che oggi a Montecitorio è stata votata dalla sola maggioranza. La parola ora passerà agli elettori, chiamati a pronunciarsi in un referendum confermativo che dovrebbe svolgersi a ottobre e per il quale la stessa maggioranza ha annunciato di voler raccogliere le firme.

Il clima di fortissima contrapposizione del voto di oggi contrasta con quello dell’8 aprile di due anni fa, quando il governo presentò in Senato il ddl Renzi-Boschi, che aveva l’ombrello del Patto del Nazareno con Forza Italia. Anzi il testo originale del governo è stato profondamente modificato a Palazzo Madama in prima lettura per accogliere le richieste di FI (composizione del Senato) e Lega (limitazione della clausola di supremazia e competenze delle Regioni). Un clima andatosi via via smarrendo per arrivare prima allo scontro frontale con il Carroccio, che si è unito a M5s e Sel, e poi alla rottura con Fi dopo l’elezione del presidente Mattarella nel gennaio 2015.

Oggi, prima di abbandonare l’aula al momento del voto finale, le opposizioni sono state durissime, a partire dall’ex partner nelle riforme, cioè Fi, il cui capogruppo Renato Brunetta ha parlato del voto come di un «atto eversivo». Altrettanto duri sono stati Danilo Toninelli di M5s, Alfredo D’Attorre di SI, Cristian Invernizzi della Lega e Rocco Palese dei Conservatori. Uno scontro che ha riguardato solo in parte i contenuti della riforma bensì piuttosto l’atteggiamento assertivo del premier Matteo Renzi, confermato ieri nel suo intervento in Aula quando ha affermato che si «giocherà tutto» con il referendum. Ma proprio questo è un altro motivo di scontro visto che le opposizioni hanno sottolineato che esso è uno strumento di garanzia per chi in Parlamento si è opposto alle riforme e non una clava in mano alla maggioranza. Anche la minoranza del Pd, in un documento firmato da Gianni Cuperlo, Roberto Speranza e Sergio Del Giudice, ha chiesto al premier di non trasformare questo appuntamento in un «plebiscito» sulla sua persona o sul governo.

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VERSO IL REFERENDUM “SU RENZI”

La minoranza Dem ha auspicato di riaprire il dialogo istituzionale con le opposizioni, soprattutto con Si, mettendo mano ad una modifica dell’Italicum, con l’attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione e non al partito vincente. Per altro questo appello era stato fatto ieri in aula da Barbara Pollastrini ma era stato sprezzantemente liquidato («sono solo sospiri») da Alfredo D’Attorre, il quale ha oggi annunciato l’impegno per il «no» al referendum in chiave anti Renzi, così come gli atri esponenti dell’opposizione: «i cittadini manderanno a casa Renzi», ha detto Brunetta. Quindi il plebiscito sul premier che si vorrebbe allontanare in teoria viene invece evocato. «Le ragioni del “no” – ha detto Renzi – non sono spiegabili. Il no si spiega solo con l’odio nei miei confronti». Insomma è facile prevedere una campagna referendaria in cui i contenuti della riforma rischiano di scomparire.

BOLDRINI: LA PAROLA PASSA AI CITTADINI

«Con il voto di oggi siamo giunti al termine di un percorso parlamentare lungo e travagliato. Ora la parola passa ai cittadini che, con il referendum del prossimo autunno, esprimeranno la loro opinione sulla riforma della Costituzione», dice la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini. «Il mio auspicio è che si sviluppi un confronto pacato, sul merito delle decisioni prese. Per questo ritengo che sarà più che mai necessaria un’informazione puntuale sul contenuto del referendum. Che ad esprimere il loro voto siano cittadini consapevoli è nell’interesse sia dei sostenitori che di chi si è opposto. Ma è soprattutto nell’interesse della democrazia italiana».

COSA CAMBIERA’

La riforma costituzionale approvata definitivamente modifica e completa quella del Titolo V del marzo del 2001, che ha introdotto il Federalismo: stop al bicameralismo perfetto; un Senato con meno poteri legislativi e composto da 95 senatori eletti dai Consigli regionali ma con legittimazione popolare che potrà proporre modifiche alle leggi approvate dalla Camera; nuovo Federalismo, con abolizione delle materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni e alcune competenze strategiche riportate in capo allo Stato. Abolizione definitiva delle Province e del Cnel.

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