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Docce fredde fuori, poco cibo, maltrattamenti: così le “torture” all’anziana dei badanti

Sono pentiti di aver maltrattato l’anziana disabile psichica affidata alle loro cure ma dicono anche che bisogna capire il contesto in cui giunsero a puntarle un coltello alla gola e a batterle un piatto sulla testa: eravamo esasperati, dicono i due badanti kapò della casa degli orrori di Agazzi, lei era una paziente difficile da trattare, molto agitata, con frequenti crisi di nervi ed esplosioni di disagio alle quali loro non sapevano più far fronte.

Eccola la difesa di Kalinga Tissa De Silva, 54 anni, cingalese come la moglie arrestata con lui, Weerisinghe Mudiyselage Dinusha Subashi, quarantunenne, difesi entrambi dall’avvocato Andrea Santini. Ecco come i due hanno risposto al Gip Piergiorgio Ponticelli nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto per il marito nel carcere di San Benedetto e per lei in quello di Sollicciano.

E poi, a loro discarico, i due badanti raccontano la situazione nella quale hanno lavorato: assunti in nero, pagati soltanto con l’uso in comodato gratuito dell’abitazione, senza un giorno di ferie per otto anni, costretti a cercare altri lavoretti durante il giorno per mantenersi. Il tutto, dicono sempre loro, senza che l’avvocato Enrico Burali, tutore della signora, ora sospeso dalla professione con ordinanza interdittiva dello stesso Gip Ponticelli, andasse mai una sola volta in casa a rendersi conto di persona.

Il che nulla toglie alla drammaticità delle accuse contenute nel capo di imputazione che La Nazione è in grado di anticipare, al pari dell’ordinanza di custodia cautelare richiesta dal Pm Laura Taddei. Non c’erano solo gli schiaffi, non c’erano solo i piatti in testa e i coltelli alla gola. L’anziana veniva obbligata a stare dentro casa senza riscaldamento anche d’inverno, a farsi la doccia (fredda) all’esterno dell’abitazione, a riordinare l’alloggio secondo il capriccio dei due singalesi, che «non la assistevano adeguatamente nell’alimentazione», «non le somministravano le terapie farmacologiche», non la curavano nella persona e nel vestiario, «le rivolgevano espressioni ingiuriose». Una volta la donna le disse persino che era una «merd…sa». Segue l’elenco di tutte le lesioni che i due badanti hanno procurato nel corso del tempo a Maria R., 66 anni, la loro (si fa per dire) assistita: livido all’occhio sinistro, ecchimosi all’occhio e sul collo, ecchimosi alla mammella ed ematoma alla regione retroauricolare destra, tumefazione al labbro superiore e via di questo passo, fra il 23 marzo 2015 e il 26 settembre del 2016. Un’autentica odissea, nella quale rientra persino un ricovero col codice rosa (quello della violenza sui soggetti deboli).

MOLTI di questi episodi, scrive Ponticelli, erano ancora sconosciuti quando lui firmò la prima ordinanza, quella che vietava ai singalesi di avvicinarsi alla casa di Agazzi. E l’approfondimento delle indagini rende necessario per i due la custodia in carcere, perchè potrebbero reiterare il reato contro altri soggetti deboli, lavorando come badanti presso nuovi assistiti. Infine la posizione dell’avvocato Burali, molto stimato dai colleghi che lo hanno ripetutamente eletto nel consiglio dell’ordine forense di cui era segretario fino alla sospensione per un anno: ««Pur avendo cognizione fin dall’aprile 2015, e successivamente reiteratamente informato, delle lesioni riscontrate sulla predetta…nonchè del progressivo peggioramente del suo stato, si asteneva dall’intervenire a tutela dell’integrità psicofisica di Maria R., e pertanto non impediva la commissione delle condotte di maltrattamento..» Burali sarà sentito domani dal Gip per l’interrogatorio di garanzia.

lanazione.it

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