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Ecstasy shock, in farmacia arriva il farmaco rivoluzionario

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Quella che stiamo per annunciarvi è veramente una novità che farà molto scalpore. Si tratta di una notizia secondo la quale a breve potrebbe essere disponibile in farmacia l’ectasy a scopo curativo e nello specifico si tratterebbe di un particolare farmaco che risulta essere utile per la cura dello stress post traumatico.Secondo quanto emerso, sembra che nel caso in cui non ci siano speranze di ripresa, in seguito dei traumi l’unica soluzione potrebbe arrivare da quella che fino ad ora è stata definita una sorta di droga, ovvero l’MDMA. Sembra che proprio negli ultimi giorni, l’americana Food and Drug Administration ha inserito nella famosa droga nell’elenco delle terapie consentite e dunque l’MDMA potrà essere tranquillamente prescritta dal proprio medico curante, al fine di curare dei disturbi psicologici derivanti da traumi.

Non si tratta del primo caso, visto che anche la ketamina recentemente è stata utilizzata per curare disturbo bipolare, e pare che abbia anche sortito degli effetti positivi nei soggetti ansiosi. Ad ogni modo, si tratta di una terapia davvero rivoluzionaria e innovativa. Uno dei motivi per i quali l’ectasy è stata inserita nell’elenco delle terapie rivoluzionarie, pare sia il fatto che possa essere utilizzata nella cura che sfrutta l’utilizzo di un farmaco allo scopo di guarire una malattia grave o che comunque potrebbe rivelarsi potenzialmente letale.

L’ectasy o MDMA altro non è che una sostanza psicoattiva, una metanfetamina che agisce sul nostro cervello facendoci sentire particolarmente felici e affettuosi, questo perché permette un rilascio di noradrenalina, dopamina e serotonina, che vanno ad influenzare positivamente il nostro umore. La terapia rivoluzionaria a base di ectasy prevede, dunque, l’utilizzo di un farmaco per la cura di una malattia potenzialmente letale e pare che questo sia stato testato clinicamente ed ancora pare abbia già dimostrato di essere particolarmente efficace, tanto che l’ectasy è stata approvata come farmaco per trattare i disturbi da stress post traumatico.

Ma cosa si intende effettivamente per disturbo post traumatico da stress? Questo termine indica tutte le difficoltà psicologiche che deve affrontare una persona che ha subito un trauma particolare e catastrofico come ad esempio l’incidente, una violenza o una guerra. La persona affetta da questo disturbo, tende a rivivere l’evento traumatico attraverso percezioni, pensieri ricorrenti o immagini che si palesano in maniera persistente proprio come se la persona di riferimento li stesse rivivendo ancora una volta e in altri casi il paziente può anche dimenticare o può avere delle difficoltà a ricordare il trauma, ma vivere comunque una situazione di ansia e difficoltà che li allontana dall’intraprendere relazioni  con altri individui, preferendo l’esclusione sociale. È proprio in questi casi dunque che il medico può prescrivere l’ecstasy, un farmaco che andrà ad agire sul cervello provocando gli effetti dell’Alzheimer e questo potrebbe portare sollievo al paziente che potrà assumere la sostanza soltanto ed esclusivamente dietro decisione del medico e secondo quantità limitate.

L’ecstasy, inizialmente conosciuta come MDMA, fu prima sintetizzata nel 1912 e più tardi registrata dalla Merck in Germania nel 1914.
Sebbene l’MDMA fosse progettata per agire come deprimente dell’appetito, non fu mai commercializzata per questa sua proprietà né fu sperimentata nell’uomo in trials clinici; questi furono iniziati nell’uomo, soltanto durante il 1950 dal Governo degli Stati Uniti, nell’ambito di studi rivolti alla guerra chimica.
Durante gli anni 70, psichiatri e psicoterapeuti familiari, nell’ambito della psicoterapia psichedelica, prescrivevano il farmaco ai pazienti che erano considerati troppo inibiti e ne consigliavano l’uso in un ampio range di condizioni come lo stress post traumatico, la depressione e la difficoltà a relazionarsi con gli altri. I terapisti furono impressionati dal fatto che l’MDMA era capace di creare feeling, intimità ed euforia ed incrementava la capacità di comunicazione senza evidenti effetti collaterali (es. allucinazioni) associati all’uso di altre sostanze come l’LSD.
Agli inizi del 1980 la sostanza incominciò ad essere usata come “sostanza d’abuso”, in particolare nel Texas, sotto il nome di “ecstasy”; essa fu specificatamente venduta nei bar e nei nightclub.
Nel 1985 negli Stati Uniti l’FDA criminalizzò l’uso della sostanza e nel 1988, l’ecstasy fu classificata come farmaco della Tab.1 nel Controlled Substance Act.
Che cosa rende l’ecstasy così unica e popolare?
I fattori e i miti che principalmente hanno contribuito alla popolarità dell’ecstasy nella popolazione giovanile appaiono i seguenti:
■ primo, molti utilizzatori hanno definito l’effetto del farmaco come “euforico” e “inducente l’amore”;
■ secondo, diversamente dall’eroina che è associata ad un’esperienza individuale o dalla cocaina che è costosa, l’ecstasy è relativamente più economica ed è legata ai club, alla musica e al divertimento. Di conseguenza l’ecstasy è la sostanza “perfetta” per i giovani che vogliono socializzare;
■ terzo, il basso numero di effetti collaterali osservabili a breve termine rispetto alle altre droghe, insieme al rischio relativamente basso di overdose, sembra contribuire alla popolarità dell’ecstasy;
■ infine, allo scopo di differenziare i loro prodotti da altre sostanze, i produttori di solito imprimono sulle compresse di ecstasy simboli della cultura popolare come faccine sorridenti, il simbolo di “Playboy” o nomi di marche come “Mitsubishi”.
Questi loghi riconoscibili contribuiscono all’idea che l’ecstasy sia una sostanza relativamente innocua.
Chimica
L’MDMA (ecstasy) è un composto fenilisopropilaminico con sostituzioni sia in posizione 3,4 dell’anello benzenico che sulla catena laterale; ciò ne determina l’analogia strutturale e la somiglianza negli effetti sia con l’amfetamina (stimolante psicomotorio) che con la mescalina (effetti allucinogeni).
La formula chimica è C11H15NO2
I cristalli idrocloridrati hanno un punto di fusione tra i 147 e 148 °C.
Va segnalato che le deboli attività allucinogene dell’ecstasy, comunque presenti, sono dovute alla bisostituzione sull’anello benzenico (ulteriormente indebolite dalla sostituzione sul gruppo aminico della catena laterale); gli effetti dell’ecstasy sono in prevalenza di tipo entattogeno/empatogeno che equivale a sintonia con se stessi e gli altri, caduta delle barriere comunicative e positiva modulazione sensoriale (aumentata sensibilità), senso di pace e di calma.
Le amfetamine allucinogene (a prevalente attività allucinogena) hanno una trisostituzione sull’anello benzenico e questo determina effetti in prevalenza allucinogeni.

Precursori
La sintesi dell’ecstasy è relativamente facile come facilmente reperibili sono i suoi precursori di provenienza dalle industrie di saponi, di profumi, di coloranti o farmaceutiche.
La produzione di ecstasy varia a seconda della via di sintesi.
La produzione clandestina è più facile se si inizia con il precursore piperonilmetilchetone (PMK) da cui si può ottenere MDMA con un semplice processo di conversione. Altrimenti è possibile utilizzare il safrolo o l’isosafrolo, presenti in vegetali come la noce moscata o nel sassofrasso, pianta della stessa specie dell’alloro (l’olio di sassofrasso è usato per aromatizzare cosmetici e saponi); il safrolo o l’isosafrolo devono essere prima convertiti in PMK e poi in MDMA.
Sono anche utilizzati il fenil-2-butatone, l’epinefrina (nor-adrenalina) e diversi altri reattivi chimici come l’acetone, l’anidride acetica o ac. fenilacetico.
Meccanismo d’azione
La via nervosa principalmente interessata dall’ecstasy è quella serotoninergica.
Anche i sistemi della dopamina e noradrenalina vengono influenzati dalla sostanza.
La serotonina è coinvolta nella modulazione di diversi processi cerebrali come le emozioni, il comportamento sessuale, il tono dell’umore, l’aggressività, il sonno, l’appetito, l’apprendimento e la memoria.
La floxetina (Prozac) è un potente antidepressivo ed agisce potenziando l’azione del sistema serotoninergico, ridotto al contrario negli stati depressivi.
Alla base degli effetti degli allucinogeni è la loro attività agonista sui recettori serotoninergici, 5-HT2A;
LSD, mescalina, psilocibina sono potenti agonisti di tali recettori la cui stimolazione determina distorsioni cognitive e percettive con aumento dell’esperienza sensoriale.
L’ecstasy agisce sul sistema serotoninergico come potente agente rilasciante la serotonina, sia ”in vivo” dopo singola o multiple somministrazioni, sia ”in vitro”.
Tale effetto è il risultato di una serie di alterazioni che l’MDMA produce a livello del terminale serotoninergico quali:
■ prima di tutto l’ecstasy entra all’interno del neurone con trasporto attivo
■ successivamente determina il blocco a livello del terminale presinaptico del carrier vescicolare deputato al trasporto di serotonina all’interno delle vescicole; la serotonina non viene depositata
■ inversione del trasporto della serotonina da parte del carrier di membrana per eccesso di neurotrasmettitore nel citoplasma; la serotonina viene liberata nello spazio sinaptico e non viene ricatturata (blocco del ”re-uptake”)
■ inibizione delle monoaminossidasi (MAO) di tipo A; la serotonina non viene metabolizzata all’interno del neurone.
In sostanza l’azione è molto simile a quella delle amfetamine solo che, a differenza di queste, l’ecstasy “lavora” principalmente sulla serotonina rendendola disponibile, in grande quantità, nello spazio sinaptico; come le amfetamine, per la sua struttura chimica, è potente e dura a lungo, tra le 3 e le 6 ore.

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