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Turkish President Tayyip Erdogan greets his supporters during a Women's Day rally in Istanbul, Turkey, March 5, 2017. REUTERS/Murad Sezer

Erdogan alla Germania: «Siete ancora nazisti»

Amsterdam – Nuvole da tempesta fra Turchia e Germania: il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, senza troppi giri di parole ha accusato Berlino di «praticare il nazismo», oggi come oltre 70 anni fa. A scatenare l’ira del “sultano” sono stati i dinieghi a ministri turchi in visita di tenere comizi presso le comunità turche di Germania, in vista del referendum con cui Ankara progetta di modificare la propria costituzione, conferendo ancora più poteri al presidente.

Dinieghi peraltro decisi dalle autorità locali tedesche per motivi di «sicurezza» e nei quali il governo della cancelliera Angela Merkel ufficialmente non ha un ruolo. Ma che segnano un nuovo “picco” nei tempestosi rapporti fra i due Paesi alleati Nato, dopo quello toccato quando la Turchia ha di recente arrestato il giornalista turco Deniz Yucel, corrispondente del tedesco Die Welt, incriminato per «propaganda terroristica» e per essere «agente tedesco».

L’escalation, che si era già impennata con le epurazioni seguite al fallito colpo di stato turco di luglio, è continuata nei giorni scorsi con la convocazione dell’ambasciatore ad Ankara dopo la cancellazione giovedì del comizio che il ministro della Giustizia turco, Bekir Bozdag, avrebbe dovuto tenere a Gaggenau, nel Baden-Wuerttemberg e il conseguente annullamento del previsto incontro con l’omologo tedesco, Heiko Maas. Solo dal Land della Renania-Vestfalia è venuta una parziale concessione: una manifestazione, blindata dalle forze di sicurezza, in un teatro della città renana, per il ministro delle finanze turco, Nihat Zeybekci.

Il referendum, previsto il 16 aprile ed esteso alle comunità della diaspora all’estero – fra 2,5 e 4 milioni i turchi nella sola Germania -, prevede, fra l’altro, la cancellazione della carica di primo ministro, la concentrazione del potere esecutivo nelle mani del presidente: insomma, la fine della repubblica parlamentare. Un’ulteriore, fondamentale tappa nella deriva autoritaria imboccata dalla Turchia di Erdogan agli occhi dell’Occidente.

«In Germania – ha detto oggi Erdogan, arringando la folla a una manifestazione di donne a Istanbul – non permettono ai nostri amici di parlare. Lasciateglielo fare. Pensate forse che impedendo loro di parlare i voti in Germania saranno per il no invece che per il sì? Germania, tu non hai niente a che fare con la democrazia. Queste vostre pratiche odierne – ha concluso Erdogan – non sono affatto differenti da quelle del Nazismo del passato. Pensavamo fossero finite, ma ci sbagliavamo».

Fra le repliche a caldo alle parole incandescenti di Erdogan, quella del deputato verde Volker Beck, che lo scorso giugno fu arrestato ad una manifestazione di gay pride a Istanbul: «Ora Erdogan sta veramente esagerando». Per la numero della Cdu, Julia Kloeckner, il “sultano” «sta reagendo come un bambino testardo che non riesce ad averla vinta».

E oggi la palla al balzo l’ha afferrata “pro domo sua” in Olanda il leader populista anti-islamico di estrema destra olandese, Geert Wilders, accreditato in testa con un 16% a dieci giorni nelle elezioni nel suo Paese: l’Olanda, ha detto oggi, deve proibire le visite di stato dei dirigenti di Ankara, dopo che il ministro degli esteri turco, Mavlut Cavusoglu, ha annunciato l’intenzione di tenere un comizio referendario a Rotterdam, dove c’è una nutrita comunità turca. Un comizio che Rutte ha definito «non auspicabile». Wilders per l’occasione ha definito Erdogan un leader «islamo-fascista».

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