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Florida, il terrore tra fango e boati

NEW YORK L’uragano Irma è arrivato tra le tre e mezza e le quattro di pomeriggio sulla costa occidentale della Florida tra le città di Naples e Marco Island, preceduto da un brusco arretramento delle acque lungo la costa che aveva fatto temere l’arrivo di uno tsunami. I venti e la pioggia che da 24 ore già battevano le due città sono diventati una furia progressiva proveniente da Sud-Est, che ha iniziato a far ballare i vetri e infrangere le finestre, mentre la colonna d’acqua avanzava dal mare per allagare le strade. I due centri hanno registrato rispettivamente venti di 227 e 208 km/h. Chi è rimasto nelle case meglio protette ad aspettare che la furia passasse, ricorda soprattutto il rumore costante delle folate che attraversavano le strade davanti ai loro occhi, con le palme piegate ad arco come ciuffi di prezzemolo. A volte un rombo sordo, come se si fosse allontanato. Poi all’improvviso l’acuto di una minaccia immane, che sembra sul punto di distruggere ogni riparo, ogni sicurezza.

CALMA IRREALE
A quel punto quaranta centimetri di pioggia si erano già abbattuti sulle Everglades, l’enorme parco naturale che congiunge le due coste nella parte meridionale dello Stato. I tetti di milioni di abitazioni più precarie avevano già ceduto, i centri urbani erano già attraversati da fiumi di fango che spaccavano le porte e si arrampicavano sui muri seminando distruzione e panico per chi guardava la scena dall’alto delle case di cemento. La furia degli elementi è durata fino alle sette, poi è arrivata una calma irreale di circa venti minuti. I venti sono scemati, tratti di cielo si sono aperti, e qualcuno si è avventurato in strada a controllare i danni. L’occhio dell’uragano stava passando in quel momento sulle loro teste. Venti minuti dopo la sarabanda è ricominciata con lo stesso ritmo, ma con la direzione opposta del vento proveniente da Nord-Ovest. A Miami le cose sono andate meglio, per quanto sia possibile essere ottimisti di fronte alla catastrofe naturale più grande della storia contemporanea. Gli anemometri dell’aeroporto si sono fermati alla velocità di 150 km/h, e l’acqua ha invaso la fascia costiera che era stata quasi completamente abbandonata dagli abitanti in fuga dalla città dopo gli appelli delle autorità e gli ordini di evacuazione. Ma nella mattinata di ieri le auto erano già tornate a percorrere le strade, a passo d’uomo per evitare i frequenti ostacoli degli alberi e dei pali abbattuti, e dei detriti di ogni tipo che sono rimasti dopo il deflusso delle acque. Le case danneggiate nella Florida sono sette milioni; 6,6 milioni sono quelle prive di elettricità, e cinque persone sono morte.

La situazione più grave è quella delle Keys, la collana di isolotti congiunti da 43 ponti, che si estende dall’appendice meridionale di Miami fino a Key West, e il cui accesso è stato chiuso per la necessità di verificare la solidità dell’unica strada che congiunge i due punti.
GLIISOLOTTI
«Non siamo in grado di sfamare una sola bocca in più» grida il sindaco di Key West alla vista della cittadina al buio, senza acqua potabile e a scarso di rifornimenti alimentari. L’unico modo per raggiungere le comunità locali è la via d’acqua, e per mare il governo sta mandando i soccorsi con l’invio della portaerei Uss Lincoln che getterà l’ancora di fronte a Key West e servirà allo stesso tempo come pista d’atterraggio per i soccorsi e di rifugio per gli isolani che ne hanno bisogno. Dietro di lei arriveranno altri tre vascelli della Marina ad agevolare la consegna degli aiuti. A terra manca la benzina un po’ dappertutto. Più di metà delle stazioni di servizio l’anno esaurita e non si sa quando arriveranno i rifornimenti. Quelle che la distribuiscono ancora hanno cose chilometriche. La gente che è scappata al sicuro a Nord ha già fretta di tornare per valutare i danni e vorrebbe mettersi in marcia, ma le autorità locali cercano di scoraggiarli. La parte settentrionale dello Stato sta ancora ricevendo piogge copiose che ieri hanno allagato la città di Jacksonville. Sarà opportuno ripristinare almeno le linee elettriche prima di autorizzare il controesodo, e 17.000 tecnici sono già al lavoro per questo, al fianco dei 10.000 militari e riservisti che prestano soccorso. Prima vittima in Georgia a causa dell’uragano Irma. Lo rende noto la protezione civile locale.

MEGLIO DEL PREVISTO
Eppure gli esperti dicono che è andata meglio del previsto. Il lungo impatto di Irma sulla costa settentrionale cubana ha rallentato a forza tre l’uragano prima che arrivasse a Key West. La borsa di Wall Street infatti, dove per tutta la settimana scorsa i titoli assicurativi erano piombati in ribasso, ieri ha festeggiato con un balzo di più di un punto, come a tirare un respiro di sollievo. Meno fortunate sono le tante isolette caraibiche dove ogni segno di presenza umana è stato spazzato via, e dove 36 persone sono morte. A Cuba ancora una volta il sistema di prevenzione nazionale ha funzionato, ma dieci isolani sono morti nel crollo dei tetti di alcune abitazioni. Il lungomare che costeggia la parte vecchia della città è stato inondato, e i danni sono estesi anche nella storica sede dell’ambasciata americana, riaperta solo due anni fa. E non è ancora finita: Irma continua a muoversi a con il passo solenne di una marcia funebre. Si sposta a 13 km/h a nord, con un ombrello di 700 km di diametri. Ora è in arrivo in Georgia, declassato a temporale tropicale, ma ancora capace di seminare lutti e rovina sul suo passaggio. Il presidente Usa Trump ha dichiarato lo stato di emergenza anche in Alabama per l’uragano Irma.

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