Le studentesse violentate da due carabinieri: «Erano in servizio»

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«Ci hanno accompagnato a casa in auto e ci hanno violentato», dicono come automi, dopo una notte in bianco, le due studentesse americane, poco più che ventenni. L’agente di polizia tenta di tranquillizzarle, chiede se li hanno riconosciuti, se hanno particolari utili per acciuffarli. E quando le due ragazze, in lacrime, rispondono a quella domanda, la poliziotta ha un sussulto, si alza dalla sedia, chiede loro di ripetere la frase, anche in inglese. E si accorge di aver capito benissimo. «Sì, sono stati due carabinieri, erano in divisa, sull’auto con la scritta alle portiere e il lampeggiante», ripetono le studentesse, mentre dalla questura già sta partendo una telefonata alla procura.

È una storia che fa rabbrividire quella che si sta consumando in queste ore a Firenze. Ancora oscura, piena di contraddizioni, messaggera di verità o di menzogna, ma che rischia di gettare fango su un’istituzione, i carabinieri, simbolo di legalità e giustizia.

Lo stupro sarebbe accaduto nella notte tra mercoledì e giovedì in un appartamento del centro storico, non lontano da via Torna buoni, dove le due studentesse sarebbero state accompagnate dai militari dopo una notte in discoteca. Le ragazze avevano bevuto molto e una di loro aveva fumato cannabis. Lo confermano i test alle quali sono state sottoposte ieri pomeriggio e il loro stato, se la violenza fosse confermata, aggraverebbe la posizione dei carabinieri perché le «vittime» non sarebbero state in grado di intendere e di volere.

Anche la cronaca di quella notte è piena di incongruenze. Alle 2.30 i carabinieri ricevono una chiamata per una rissa al Fio, locale di piazzale Michelangelo. Tre gazzelle, con a bordo sei carabinieri, raggiungono in pochi minuti il locale, ma gli animi si sono già calmati e i più violenti sono fuggiti. Secondo le studentesse i militari di una «gazzella» si fermano e si offrono di accompagnarle a casa. E qui, nell’androne del palazzo, si consuma la violenza. Ieri le due studentesse sono state ascoltate a lungo in procura e hanno visionato anche le foto dei carabinieri di servizio sulle gazzelle quella notte. Sugli abiti che indossavano la notte del presunto stupro sono stati eseguiti gli esami del dna.

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