lunedì , ottobre 23 2017
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Dove vedere Milan – Roma Streaming Gratis in Diretta Live Tv su Rojadirecta

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Streaming Gratis Milan – Roma diretta Live Tv

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Dopo Immobile e Duvan Zapata, la difesa del Mi- lan si prepara al crash-test Dzeko. «Sarà un grandissimo esame per il reparto difensivo, ma sono certo che faremo una grande partita e che avrò i miei giocatori concentrati per tutti i 9095 minuti della partita, forse anche di più». Le parole di Montella di ieri lasciano intendere come la gara di questa sera a San Siro rappresenti un vero banco di prova per chi, finora, non ha raccolto grandi elogi (eufemismo) da critica e tifosi. La difesa, tolto Musacchio – comunque presente nella debacle di Roma con la Lazio -, ha deluso sia da reparto che singolarmente nelle ultime due uscite. Bonucci e Romagnoli – insieme a Zapata – sono stati i protagonisti negativi con Sampdo- ria e Rijeka; il tecnico, ma anche la società, si aspettano un rendimento migliore da parte di due giocatori che dovranno rappresentare il cuore della retroguardia nelle prossime stagioni. C’è bisogno di una reazione e l’avversario di questa sera non permetterà nuovi passi falsi.
FORMA STRAORDINARIA
Dzeko, infatti, ha segnato sempre in campionato, tranne che nella vittoria per 1-0 a Bergamo alla prima giornata. Da quel momento, quattro partite e sei gol per il bomber bosniaco che ha timbrato il cartellino anche mercoledì in Champions col Qarabag. Dzeko, fra l’altro, ha affrontato il Milan in Serie A tre volte e ha sempre vinto, segnando però solo nell’ultima sfida, quella del 7 maggio scorso quando i giallorossi si imposero per 4-1 a San Siro. Quella sera Dzeko realizzò due gol, gli altri portarono la firma di De Rossi ed El Shaarawy, in campo pure lui oggi in un tridente che sarà quasi sicuramente completato da Florenzi.
TROPPE RESPONSABILITÀ
Dzeko, agendo al centro di un tridente, incrocerà spesso la sua strada con quella di Bonucci. Stranamente i due l’anno scorso non si sono sfidati, perché Bonucci era assente nella gara d’andata a Torino, mentre al ritorno fu Dzeko a saltare Roma-Juve, una gara che terminò 3-1 per i giallorossi con gol di El Shaarawy, Nainggolan e De Rossi (tutti in campo stasera). Il momento del capitano rossonero è stato affrontato ieri da Montella: «Leo non è un problema e mai lo sarà. E’ il primo a sapere di non aver fatto bene, ma è una risorsa e in questa rosa è l’unico ad aver vinto. Eccesso di responsabilità? E’ una chiave di lettura, mi sono posto anche io la domanda. Come intervenire? Il ragazzo si stimola nelle difficoltà, è motivatissimo. Forse dovrebbe essere lui stesso a deresponsabilizzarsi, ma questo non è un problema che mi turba»

MILANO. Vincenzo Montella spera che il gol del 3-2 nel finale al Rijeka possa rappresentare un segnale decisivo nella stagione del Milan, una traccia da confermare oggi a San Siro contro la Roma: «Sento aria di svolta, mi sembra che la squadra si sia sbloccata e stia cercando di allontanare l’ansia. Il terzo gol al Rijeka è importante per la dimostrazione di voglia e sacrificio. Lo vedo come un presagio di svolta definitiva. Paradossalmente se Donnarumma avesse parato il rigore, e ci è andato vicino, non avremmo vissuto un’esperienza così formativa», dice l’allenatore rossonero.
MURI E PARETI
Il percorso però è ancora lungo: «Noi siamo il Milan e tutto viene ingigantito. Abbiamo fatto una rivoluzione. Si ricostruisce dalle fondamenta. Non si può pensare di entrare subito in una casa con tutti i comfort. Abbiamo tirato su qualche muro e pennellato qualche parete. Ho fatto alcune ricerche. Non è facile vedere risultati immediati quando cambi 9-10-11 giocatori. A me spiace soprattutto per i calciatori che avvertono queste esagerazioni dall’esterno. Li devo tranquillizzare perché la maggior parte di loro non ha la storia del Milan. Sono liberi e leggeri, devono divertirsi. Adesso le aspettative si sono alzate».
Di fronte alla tempistica di questo progetto, potrebbe sembrare esagerato il discorso di Fassone dopo il ko di Marassi con la Sampdoria: «E’ in linea con le sue responsabilità di ad», precisa Montella che conferma il modulo 3-5-2 anche per il futuro: «Non si può cambiare ogni volta. Andiamo avanti con qualche accorgimento. La linea è delineata. Qualche giocatore dovrà adattarsi un po’». Il pensiero va soprattutto a Suso che con questo nuovo assetto deve giocare da trequartista più che da esterno. Ancora attesa per il preparatore atletico dopo la separazione da Emanuele Marra: «Ci sarà la sosta, ho un attimo rallentato. Decideremo dopo la sosta». LAe- roplanino risponde con una battuta a una domanda sui tempi necessari a vedere i risultati dei nuovi metodi di preparazione: «Giochiamo ogni tre giorni. Ci alleniamo in partita. La partita è allenante». Soprattutto contro avversari come la Roma di Totti e Di Francesco: «Saluto Eusebio. Un amico vero a cui auguro tanta fortuna ma da dopodomani. C’è tanta stima nei suoi confronti. E sarà strano trovare la Roma per la prima volta senza Francesco in campo».

ROMA Per Eusebio Di Francesco «Montella è un fratello» ma questa sera niente sconti. Perché se il Milan non si può permettere un altro passo falso dopo i brutti ko con Lazio e Sampdoria, anche la Roma – se vuole rimanere in scia con le migliori – deve vincere. Un successo darebbe un segnale al campionato ma spazzerebbe via l’alone di scetticismo che, nonostante i quattro successi consecutivi – aleggia in città su Di Francesco.
GIÀ nove guai muscolari
Il tecnico abruzzese va dritto al punto: «Puntiamo a vincere col Milan e se ci riusciamo sui giornali ci sarà questo titolo in grande, la Roma c’è. Noi vogliamo questo, rimetterci in corsa per restare agganciati ai primi posti della classifica. Lavoriamo per rimanere attaccati a quel carro lì. Ben venga il fatto di non partire favoriti per la lotta al titolo. Ma questo non ci toglie responsabilità. Tutti si aspettano tanto da noi e a me questo piace. La partita col Milan dirà molto». Da risolvere c’è anche il tema dei numerosi infortuni muscolari, già nove in questo avvio di stagione: «Effettivamente ci poniamo delle domande, ne abbiamo avuti tanti anche se non lunghissimi dal punto di vista muscolare. Ormai sono cambiati i ritmi degli allenamenti e delle gare, le ore di viaggio negli spostamenti. Possono capitare quando si alza il ritmo. E’ chiaro che stiamo riflettendo. Per competere a questi livelli, bisogna però allenarsi duramente. Non conosco altro modo».
COME FRATELLI
Dopo aver augurato a Carlo Ancelotti di «rientrare il più presto possibile», si sofferma su Montella: «È veramente un fratello, il nostro rapporto nasce da più lontano, da Empoli, dove siamo stati ragazzini anche con poche possibilità di poter comprare una maglia o un vestito, e questo ci ha fatto crescere insieme nelle difficoltà. A contraddistinguere Vincenzo è il suo essere “scugnizzo” e ironico allo stesso tempo, e questa cosa l’ha mantenuta anche da allenatore. Gli auguro buona fortuna, ma da lunedì…». Passerella finale su Totti: «Non ho visto il suo gol a Tiblisi, ma tanto andavano a due allora (ride, ndc)…Francesco però é un vincente in tutto quello che fa, anche quando gioca a carte».

Scimmiottando una vecchia pubblicità dei tempi della Milano da bere, San Siro sarà per molti ma non per tutti. Bello però. Esaurito sfiorato, sono attesi 65.000 tifosi per un grande snodo del campionato. E i romanisti saranno in numero molto consistente: 3.000 tra settore ospiti e spettatori residenti al nord mimetizzati sulle tribune.
QUANTE STORIE. E’ una partita densa di ricordi, di precedenti, di aspettative, che arriva in un momento paradossale: il Milan della nuova proprietà che prometteva scintille nell’immediato ha gli stessi punti della Roma, che non veniva accreditata come una pretendente allo scudetto e deve ancora recuperare la partita con la Sam- pdoria. Siamo solo all’inizio eppure si giocano tanto in termini di ambizione gli allenatori, Montella e Di Francesco, amici fuori dal campo grazie all’adolescenza empolese quanto diversi nell’interpretazionetattica e gestionale del gioco. Chi perde stasera si ritroverà in discussione, almeno tra i tifosi più estremi. E forse Montella, criticato pubblicamente dalla società dopo il ko di Genova, rischia di perdere fiducia anche all’interno
INCROCI. Per rappresentare questa sfida che il Milan ha vinto più del doppio delle volte a San Siro (45 a 18) perdendo però le ultime due, abbiamo isolato cinque storie, cinque duelli che possono sintetizzare un confronto tra filosofie tradizionalmente opposte. In comune adesso Milan e Roma hanno una proprietà straniera. Ma le filosofie finanziarie dei due gruppi sono così distanti da aver già provocato un battibecco estivo a mezzo stampa tra Pallotta e Fassone. Ma sul campo è una partita che annuncia democrazia tecnica: può succedere non tutto, ma molto.

I PORTIERI DELLE NAZIONALI HANNO IL FUTURO DALLA LORO
Le porte di Roma e Milan sono difese e presidiate da due autentici giganti. Il brasiliano Alisson Ramsés Becker (1,93) e Gigio Donnarumma (1,96) sicuramente contenderanno quest’anno a Buffon il titolo del miglior portiere del campionato di Serie A. Il romanista (che compirà venticinque anni domani), alla sua prima stagione da titolare, ha già stabilito un record assai singolare: è diventato titolare prima nella Sele9ao del Brasile (13 ottobre 2015) e poi ha fatto il suo debutto da titolare nella Roma (17 agosto 2016, nel preliminare di Champions League). Da quest’anno, però, è lui il numero 1 giallorosso a tutti gli effetti dopo l’addio del polacco Szczesny passato alla corte della Juventus. Anche Donnarumma, 18 anni, è un… cortigiano di Buffon, ma ben presto (dopo i Mondiali di Russia 2018?), ci dovrebbe essere il tanto preannunciato avvicendamento in maglia azzurra. Alisson e Donarumma, comunque, potrebbero nuovamente ritrovarsi anche ai Mondiali. Quindi il duello odierno sarà un preambolo di un possibile non certo inedito Italia- Brasile. L’azzurro bravo tra i pali e anche con i piedi, il brasiliano solido tra i pali. Stasera vedremo chi vorrà mettere le mani sulla partita.

IL PRIMO È ANCHE RIGORISTA IL SECONDO È RE DEGLI ASSIST
Si sfioreranno appena entrando in campo. Poi, saranno divisi, agli estremi dei rispettivi schieramenti, perché tatticamente sono uguali, accomunati anche da un’abilità da non sottovalutare sui calci piazzati. Alexandar Kolarov (31 anni) e Ricardo Rodriguez (25) rappresentano i punti di forza di Roma e Milan e le differenze tecniche delle due squadre. In questo momento stanno attraversando entrambi un momento di forma eccezionale. Lo svizzero, fra l’altro, ha superato nelle gerarchie in campo anche lo stesso Bonucci. Montella si fida sempre più spesso di lui e, dopo una prima fase di studio e di consultazioni, ha deciso di eleggerlo quale primo rigorista in campo. Il serbo, tornato a Roma dopo 7 anni trascorsi nel Manchester City, ha impiegato davvero poco a convincere i romanisti più intransigenti a «dimenticare» le sue origini laziali. Per lui non poteva esserci esordio migliore in concomitanza con la prima giornata di campionato, quando ha messo la firma sull’1-0 che ha piegato l’Atalanta. Nelle partite successive, Kolarov si è rivelato prezioso anche negli affondi sulla fascia con assist per i compagni, a cominciare da quelli per Dzeko.

Amici contro, sullo stesso binario qui a San Siro: Alessandro Florenzi (da attaccante esterno) e Alessio Romagnoli si ritrovano in una sfida «d.o.c.» che vale moltissimo per entrambi e le rispettive squadre. Insieme hanno condiviso due stagioni (2012-2014) in una Roma decisamente competitiva: sesta e seconda in Serie A; finalista e semifinalista in Coppa Italia. Sicuramente la «fede giallorossa» ha avuto più presa ed effetto sul «lupetto» nato e cresciuto nel quartiere della Vitinia mentre il milanista (di fede laziale…) di Anzio, pur allevato nel settore giovanile romanista, dopo appena due anni di prima squadra ha preferito congedarsi. Romagnoli vuole voltare pagina dopo l’ingenuità, che poteva costare pari, con il Rijeka. Florenzi (26 anni) ha intenzione di seguire le orme dei due capitani Totti e De Rossi e di restare un giocatore bandiera del club. Su questo non ci sono dubbi anche le occasioni per lasciare la Capitale sono state davvero tante, ma la sua romanità è fuori discussione. Florenzi questa sera celebrerà la sua seconda presenza consecutiva al rientro dopo l’infortunio-bis al ginocchio

Non molto tempo fa, a maggio, uno si faceva rimpiangere da una parte e l’altro si faceva desiderare dall’altra. Edin Dzeko segnava due gol e firmava un assist nella dilagante vittoria della Roma a San Siro, ricordando al Milan che forse avrebbe dovuto insistere di più per comprarlo nell’estate precedente, quando il suo rapporto con la Roma e soprattutto con Spalletti era arrivato al minimo sindacale. Franck Kessie invece spingeva l’Atalanta verso l’Europa con l’idea di trasferirsi a Trigoria. Solo che poi è spuntato il Milan, offrendo più soldi a lui e al suo entourage e la reazione della Roma, che aveva fatto l’accordo con l’Atalanta ritenendolo condizione necessarie e sufficiente per convincere il giocatore, è stata tardiva. Anche a parità di proposta economica, Kessie ha scelto il Milan e forse non è stato un male per Eusebio Di Francesco: fosse finita in un altro modo, sarebbe diventato cedibile uno tra Nainggolan e Strootman. Stasera Dzeko e Kessie si ritrovano l’uno contro l’altro con le maglie che volevano e senza alcun risentimento verso gli avversari. Dzeko riparte dalla dote di 7 gol in 7 partite stagionali (mai era partito così forte in carriera), Kessie cerca di stregare San Siro che finora lo ha applaudito solo a tratti. Se conta il fìsico, Milan-Roma passa da questi due.

Osservando la superficie, viene da pensare che Fabio Borini sia l’attaccante delle rivoluzioni mentre Stephan El Shaarawy rappresenta il consolidamento. Sono i due attaccanti con la parola “ex” davanti della partita, hanno età simili (1991 Borini, 1992 El Shaarawy) ma si sono avvicinati alla maturità con sistemi e qualità diverse.
Borini ha giocato nella prima Roma americana, un anno soltanto, e poi è andato via prima di raccoglierne i frutti. Eppure era stato fra i migliori: 10 gol in stagione. Voleva tornare in Inghilterra, il suo posto nel mondo, ma ha ritrovato una terra che non ricordava. E così è rientrato in Italia per sposare la nuova era del Milan, che oggi forse gli darà la possibilità di affrontare per la prima volta la Roma da avversario. El Shaarawy invece è arrivato come giovanissimo strapagato in un Milan governativo, non più quello dei fasti di Sacchi e Capello ma sempre competitivo: pronti, via, subito Supercoppa italiana.
Poi è entrato in crisi cercando strade bizzarre, tipo il Monaco che forse non era organizzato come oggi, fino a sposare la Roma che era la realtà emergente del calcio italiano. Stasera anche loro si rivedono con un curriculum che per ora premia ElSha: due gol su due partite a San Siro contro il Milan.

Ci sono fratelli e fratelli. «E Montella è un fratello. Da quando giocavamo insieme a Empoli, ragazzini, con pochi soldi, tanta ironia. Lui di più: scugnizzo, battuta volante e adesso da allenatore la voglia incurabile di far male agli avversari». E’ come se ad affrontarlo provasse un dolore che in effetti non prova per niente. «Visto che lui mi augura tutte le fortune ma a partire da doman l’altro, ricambio».
Milan e Roma è nella categoria delle partite dalle quali una delle due squadre esce necessariamente con le ossa rotte. Magari tutte e due, almeno una di sicuro. Eppure anche le ossa rotte si aggiustano. «Non penso proprio che una gara determini tutto. Penso esistano gare importanti e questa è una di quelle. La vinci e resti agganciato ai primi posti». Se non accade, ritiene Di Francesco, ci si rimette in sesto e si passa alla fase successiva, quella della rimonta. Ma sarebbe meglio di no. Già così la Roma è sufficientemente ignorata da chi stila le gerarchie a priori. «A me non dà fastidio. Ci si sente più leggeri e si lascia discutere il campo. Ma su questo do ragione a Manolas: se vinciamo ci rimettiamo dove vogliamo essere, mandiamo segnali e poi facciamo fare ai giornali un titolo obbligato: La Roma c’è».
VIZI. Più ancora del Milan, che ha cambiato tanto, ha inserito giocatori di spessore, ha un allenatore bravo a sfruttare le qualità dei suoi eccetera eccetera, il problema di Di Francesco è la Roma, sono i suoi vizi. «L’abilità che ci ritroviamo a fare e disfare tutto nel giro di novanta minuti. Una squadra che ha bisogno di fiducia nei propri mezzi. Un’idea di gioco nuova che però i ragazzi cominciano ad assimilare. Vedo una Roma in crescita. L’evoluzione passa per partite di questo livello». Ci sarebbero anche gli infortuni in stock. Su quelli però Di Francesco preferisce tenersi generico. «Ne abbiamo avuti tanti muscolari, non troppo lunghi. E tanti legamenti crociati saltati, quelli sì lunghissimi. Ci poniamo domande e ancora non abbiamo le risposte, non posso neanche prendermela con i campi pesanti come mi capitava

di fare a Sassuolo. Probabilmente sono i ritmi di partite e allenamenti a essere cambiati. Poi vai a Baku e fai quattro ore di aereo, piegato in poltrona. L’unica cosa da fare è prepararsi duramente, vivere sano, curare l’alimentazione, padroneggiare la cultura del lavoro».
AMMIRAZIONE. Non sembra un’accusa, forse più un avvertimento, ma intanto parti per Milano senza la stragrande maggioranza degli acquisti, senza qualche vecchia colonna tipo Perotti e altre come Florenzi non ancora perfettamente restaurate. «C’è

Under che e un’arma efficace, giochi dall’inizio o entri durante la partita, sta imparando l’italiano e se non comunica ancora bene con la voce si fa capire con il gioco. C ‘è Nainggolan che mi tengo stretto e lascio al ct del Belgio il compito di spiegare, se vuole, perché non lo ritenga adatto al suo gioco». Ovviamente non c’è più Totti che a San Siro aspettavano sempre con ammirazione e crampi allo stomaco. «Non ho visto il suo gol di Tbilisi. Andavano a due all’ora, chiaro. Tuttavia la classe non muore mai». Fratelli e fratelli.

La tempesta scatenata dalla sconfitta (2-0) di Marassi, si è trasformata in una leggera e salutare brezza che sembra aver spazzato le nubi che si erano addensate su Mila- nello e, soprattutto, sulla panchina di Montella. «Il Milan si è sbloccato, si sta liberando mentalmente e allontanando l’ansia. Sento aria di svolta. – ha spiegato ieri il tecnico – Giovedì contro il Rijeka mi è piaciuta la reazione avuta sul 2-2, eravamo una squadra ferita ma allo stesso tempo coraggiosa. In quel momento abbiamo vissuto un’esperienza e capito cosa avevamo bisogno di tirare fuori. Questo nuovo spirito deve restare addosso ai giocatori». Ma

di cambiamenti reali e concreto, perà, non se ne parla. «Cambiare nuovamente modulo? No, la difesa a tre ci dà maggiori garanzie. Faremo solo dei piccoli accorgimenti tattici» ha spiegato Montella.
«ROMA CASA MIA». Il tecnico campano ha trasferito, in maniera definitiva, cuore e sentimenti nella Capitale. «Contro la Roma è una partita speciale perme. Roma è casa mia – ha garantito – ma farà strano non vedere Totti in campo. Loro hanno perso solo una partita in stagione, hanno un attacco super e l’anno scorso sono arrivati 25 punti davanti a noi.

Noi vogliamo farlo diventare uno scontro diretto per la Champions». Ma la seconda casa di Montella è a Milanel- lo. Su questo il tecnico non ha dubbi. Riguardo alle presunte incomprensioni con il direttore dell’area tecnica Massimiliano Mirabelli, Montella ha smentito tutto. Con la solita ironia. «Il rapporto fra di noi è splendido – ha detto Montella – ma, ahimé, sto più con lui che con mia moglie… C’è grandissima sintonia, mi dà sup – porto senza suggerimenti. Lui poi fa la sua valutazione sul mio lavoro ma chi parla di crisi tra noi riporta notizie inventate. E quanto ha detto Fassone in pubblico dopo la Samp è ciò che ci diciamo anche in privato».
ARCHIETTO. Dopo essersi immaginato alla guida di un veliero in balìa della bufera, l’allenatore del Milan ha creato un’altra professione (architetto) non meno affascinante per spiegare il suo compito qui al Milan: «È come una casa da ricostruire. Siamo p artiti dalle fondamenta che sono i giocatori, abbiamo verniciato qualche parete e poi la arrederemo. Solo alla fine potremo metterci davanti alla tv e divertirci. Questo per spiegare che le critiche sono ingigantite ed esagerate p erché i risultati sono in linea con le aspettative e gli obiettivi finali». Montella si è esposto, con grande forza, a difesa di Leonardo Bonucci che sta rendendo meno del previsto: «Lui non è un problema e mai lo sarà. Sa di dover migliorare, sarà una risorsa incredibile per noi ed è l’unico in “rosa” che ha vinto e sa quindi come si vince. I rapporti interni sono ottimi, la fascia di capitano non ha cambiato nulla e stimola tutti il doppio nelle difficoltà». Ma è possibile che gli errori di Bo- nucci siano causati da un eccessivo carico di responsabilità da parte dell’ex-Juve? «È una domanda che mi sono posto anche io. Ma non siamo affatto pentiti di averlo comprato, lui è forte ed è bravissimo ad accettare tutto. Ad esempio, non è sempre colpa sua come invece leggo: sul primo gol del Rijeka non doveva essere solo…».

Le prove vanno in una direzione. Poi però ci sono le valutazioni emotive, le scintille caratteriali, che portano a tenersi aperta una porta fino a stamattina: Eusebio Di Francesco è orientato a schierare Florenzi esterno d’attacco, sul modello plasmato da Rudi Garcia, ma è molto tentato dalla carta giovane, incarnata dal turco Cengiz Under che è uscito di scena dopo il brutto primo tempo di Benevento.
AGGIUSTAMENTI. La sensazione è che Under, o Cengiz se preferite, sia una mossa da sfruttare a partita in corso, quando magari servirà un elemento più offensivo e meno conosciuto dall’avversario Milan. Ma stavolta, in assenza di Schick, De- frel e Perotti, avrà un po’ di spazio, prima di rispondere alla convocazione della sua nazionale insieme con il rivale di stasera, Qalhanoglu.
GIGANTEGGIARE. Anche in difesa dovrebbe esserci una novità, il ritorno di Federico Fazio al posto di Juan Jesus, con l’idea di neutralizzare la velocità di Kalinic attraverso l’intelligenza e il senso della posizione. A Di Francesco non è piaciuto che a Baku, nella striminzita vittoria di Champions contro il Qa-

Precedenti
Contro il Milan la squadra giallorossa ha vinto il 26,4% delle partite giocate. Su 174 precedenti, sono 46 le vittorie della Roma, 52 i pareggi e 76 le sconfìtte.
190 i punti conquistati contro il Milan. La prima volta le due squadre si sono affrontate nella stagione 1929-1930

rabag, siano stati i quattro difensori a manovrare di più il pallone: è un concetto che va contro la sua filosofia verticale. Con Fazio, che ha un buon piede, questo problema dovrebbe essere ridotto
e il numero di passaggi “inutili” abbattuto.

COLONNE. In mezzo tocca al centrocampo teoricamente più solido: Stro- otman e De Rossi, che hanno riposato in Azerbaigian, torneranno ad affiancare Naing- golan, che sta cercando di sopportare il fastidio al tendine che lo ha frenato nelle ultime settimane. Pellegrini è comunque recuperato dopo l’attacco febbrile ed è stato convocato, al pari di Hector Moreno che torna in panchina. Alla lista, visti i tanti infortuni, è stato aggregato di nuovo Mirko Antonucci, attaccante della Primavera.

RIPRESA. La squadra ha viaggiato ieri fino a Milano in treno, sfruttando l’alta velocità che collega le due città in meno di tre ore. All’arrivo, solito bagno di folla tra i tifosi alla stazione Centrale. Dietro alle transenne c’era anche un gruppo di giapponesi.

Una squadra è costretta a ripetersi, a replicare se stessa finché il vento non si placherà e verranno tempi migliori. L’altra, quella che gioca in casa, non potrebbe replicarsi neppure volendo, dato che si è vestita completasmente di nuovo l’estate passata. La Roma che tra infortuni, gente non ancora a suo agio, scelte tattiche mette in campo nei primi undici una faccia nuova soltanto, quella rigida come marmo di Aleksandar Kolarov, a meno che non spuntiUnderin zona Florenzi.
Il Milan che ha conservato non senza qualche esitazione l’allenatore dello scorso anno, cioè Vincenzo Montella, con tuttala suaim- postazione di gioco.
Che poi ad andare per il sottile anche la Roma che lo scorso anno vinse 4-1 a San Siro eraparecchio differente, con Luciano Spalletti al posto di Eusebio Di Francesco come guida, il 4-2-3-1 sulla scacchiera, niente Stroot- man bensì Paredes, in campo pure Perotti ed Emerson oggi bloccati dalla malasorte. E naturalmente Szczesny in porta, mentre adesso il titolare è Alisson, e Salah sulla fascia destra.
STRATEGIE. Il punto però è che tutti i giocatori presumibilmente partecipanti al pronti via della gara di oggi erano già arruolati nella Roma dello scorso anno, con l’eccezione appunto del serbo Kolarov, sin qui l’unico tra inuovi arrivi a valere ogni soldino speso. Tacendo del gol determinante di Rergamo e dei tre assist, fanno testo le cinque presenze su cinque partite dei giallorossi (manca quella rinviata con la Samp) in campionato e le due su due in Cham- pions League. In totale a Kolarov sono stati risparmiati giusto gli ultimi 20’ di Roma-Udinese.
Gli altri acquisti qualificanti, aparte Pellegrini che se la cava sempre, al momento non hanno sfondato e quelli che certamente d sarebbero riusdti, Karsdorp dietro e Schick davanti, sono stati ingaggiati benché non fossero pronti e sono ancoraindispo- nibili. Com’è indisponibile Defrel, al quale sarebbe toccato probabilmente giocare per via dell’assenza contestuale di Perotti. Under si vedrà, Moreno ha conosciuto i suoi guai e le sue fatiche. Il Milan ha speso 194,5 milioni, ha effettuato 11 acquisti autentici (non contando cioè il rientro degli uomini in prestito), ha cambiato per almeno sette undicesimi la formazione di partenza. A confronto ci sono anche strategie opposte e polarizzate. Vero è che i due club partivano da posizioni di classifica e di organico profondamente diverse.

Ansia (eccessiva). Attenzione (carente). Entusiasmo (smarrito). I concetti espressi in antivigilia ieri hanno mutato forma e la fase oggettivamente analitica ha ceduto il posto ai buoni propositi, perché la settimana processuale è già stata abbastanza lunga così. La più lunga e la più difficile vissuta su questa panchina da Vincenzo Montella, che oggi pomeriggio si trova davanti a un bivio molto simile alle classiche due porte chiuse: se apri quella giusta può essere la svolta; se imbocchi quella sbagliata ti aspetta l’ignoto. Il Milan, dopo la dura reprimenda pubblica dell’a.d. Fassone – a cui è seguita quella privata – andata in scena a Marassi, ha poi saggiamente buttato all’allenatore un salvagente bello gonfio. «Ha piena fiducia e pieno sostegno – le parole del d.s. Mirabelli prima della sfida col Rijeka -. Crediamo in questo progetto con Montella e vogliamo arrivare a fare questo percorso fino alla fine con lui. Ce lo teniamo ben stretto». A prima vista, un po’ più di una diplomatica difesa d’ufficio. Anche perché se il progetto tecnico naufragasse in tempi così rapidi, ovviamente a rimetterci sarebbero tutti.
certo Vincenzo resta sotto osservazione, dopo una recita europea che ha aumentato le perplessità, più che allontanarle. Così Roma e derby rimangono crocevia particolarmente delicati. Per la squadra e per lui. Quella maledetta asticella si alza ulteriormente e di tempo per dimostrare di essere all’altezza delle dirette concorrenti per i primi quattro posti non ce n’è: occorre farlo subito. Vincenzo ieri ha detto che questa per lui non sarà una partita normale. Ovviamente non si riferiva alla temperatura della sua panchina, ma al lato emotivo. Perché oggi ci sarà anche quello. Risollevarsi provando a spegnere la Roma, una squadra che gli è rimasta sulla pelle e nel cuore, e che – guarda tu l’ingratitudine – da allenatore gli ha consegnato solo guai. Undici incroci in campionato fra Catania, Fiorentina, Samp e Milan e nemmeno un sorriso. Otto sconfitte e tre pari, anche se poi ci sono i precedenti con la Fiorentina di coppa (due vittorie e un pari, con qualificazione in Coppa Italia e Europa League). Numeri che di certo non gli guastano i ricordi giallorossi. «Affrontare la Roma è un circolo di emozioni – raccontava ieri -. Roma è la mia casa, non può essere una partita normale perché ho tanto affetto e tanti legami. E farà strano non ritrovare Totti». Vincenzo, arrivato nel ‘99 per 50 miliardi, è stato amato come pochi altri. A volerlo fu Zeman, che però fu esonerato prima del suo arrivo per lasciare il posto a Capello, con cui non legò mai. Tra le giornate indimenticabili c’è il poker alla Lazio nel 2002 e i gol alla Juventus (2-2) e al Parma (3-1) nell’anno dello scudetto, pesantissimi per il titolo. Ma anche la doppietta nel derby del 1999, appena arrivato, che gli spalancò le porte dei cuori dei tifosi.

FRATELLI Anche a Roma, comunque, non mancarono le difficoltà. La sofferta relazione con Capello, come accennato, con i continui cambi e un calcio a una bottiglietta, a Napoli, proprio verso il tecnico. Oppure nel 2004-05, quando fu lamina della squadra e polemizzò con Baldini, che a inizio stagione lo aveva di fatto venduto.
Segnò in un derby e guardando la Sud indicò il campo, come a dire «sono io e sono ancora qua». Quando smise di giocare iniziò ad allenare i Giovanissimi nel 2009, per poi approdare in prima squadra nel febbraio 2011. L’estate successiva però Baldini decise di tagliare nettamente con il passato e preferì Luis Enrique. Tranne poi ricercarlo un anno dopo, subito dopo le dimissioni dello spagnolo. Nulla da fare però, con nuovi attriti sia con Baldini sia con Bal- dissoni, con l’arrivo successivo a Roma di Zeman. In quegli anni caratterial- mente era un altro Montella: Vincenzo reagiva ai problemi e ai malumori in modo piuttosto istintivo e poco propenso all’arte della diplomazia. Ora, con qualche anno in più, da questo punto di vista è senz’altro cambiato. Magari più tagliente, ma anche più riflessivo e «temporeggiatore» quando il vento rinforza. La stagione scorsa, a Reggio contro il Sassuolo, c’era stata bufera anche con il suo amico Di Francesco: colpa del rigore- vittoria «a due tocchi» di Bacca, che nel dopogara aveva scatenato i fumi di Eusebio, poi cancellati in fretta da un rapporto di grande affetto. «È un amico vero», ha detto ieri Montella. «Per me è un fratello», ha replicato il DiFra, che con Vincenzo ha condiviso il settore giovanile dell’Empoli e poi ha giocato insieme in prima squadra. A Empoli hanno anche un negozio di abbigliamento, il Four Sides, assieme a Nicola Caccia, attuale collaboratore di Vincenzo. Ed a Roma hanno diviso spesso la camera, con Di Francesco che era il compagno che consolava Montella quando l’Aeroplanino aveva i suoi problemi con Fabio Capello. Oggi per novanta minuti tutto questo dovrà contare poco o nulla: il passato è un genere di conforto, ma il futuro in questo momento è molto più importante.

La voglia di svoltare e di archiviare le malinconie di Marassi è chiara già al terzo minuto di conferenza, quando nel presentare la partita di oggi Montella dichiara: «Voglio che questa sfida per noi diventi uno scontro diretto. La Roma, come il Milan, ha perso solo una partita». Il conto è esatto per i giallorossi, ma un po’ troppo generoso per i rossoneri. I k.o. in realtà sono due (c’è anche la Lazio) : probabilmente quel Milan è stato troppo brutto per essere considerato vero. Ad ogni modo Vincenzo aveva ragione quando a metà settimana si è descritto come «carico, motivato e che dà il meglio nelle difficoltà». In attesa di capire di ciò che racconterà il campo, il tecnico è apparso piuttosto tonico. Si è anche travestito prima da architetto e poi da arredatore di interni: «In merito alle critiche, mi pare tutto molto ingigantito ed esasperato. E’ stata fatta una rivoluzione, ricostruita una casa. Siamo partiti dalle fondamenta che sono i giocatori, abbiamo verniciato qualche parete e poi la arrederemo. Solo alla fine potremo accendere la tv e iniziare a divertirci». In modo da non assistere ad altri spettacoli vietati ai minori come a Genova. «In fondo siamo in linea con le aspettative in termini di risultati – prosegue l’allenatore -, non conosco squadre che abbiano rivoluzionato e nell’immediato siano diventate subito perfette».

EQUILIBRIO Difesa d’ufficio, comprensibile e accorata, a cui segue però la dichiarazione d’intenti che veste di importanza l’appuntamento: «C’è aria di svolta, la squadra si sta liberando mentalmente. Mi è piaciuta la reazione di giovedì, ho visto una squadra ferita che ha avuto coraggio. È una partita che ci dà un grande esempio sulle qualità che dobbiamo tirare fuori. Ho trovato un gruppo con spirito, coraggio e orgoglio, ho un presagio di svolta definitiva». Affinché succeda, non sono previste rivoluzioni tattiche («Non si può cambiare ogni volta, il 3-5-2 è l’assetto che dà più garanzie a me e ai giocatori, anche se qualcuno dovrà adattarsi»), piuttosto Montella invita all’equilibrio anche nel giudizio sui singoli. In particolar modo Bonucci. «Non è e non sarà mai un problema per il Milan, ma sempre una risorsa. Nei suoi confronti trovo tutto molto esagerato, sul primo gol del Ftijeka non è stata colpa sua perché non doveva trovarsi lì. Sembra che sia sempre la causa di tutto. Se magari patisce un eccesso di responsabilità? Può essere una chiave di lettura, è una domanda che mi sono fatto anch’io, ma non so darmi risposta».

PREPARATORE Come al momento non ha risposta la domanda sul nuovo preparatore atletico: «Ho un attimo rallentato, poi nella sosta vedremo». Ieri, fra i papabili, è uscito il nome di Massimo Neri, che conosce Montella dai tempi romani e lavora attualmente in Cina diviso fra Guangzhou e nazionale. Risposta chiara, invece, a proposito del suo rapporto con il d.s. Mirabelli: «Ho un rapporto professionale splendido, sto più con lui che con mia moglie, non mi impone nulla e sto come un pascià. Tutto il resto sono cose inventate.

Ia se diciamo che a un certo punto della con- I ferenza Eusebio è sembrato un po’ Luciano, si offende qualcuno? Oppure è un complimento? Perché così è, se vi pare. Così è quando Di Francesco, disquisendo dei tanti infortuni – muscolari e non – che hanno colpito la Roma in tempi più o meno recenti, ha fatto richiamo a «una cultura del lavoro che io devo essere bravo a portare nella squadra. È un discorso ampio, quello degli infortuni. Dobbiamo riflettere e lavorare per migliorare. Gli infortuni possono capitare quando si alzano i ritmi. Ma io non conosco altra via che questa, per competere ad alti livelli. E ci sono tanti aspetti che vanno curati, la vita sana dei calciatori, l’alimenta- zione…l’attenzione non va messa solo quando si arriva al

campo». Ed ecco tornare alla mente Spalletti, che a più riprese ha fatto riferimenti simili nella sua storia romanista. Nell’aprile 2016, ad esempio, disse: «Un giorno è composto da 24 ore, bisogna impiegarle per dormire, allenarsi e recuperare dopo l’allenamento. Alla Roma mi hanno voluto per far rispettare le regole».
RESPONSABILITÀ Rego la porta risultato, concetto che vale per tutti gli allenatori e dunque anche per Di Francesco, che arriva a sfidare il Milan con una squadra dimezzata negli uomini – sei, di cui cinque potenziali titolari – ma non nelle ambizioni: «È una partita che dirà tanto, fondamentale per puntare in alto – ha spiegato l’allenatore -. Vincendo resteremmo attaccati al carro dei primi posti, è quello che vogliamo. Senza presunzione, ma con la consapevolezza di poter vincere. Tutti si aspettano qualcosa in più dalla Roma, è una responsabilità che mi piace avere».
FRATELLO VINCENZO E un pia cere sarà pure abbracciare Montella, seduto su una panchina che poteva essere proprio di Eusebio. Sacchi consigliò Di- Fra al «vecchio» Milan, Berlusconi prese altre strade e l’allo- ra tecnico del Sassuolo non risparmiò frecciate pubbliche. «Vincenzo è un fratello per me. A Empoli siamo cresciuti insieme, da ragazzini non avevamo neppure i soldi per comprare un vestito». Ora i vestiti li vendono: insieme, proprio ad Empoli, sono soci di un negozio di abbigliamento. «Montella ha una grande qualità, saper comunicare con lo spo- f gliatoio. E poi sa modificare l’assetto tattico della squadra non mutando filosofia di gioco». Che poi le filosofie vanno studiate tutte. Quella di Eusebio prevede un capitolo per Nainggolan («per me è un top player a livello europeo, mi dispiace se il Belgio non lo convoca, ma io me lo tengo stretto») e un pieno di serenità che – quella sì – lo allontana anni luce da Spalletti: «Nel calcio in 90’ cambia tutto, l’esonero di Ancelotti mi dispiace, mi auguro di no ma un domani si potrebbe dire lo stesso di me». Vita a scadenza incerta, in fondo vale per tutti.

INVIATO A MILANELLO (VA) infermeria si svuota, nella lista dei convo- I cati ieri sono rientrati anche Calabria e Montolivo, e così restano indisponibili solo il solito Conti e Anto- nelli. Presente pure Calhanoglu, uscito di scena a metà di Milan-Rijeka per un botta a un gluteo. Anzi, non solo presente, ma molto probabilmente anche in campo: Montella accanto a

Biglia dovrebbe preferire lui a Bonaventura. Altre novità? Ce ne sono due: la prima è l’impiego di Borini di nuovo nelle vesti di esterno, stavolta a destra al posto di Abate. La seconda è una maglia da titolare per André Silva, che in campionato sin qui se l’era guadagnata soltanto una volta. Il portoghese («Può crescere ancora molto, ha segnato parecchio ma tutti noi ci aspettiamo di più: non so se è del tutto pronto per il calcio italiano però questa è una sfida di respiro internazionale», ha detto Montella) farà coppia con Kalinic. In questo contesto a rimetterci è Suso, destinato alla seconda panchina consecutiva («Ha la possibilità di crescere ulteriormente», il commento del tecnico). Attenzione a San Siro: dopo i vuoti sugli spalti di giovedì, stasera sono attesi oltre 65.000 spettatori.

Stavolta nessuna indicazione sulla formazione da parte di Di Francesco, che scioglierà solo alla fine il dubbio tra Under e Florenzi: «Deciderò stanotte o in mattinata», ha detto ieri il tecnico della Roma, ma la sensazione è che sia stata solo pretattica perché in questi giorni il turco non è mai stato provato con i titolari. Florenzi invece sì e toccherà a lui oggi giocare alla destra di Dzeko. Alle loro spalle, a centrocampo, ci saranno De Rossi e Nainggolan, con Stroot- man nettamente favorito su Pellegrini, partito titolare a Baku mercoledì e tornato a Roma con una lieve influenza.
LE SCELTE Tra i convocati torna Moreno, che ha smaltito l’affaticamento muscolare ma che partirà ancora una volta dalla panchina (al fianco di Manolas ci sarà invece Fazio). Sulle corsie esterne nessun dubbio: Pe- res a destra e l’insostituibile (e stanco) Kolarov a sinistra. A seguire i giallorossi a San Siro dovrebbero esserci circa 1700 romanisti, oltre a Francesco Totti in tribuna autorità. Ieri l’ex capitano giallorosso (di ritorno dalla Georgia) si è dedicato a un po’ di shopping in via Mon- tenapoleone, per poi attendere la squadra in albergo.

Qualcuno l’ha definita la sfida dei Balcani, non fosse altro perché uno è croato e l’altro bosniaco. Molto più semplicemente, invece, è la sfida tra due centravanti tra di loro diversi ma ugualmente decisivi. Il primo, Nikola Kalinic, più propenso a giocare dentro l’area di rigore o giù di lì (anche se poi si sacrifica e non disdegna i ripiegamenti difensivi); il secondo, Edin Dzeko, più disposto a partecipare alla manovra e alla costruzione del gioco lontano dagli ultimi 16 metri, allargando spesso il raggio della propria azione. A loro modo, però, entrambi fondamentali.

NELLA MANOVRA Kalinic fi no ad oggi non ha giocato tantissimo, anche se ha già trovato il modo di lasciare il segno con la doppietta all’Udinese che ha dato tre punti vitali ai rossoneri e con il rigore procuratosi con la Spai, che ha permesso a Rodri- guez di sbloccare la partita. È lui il riferimento offensivo di Montella, che spesso lo ha affiancato con uno come Suso ma che oggi, invece, sembra volergli abbinare un’altra punta, André Silva. Non è un caso che in campo il centravanti croato riceva più passaggi in assoluto da Biglia e poi da Kessie, anche per la
sua capacità di andare in verticale e di saper giocare a ridosso della linea del fuorigioco. Che poi però Kalinic arretri meno di Dzeko, ad esempio, nasce anche dal modulo del Milan (3- 5-2, con una densità già alta in mezzo al campo) ed è dimostrato dal fatto che verticalizza meno del bosniaco (1,80 di media a partita contro il 3,60 del giallorosso ed una media- ruolo di 3,83). Come sponde, invece, l’attaccante di Montella è sostanzialmente in linea con la media (1,40 contro 1,48), anche se molto lontano dal 3,40 di Dzeko che, evidentemente, sa giocare meglio con il corpo, soprattutto dal punto di vista della protezione della palla. Tanto è vero che, alla fine, Edin crea anche il doppio delle occasioni di Kalinic (10 contro 5).
SOTTO PORTA Ovviamente, è nei gol e nei tiri in porta che oggi Dzeko è più decisivo di Kali- nic, forse anche perché la Roma in assoluto produce di più del Milan dal punto di vista offensivo. Così il bosniaco ha tirato in porta già 28 volte (17 nello specchio e 11 fuori, oltre a 5 tiri respinti) contro gli appena 5 del milanista (3 nello specchio e 2 fuori, 4 quelli respinti) . Numeri che fanno capire come la Roma si appoggi di più a Dzeko di quanto faccia il Milan con Kalinic. Che, però, ha una percentuale realizzati- va quasi doppia (40% contro il

21 del giallorosso). Insomma, se il Milan trovasse il modo di mandare al tiro più spesso Kali- nic, l’impressione è che i gol potrebbero arrivare in serie.
I PASSAGGI Rispetto a Dzeko, invece, Kalinic è molto più pulito negli appoggi e nei passaggi, sbagliando di meno: 5,60 palloni a partita contro gli 11,20 del bosniaco (e una media-ruolo a metà strada, 8,87) il che dimostra di come il croato viva anche di una concentrazione più assidua nei 90 minuti. Insomma, si è più dentro la partita e si sbaglia di meno. È quello che Spalletti, per esempio, ha rimproverato a lungo a Dzeko ed è quello su cui sta lavorando anche Di Francesco.
Che poi Dzeko sia meno efficace dal punto di vista della pulizia dei passag- * gi dipende pure dal raggio d’azione più ampio e dal fatto che spesso viene a giocare anche a ridosso del centrocampo giallorosso. Tanto che l’uomo a cui finora ha passato più il pallone è Radja Nainggo- lan (14 volte, contro le 8 di Pe- rotti) e quello da cui più l’ha ricevuto è Strootman (17 palloni, poi i 16 di Kolarov e gli 11 di E1 Shaarawy). Insomma, due centravanti tra di loro diversi. Ma capaci di essere ugualmente efficaci.

Senza arrivare a scomodare Totti e Berlusconi, che in settimana hanno compiuto gli anni e che avrebbero potuto festeggiare sotto la stessa bandiera, sono tante le storie di mercato con protagonisti i due club. Certi collegamenti superveloci hanno avvicinato Milano e Roma e il mercato si è mosso di conseguenza: Milan e Roma sono state uno a fianco dell’altra, o uno contro l’altra, in tutta una serie di trattative.
KESSIE L’estate ha visto entrambe muoversi sul binario Kessie. La Roma era partita per prima, diretta a Bergamo con un’offerta di 28 milioni all’Ata- lanta e poco più di uno a stagione al giocatore. Il Milan ha recuperato il ritardo in corsa e alla fine è arrivato per primo: pa- reggiata la proposta giallorossa, aumentato l’ingaggio a Franck e soprattutto rafforzato l’alleanza con Atanga- na, agente e consigliere che ha indirizzato il viaggio su Milano. La Roma è così rimasta a piedi, spiazzata, nonostante l’affare fosse in via di definizione: le società avevano discusso di contratti, pagamenti e altri dettagli se dettagli possono essere definiti contropartite del valore di Marchizza e Tumminello. Tutti hanno imboccato altre strade: l’ultimo è finito al Crotone e k.o. per la lesione del legamento, il primo all’Avellino passando dal Sassuolo e Kessie ha preso la coincidenza per Milano.
GLI ALTRI L’estate ha visto alzarsi la temperatura anche in altri periodi: Montella aveva indicato in un giovanotto allenato nei ragazzi del vivaio giallorosso, Pellegrini, un gradito rinforzo per la mediana rossonera. Stavolta la Roma ha presentato il biglietto che aveva in tasca: con 10 milioni lo ha riscattato dal Sassuolo. Indiscrezioni inglesi volevano il Milan anche su Mahrez, obiettivo romanista. Stasera E1 Shaarawy e Romagnoli (acquistato nell’estate dell’operazione Berto- lacci) saranno ex, Suso, Dzeko e Nainggolan quasi se si considerano corteggiamenti incrociati più o meno recenti. Pallot- ta e Fassone in estate hanno acceso un altro duello, mentre un tempo il dialogo era più disteso: G albani e Sabatini facevano affari al telefono o di persona. Al limite c’era il citofono, e Galliani lo scelse per convincere Destro, che allora giocava centravanti per la Roma.

Dopo quel pomeriggio, venerdì 28 luglio, lo scambio è divenuto molto meno frequente. Anche se più che uno scambio allora fu uno scontro planetario: Pallotta che accusa dall’America, Fassone che a Milano replica dall’auto, ancora il presidente della Roma che si scusa. La guerra era stata una guerra di numeri e di parole: pagamenti, debiti e bilanci al centro dell’accesa discussione. Pallotta aveva tirato il primo pugno, Fassone aveva risposto invitando al confronto e ancora Pallotta era sceso dal ring. Da allora non ci sono stati altri match: quello di stasera, opposte le due squadre, vedrà presente un solo contendente, Fassone. E così in Lega, altra arena che Pallotta non frequenta e l’a.d. rossonero invece sì. Nessun nuovo contatto si è così registrato tra i due, serve allora riavvolgere il nastro per capire la portata dello scontro estivo. James a Sirius Xm, radio americana, sul Milan: «È folle quello che fanno. Non hanno soldi. Loro dicono che è tutto per qualificarsi alla Champions, ma non sarà abbastanza. Quando gli stipendi saranno uguali ai ricavi, non so che diavolo succederà. Sono gli unici in A che stanno perdendo la testa».
CONFRONTO Pallotta e Fassone sono tipi abbastanza differenti: si sono frequentati pochissimo e l’unico «contatto» è stato quello dell’estate scorsa. Un oceano li divide ma potrebbe non essere solo quello: Pallotta si lasciò andare a dichiarazioni fortissime in diretta radio, l’a.d. rossonero rispose con un video ben più posato dove è elegante e seduto in macchina come si conviene a un dirigente super impegnato tra un appuntamento e l’altro. Questa la risposta: «Sono sbalordito. Primo per lo stile. Secondo per le imprecisioni: qualunque operazione di questa entità viene fatta abitualmente con la leva finanziaria. Tutto il nostro piano prevede che gli stipendi rimangano tra il 50 e il 60% dei ricavi. Il fatturato del club è straordinariamente migliore percentualmente di quello della Roma. Sono a sua disposizione per confrontarmi sui bilanci miei e della Roma». Infine le scuse di Pallotta, che oggi restano l’ultimo capitolo della saga: «Mi scuso se ho avuto informazioni imprecise. Auguro al Milan le migliori fortune». Pallotta si scusò ma sempre fino a un certo punto: gli auguri valgono da domani.

ROMA Lo score contro il fratello Vincenzo va inevitabilmente migliorato, per ora Eusebio è in svantaggio (2 vittorie contro 5 su nove partite), ma soprattutto battere il Milan in questa fase della stagione darebbe uno slancio a tutto il movimento Roma. Con i tre punti, Di Francesco e la squadra acquisirebbero quella famosa consapevolezza nei propri mezzi. Fine delle banalità. Partire senza il peso di essere favoriti, aiuta un bel po’, specie se giriamo la testa indietro e osserviamo i precedenti: la Roma di Garcia e quella di Spalletti erano concorrenti della Juve fin dai ritiri estivi, quella di Eusebio no, è partita almeno in seconda fila, ammantata dall’ormai celebre scetticismo. Ma intanto la Roma cresce, fa in campionato più punti della squadra dello scorso anno e in Champions vince finalmente in trasferta (4 punti in due partite), cosa che non succedeva da sette anni, per non parlare dei soli tre successi ottenuti nei sei anni gestiti dal club bostoniano.
CRESCITA
La Roma pian piano, appunto tra lo scetticismo, cresce. Cresce in senso generale: di punti, di gioco. Anche se molto c’è da lavorare e margini per migliorare ci sono, se consideriamo che la rosa è ancora incompleta e addirittura per la sfida contro il Milan lo sarà ancor di più, perché oltre ai lungodegenti, DiFra deve rinunciare pure ai nuovidegenti, vedi Perotti e Defrel. Pellegrini ha recuperato dall’influenza. Ci sarà, debilitato ma ci sarà ed è un passo indietro rispetto a Strootman, che non ha giocato in Cham- pions. Davanti a destra, con Pe- rotti e Defrel out, la scelta finisce su Florenzi, con Under leggermente staccato: opzione di scorta, il turno avanti e Ale terzino. Tra i centrali, più Fazio di Juan Jesus. Torna Moreno, che ha saltato il Qarabag per noie muscola-

IL TEATRO DEI SOGNI
San Siro, mai come in questa occasione, diventa lo stadio dei sogni, da lì dovrà nascere il grande sogno della Roma, di poter lottare alla pari con Juve e Napoli, conti alla mano, per ora avanti rispetto ai giallorossi. E non solo sono avanti per una questione di giocatori (qui dipende dal giudizio personale), ma soprattutto perché Di Francesco ha cominciato da poco, Sarri e Allegri no (questo è un fatto, non opinabile).
I DUBBI E LE CERTEZZE
Montella sente aria di svolta, Di Francesco si deve consacrare ad alti livelli. Per ora, la prima gara giocata contro una big, l’ha persa. In maniera rocambolesca e sfortunata: tutti ricorderanno quel clamoroso calo della Roma negli ultimi venti minuti contro l’Inter di Spalletti, ed Eusebio avrebbe pagato di tasca sua per vincerla. Poi, da quella sera, i giallorossi hanno sempre preso i tre punti mostrando una cresci-

ta costante sotto l’aspetto del gioco, mentre i nerazzurri hanno sempre preso i tre punti (tranne a Bologna, uno) senza mai convincere a pieno.
ROMOLOEREMO
Sarebbe bello poter rigiocare ora quella sfida, oggi l’avversario sarà sempre milanese ma con colori diversi. Il Milan vive una situazione diversa: è una squadra che ha perso la linea del progetto e deve riprendersi. E pure in fretta. Montella è in discussione e sta ai calciatori salvargli il posto. Contro una squadra che cerca la prestazione scaccia-crisi non è mai facile giocare, per questo motivo se la Roma dovesse vincere farebbe una cosa grande. La vittoria porterebbe a sostenere, come dice Di Francesco, che la “Roma c’è”. C’è e basta. Perché dopo le quattro vittorie consecutive con le “piccole” ora serve il passo contro una grande o, nel caso del Milan, una presunta grande. Ecco, la sfida è proprio questa: dimostrare di poterci essere, sia per l’una sia per l’altra. In gioco tutto, tanto, i duellanti sono due fratelli, amici da trent’anni, compagni di viaggi, di vittorie e di marachelle. Stasera fratelli nemici, come Romolo e Remo, ma per una notte. Quella della svolta.

ROMA Qualora riuscisse a portare al Milan anche Massimo Neri, Vincenzo Montella completerebbe (o quasi) il suo processo di romanizzazione della squadra rossonera. In estate, lo ricorderete, a Milanello è arrivato Mario Brozzi, ex medico giallorosso, con l’incarico di responsabile dello staff sanitario del club; ora si parla, in maniera compiuta, della possibilità che Neri, preparatore della Roma campione d’Italia nel 2001, possa prendere il posto di un altro ex romanista, il fedelissimo Emanuele Marra, licenziato dopo il crollo di Genova domenica scorsa. Il club non ha mai smentito la tesi secondo la quale sarebbe stato lo stesso Montella a cacciare il suo fratello (così l’ha definito Vincenzo stesso) Marra, ma la faccenda è alquanto singolare, per non dire strana.

In qualsiasi posto di lavoro, si sa, è il padrone che decide se licenziare un suo dipendente: al Milan, stando a quello che ci è stato raccontato, invece ci ha pensato un dipendente collega. Come se, per farci capire meglio, Di Francesco, e non Monchi o Pallotta, licenziasse il suo vice Tomei. Ecco perché è forte la sensazione che, in realtà, Marra sia stato cacciato dai dirigenti rossoneri, smaniosi di dare un segnale sia a Montella sia a tutto l’ambiente milanista. Vincenzo, raccontano, non è amatissimo dalla dirigenza rossonera, che avrebbe già messo nel mirino l’ex milanista Ance- lotti per un futuro più o meno immediato. Chissà, lo scopriremo solo vivendo. Resta da capire, visti i precedenti in casa Milan, chi deciderà, tra uno o mille anni, il nome del prossimo allenatore rossonero: chissà, forse lo farà lo stesso Montella. O almeno questo ci verrà raccontato.

MILANO II gol di Cutrone nel recupero contro il Rijeka ha dato una ventata di ottimismo a Vincenzo Montella. Da oggi il tecnico rossonero si gioca il futuro in panchina (prima la Roma, poi l’Inter il 15 ottobre), ma il successo in Europa League gli ha mostrato il carattere e l’orgoglio di questo Milan. Stasera a San Siro sfiderà il suo amico fraterno Eusebio Di Francesco («Gli auguro tanta fortuna, ma da lunedì») con un solo obiettivo: dare una risposta agli scettici per allontanare le ombre di Walter Mazzarri e Paulo Sousa:

«Sento aria di svolta, sembra che la squadra si sia sbloccata e stia cacciando l’ansia. Il terzo gol al Rijeka è importante per voglia e sacrificio dimostrato, siamo una squadra che ha orgoglio e coraggio. Se Gigio avesse parato il rigore, non avremmo fatto un’esperienza fondamentale per crescere ulteriormente». Sulla Roma: «Ha perso una sola partita, quindi abbiamo poco da dire. Possiede un attacco super e vorremmo diventasse uno scontro diretto per piazzamenti importanti, non succede da tanto. Dzeko? Troveremo il modo per fermarlo. Sarà strano vedere la Roma senza Totti».
CRITICHEESAGERATE
Montella si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe. «Le critiche? Mi pare sia davvero tutto troppo ingigantito. Noi siamo il Milan, ma all’inizio dell’anno abbiamo fatto una rivoluzione. Quando si costruisce una casa, si parte dalle fondamenta che sono i calciatori. Poi, bisogna fare tutto il resto. Si costruiscono i muri con la mentalità e si arreda con il gioco. Solo successivamente accenderemo la televisione e ci divertiremo». Poi, il tecnico rossonero difende Bonucci: «Non è un problema e mai lo sarà. È l’unico in rosa che ha vinto e sa come si vince. Se sono pentito di averlo preso? Assolutamente no. Come si fa a dire una cosa del genere. Le accuse contro di lui mi sembrano siano esagerate. È bravissimo ad accettare tutto».

ROMA Non si nasconde. Vincere a Milano servirebbe a dare un segnale al campionato e metterebbe a tacere questo alone di velato scetticismo che si respira in città, appena mitigato dai quattro successi consecutivi tra campionato e Champions. «Puntiamo a vincere col Milan e se ci riusciamo sui giornali ci sarà questo titolo in grande, la Roma c’è. Noi vogliamo questo, rimetterci in corsa per restare agganciati ai primi posti della classifica. Lavoriamo per rimanere attaccati a quel carro lì», si augura Di Francesco che non si scompone più di tanto per il fatto che la sua squadra non venga considerata in corsa per lo scudetto: «Ben venga il fatto di non partire favoriti per la lotta al titolo. Ma questo non ci toglie responsabilità. Tutti si aspettano tanto da noi e a me questo piace. Stiamo migliorando e la partita col Milan dirà molto». Anche se qualcosa ha già detto il primo mini-ciclo stagionale, al netto degli avversari non irresistibili affrontati. Un dato su tutti: undici dei dodici gol (91,7%) in campionato sono arrivati con la palla in movimento, sinonimo che la manovra inizia ad essere più fluida. Capitolo infortuni: «Ci facciamo delle domande, ne abbiamo avuti tanti. Sono cambiati ritmi di allenamento e gare, le ore di viaggio negli spostamenti. Cerchiamo di lavorare per migliorare. Per competere bisogna però allenarsi duramente».
RAPPORTI
Dopo aver augurato ad Ancelotti di «rientrare il più presto possibile», gli chiedono inevitabilmente di Montella: «È veramente un fratello per me. Il nostro rapporto nasce da più lontano, da Empoli, dove siamo stati ragazzini anche con poche possibilità di poter comprare una maglia o un vestito, e questo ci ha fatto crescere insieme nelle difficoltà. A contraddistinguere Vincenzo è il suo essere ‘scugnizzo’ e ironico allo stesso tempo e questa cosa l’ha mantenuta anche da allenatore. È la sua forza. Mi piace anche a livello tattico. Quando cambia modulo non abbandona mai la sua filosofia». Un po’ come lui e come quel signore di 41 anni che anche in amichevole, venerdì, ha deliziato tutti: «Non ho visto il gol di Totti a Tiblisi, ma tanto andavano a due all’ora (ride, ndc)… Francesco però é un vincente in tutto quello che fa, anche quando gioca a carte». Montella, frequentatore di ritiri insieme al Capitano e Eusebio, potrà confermare.

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