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Napoli shock: Tumore all’ovaie e incinta di due gemellini (abbracciati) nel grembo

«Il tumore ovarico è una malattia complessa e spesso devastante non solo per il corpo, ma anche per la psicologia della donna – spiega Nicoletta Colombo, Direttore del Programma Ginecologia IEO – Le donne devono sapere però che la medicina molecolare offre nuove possibilità, se non di guarire, sicuramente di ottenere un prolungamento della vita mantenendo anche una buona qualità della stessa, anche in presenza di malattia avanzata. Ad esempio, i risultati dei test genetici che rivelano l’eventuale presenza di geni mutati nel DNA femminile (BRCA1 e BRCA2) ora ci permettono di proporre farmaci mirati ed efficaci a chi ne è portatrice.

La ricerca in questo campo va veloce: oggi sappiamo che sino al 25% delle pazienti con carcinoma sieroso di alto grado dell’ovaio hanno una mutazione BRCA, mentre 5 anni fa pensavamo fossero il 5%. La conoscenza di questo dato ci permette non solo di offrire loro trattamenti più mirati, ma anche di identificare i familiari sani a cui offrire misure di prevenzione. Oltre ai geni BRCA – continua Colombo – altri geni sono implicati nella suscettibilità al carcinoma ovarico e potenzialmente alla sensibilità a farmaci specifici. La tecnologia moderna ci consente di realizzare uno screening genetico in tempi relativamente brevi; in particolare oggi è possibile eseguire una caratterizzazione genetico-molecolare del tumore per i geni potenzialmente “actionable”, vale a dire suscettibili di terapie mirate. L’aspetto innovativo che verrà discusso in questi giorni è che la caratterizzazione genetico-molecolare potrebbe guidare anche verso una terapia
chirurgica più personalizzata: l’obiettivo infatti è identificare le pazienti che potranno beneficiare maggiormente dall’atto chirurgico rispetto a quelle che dovranno essere avviate ad una chemioterapia primaria, con il vantaggio di migliorare la cura e diminuire gli effetti collaterali. L’obiettivo futuro- conclude – è riuscire a stabilire la fattibilità di un’analisi molecolare di routine che ci permetta di definire per ogni paziente una terapia personalizzata a 360 gradi, non solo per farmaci mirati, ma anche per una “chirurgia mirata”».

Il tumore dell’ovaio è la prima causa di morte fra quelli ginecologici in tutti i Paesi sviluppati. In Italia si contano ogni anno circa 5.000 nuovi casi. Purtroppo solo una minoranza di queste donne viene trattata in centri specializzati in grado di offrire loro la cura più adeguata. Questo è vero ovunque in Occidente, e particolarmente in Italia. Eppure numerosi studi dimostrano che, a tutti gli stadi di malattia, la sopravvivenza migliora se la paziente è trattata in un centro ad alta specializzazione, da ginecologi oncologi e chirurghi specificamente formati.

«I maggiori esperti mondiali hanno accettato il nostro invito a riunirsi all’Istituto Europeo di Oncologia perché siamo da anni un centro di eccellenza nella ricerca, nella cura e nell’insegnamento, riconosciuto nazionalmente e internazionalmente – commenta Angelo Maggioni, Direttore delle Divisione di Ginecologia Oncologica IEO – Noi non possiamo e non vogliamo rimanere un centro isolato; il traguardo è che IEO sia il  modello di tanti Ovarian cancer centre of Excellence, dove le pazienti sanno di poter ritrovare i migliori standard di cura possibile. Non deve più esistere una diagnosi sottovalutata, con la dispersione delle donne malate che peregrinano da un ospedale all’altro alla ricerca di un trattamento adeguato per uno dei tumori femminili più difficile da trattare. O, peggio ancora, vengono curate da mani inesperte. Il meeting internazionale è per noi un’occasione per scagliare un’altra pietra contro il ghiaccio che ancora attanaglia la prognosi di questa malattia»

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