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Pugni, insulti e abusi sessuali nel coro del fratello di Ratzinger

Pugni e schiaffi assestati con generosità, capelli e orecchie tirati e strattonati. E la sera a letto, colpi forti con la canna. Il racconto delle vittime del coro della cattedrale di Ratisbona, “Regensburger” nella lingua di Goethe, è agghiacciante. Tanto più che a subire gli abusi fisici e verbali degli insegnanti del collegio cattolico collegato al coro erano bambini. Quelli che facevano la pipì a letto, ha raccontato in televisione una delle vittime, venivano messi a sedere su una sedia, avvolti dalla testa in giù nelle lenzuola piene di urina. Il lato oscuro di una delle più celebrate istituzioni musicali bavarese e tedesche – vecchia di ben mille anni – è tornato alla ribalta con la pubblicazione di un rapporto preparato dall’avvocato Ulrich Weber.

La mole del documento, 450 pagine, è proporzionata a quelle degli abusi commessi, violenze fisiche perpetrate, secondo Weber, da 49 istitutori su 547 ragazzini in un arco di tempo che va dal Dopoguerra fino agli anni ’90. E poiché all’orrore non c’è mai fine, Weber ha contato anche 67 casi di abusi sessuali sui ragazzini a carico di 9 dei 49 insegnanti. Abusi commessi dagli istitutori dopo aver sistematicamente terrorizzato le voci bianche, affidate alle cure della cattedrale dai genitori orgogliosi del canto del loro bambino. Da Bach a Schutz a Handel, il coro dei Regensburger Domspatzen (“I passeri di Ratisbona”) è specializzato nel repertorio barocco, ma secondo Weber anche nell’imposizione di una cultura del silenzio che ha permesso di ce

lare i misfatti della diocesi per oltre sessant’anni. Le prime crepe nel muro di gomma di Regensburg si sono prodotte nel 2010 con le denunce degli abusi sessuali da parte di alcuni ex allievi del collegio. Rivelazioni che hanno dato coraggio ad altre ex vittime degli abusi: nel 2013 le testimonianze erano già 400.
Il nuovo rapporto di Weber getta una luce tetra non solo sulla Chiesa a Ratisbona ma sulla stessa Curia romana: fra il 1964 e il 1994 il coro è stato diretto da Georg Ratzinger, fratello di papa Benedetto XVI. Sarà lo stesso padre Georg a fare atto di contrizione, ammettendo nel marzo del 2010 chefir cattedrale gli schiaffi vo lavano in abbondanza – lui stesso ammise di averne dati diversi – e che il preside del collegio poteva essere a volte molto duro. Parole di ammissione ma dal tenore molto diverse da quelle che in queste ore abbondano sulla stampa tedesca, alla quale le ex vittime dettagliano le violenze psicologiche, fisiche e sessuali subite dagli istitutori.

A collegare ulteriormente le vicende bavaresi a quelle vaticane ha contribuito nel 2012 la nomina del vescovo di Regensburg Gerhard Ludwig Muller a prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede per decisione di papa Benedetto XVI. Da Roma il cardinale ha negato che la sua diocesi abbia mai ostacolato la giustizia. Muller tuttavia ha perso lustro e potere in seno alla Curia: due settimane fa Papa Francesco lo ha silurato a sorpresa, nominando alla guida dell’ex Sant’Uffizio il gesuita spagnolo Luis Ladaria. Nelle stesse ore papa Bergoglio dava il benservito anche al prefetto della Segreteria dell’Economia, il cardinale australiano George Pell, impegnato a difendersi davanti alla giustizia dei mortali dalle accuse di abusi sessuali su minori.
Nel 2016 la Chiesa ha offerto agli ex “passeri” di Ratisbona compensazioni fra i 5mila e i 20mila euro a testa per gli abusi subiti, ma secondo la stampa tedesca a stabilire la cifra sarà adesso un ente terzo.

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