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Roma, ucciso di botte per una lite in discoteca Fermati 5 buttafuori

Si chiamava Giuseppe Galvagno l’uomo agonizzante e poi deceduto nella notte tra sabato e domenica fuori da una discoteca dell’Eur. L’uomo 50 anni nato a Catania ma residente nella capitale da diversi anni, aveva trascorso una serata al San Salvador insieme alla fidanzata, una donna italiana di 49 anni, poi intorno alle ore 1:30 sarebbe arrivata la richiesta di soccorsi dal parcheggio del locale sito in viale Oceano Atlantico 271. La vittima sarebbe stata presa a calci e pugni fino ad essere lasciato agonizzante per strada ed è definita così in tragedia una serata in discoteca a Roma per Giuseppe Galvagno un cinquantenne che gestiva un bed and breakfast sulla Appia. A ritrovarlo privo di sensi è stata proprio la fidanzata, la quale ha cercato immediatamente di rianimarlo e poi ha chiamato i sanitari del 118, ma purtroppo i soccorsi si sono rivelati del tutto inutili perché l’uomo appena arrivato in ospedale è praticamente deceduto.

In pochissime ore i carabinieri del nucleo investigativo del Reparto Operativo di Roma e dalla compagnia EUR hanno tentato di far luce sulla vicenda e sono arrivati a fermare 5 buttafuori del locale accusati di omicidio volontario. Come già abbiamo detto l’allarme è scattato intorno all’una e trenta della scorsa notte quando il cinquantenne è stato trovato agonizzante in un parcheggio vicino alla discoteca nel quartiere Eur e sul corpo sono stati riscontrati evidenti segni di percosse. Secondo una prima ricostruzione effettuata dagli inquirenti, sembra che nel corso della serata probabilmente a causa di qualche bicchiere di troppo, l’uomo ha avuto una discussione con un altro cliente della discoteca ed a scatenarla pare sia stato qualche apprezzamento di troppo fatto alla sua compagna o un urto accidentale.

Galvagno sarebbe stato cacciato dal locale da due buttafuori poi all’esterno della discoteca sarebbero arrivati altri tre addetti alla sicurezza e in cinque lo avrebbero aspettato colpendole con calci e pugni. L’inchiesta è stata affidata al sostituto procuratore Eleonora fini in coordinamento con il procuratore aggiunto Maria Monteleone e nel corso della giornata di ieri pare che i carabinieri abbiano ascoltato per diverse ore via In Selci diversi testimoni per ricostruire quanto accaduto durante la notte e soltanto nel pomeriggio sono scattati i vermi nei confronti dei 5 addetti alla sicurezza.

Questi sono tutti romani di età compresa tra i 32 ed i 44 anni i quali lavoravano per la stessa agenzia di buttafuori. I prossimi giorni sul corpo della vittima verrà effettuata l’autopsia che dovrà chiarire con esattezza la causa del decesso.“Conoscevo la vittima era venuto già due o tre volte. Era un tipo poco raccomandabile. Dava spesso fastidio alle donne e si vantava di aver spaccato una discoteca a Milano. Non so cosa sia successo, io stavo lavorando, ho visto solo questi due che litigavano, forse per una donna, e poi sono usciti dal locale”, è questo quanto dichiarato dal proprietario del San Salvador Giancarlo Liberati.

Massacrato di botte, il volto tumefatto, a terra in una pozza di sangue. La compagna, infermiera, è la prima che prova a rianimarlo. Poi l’arrivo del 118. Ma per Giuseppe Galvagno, 50 anni, di Catania, non c’è scampo: morirà poco dopo l’una e trenta nella notte tra sabato e domenica nel parcheggio davanti alla discoteca San Salvador nel quartiere Eur, zona Sud di Roma. Picchiato a morte da cinque buttafuori del locale che ieri pomeriggio sono stati fermati con l’accusa di concorso in omicidio volontario. Una lite all’interno della discoteca, gli addetti alla sicurezza che fanno uscire la vittima, ubriaca e barcollante. Poi, il pestaggio, violentissimo, nel piazzale esterno. Questa la ricostruzione degli investigatori, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma e del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Eur.

Gli inquirenti hanno ascoltato decine di persone, tra personale e clienti del locale. E hanno trovato due testimoni oculari, che hanno assistito al pestaggio e che hanno inchiodato gli indagati, raccontando che Galvagno è stato picchiato fino allo stremo. Ora i bodyguard dipendenti di un’agenzia di sicurezza sono in carcere a Regina Coeli. Romani, incensurati, di età compresa tra i 32 e i 44 anni. A emettere il decreto di fermo, sono state il procuratore aggiunto Maria Monteleone e la pm Eleonora Fini, titolare del fascicolo. Galvagno viveva da un paio di anni nella Capitale, abitava nella periferia Sud Est di Roma, a Osteria del Curato, tra la Romanina e Capannel- le. Aveva un B&B a San Giovanni e secondo quanto risulta agli investigatori aveva precedenti di polizia per furto e resistenza a pubblico ufficiale, ma le sue spalle non erano appesantite da condanne passate in giudicato. In passato aveva anche seguito un programma di recupero per uso di stupefacenti. «L’ho visto due o tre volte nel locale – ha raccontato Giancarlo Liberati, il proprietario del San Salvador in viale dell’Oceano Atlantico – dava fastidio alle donne». Dichiarazioni che però vanno prese con le molle visti i fermi dei buttafuori. «Non è vero, lo conoscevo era una persona normalissima» ha scritto ieri sulla pagina Facebook del locale una cliente.

I fatti risalgono a sabato notte. Al San Salvador, in via dell’Oceano Atlantico, è stata organizzata una serata anni Settanta. Il locale è pieno. L’imprenditore catanese, accompagnato dalla compagna di 45 anni, infermiera al Policlinico Tor Vergata, sta trascorrendo la nottata sulla pista da ballo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, si sta scatenando su un cubo. Visibilmente alticcio, scivola e urta una donna. Ne nasce una lite con il compagno di lei. Intervengono gli addetti alla sicurezza, sedano la lite. Galvagno viene accompagnato fuori dal locale da due buttafuori in maniera energica. I toni sono accesi, fa resistenza, vuole rientrare, discute con i bodyguard. La situazione sembra placarsi tanto che la compagna dell’uomo lo lascia appoggiato a una vettura mentre va a prendere l’auto per portarlo a casa, convinta che lui sta bene. Al suo ritorno, intorno all’1.30 di notte, trova Giuseppe a terra, con il volto tumefatto. Respira ancora, ma è in fin di vita. La donna tenta di rianimarlo, chiama il 118 e i carabinieri. Tutto inutile: Galvagno non arriverà mai all’ospedale Sant’Eugenio, ma morirà durante la corsa in ambulanza.

Secondo gli investigatori, Galvagno sarebbe stato aggredito prima da due buttafuori, probabilmente i ragazzi che erano all’uscita dal locale, poi sarebbero arrivati altri tre. Questa mattina la pm Fini incaricherà il medico legale di effettuare l’autopsia, che chiarirà con esattezza le cause del decesso. «Sono addolorato, sotto choc – raccontava ieri Alessandro, un amico di Catania – l’ho visto domenica scorsa, era venuto in Sicilia. Con lui avevo rapporti professionali, ho rilevato il B&B che aveva a Catania, era una persona corretta». Tanto il dolore anche su Facebook. «Non eri un angelo ma eri l’amico della mia vita sapevamo sempre di esserci l’uno per l’altro, mi sei stato vicino come un fratello» scriveva un’amica. Il locale ieri è rimasto aperto, scelta non apprezzata da molti clienti che hanno espresso il loro disappunto sulla pagina Facebook del San Salvador.

LATESTIMONIANZA

ROMA «L’ho lasciato vivo, sì era barcollante ma aveva il viso pulito quando l’ho lasciato nel parcheggio vicino ai buttafuori, dopo cinque minuti sono tornata con l’auto e l’ho ritrovato a terra con il volto tumefatto, era in fin di vita, non so cosa sia successo nel frattempo. Ho provato di tutto per salvarlo, di tutto». E’ quanto riferito ai carabinieri dalla fidanzata infermiera di Giuseppe Galvagno, 50 anni a dicembre, titolare di un b&b, pestato e ucciso davanti alla discoteca San Salvador di Roma.
IL SOCCORSO
La donna, infermiera professionale, 45 anni, madre di tre figli avuti da un precedente matrimonio, è stata la prima a soccorrere Giuseppe. Con il cuore in gola, le lacrime che cercava di trattenere, ha praticato il massaggio cardiaco e le manovre di prima emergenza, come è abituata a fare con il suo lavoro da anni al Policlinico di Tor Vergata Roma. Ma per il suo uomo non c’è stato nulla da fare. Ha cercato di fare il possibile, ma le ferite erano troppo gravi.
LA RICOSTRUZIONE
La donna, che conviveva da un anno e mezzo con Galva- gno, ieri ha ricostruito ogni dettaglio della serata con i carabinieri che indagano sul caso. Ha passato la notte in caserma e ha riferito tutto ciò che sa e ha visto di questa tragica serata.
«Eravamo andati in discoteca per passare una serata diversa» ha raccontato la donna agli investigatori. Il compagno beve un po’, a metà serata è già alticcio e nel barcollare urta una donna, il marito della donna si altera, non gradisce che quell’uomo ubriaco si “appiccichi” a sua moglie. Invece di chiedere scusa, Galvagno dice una parola di troppo e nasce una discussione, c’è tensione nel locale, tanto che interviene il servizio di sicurezza e accompagna fuori Galvagno. Tutto sarebbe avvenuto sotto gli occhi della compagna che avrebbe confermato questa ricostruzione. «Io e Giuseppe siamo usciti insieme dal locale – ha raccontato la donna – avevamo accanto la security che ci diceva di uscire e così abbiamo fatto».
La donna, nonostante la brutta figura di lasciare la discoteca in quel modo, tira quasi un sospiro di sollievo quando i buttafuori prendono Giuseppe in «maniera energica» e lo invitano ad andarsene. «La security ci ha accompagnato fuori – ha ripetuto – Giuseppe non aveva lesioni, nessuno l’ha pestato all’interno, l’ho lasciato fuori dal locale che stava bene, era solo un po’ barcollante, sono andata a prendere l’auto, sono tornata poco dopo e l’ho ritrovato qualche metro più in là di dove l’avevo lasciato, aveva il volto completamente tumefatto, era in fin di vita».

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