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Sesso orale fai attenzione: può provocare il cancro

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Il papilloma virus e la più comune infezione sessualmente trasmessa. Questi infezione tanto frequente che quasi tutti gli uomini e le donne sessualmente attivi contraggono l’infezione una volta nella vita. Alcuni tipi papilloma virus possono causare il cancro del collo dell’utero, del pene, dell’anno e della faringe. Negli ultimi vent’anni in Europa i casi di tumore dovuti al papilloma virus sono diminuiti, tuttavia in Italia ogni anno ci sono circa 1500 decessi per cancro della cervice uterina e 3509 diagnosi. Oggi esiste un vaccino efficace per contrastare l’infezione da HPV.

Ma come dire nel papilloma virus? Si prende per via sessuale, anche se non necessariamente in seguito al rapporto completo, in alcuni casi di infezione da HPV guariscono spontaneamente, in altri casi invece, si possono sviluppare lesioni del sistema che nel corso del tempo si tramutano in cancro. Come si cura? Il vaccino non cura le lesioni già presenti, che devono essere trattate e rimosse dal medico specialista, ginecologo, è specialista in malattie veneree. Il vaccino previene l’infezione più pericolosi, quindi, riduce sensibilmente il rischio di sviluppare il tumore.

Il cancro orofaringeo da Papilloma virus (Hpv) sembra essere più comune negli uomini che nella propria vita hanno praticato sesso orale con più partner. A rivelarlo è una ricerca della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, pubblicata sulla rivista medica Annals of Oncology. Tra le cause che concorrono ad alzare i livelli di rischio rientra anche il fumo.

Rischi più alti del 15%

I ricercatori hanno preso in esame i dati di oltre 13mila persone che si sono sottoposte al test orale per l’Hpv. I dati hanno evidenziato come il virus fosse presente nell’1% delle donne e nel 6% degli uomini. I ricercatori hanno scoperto che tra i fattori di rischio cancro vi sia anche il sesso orale che sembra essere un tipo di rapporto particolarmente “adatto” alla trasmissione del Papilloma virus. I problemi maggiori si presentano negli uomini con più di cinque partner e fumatori: in questo caso le percentuali di rischio si aggirano intorno al 15%. Meno rischi, invece, per le donne (3%) che hanno avuto oltre 10 partner nell’arco della vita.

Uomini bersaglio del Papilloma virus

Le infezioni da Papilloma virus non sono molto comuni, ma negli ultimi anni hanno fatto segnare una crescita e, nell’80% dei casi colpiscono gli uomini. Come sottolinea Amber D’Souza, una delle principali firme della ricerca, lo studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health fornisce dati interessanti e utili per cercare di comprendere quali siano i soggetti maggiormente a rischio. Il tutto, ovviamente, per permettere di attuare migliori e più tempestive strategie di diagnosi precoce per questo tipo di tumori.

Papilloma virus
L’infezione da papilloma virus (HPV) gioca un ruolo cruciale nello sviluppo del tumore della cervice uterina e oggi si ritiene che svolga un ruolo importante anche nell’eziopatogenesi dei tumori del cavo orale e dell’orofaringe. Attualmente rappresenta la causa di circa il 35 per cento dei tumori dell’orofaringe in Italia, con un costante incremento. Negli Stati Uniti la situazione è ben peggiore e sta raggiungendo livelli endemici (70 per cento dei tumori dell’orofaringe). Il gruppo di virus conosciuto come HPV trova un ambiente fertile nelle membrane umide, tra cui il collo dell’utero, la bocca e la gola, e a rischio sono chiaramente anche gli uomini. Le neoplasie del cavo orale colpiscono dunque particolari categorie e in questa ottica è più che mai fondamentale una capillare opera di sensibilizzazione.

Cose il tumore della cavità orale?
È un tumore che si sviluppa nella bocca o cavità orale, cioè nel tratto iniziale del tubo digerente che si estende dalle labbra fino al velopendulo, che divide la bocca dalla faringe. La cavità orale propriamente detta è uno spazio le cui pareti sono schematicamente così rappresentate: anteriormente dalle labbra; posteriormente dalla porzione muscolare del palato o palato molle che termina con un prolungamento centrale, l’ugola o velopendulo; in alto dalla porzione ossea del palato chiamata palato duro; in basso dal pavimento della bocca e dalla lingua; lateralmente dalle guance.

Complessivamente i tumori orofaringei rappresentano il 5% dei tumori nell’uomo e l’1% nella donna. In quest’ultima, tuttavia, l’incidenza di questo tumore è lentamente ma progressivamente aumentata a causa del maggior consumo di tabacco verificatosi nell’ultimo ventennio.
Annualmente in Italia si registrano circa 8.000 nuovi casi e circa 3.000 decessi (uno ogni tre ore).

Da quali cellule origina?
In oltre il 90% dei casi il tumore della cavità orale origina dalla trasformazione tumorale delle cellule di rivestimento della bocca. Poiché all’osservazione microscopica le suddette cellule tumorali hanno l’aspetto di squame, questi tumori sono definiti carcinomi a cellule squamose. Essi sono localizzati nel 30-40% dei casi sulla lingua, nel 25-30% sotto di essa sul pavimento della bocca e nel 25-30% nella parte confinante con la faringe.

Quali sono i fattori di rischio?
ETÀ
La mucosa con il tempo perde alcune proprietà difensive nei confronti degli stimoli ambientali nocivi e di conseguenza l’età è di per sé un fattore di rischio, con una maggior incidenza per tale forma tumorale fra i 50 e i 70 anni.
STILI DI VITA
Tabacco. Il consumo di tabacco rappresenta il principale fattore di rischio per il tumore della bocca. Non esistono sigarette “light” meno dannose né un modo meno nocivo di fumare: molti studi hanno infatti dimostrato che i fumatori di sigaro e pipa sono soggetti allo stesso rischio di tumore del cavo orale di chi fuma sigarette.
Più di 4000 sono le sostanze presenti nel tabacco e derivanti dalla sua combustione. Molte sono tossiche e irritanti; più di 50 sono cancerogene. Oltre a ciò va considerato il danno fisico sulle mucose della bocca causato dall’elevata temperatura del fumo di sigaretta.
L’effetto cancerogeno del tabacco non si esplica solo attraverso la sua combustione. Anche la masticazione di tale sostanza rappresenta un fattore di rischio, come dimostrato dall’elevata incidenza nei Paesi, dove questa abitudine voluttuaria è estremamente diffusa.
Alcol. L’abuso di alcol è un altro importante fattore di rischio per l’insorgenza di questo tumore. Esso agisce attraverso un duplice meccanismo: da un lato, infatti, facilita la solubilizzazione nella saliva delle sostanze cancerogene contenute nel tabacco, dall’altro, provocando un danno al fegato, potrebbe diminuire anche la potente capacità detossificante di quest’organo. Per tali motivi l’incidenza di tale forma tumorale è più elevata nel Nord-Est del nostro Paese ove maggiore è il consumo di alcol.

MICROTRAUMI E SCADENTI CONDIZIONI ORALI
I microtraumi continui, causati da protesi dentarie non idonee, denti scheggiati o fratturati, insieme ad una cattiva igiene orale e a ripetuti fenomeni infiammatori, sono fortemente associati all’insorgenza di questo tumore.
CARENZE VITAMINICHE
Questo fattore attualmente ha una ridotta responsabilità nei Paesi Occidentali, anche in rapporto alle migliori condizioni alimentari. Tuttavia va considerato che, ancora oggi, il danno epatico conseguente al consumo di alcol e l’alimentazione non corretta, principalmente in quanto povera di frutta e verdura, possono essere causa di carenze vitaminiche.
FATTORI AMBIENTALI
Tra questi hanno un ruolo particolare la luce ultravioletta solare e i raggi ultravioletti artificiali di lampade e lettini abbronzanti. L’eccessiva esposizione a tali radiazioni è infatti fortemente associata alla comparsa di carcinomi delle labbra, soprattutto del labbro inferiore come riscontrato in alcune categorie di lavoratori (marinai, agricoltori) e in soggetti che praticano attività sportive all’aria aperta.
INFEZIONI
Sono soprattutto quelle causate da alcuni virus quali i Papillomavirus, responsabili dell’insorgenza di formazioni precancerose nella cavità orale.

Come si sviluppa?
Il tumore della bocca è spesso preceduto o accompagnato da alcune lesioni, clinicamente benigne, ma che hanno una significativa probabilità di trasformarsi, con frequenza variabile, in carcinoma. Tali lesioni, che vengono pertanto definite precancerose, si presentano sotto forma di macchie o placche resistenti e non asportabili con il raschiamento, di colore bianco o rosso (quest’ultime meno frequenti ma più pericolose), denominate rispettivamente Leucoplachie ed Eritroplachie.

A tal proposito, va inoltre menzionato il Lichen Planus, una malattia sistemica che colpisce circa il 2% della popolazione e che può manifestarsi in forma generalizzata sul tessuto cutaneo e/o in alcune zone specifiche, tra le quali la bocca, degenerando, nell’1-3% dei casi, in forma tumorale. Si tratta di una malattia non infettiva che, quando riscontrata all’interno del cavo orale, assume di solito l’aspetto di un reticolo a raggi biancastri simile ad una foglia (da qui il termine Lichen).

Poiché la degenerazione neoplastica delle lesioni precancerose avviene in genere lentamente negli anni, la loro diagnosi precoce e la successiva rimozione portano alla completa guarigione, con conseguente diminuzione dell’incidenza e della mortalità per questo tumore.

E possibile prevenire il tumore della cavità orale?
Assolutamente Sì!!
Il tumore della bocca è tra i più prevenibili sia mediante la Prevenzione Primaria sia con la Prevenzione Secondaria.
Prevenzione Primaria: consiste nell’eliminazione dei fattori di rischio. Si attua, pertanto, modificando il proprio stile di vita, se non idoneo per il mantenimento della salute, attraverso: l’eliminazione del fumo, il miglioramento dell’alimentazione da un punto di vista qualitativo e quantitativo, il consumo moderato di alcol, la pratica di una costante igiene orale e un’adeguata protezione in caso di esposizione protratta alle radiazioni ultraviolette del sole o di lampade e lettini abbronzanti.
Prevenzione Secondaria: mira a diagnosticare e rimuovere le lesioni precancerose ed i carcinomi nelle fasi più precoci.
Insieme al dentista e allo stomatologo, il paziente stesso può svolgere un ruolo determinante in questo tipo di prevenzione, eseguendo l’autoesame della bocca (vedi pag.10).
Farmacoprevenzione: ha la finalità di prevenire la comparsa di un tumore somministrando sostanze contenenti elementi naturali o di sintesi.
Per questi tumori non esiste evidenza che la somministrazione di sostanze di sintesi abbia un effetto protettivo. Come per altri tumori, invece, sono protettivi tutti i micronutrienti contenuti in frutta e verdure fresche.

Quali sono i segni e i sintomi che devono indurre a visita medica?
SINTOMI INIZIALI
I sintomi delle precancerosi e degli stadi iniziali del tumore sono di solito sfumati e sfuggenti:
• modesto dolore;
• bruciore;
• senso di corpo estraneo;
• fugaci e transitori episodi di sanguinamelo.
In questa fase, il tumore può presentarsi sotto forma di piccole piaghe, tumefazioni di bocca, faccia o collo in lenta costante crescita, piccole croste sulle labbra o ancora macchie di colore bianco o rosso, facilmente sanguinanti.
L’aspetto che il Paziente o il Medico nota è di solito un’ulcerazione o una tumefazione poco dolenti con margini irregolari.

SINTOMI TARDIVI
I sintomi del tumore negli stadi avanzati sono invece più evidenti:
• frequenti emorragie;
• difficoltà nel parlare, deglutire e masticare;
• alitosi.
L’aspetto delle lesioni in questo stadio è costituito per lo più da vaste e profonde ulcerazioni a cratere, sanguinanti, o da tumefazioni talvolta di estese proporzioni, che intaccano le strutture anatomiche adiacenti.
Spesso vi si associano anche deformità facciali e un rigonfiamento del collo per la presenza di linfonodi infiammatori o infiltrati dalle cellule neoplastiche.
C’è da chiedersi come sia possibile ancora oggi assistere a tale evoluzione senza che vi sia stata la possibilità di porre prima la diagnosi e provvedere con la terapia adatta: forse la modesta sintomatologia soggettiva e la scarsa conoscenza del problema influiscono sul ritardo diagnostico che è poi alla base della gravità della patologia, costringendo a procedere con interventi più demolitivi.

Vaccino contro papilloma virus: scoppia un’infuocata polemica

“I più in là grandi virologi mondiali affermano le evidenze scientifiche dimostrano quanto a stile inconfutabile alla maniera di l’anti Hpv sia eclettico un magnifico saggio certezza e una straordinaria potere – aggiunge -. ciò accade particolare quando medici e scienziati tutti atteggiamento del orbe terracqueo, e quando le fondamenti internazionali e nazionali sono impegnate quanto a una campo mediatica a complicità della aiuto pubblica, per fortuna rimbeccare ai falsi miti degli anti vax, sfruttano fobia e arretratezza per fortuna documentare i a recedere ai vaccini“. “Per questo presentero’ un’interrogazione urgente per verificare la correttezza della trasmissione ‘Report’ andata in onda ieri sera sul vaccino contro il Papilloma Virus”.

Stasera il servizio pubblico manderà in onda durante i Tg dei servizi per parlare di vaccini mentre “Report” ha aperto un’istruttoria per fare luce sul programma.

Ebbene, questo virus è il peggiore femminicida in circolazione nel nostro paese: “con il cancro che provoca, nel 2017 ucciderà solo nel nostro paese 2900 donne”.

Dunque ci ha rimesso. Me lo avevano segnalato in molti, indignati, e ho deciso di guardarlo. “È incomprensibile”, continua Palù, “che da un lato lo Stato impegni le sue risorse per sostenere le vaccinazioni e per informare correttamente la popolazione e dall’altro finanzi con i nostri soldi (canone tv) un servizio pubblico che mette sullo stesso piano la verità scientifica e ipotesi aleatorie”. Cosi’ il sentore del Pd Francesco Verducci, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai.

In mattinata si era espresso anche il dottor Roberto Burioni, professore del San Raffaele di Milano che sta portando avanti una grande battaglia contro gli antivaccinisti. Ci sono in gioco vite e destini di milioni di persone. “Spero che il dg Campo Dall’Orto e Raitre trovino il modo per riparare al danno fatto, magari concordando una campagna con il ministero della Sanita'”.

Nell’era dei social abbiamo preso le dichiarazioni (da entrambi i profili) di uno dei medici che da sempre si è esposto a favore della scienza e dei vaccini, Roberto Burioni, e di uno dei giornalisti che, nel mare magnum dell’informazione “mordi e fuggi”, ha ancora ben saldi i principi dei doveri di chi lavorare per dare notizie, Enrico Mentana. “Viva servizio pubblico italiano” twitta Ricciardi.

La novità, ora, è che anche la Rai ritiene intollerabile quanto mandato in ondata, tanto che nella serata di martedì si sono diffuse voci sulla possibile sospensione della trasmissione.

A margine della polemica è infine intervenuta la Rai, diramando un comunicato stampa in cui specifica che la televisione di Stato è da sempre dalla parte della scienza: “Rai è da sempre a supporto delle campagne vaccinali“. I vaccini sono un fondamento della medicina moderna che non può essere messo in discussione.

COS’E’ IL PAPILLOMA VIRUS (HPV)? Si tratta di un virus molto diffuso; ne esistono numerosi tipi, di cui più di 40 possono provocare infezioni all’apparato genitale femminile. 13 di questi sono considerati “ad alto rischio” in quanto potrebbero causare alterazioni delle cellule e raramente evolvere in lesioni tumorali. Generalmente queste infezioni sono transitorie, non danno alcun sintomo e circa il 90% guarisce spontaneamente.

COME SI TRASMETTE IL PAPILLOMA VIRUS? Il Papilloma virus si trasmette con i rapporti sessuali, anche non completi. L’uso del profilattico riduce notevolmente, ma non impedisce, la trasmissione del virus in quanto questo può essere presente anche in zone della pelle non protette dal profilattico.

COSA POSSONO PROVOCARE I PAPILLOMA VIRUS NELLA DONNA? Provocano la più comune infezione sessualmente trasmessa soprattutto prima dei 25 anni. Alcuni tipi di HPV, in particolare il 16 e il 18, possono provocare, anche se raramente, alterazioni cellulari del collo dell’utero che, se persistenti e non trattate, possono lentamente evolvere in tumore. E’ necessario ricordare che oltre il 70% dei tumori del collo dell’utero è dovuto ad una infezione persistente da HPV 16 e 18. Dall’infezione allo sviluppo del tumore possono passare molti anni, anche venti. Altri fattori che possono favorire l’insorgenza del tumore, oltre alla infezione persistente da HPV 16 e 18, sono: il fumo di sigaretta, l’uso prolungato di contraccettivi orali e l’infezione contemporanea con il virus HIV.

L’INFEZIONE DA PAPILLOMAVIRUS COLPISCE SOLO LE DONNE? No, l’infezione può essere contratta anche dagli uomini, ma molto raramente provoca alterazioni di tipo tumorale ai genitali maschili.

COME SI CURA L’INFEZIONE DA PAPILLOMA VIRUS? Non esiste una cura in grado di eliminare il virus, pertanto è importante poter diagnosticare tempestivamente le alterazioni delle cellule del collo dell’utero, che talora il virus HPV può causare, eseguendo regolarmente il Pap test. In questo modo ci si potrà accorgere per tempo di eventuali lesioni sospette del collo dell’utero che possono essere o controllate o eventualmente trattate.

SI PUO’ PREVENIRE L’INFEZIONE DA HPV? Si. Esistono in commercio 2 tipi di vaccino contro l’HPV: il Cervarix ed il Gardasil. Il Cervarix protegge esclusivamente contro i tipi HPV 16 e 18, il Gardasil, in uso nei Servizi sanitari della Regione Lazio, invece protegge anche dai tipi 6 ed 11 che causano i condilomi genitali.

COSA SONO I CONDILOMI GENITALI? I condilomi, piccole escrescenze benigne rosee, lisce o a forma di “creste di gallo”, si presentano isolate o a gruppi; si localizzano prevalentemente sui genitali esterni ed intorno all’ano. I condilomi sono indolore e solo occasionalmente danno prurito. Esistono trattamenti efficaci per curarli e non si trasformano in tumori. I condilomi sono conseguenti ad una infezione trasmessa con i rapporti sessuali. L’uso del profilattico non protegge completamente in quanto le aree a rischio di infezione si trovano anche al di fuori delle aree coperte.

IL VACCINO E’ SICURO? Sì, il vaccino è sicuro in quanto non contiene il virus vivo attenuato, ma particelle sintetiche simili all’involucro esterno del virus. Per questo non c’è nessuna possibilità di infezione causata dal vaccino. Le reazioni avverse gravi alla somministrazione del vaccino sono estremamente rare. Più comune è il dolore nella zona dell’iniezione; talvolta si possono osservare effetti collaterali quali febbre, nausea, vertigini, mal di testa e dolori articolari; generalmente comunque sono sintomi di lieve entità e di breve durata.

IL VACCINO E’ EFFICACE? Da tutti gli studi clinici è emerso che il vaccino, se somministrato quando la donna non ha ancora avuto contatto con il virus, assicura una protezione molto elevata (90-100%) nei confronti delle infezioni da HPV 16 e 18 e delle lesioni pre-tumorali da essi provocate. Poiché circa il 30% dei tumori del collo dell’utero non è provocato dagli HPV 16 e 18 contenuti nel vaccino, è comunque importante eseguire regolarmente il Pap test anche dopo essersi vaccinate.

QUANTO DURA L’EFFICACIA DEL VACCINO? Gli studi attualmente disponibili assicurano una protezione per almeno i 9 anni successivi alla vaccinazione. In futuro la prosecuzione degli studi fornirà informazioni sulla ulteriore durata della protezione e sulla eventuale necessità di una dose di richiamo.

PER CHI E’ RACCOMANDATA LA VACCINAZIONE? Il vaccino ha lo scopo di prevenire l’infezione, non di curarla: è opportuno quindi somministrarlo prima del possibile contatto con il virus, cioè prima dell’inizio dei rapporti sessuali. Se una ragazza è già entrata in contatto con il virus l’efficacia della vaccinazione nel prevenire le infezioni e le lesioni pretumorali da HPV16 e 18 si riduce notevolmente scendendo a circa il 40%.

A CHI E’ RIVOLTA LA VACCINAZIONE GRATUITA? Il Servizio Sanitario garantisce la vaccinazione gratuita a tutte le ragazze nel corso del dodicesimo anno di vita (cioè dal compimento degli 11 anni). L’Azienda Sanitaria di residenza invita le ragazze interessate ad effettuare la vaccinazione con una lettera inviata a domicilio.

CHE COSA OFFRE IL SERVIZIO SANITARIO ALLE RAGAZZE ED ALLE DONNE OLTRE I 12 ANNI ? Attualmente le ragazze che non si fossero vaccinate durante il 12° anno di età possono vaccinarsi gratuitamente fino al compimento del 19° anno di età nei Servizi vaccinali della ASL. Studi clinici hanno dimostrato che il vaccino è efficace e sicuro anche per le donne fino a 45 anni, per il vaccino quadrivalente, o 55 anni per il bivalente. Va sottolineato comunque che l’efficacia decresce notevolmente dopo l’inizio dei rapporti sessuali. Non si giustifica pertanto da parte del Servizio Sanitario una offerta sistematica del vaccino a queste donne, che possono comunque effettuare la vaccinazione a prezzo agevolato nel Servizio vaccinali della Asl (vedi la tabella seguente).

CHI, DOVE E COME SI ESEGUE LA VACCINAZIONE? La vaccinazione è eseguita dagli operatori sanitari degli ambulatori vaccinali delle ASL (vedi la tabella seguente). Il vaccino viene somministrato in due iniezioni intramuscolari nel muscolo della parte alta del braccio (deltoide) da eseguire nell’arco di sei mesi (3 dosi per le ragazze di età superiore ai 14 anni).

E’ PREVISTA LA VACCINAZIONE NEI MASCHI? Attualmente alcune regioni italiane, ma non il Lazio, offrono la vaccinazione anche ai maschi. Infatti é stata dimostrata l’efficacia del vaccino nel prevenire le lesioni tumorali del pene, della zona anale e perineale provocate dal Papilloma virus, eliminando così anche il rischio di contagio durante i rapporti sessuali.

SI PUO’ ESEGUIRE LA VACCINAZIONE IN CASO DI GRAVIDANZA? Il vaccino non deve essere somministrato alle donne in gravidanza perché gli studi clinici effettuati fino ad ora non hanno ancora prodotto risultati conclusivi in merito. Se una ragazza rimane incinta dopo aver iniziato il ciclo vaccinale, deve aspettare la fine della gravidanza prima di completarlo.

SE SI E’ VACCINATE E’ NECESSARIO COMUNQUE ESEGUIRE IL PAP TEST? Il vaccino protegge dai Papillomavirus tipo 16 e 18, più frequentemente responsabili del tumore della cervice uterina. Il Pap test invece permette di evidenziare le alterazioni cellulari del collo dell’utero, anche quelle provocate da altri tipi di HPV non contenuti nel vaccino. Il Pap test, quindi, continuerà a essere un controllo indispensabile per ogni donna. L’associazione della vaccinazione e del Pap test rappresenta oggi la modalità più efficace e completa per la prevenzione del tumore del collo dell’utero: il vaccino non sostituisce lo screening con il Pap test e lo screening non sostituisce il vaccino, bensì è raccomandata la loro integrazione. La ASL Roma C ha in corso un Programma di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori del collo dell’utero che prevede l’invito a eseguire un Pap test ogni tre anni a tutte le donne dai 25 ai 64 anni, come raccomandato dalle Linee Guida nazionali e internazionali. Le donne interessate possono telefonare, per prenotare l’esame, al Numero Verde 800405051 del programma di screening dal lunedì al venerdì dalle ore 8.00 alle ore 18.00.

Introduzione alle 100 domande sull’HPV Che cosa sono le 100 domande sull’HPV?

♦ Sono tre documenti di domande e risposte sul papilloma virus umano (HPV).
♦ Due sono rivolti sia alle utenti sia agli operatori dei programmi di screening per la prevenzione del tumore del collo dell’utero, dei consultori e degli ambulatori vaccinali. Un documento è rivolto ai soli operatori. I tre documenti sono i seguenti:
Alcune informazioni sul virus HPV: informazioni brevi per le utenti Altre informazioni sul virus HPV: informazioni approfondite per le utenti Virus HPV: informazioni per gli operatori
I documenti si possono scaricare dai siti dell’Osservatorio Nazionale Screening e del GISCi. Che cosa è l’HPV?
♦ E’ un virus associato in modo causale al cancro della cervice ed è presente praticamente in tutti i tumori invasivi. Negli ultimi anni è diventato disponibile un test per la sua identificazione. Dal febbraio 2007 è disponibile un vaccino preventivo.
Perché fare le 100 domande sull’HPV?
♦ Da gennaio 2008 è partita la vaccinazione gratuita per le ragazze nel 12° anno di vita. Attualmente il test HPV è raccomandato come test di screening primario, come test di triage di ASC-US, e in altri contesti particolari.
♦ Anche oggi sia le utenti sia gli operatori degli screening si devono confrontare con domande sull’HPV, non tutte di facile risposta. A parte poche eccezioni, non è facile trovare in rete un’informazione di qualità e in lingua italiana sul papillomavirus.
♦ L’HPV comporta anche sfide comunicative non indifferenti, legate a due tematiche difficili come le malattie sessualmente trasmissibili e i tumori. Alcuni studi evidenziano che, comunque utilizzato, il test HPV tende a indurre un preciso carico d’ansia, aggiuntivo rispetto a quello legato alla diagnosi di Pap-test anormale. Questa consapevolezza ha spinto i ricercatori ad analizzare il fenomeno e far emergere indicazioni utili su come comunicare sul- l’HPV, in particolare cercando di individuare temi e domande chiave sull’HPV.
Come è nato il Progetto 100 domande?
♦ L’Osservatorio Nazionale Screening ha tra i suoi scopi quello di promuovere la qualità della comunicazione. Nel 2003 ha favorito la nascita del Gruppo di lavoro interscreening sulla comunicazione (GDLIS), che raccoglie operatori di GISCi GISMa e GISCoR.
♦ Tra gli obiettivi del GDLIS c’è quello di sviluppare un’informazione di qualità sugli screening oncologici. I primi due progetti realizzati riguardano l’HPV e lo screening del carcinoma del colon retto.
Sono davvero 100 le 100 domande?
♦ No, ma continuano a crescere e potrebbero diventare molte di più.
♦ Inoltre, questo titolo ci piaceva molto. Usarlo è stato anche un modo per riconoscere il contributo dato allo screening da due documenti, che sono stati una risorsa preziosa per molti operatori.

A chi sono destinate?
♦ Due documenti sono destinati sia alle utenti sia agli operatori: uno contiene le informazioni brevi sull’HPVun altro delle informazioni più estese.
♦ Il terzo documento contiene informazioni specifiche per gli operatori.
Quale è l’obiettivo delle 100 domande?
♦ Fornire alle utenti e agli operatori dei programmi di screening citologico, dei consultori e degli ambulatori vaccinali un’informazione di qualità sull’HPV.
Che cosa vuol dire una informazione di qualità?
♦ Una informazione di qualità deve essere chiara, accessibile, aggiornata, basata sull’evidenza, trasparente sui propri limiti e capace di indicare ulteriori fonti di informazione. Deve inoltre identificare chiaramente i propri destinatari e obiettivi, e fornire informazioni coerenti con questi dal punto di vista grafico, dei contenuti e del linguaggio.
♦ Idealmente, dovrebbe essere sviluppata assieme ai destinatari, o comunque aver messo in atto un meccanismo di verifica con questi.
♦ Sottolineiamo però che l’informazione scritta non è mai sostitutiva di una buona comunicazione interpersonale, ma complementare ad essa.
Come sono state sviluppate Alcune informazioni sull’esame per il papilloma virus, le informazioni brevi sull’HPV?
♦ Il documento Alcune informazioni sull’esame per il papilloma virus utilizza i risultati della revisione dei materiali informativi utilizzati nel triage per l’HPV dello screening citologico di Firenze.
♦ L’indagine è stata condotta mediante gruppi focus con utenti, una tecnica di ricerca qualitativa che esamina nel corso di una discussione guidata da un moderatore il maggior numero di aspetti, positivi e negativi, associati a un argomento di cui tutti i partecipanti hanno esperienza specifica.
♦ Tra febbraio e giugno 2006 sono stati effettuati sei gruppi focus della durata di circa 1 ora e mezzo ciascuno.
Quali sono stati i risultati di questa prima fase del lavoro?
♦ L’indagine ha confermato la difficoltà di comunicare sull’HPV. I materiali testati sono risultati scarsamente comprensibili e capaci di provocare ansia e disagio. L’incomprensibilità è risultata collegata al lessico utilizzato, alla lunghezza del testo, al numero dei temi trattati, alla loro sequenza logica e alla frammentazione con cui le informazioni erano fornite nel corso del triage. Il disagio era acuito dal fatto che l’invito a eseguire il test non forniva informazioni sul virus né consentiva di ottenerle tramite un front office telefonico.
♦ L’ansia osservata nelle utenti era provocata dalla difficoltà di capire i punti chiave dell’informazione fornita e di contestualizzare il reale rischio di tumore e le modalità del contagio. Tali risultati sono in linea con quanto sottolineato successivamente da uno studio analogo.
Il nuovo materiale è risultato comprensibile?
♦ Dall’indagine è emerso che le informazioni brevi sull’HPV diventano comprensibili solo quando sono sintetiche e concentrate sugli aspetti essenziali della sequenza infezione-cancro.
♦ E’ anche importante che le informazioni siano fornite assieme all’invito a eseguire il test HPV e che specifichino come se ne possano ottenere altre di più approfondite.
Come sono state sviluppate le informazioni più estese per le utenti e quelle per gli operatori?
♦ La prima fase del lavoro aveva identificato una serie di domande sull’HPV aggiuntive rispetto a quelle contenute nel materiale di base. Le utenti avevano considerato queste domande rilevanti ma ritenevano che le risposte dovessero essere fornite a voce dagli operatori oppure che fossero disponibili in rete.
♦ Nell’autunno del 2006 si è riunito un gruppo di operatori con esperienza diretta del contatto con le utenti degli screening. Il gruppo ha completato la lista delle domande supplementari e ha formulato la prima bozza delle risposte.
♦ Queste risposte sono state testate in due ulteriori gruppi focus che si sono tenuti a Rimini alla fine del 2006.
♦ Il gruppo ha anche sottolineato la necessità di formulare un documento informativo specifico per gli operatori, complementare ma più approfondito rispetto ai due documenti per le utenti.
♦ Nel 2007 sono stati completati il documento esteso per utenti e quello per operatori. Tutti i materiali sono stati rivisti dagli altri membri del gruppo, a cui è stato richiesto un particolare rigore nella verifica della correttezza dei contenuti.
Da chi è formato il gruppo di lavoro delle 100 domande HPV?
♦ E’ formato da operatori con diversi profili professionali: infermieri, ostetriche, biologi, ginecologi, patologi, oncologi, epidemiologi, medici di sanità pubblica, la maggior parte membri del GISCi.
♦ Gli operatori sono coinvolti nello screening con varie modalità: dal contatto diretto con le utenti nei front office telefonici e negli ambulatori di 1° e di 2° livello alla gestione dei programmi di screening e alla partecipazione a studi sull’HPV.
Che tipo di donne hanno partecipato ai gruppi focus?
♦ In totale 62 donne hanno partecipato a otto gruppi focus. L’età media era di 46 anni ( la più giovane e 73 la più anziana). Il 41 % era inferiore ai 45 anni.
♦ Il 3% aveva completato le elementari, il 21% le medie inferiori, il 56% le medie superiori. Il 20% era laureato.
♦ Il 71% aveva un’occupazione, il 25% erano casalinghe, il 2% pensionate, il 2% studentesse.
Come è proseguito il lavoro delle 100 domande HPV?
♦ Dal 2007 abbiamo aggiornato le 100 domande 7 volte. Inoltre, nel 2008 e nel 2009 abbiamo ritestato le informazioni brevi in altri tre gruppi focus con utenti.
Che difficoltà ha presentato questo lavoro?
♦ Abbiamo cercato di coniugare la correttezza dei contenuti con la loro rilevanza per i destinatari (utenti e operatori) e la loro comprensibilità da parte di questi.

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