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Streaming Shakhtar Donetsk Napoli Diretta Live Tv Gratis ( Ore 20:45 – Rojadirecta )

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Come vedere Shakhtar Donetsk – Napoli in streaming

Ovviamente la partita non sarà visibile in tv in chiaro, ma sarà trasmessa esclusivamente su Mediaset Premium sui canali Premium sport e premium Sport HD. E inoltre possibile guardare la sfida tra Juventus e Barcellona su dispositivi mobili quali tablet, cellulare,, computer, attraverso le applicazioni Mediaset play mentre i non abbonati potranno acquistare la gara in pay per view. È possibile altresì seguire in diretta Shakhtar Donetsk Napoli su particolari siti che offrono canali tradizionali e soprattutto la copertura in diretta tv e streaming gratis di Shakhtar Donetsk – Napoli .  Si spera che oggi vada un po’ meglio per italiane, infatti dopo la bruttissima sconfitta della Juventus contro il Barcellona per tre a zero e un difficile pareggio della Roma contro Atletico Madrid, oggi scenderà in campo il Napoli di Sarri quale proverà a sottomettere l’ostico Shakhtar. Lo Shakhtar è un avversario da non prendere sottogamba, è una squadra molto fisica e una formazione temibile che la portati fino alla fase girone di Champions League. Se state pensando di guardare in streaming gratis il match su Rojadirecta, vi segnaliamo che il sito è stato oscurato su territorio nazionale perché considerata illegale e quindi vi sarà praticamente impossibile seguire il match su questo sito.

Dove vedere Shakhtar Donetsk – Napoli diretta Live Tv

Come abbiamo già visto, la partita potrà essere seguita sui canali a pagamento di Mediaset Premium e in particolare sul canale Premium sport con la diretta a partire dalle ore 20:45. Come Vedere Shakhtar Donetsk – Napoli Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Mercoledi  13 Settembre alle ore 20:45 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.Ci sono molte alternative a rojadirecta, ma la cosa più giusta migliore da fare, e fare un abbonamento con Mediaset Premium, infatti era proprio lui a trasmettere Shakhtar Donetsk – Napoli alle ore 20:45, la piattaforma è in grado di divulgare la partita supplici, tablet e smartphone tramite le applicazioni premium play.

Shakhtar Donetsk – Napoli Champions League fasi a gironi.  Si gioca per la Champions League  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative Come vedere Shakhtar Donetsk – Napoli, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTubeFacebook LiveStream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.

E’ per la lode si passi da Charkiv: da quell’universo luccicante in cui lasciarsi andare con i propri sogni coltivati in queste (ultime) dieci partite, vinte di slancio, da un anno calcistico all’altro, mostrando la propria ferocia (quella di Bologna, con l’Atalanta) o lo stile accattivante da etoile (quella di sempre, del calcio danzato). Eccolo qua il Napoli superstar e si perde, gioiosamente, tra le sue stelle, portandosi dentro quell’allegria contagiosa d’un primato che lascia sprizzare autostima da ogni poro, da un filotto in cui c’è un ponte tra due stagioni così eguali eppure anche un pochino diverse tra di loro: cinque successi per chiudere quel campionato ricco di spettacolo (e finito al terzo posto, alle spalle di Juventus e Roma) e cinque per riaprire un’annata con metoccata, usando la testa ed una praticità che pareva sconosciuta ad una squadra di scugnizzi co­raggiosa e impavida, ca­pace di attaccare ad ol­tranza e non fermarsi mai in quest’epoca Sarri.

RECORD. Cinque su cin­que, come Rafa Benitez nel 2013, quando ven­ne avviato il processo di internazionalizzazione che partì battendo Borus- sia Dortmund, Bologna, Chievo, Ata­lanta e Milan: si può anda­re oltre, è una speranza, ma lo Shakhtar è uno spaurac­chio, porta in giro la sua esperienza ed anche la sua versatilità, ha gambe e corsa per arriva­re (spesso) prima sul pal­lone, ma al Napoli piace credere che sia possibi­le restare aggrappata alla sua tendenza pure un po’ cinica e tornarsene a te­sta alta, come da quel 23 aprile, quando a Reggio Emilia (contro il Sassuo­lo) finì 2-2 e cominciò un altro corso. Inter, Cagliari, Torino, Fiorentina e Sampdoria nella fase discen­dente del torneo che sta alle spalle: complessiva­mente diciassette reti fat­te, che si sommano alle tredici attuali e fanno 30 tonde tonde, certificazio­ne di una natura (si direb­be d’una cultura) che non ha subito av­vitamenti, nonostante le differenze colte qua e là.

TOP TEN. E’ un’altra sfida, e quasi con se stesso, a cui ha dato il via il doppio pre­liminare di Champions (quattro reti in 180 minuti al Nizza) e le tre «triplet­te» per Verona, Atalanta e Bologna, trattate alla pari, senza diseguaglianze, per scoprire che praticamen­te nulla è cambiato, che c’è un Napoli votato all’at­tacco e però anche capa­ce di difendere, che c’è un «disegno» collettivo, ver­rebbe da chiamarlo piano, e porta dove è sem­plice immaginare.

LA STRISCIA. Quindici ri­sultati consecutivi in cam­pionato (ultima sconfitta, al san Paolo, contro l’Ata­lanta, il 25 febbraio) auto­rizzano a chiedere anche altro, per esemp io di ten­tare di egua­gliare quel­la striscia po­sitiva di sedi­ci partite che con Sarri ha caratterizza­to la fase del cambiamen­to, il passag­gio dal rom­bo al tridente, nell’autunno-inverno del 2015-2016. Però questa è un’altra storia, riguarda il campionato, e adesso c’è la Champions (si de­ciderà stamani per Chiriches: lussazione ad una spalla, che gli è già stata ri­dotta, ovviamente), con il suo fascino ed il suo ri­chiamo, con la magìa che s’avverte nell’aria, con la musica che fa da colon­na sonora.

Si racconta che Dries Mertens non abbia esultato dopo il gol rifilato al Bologna, perché consapevole del fatto che non avrebbe giocato la gara d’esordio in Champions League. Un atteggiamento che non ha lasciato strascichi, ma che rende bene l’idea di quanta competitività ci sia in questo Napoli. Proprio così, perché stasera potrebbe toccare proprio al capocannoniere della squadra cedere il posto a Arkadiusz Milik al centro dell’attacco. Una scelta dovuta al mini turnover stabilito in precedenza dall’allenatore che dovrà disciplinare per bene le energie in considerazione dei tanti impegni previsti in questo mese. Resta il dubbio tra l’escluso. Sarri è stato vago, lasciando intendere che in panchina potrebbe andare anche Insigne. Ritorna titolare, dunque, l’attaccante polacco dopo aver giocato dal primo minuto soltanto nella gara di campionato, a Verona, segnando anche un gol. Un momento importante per questo ragazzo, restituito alla causa dopo l’infortunio al ginocchio ed il conseguente recupero durato da gennaio a giugno della scorsa stagione.

CONCORRENZA Fin qui, Milik se n’è stato buono, aspettando il proprio turno, convinto che l’allenatore gli avrebbe dato quelle opportunità che l’avrebbero restituito al grande calcio. E il suo pensiero s’è tramutato in realtà già dai primi giorni del ritiro di Dimaro, quando Sarri ne ha seguito la preparazione con grande interesse. D’altra parte, sa bene il tecnico di avere a disposizione un potenziale offensivo di grandi qualità e Milik fa parte di questo progetto tecnico che punta tantissimo sulla forza dell’attacco. Proprio lui fu il protagonista, lo scorso anno, nella gara d’esordio a Kiev, contro la Dinamo, segnando una doppietta. «Le ricordo quelle due reti, mi hanno aiutato tantissimo. Non so se avrò questa chance, ma preferisco parlare della squadra e non di me. Dobbiamo raggiungere il nostro obbiettivo e molto dipenderà da questa partita contro lo Shakhtar», ha osservato Milik.

I minatori sono ancora in esilio, anche se si sono avvicinati a casa. Da gennaio lo Shakhtar, che prende il nome dall’economia mineraria della sua regione, ha affittato per un anno lo stadio di Kharkiv, a circa 300 chilometri da Donetsk, mentre prima si esibiva a Lviv, Leopoli in italiano, dall’altra parte dell’Ucraina, al confine con la Polonia. Nella nuova sede è stata festeggiata la doppietta campionato-coppa: almeno riflette buoni auspici. Nella città del club il calcio comunque non è sparito del tutto: squadre di dilettanti organizzano la coppa della «Repubblica popolare di Donetsk», un territorio autoproclamato nazione dai separatisti filo-russi che proseguono la guerriglia contro l’esercito di Kiev. C’è pure una nazionale che ha giocato contro quella di Luhansk, altra regione vicina che confina con la Russia, dove la guerra non è mai stata messa a tacere. Rapporti settimanali indicano le violazioni continue al cessate il fuoco ordinato dalle diplomazie: l’ultimo, domenica scorsa, parla di 254 attacchi con armi, una vittima e cinque feriti. Lo Shakhtar, prima del bombardamento dello stadio, è fuggito il 16 maggio 2014 e non è più tornato, anche se ora si è avvicinato al suo cuore.
SECONDA CASA A Kharkiv un’enorme statua di Lenin, la più grande dell’Ucraina, si innalzava nella piazza della Libertà anche nel 2012, durante l’Europeo che rappresentò il massimo fulgore sportivo della nazione. I magnati che controllavano l’economia del paese, con affari alla luce del sole e al buio della corruzione, mostravano tramite il calcio un contatto con il popolo. Se Rinat Akh- metov, boss dello Shakhtar, comprava dal Brasile tanti futuri campioni, Serhiy Kurchenko, proprietario del Metalurg Kharkiv, portava nella sua scuderia anche Papu Gomez, che, parole sue, «dal Catania potevo passare ad altri club italiani più prestigiosi, ma gli ucraini mi offrirono il triplo». Circa due milioni, per chiarire. Lo stadio del Metalurg, dove si giocherà stasera, è rimasto deserto, perché il club è fallito e Kurchenko scappato. Il Papu ha ripreso la via dell’Italia ai primi scoppi anche in questa zona, poiché gli era venuta una strizza terribile, «in strada vedevo gente con il mitra, il conflitto stava arrivando», racconta sempre. Ma erano spariti anche i soldi. Taison, Azevedo e Marlos sono passati allo Shakhtar, che garantiva lo stipendio e anche una vita meno rischiosa nel quartier generale provvisorio (anche adesso) a Kiev. Stasera saranno riconosciuti dai loro ex tifosi.

NUOVA VITA II monumento di Lenin è stato abbattuto il 28 settembre di tre anni fa, per togliere la patina sovietica. L’era Lucescu è finita due stagioni fa, dopo 12 anni e 22 trofei, compresa la Coppa Uefa del 2009. Adesso comanda Paulo Fonseca, portoghese, ex Porto, che ha sfruttato il 4-2- 3-1 e il manipolo di brasiliani. Non sono famosi come Willian, Fernandinho, Alex Texeira, Douglas Costa, Luiz Adriano, tutti gli sconosciuti che Mircea portava qui, svezzava, vedeva partire a prezzi decuplicati:

«Ero allenatore, psicologo, educatore». Sono arrivati con lui anche Bernard, un simil Insigne per le misure e la tecnica, Marlos e Taison: tre pericoli, anche entrando dopo. «Il Napoli ha un attacco magnifico e un gioco fra i più belli d’Europa, ma anche noi li affrontiamo aperti, spero di vedere grande calcio. Nel gruppo vogliamo sorprendere», ha detto Fonseca. Lo Shakhtar ha 9 partite ufficiali nelle gambe, dal 15 luglio; un mese di vantaggio sul Napoli. Non ha una casa.

I segni della storia molto spesso s’incrociano con quelli del destino. Un anno fa, era il 13 settembre, il Napoli fece l’esordio nel girone B di Champions League, battendo la Dinamo Kiev all’Olimpisky Stadium: al gol di Garmash rispose Milik con una bruciante doppietta. Esattamente un anno dopo, la storia si ripete e i segni del destino si confondono con l’esigenza della scaramanzia. Il Napoli è atteso ancora in Ucraina, stavolta a Kharkiv contro lo Shakthar e con la sensazione che Milik possa giocare dal 1’, al centro dell’attacco, con Callejon e Mertens che lo accompagnarono anche a Kiev. Insigne inizialmente fuori? Maurizio Sarri, in conferenza allo stadio Metalist, non lo esclude.

«La possibilità di vedere Mertens e Milik in campo insieme, esiste, ovviamente con Callejon. Li vedrete appena farò riposare Insigne e non so se questo accadrà, se in questa partita oppure in futuro», potrebbe essere un indizio o semplicemente una suggestione. Forse, nemmeno la scaramanzia convincerà il tecnico a ripetere quella formazione di un anno e lasciare Insigne in panchina. E’ molto più probabile che fuori rimanga Mertens, anche perché nel gioco delle coppie, ormai il belga non viene più considerato attaccante esterno e il ruolo di vice-Insigne appartiene a Ounas. «Sto pensando solo a questa partita e non al mio futuro – ha detto Sarri in risposta a una domanda sulle considerazioni di Raiola -.

Anche perché lo Shakhtar viene erroneamente sottovalutato, per noi sarà una gara durissima, contro una formazione abituata a fare la partita. Hanno giocatori molto offensivi e attaccano costantemente con almeno 6 elementi, tra cui gli esterni di difesa. Dobbiamo prepararci anche a una gara di attesa e dovremo essere abili a sfruttare gli spazi che ci lasceranno. Evitiamo i paragoni con la Dinamo Kiev di un anno fa, lo Shakhtar è meno fisico ma molto più tecnico». E questo particolare potrebbe diventare un vantaggio per il Napoli recente, abituato a sopportare la pressione in attesa del momento giusto per colpire con un trio di cui sappiamo che sarà composto con certezza solo da Callejon e Milik. Il supporto solito arriverà da Hamsik, che il tecnico del Napoli difende in maniera appassionata, nonostante lo abbia utilizzato nelle prime 5 gare stagionali per una media di 61,6 minuti a partita: un turnover poco gradito dall’entourage del capitano azzurro.

«Marek lo supporto nei momenti difficili – ribatte Sarri – perché so che poi mi darà il 101%. Per me è insostituibile ed è questa la ragione che mi porta a sostituirlo spesso, altrimenti con il ritmo forsennato della stagione agonistica non avrebbe tempo per rifiatare. Quando un fuoriclasse come lui vive un momento difficile, io lo sostengo e lo utilizzo ancora di più». Il resto della formazione prevede l’assetto da combattimento a centrocampo, con Allan e Diawara in vantaggio su Zielinski e Jorginho, mentre non sono previste novità in difesa, solo Albiol si riprenderà il posto che Chiriches gli aveva sottratto a Bologna. «Il nostro obiettivo è quello di superare il turno – chiosa Sarri – ma il Manchester City resta la favorita per vincere il girone. Poi, non va dimenticato che abbiamo preso la peggiore avversaria della quarta fascia, il Feyenoord. Partire con il piede giusto sarà fondamentale«.

A distanza di un anno, di nuovo titolare in Champions League. L’ora di Arkadiusz Milik dovrebbe scoccare al Metalist stadium di Kharkiv, stasera, 12 mesi dopo l’exploit contro la Dinamo Kiev. Nessuna conferma da parte di Sarri, però la presenza del bomber polacco in conferenza stampa dovrebbe avere un significato chiaro nella previsione della sfida di questa sera. «In questo ultimo anno sono cresciuto molto e sono diventato più forte mentalmente, perché non potendo giocare per un lungo periodo ho lavorato molto sotto l’aspetto psicologico. Mi piacerebbe molto ripetere l’esordio dello scorso anno, sempre qui in Ucraina», la memoria di Milik torna a quella serata in cui fu autore della doppietta alla Dinamo Kiev, grazie alla quale il Napoli riuscì a rimontare e vincere la gara d’esordio in Champions.

«Conta molto di più il risultato della squadra, che la mia eventuale presenza in campo dal primo minuto. Posso dire con assoluta certezza – racconta Milik – di essere pronto al cento per cento e la conferma c’è stata di recente, quando ho giocato con la mia Nazionale e non ho avuto problemi». Già, la Nazionale, quella che l’8 ottobre dello scorso anno gli tarpò le ali nel mentre stava per spiccare il volo con la maglia del Napoli. Un anno dopo, Milik sente di aver cancellato il lungo momento negativo e vuole tornare al gol nella massima competizione continentale, quello che gli manca da 349 giorni. L’ultima volta risale al 28 settembre 2016, precisamente dal 54′ di Napoli-Benfica, un netto successo (4-2) che diede al Napoli l’illusione di essere ormai a un passo dalla qualificazione agli ottavi. Poi il crac al ginocchio di Milik, il momento di sbandamento e la chiusura al primo posto del girone, soltanto all’ultima sfida, proprio in casa del Benfica. «Ci aspetta una partita fondamentale e dobbiamo giocare il nostro calcio per provare a vincere contro un’avversaria ostica.

Il girone è molto duro – aggiunge il bomber polacco – e non c’è bisogno di presentare lo Shakhtar, lo conoscono tutti, noi dobbiamo farci trovare pronti e fare il nostro gioco con il possesso palla per creare le solite opportunità di andare in gol. Faremo di tutto per vincere». Delle 5 partite disputate quest’anno dal Napoli, Milik ha giocato soltanto 76 minuti, 15 contro il Nizza al San Paolo ed il resto a Verona, nell’unica volta da titolare e con gol annesso. L’idea è quella di un calciatore dalla possente struttura fisica, che ha solo bisogno di trovare la continuità per ritrovare la sua migliore condizione. «Non credo di aver perso qualcosa, anzi, sono cresciuto in questo periodo – dice Milik -, sia come giocatore che come uomo. Ora mi sento un giocatore più forte di prima e sto arrivando al top, prontissimo per giocare».

Come Vedere  Shakhtar Donetsk – Napoli su Rojadirecta

E’ scintillio d’un istante, nell’estasi che stordisce, nella felicità assoluta. E’ il calcio: nella sua sintesi perfetta, nella perdizione collettiva, nel gol. E’ il calcio nella sua modernità, in cui s’incrociano Progetto & Talento, ed è il Napoli, nella sua espressione Alternativa, nella Filosofia d’un Decennio (e oltre), nella Rap- presentazione di un’Idea.
E’ il football 3.0, la scelta di vita, la magìa d’una formula «diversa» in cui l’Identità è la materia prima: è il Napoli di Josè Maria Callejon e di Marek Hamsik, di Lorenzo Insigne e di Dries Mertens, la gioia esplosiva d’un gol, la favola da raccontare (se possibile) sin da Charckiv, in questa notte da Champions da vivere aggrappati a se stessi.

SUPERMEN. E’ il quartetto che incanta, che seduce e ipnotizza, è un’orchestra ammaliante nella sua armonia: è il calcio verticale però anche l’intelligenza che brilla in quella colata che arriva da Callejon e Ham- sik, da Insigne e da Mertens, duecentonovantotto gol che sono lì a testimoniare l’estro e la genialità e la voracità d’uomini nati per segnare.
DIEGO & COMPANY. E’ il Napoli dei «fab four» ed è musica che s’avverte ovunque, al San Paolo però anche all’estero, in quest’era geniale che combina l’intelligenza di Callejon alla elasticità di

Hamsik, l’intraprendenza di Insigne alla versatilità di Mertens: meno per brindare ai trecento gol, per toccare una cifra che (statisticamente) è «pazzesca» e che esprime compiutamente il valore d’un concetto che sfugge alla normalità. C’è un calcio vario, ampio, pianificato sin dal 2004 – da quando nasce il Napoli di De Laurentiis – e che prima Benitez e ora, ripetutamente Sarti, hanno amplificato, internazionalizzandolo con gli uomini e ingigantendolo negli schemi che trascinano sistematicamente al di là della soglia delle cento reti stagionali. Ma c’è dell’altro, c’è la consistenza d’una fiducia replicata, nelle scelte del passato e che alla distanza illuminano: nel decennio di Hamsik ci sono centotredici gol; nei sei anni di Insigne ne sono entrati cinquanta; e il lustro della ditta Callejon e Mertens ha collezionato, rispettivamente, sessantaquattro e settantuno prodezze, che alimentano un bilancio di una enormità indiscutibile. Oro, meraviglia!
CIN CIN. LaChampions è la Via Lattea di questo Mondo e in questo bagliore di stelle – aggiungendoci Mi- lik, frenato da un infortunio carogna ma candidato al centro dell’attacco nelle ultime ore della vigilia – quel poker d’assi insegue se stesso ed un obiettivo che aiuterebbe a dare un senso prestigioso a questa vita fosforescente, in cui il gol la fa da padrone: Hamsik è ad un niente da Maradona e l’astinenza – insolita per lui in questa fase della stagione che in genere è propizia – non è divenuta un’ossessione e Insigne – che invece potrebbe/dovrebbe riposare stasera – è in perfetta tendenza con il proprio, recente passato; almeno quanto Cal- lejon e Mer- tens, che hanno cominciato come sempre, che escono dai nascondigli (lo spagnolo) o puntano dritto al cuore della questione (il belga). Perché in questo calcio infarcito di pressing, forcing, diagonali c’è un’eco che si staglia pure in Ucraina: gol…

Dov’eravamo rimasti? Da Nizza a Charchiv è un viaggio teoricamente breve – e però intenso – in cui è semplice scorgere la nuova rotta, la scelta diversa d’essere Napoli, l’andatura per restare possibilmente fedele a se stesso. Sarri, qualcosa è cambiato. «E’ successo, vero, però con Atalanta e Bologna, nella gare in cui siamo stati meno eguali a noi stessi, abbiamo trovato quella solidità difensiva che ci mancava e che ci ha consentito poi di vincere grazie all’enorme qualità offensiva. Ma se continuiamo così, prima o poi ne perdiamo una. E comunque a me piace di più il Napoli che diverte». C’è una possibilità che Insigne riposi? «Con gli uomini che ho a disposizione, c’è sicuramente. Ma non so quando questo potrà accadere: se adesso o magari alla prossima o a quella successiva ancora». Le difficoltà esistono…ovviamente. «Lo Shakhtar è forte, molto forte. E’ abituato a fare la partita, ha giocatori offensivi assai tecnici e sa attaccare con tanti uomini, con i quattro davanti e gli esterni che si proiettano. So che ci costringerà a restare bassi e ci metterà in difficoltà. Noi dovremmo essere bravi a cogliere le opportunità». Questi sono punti più pesanti, considerati i valori del girone. «La prima giornata è condizionante, in genere. Ed è dunque importantissima. Non sarà facile passare il turno, considerata la forza delle altre squadre, ma questo è il nostro obiettivo».
Le recenti sofferenze cosa signifcano?
«Che abbiamo trovato avversari difficili ma anche che stiamo bene, perché le abbiamo risolte nel finale». E un Hamsik così appesantito la preoccupa?
«Marek per me è insostituibile. Ha capacità di andare a giocare tra le linee che non ha nessun altro.

Esce sempre perché devo farlo riposare parzialmente e quando un fuoriclasse del suo genere vive un momento difficile io lo sostengo ancora di più e lo faccio giocare. Così sono certo che poi avrò da lui il 101%». Raiola ha avuto modo di parlare di lei, prevedendo il suo addio….
«E la squadra me la trova lui? E’ una supposizione sua, basata – che ne so – su qualche sua esperienza, sulle conoscenze del mercato. Ma questa per me è l’ultima cosa a cui pensare. Io ho la Champions in testa e il fascino di queste gare con il Napoli».

Come Vedere  Shakhtar Donetsk – Napoli in Streaming Gratis

INVIATO A CHARKIV – Il pericolo viene da lontano: da un calcio così diverso, così distante da un macrocosmo dominato dallo Shakhtar in lungo e in largo. La Storia è raccolta in una bacheca imponente: dieci scudetti, undici coppe, otto supercoppe in Ucraina e però anche l’Uefa del 2009 e i trofei d’un passato nell’Urss. «Ma stavolta bisognerà giocare in maniera differente e non credo che riusciremo a stare sempre nella metà campo dell’avversaria».

VITA IN TRAFERTA. Benvenuti a Charkiv, la casa dello Shakhtar, un Torre di Babele con tredici ucraini su ventotto e otto brasiliani guidati dal talento autentico di Bernard Anicio Caldeira Duarte, un gemette dal quale diffidare, tutto dribbling ed onestà intellettuale. «Conviene stare attenti, perché il Napoli sa come far male: ha qualità in ogni settore del campo e in ogni singolo, ha un gioco meraviglioso, però noi ne conosciamo i punti deboli. Peccato non essere riusciti a preparaci come avremmo voluto».
CALCOLI, ANZI NO. E’ una vigilia che si accende, che vibra e scatena sensazioni da domare: è la serata di Bernard, per gli ucraini (giustamente) una stella ma anche una sfida da affrontare con l’intelligenza giusta, uscendo dagli equivoci generati dal campionato ucraino, dalla capacità di comandare sempre. «Sarà una gara aperta ma non credo ci verrà consentito di stare troppo nella loro metà campo. Dovremmo usare la testa, interpretarla con la mentalità giusta che serve in queste partite internazionali».
OBIETTIVO. Ci sarà da immergersi in questa Champions che lo Skakhtar conosce, per aver ripetutamente frequentato, ignorando il vissuto in Patria; e ci sarà da attaccare egualmente, perché Bernard comunque non si accontenta. «Il pari non ci basta, bisogna partire con il piede giusto. Ma è anche abbastanza chiaro che stavolta non ci sono favoriti, non ce ne possono essere. E’ un match assai equilibrato, nel quale la differenza la faranno vari fattori. Noi vogliamo regalarci una vittoria, per donarla alla nostra gente, ma sappiamo che anche il Napoli va in campo con la stessa mentalità. Un’ora e mezza in cui può succedere di tutto».

La domanda nasce legittima, quando Shakhtar-Napoli sta per cominciare e lascia scivolare via i suoi primi veli, abbattendo il luogo comune della pretattica che Maurizio Sarri demolisce, inaspettatamente, con una frase nella quale è obbligatorio andare a leggere: «Non so se Insigne possa riposare, è una ipotesi». E’ un’Idea che sorge dal campo, dai rivoli di stanchezza colti qua e là, tra le prestazioni in Nazionale e anche quella di Bologna: è una opportunità da concedersi, mescolando il tridente, anzi ricostruendolo come un anno fa (a Pescara), quando ad un certo punto, per sistemare una pratica improvvisamente difficile (2-0 per gli abruzzesi), fu necessario puntare su Callejon, Milik e Mertens.
RIECCOLI. E allora: è un ritorno al passato, a quella serata nella quale il tridente inedito – sino a quel momento – mostrò di parlare lo stesso linguaggio.
Raccontano le statistiche, che sono lì per la memoria: due gol di Milik al Pescara, poi ancora il polacco e lo spagnolo (pure lui in doppietta) con il Milan e avanti così, in un avvio di stagione elettrizzante e rovinato dall’infortunio del centravanti. Insigne non smette da un anno circa, perché è dal 26 ottobre (gara con l’Empoli) che le gioca tutte quante dall’inizio: quarantatré partite tutte d’un fiato cominciate da titolarissimo possono anche bastare, per ritrovare un po’ della freschezza perduta….

CENTROCAMPO. Ma il Napoli cambia ancora, forse, perché l’acido lattico sembra abbia travolto anche Jorginho, che a Bologna è stato costretto a viaggiare sotto ritmo, andando pure in affanno: la candidatura di Diawara nasce da lontanissimo, dalla passata stagione, da quella percezione robusta di fiducia nel ragazzino espressa attraverso la maglia da titolare nelle ultime quattro partite di Champions, due delle quali con il Real Madrid. E allora, toccherà a lui, stavolta, o almeno c’è da sospettarlo, lasciando che le possibilità oscillino nell’incertezza: 55% per Diawara, il resto per Jor- ginho. L’ultimo socio della metà campo, dando per indiscutibile Hamsik, va scelto tra Allan e Zielinski e pure in questo caso s’anniderebbe un sospetto piccolo-piccolo, se il brasiliano di Bologna – ma anche quello delle partite precedenti – non avesse dimostrato di possedere una condizione atletica sgargiante, nettamente superiore a quella degli umani.
DIFESA. C’è Chiriches (reduce dalla lussazione con conseguente riduzione) però probabilmente per la tribuna, al massimo per la panchina: perché il regista, là dietro, è Raul Albiol, che a Bolo- gnaha giocato poco più di un tempo utile per scaldare i muscoli e che in Champions League è una specie di istituzione. Il resto sa di scontato: Hy- saj sulla destra, Koulybali in mezzo e Ghoulam a sinistra. E’ già accaduto tanto, troppo, in attacco.

Come vedere  Shakhtar Donetsk – Napoli in Diretta Live Tv

A volte basta poco, forse anche l’espressione del volto, quel sorriso sincero che spacca la sala stampa ed induce a sospettare che tocchi a lui: «Io sto bene, al cento per cento, e l’ho dimostrato anche in Nazionale». E allora, gioca Milik, che parla (sarà un caso?) ed è serenissimo nello spazzare qualsiasi tipo di perplessità in una vigilia che sente finalmente sua, dopo essere rimasto a lungo ai margini di quel fenomeno chiamato Mertens: «Io sono pronto per giocare, però decide Sarri».
INTUIZIONI. Eccoli là, uno vicino all’altro, e se la spassano in quell’incertezza che nasce dalla scelta del giocatore da mandare a parlare con i giornalisti: ci può mai andare un un uomo destinato alla panchina? Sarri sa come destreggiarsi con l’ironia («le conferenze le organizza Lombardo, ma la formazione la faccio io») e però sembra subito evidente che qualcosa, nelle gerarchie di questo momento, stia cambiando: Insigne è stanco, Milik ha una voglia matta da dentro e un fisico con il quale ci si può tranquillamente organizzare per andare allo scontro con lo Shakhtar: «La condizione è buona, mi sento bene, è passato tanto tempo dall’infortunio ed ho ritrovato me stesso». L’Ucraina, di nuovo, proprio come un anno fa: 2-1 a Kiev con doppietta di quel Milik che si presentò a Napoli alla sua maniera, con prepotenza, staccando di testa e cominciando a cancellare la sagoma imponente di Higuain. «Io di me non amo parlare, ma quelle due reti le ricordo con piacere e devo dire che mi sono state molto d’aiuto. Poi è arrivato quel periodaccio, l’intervento al ginocchio, ma è tutto superato: anzi, vi dico di più, io sto persino meglio dell’agosto scorso. Sono uscito da quella fase rinforzato ed in questi mesi sono cresciuto. Mi sento più forte mentalmente. E sono qua a disposizione di Sarri». C’è qualcosa di nuovo, anzi di antico, nel tridente del Napoli.

Complimenti vivissimi: «Attualmente, considero Sarri il migliore allenatore italiano». Niente male il benvenuto in Ucraina di Paulo Fonseca al collega, però la certezza è che oggi in campo il tecnico dello Shakhtar sfilerà i guanti bianchi e proverà a rendere la vita impossibile al Napoli: «E’ la favorita del girone con il City, e anche se non sarà facile vorremmo sorprendere tutti».

CHE RISPETTO. Comincia così, con estremo rispetto, la consapevole chiacchierata pre Champions di Fon- seca. Uno che certe partite e certe vigilie le ha vissute anche altrove. «Al Porto, dove sentono molto la competizione: all’epoca ero più preoccupato, ma è la stessa cosa debuttare con lo Sha- khtar». Un esordio niente male, verrebbe da dire: «Ho grande ammirazione per il Napoli e per Sarri, l’allenatore italiano numero uno del momento: sono molto forti e la loro impostazione di gioco è tra le migliori d’Europa».
MERAVIGLIOSO. E non finisce qui: «Hanno caratteristiche differenti rispetto alle squadre che siamo abituati ad affrontare e un attacco meraviglioso, e l’anno scorso hanno perso soltanto quattro volte. Sarà una partita molto dura, dovremo impegnarci al massimo per ricavarne qualcosa di buono, ma sia chiaro: il nostro obiettivo è il campionato». Finale con analisi tecnica: «Siamo votati al gioco, proprio come il Napoli, e dunque mi auguro di vedere un gran calcio». I tre migliori azzurri? «Mica facile fare nomi: Hamsik, Milik, Mertens, Koulibaly e tanti altri. Hanno grande qualità nei singoli e nel collettivo: vincere sarebbe importante, ma non è decisivo».

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