sabato , luglio 21 2018
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Streaming Gratis Austria Vienna Milan Diretta Live Tv Link Rojadirecta

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Matthias Sindelar era Mozart in calzoncini. Vienna negli anni Trenta era una delle capitali del mondo e Sindelar in città spiegava calcio. Lo chiamavano «Cartavelina» e Vittorio Pozzo lo descriveva come un uomo asciutto in modo impressionante: «Pareva piatto, sottile, trasparente come se — scusate la frase alpina un po’ irriverente — la madre ci si fosse per errore seduta sopra appena nato. A vederlo giocare si trasformava. Era il padrone della palla, l’artista della finta». I viennesi in quegli anni parlavano di Sindelar e musica classica nei caffè, perché il clima culturale era di livello e l’Austria Vienna non aveva la malinconia di oggi. Nel 1933 giocò la Mitropa, una Coppa Campioni dell’Europa centrale, e in finale trovò l’Inter, allora Ambrosiana. Una partita a Milano e una a Vienna, come quest’anno. All’andata 2-1 nerazzurro, al ritorno 3-1 austriaco con tripletta di Mozart. Meazza finì triste e nero con l’arbitro: durante la premiazione, piangeva.

IL NAZISMO E CAMILLA La storia di Sindelar ogni tanto riappare e fa sempre riflettere sul coraggio di un no. Nei mesi dell’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania hitleriana del 1938, le due nazionali giocarono un’amichevole al Prater. L’ultima prima dell’unione in una sola grande Germania. Vienna in questo non è cambiata: si gioca ancora lì. L’Austria, contro le logiche di potere, vinse 2-0: gol di Sindelar e del suo amico Karl Sesta. Matthias in quei giorni disse due volte no: no al saluto nazista, no all’inserimento nella nazionale tedesca per il Mondiale del ’38. Nel gennaio 1939 fu trovato morto, a letto assieme a Camilla Castagnola, una ragazza italiana conosciuta in ospedale a Milano. Motivazione ufficiale: avvelenamento da monossido di carbonio. Colpa della stufa per il riscaldamento. Si è scritto che non era vero, che «Cartaveli- na» era stato avvelenato, e capire adesso quale sia la verità è troppo complicato. Di sicuro Sindelar è stato eletto miglior calciatore del secolo, di sicuro al suo funerale a Vienna c’erano migliaia di persone, di sicuro lo scrittore austriaco Alfred Polgar ha scritto per lui un necrologio da lacrime: «Vivere e giocare a football in una città tormentata, distrutta e oppressa, avrebbe significato tradire Vienna. Ma come si può giocare a calcio così? E come si può vivere, quando la vita senza il calcio è niente?»

Come vedere Austria Vienna – Milan in streaming

Ovviamente la partita non sarà visibile in tv in chiaro, ma sarà trasmessa esclusivamente su Mediaset Premium sui canali Premium sport e premium Sport HD. E inoltre possibile guardare la sfida tra Austria Vienna – Milan su dispositivi mobili quali tablet, cellulare,, computer, attraverso le applicazioni Mediaset play mentre i non abbonati potranno acquistare la gara in pay per view. È possibile altresì seguire in diretta Austria Vienna – Milan su particolari siti che offrono canali tradizionali e soprattutto la copertura in diretta tv e streaming gratis di Austria Vienna – Milan .  Si spera che oggi vada un po’ meglio per italiane, infatti dopo la bruttissima sconfitta della Juventus contro il Barcellona per tre a zero e un difficile pareggio della Roma contro Atletico Madrid. Se state pensando di guardare in streaming gratis il match su Rojadirecta, vi segnaliamo che il sito è stato oscurato su territorio nazionale perché considerata illegale e quindi vi sarà praticamente impossibile seguire il match su questo sito.

Dove vedere Austria Vienna – Milan diretta Live Tv

Come abbiamo già visto, la partita potrà essere seguita sui canali a pagamento di Mediaset Premium e in particolare sul canale Premium sport con la diretta a partire dalle ore 20:45. Come Vedere Shakhtar Donetsk – Napoli Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Mercoledi  13 Settembre alle ore 20:45 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.Ci sono molte alternative a rojadirecta, ma la cosa più giusta migliore da fare, e fare un abbonamento con Mediaset Premium, infatti era proprio lui a trasmettere Shakhtar Donetsk – Napoli alle ore 20:45, la piattaforma è in grado di divulgare la partita supplici, tablet e smartphone tramite le applicazioni premium play.

Proprio la squadra di Liverpool – un club che secondo Transfermarkt ha giocatori per cui i cartellini in totale superano i 250 milioni di valore, tra questi il fenomeno assoluto Wayne Rooney (uno da oltre 300 gol in carriera tra club e nazionali) – sarà l’avversaria della squadra di Gasperini nell’esordio in Europa League (ore 19 in diretta su Sky Calcio).
Saranno quasi ventimila i tifosi presenti allo stadio per sostenere Papu Gomez e compagni nonostante non si giochi all’Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo: l’Uefa ha infatti dichiarato lo stadio non adatto ad una competizione internazionale perchè «non rispetta gli standard europei». Colpa dei gradoni in tribuna “Ubi Giulio Cesare” pare. Le partite europee del club di Percassi si giochera- no dunque al Mapei Sadium di Reggio
Emilia, la casa del Sassuolo (che in passato – oltre alle partite internazionali dei nero verdi – ha ospitato la finale di Champions League femminile). «Peserà non avere il supporto di casa, ma sono sicuro che verranno lo stesso tanti nostri tifosi a sostenerci». ha dichiarato il capitano Gomez in conferenza.

Per calcare il palcoscenico europeo la squadra di Gaspenni indosse – rà il suo vestito migliore: il tecnico di Grugliasco dovrebbe infatti schierare Conce de gala e non affidarsi, come molti dei suoi colleghi italiani, alle seconde linee. Un chiaro segnale che testimonia come i bergamaschi non abbiano nessuna intenzione di affrontare la competizione da comprimari ma vogliano essere protagonisti: «Giochiamo ogni partita al meglio delle nostre possibilità, vale per domani ma anche per il campionato, per noi sono tutti obiettivi importanti» ha dichiarato a tal proposito Gasperini. A proteggere Berisha tra i pali, dovrebbero esserci Toloi, Caldara e Masiello, insuperabili nell’ultima stagione. A centrocampo spazio ad Hateboer e Gosens, sulle fasce, mentre al centro ci saranno De Roon e Freuler, conpoco più avanti Kurtic. Davanti confermatissima la coppia Petagna-Gomez.

Alla vigilia del match Gasperini è apparso fiducioso: «L’Everton è fisicamente forte, per noi è come giocare contro Inter, Milan, Lazio e Fiorentina, sono partite difficili, ma noi abbiamo grande fiducia».
In campo questa sera non ci sarà solo l’Atalanta: ad iniziare l’avventura in Europa League ci saranno infatti anche Milan e Lazio.
La squadra di Montella scenderà in campo alle 19 (in diretta esclusiva su Sky) contro l’Austria Vienna. Sarà fondamentale trovare la vittoria dopo lo scivolone in campionato contro la Lazio di Simone Inzaghi. Il tecnico campano proporrà la difesa a 3, più indicata per le caratteristiche di Bonucci. Insieme al capitano giocherà sicuramente Romagnoli sul centro-sinistra, dubbio invece tra Musacchio e Zapata sul centro-destra. A centrocampo confermato Biglia – nonostante la pessima prestazione di domenica – insieme a Calhanoglu e Kessié, con Abate e Antonelli sulle corsie laterali. Davanti inedita coppia formata da Kalinic e André Silva.
La Lazio sarà invece in campo alle 21 (diretta su TV8) in casa del Vitesse. Vincere questa sera vorrebbe dire fare un passo importante in ottica qualificazione, considerando che gli olandesi sono la terza forza del girone e non dovrebbe essere un problema fare sei punti contro il Zulte Waregem. Rispetto al match di domenica, Inzaghi dovrebbe attuare un po’ di turnover, con Caicedo davanti al posto di Immobile e Murgia a sostituire Milinkovic-Savic.

Non è solo colpa (o… merito: dipende dai punti di vista) del pesante ko dell’Olimpico contro la Lazio se stasera vedremo un Milan profondamente cambiato. Certo, la sconfitta ha fatto rumore ed è stata analizzata con molta attenzione: ma Montella, nel suo programma di avvicinamento alla condizione migliore, aveva comunque previsto che a Vienna sarebbe scesa in campo una squadra diversa. Negli uomini, certamente, ma anche nel modulo.

Detto e fatto

E così, eccoci a salutare, tanto per cominciare, la prima da titolare di Nikola Kalinic, l’ultimo, in ordine temporale, degli undici acquisti portati a termine da Mirabelli e Fassone. Con il Milan che fin da inizio luglio ha bussato alla sua porta (ma solo a fine agosto la Fiorentina ha ceduto), il croato non ha certamente effettuato una grande preparazione. Logico, dunque, che ci volessero almeno tre settimane per vederlo finalmente in campo dal primo minuto. Ma a Kalinic, Montella non chiederà di essere semplicemente il terminale offensivo della squadra: vuole vedere in avanti i movimenti dei due attaccanti (e quindi spazio anche ad Andrè Silva), visto che questa formula offensiva, almeno a leggere il suo recente passato di allenatore, non rientra certamente tra le sue favorite. Ma il Milan di quest’anno dovrà essere in grado di giocare in tanti modi e con tanti, forse tutti i giocatori della rosa. Prepariamoci, allora, a cambiamenti continui, anche per poter star dietro alle tre competizioni cui il Milan è iscritto. Stasera, quindi, ecco i due attaccanti: per la gioia anche di Mirabelli, che tanto si è speso e ha speso per portarli in rossonero e che così potrà verificare la bontà delle sue scelte di mercato, peraltro sempre fatte in piena sintonia con il tecnico.

anche dietro

Ma come si è già scritto più volte nei giorni scorsi, la rivoluzione di Europa League passerà anche e soprattutto dalla difesa. Il ritorno di Romagnoli e la necessità di “coprire” Bonucci per evitare altri passi falsi come a Roma, non potevano che portare a questa scelta. Come già a Skopjie, anche stasera però non si vedranno quelli che dovrebbero essere i tre difensori titolari: Musacchio andrà in panchina per dare spazio a Zapata. I ricordi in terra macedone, quando ancora il Milan era una macchina da gol, non sono particolarmente piacevoli: solo le parate di Storari avevano impedito ai rossoneri di subire gol dai modesti giocatori dello Shkëndija. Anche in questo caso, resta da capire perché Montella preferisca non puntare su quella che, presumibilmente, sarà poi la soluzione più gettonata. Ma è anche vero che, così facendo, almeno per ora non crea scontenti o emarginati. E il morale della truppa non può che averne giovamento.

Più del gioco conterà lo spirito. Perché è la rassegnazione, più ancora che il risultato, ad aver fatto arrabbiare Montella domenica pomeriggio. E quella, il suo Milan, non dovrà mai più averla: «A prescindere dal modulo e dai giocatori, quello che voglio vedere subito è una reazione comportamentale. Da adesso in avanti non voglio mai più vedere sul piano del temperamento la squadra di domenica». E’ un messaggio forte e chiaro, quello che lancia il tecnico. Vuole far capire che se anche si passa alla difesa a tre, se anche si gioca con i due attaccanti, il punto deve essere un altro: ovvero cambiare mentalità.

Turn over

Anche perché, e Montella lo dice chiaro, nessuno si aspetti che questo Milan nel corso della stagione sia spesso uguale nelle scelte: «Il calcio moderno non consente di giocare sempre nello stesso modo o con gli stessi giocatori. A maggior ragione se, come succede a noi, dovremo disputare tre competizioni. Conto di portare avanti tutta la rosa che ho a disposizione, di non lasciare nessuno per strada». Il pericolo di non trovare continuità non è dunque messo in conto: tutti devo essere utili alla causa, tutti devono saper giocare con un modulo o con un altro.

Casa Milan

E poi c’è il discorso legato all’Europa, a quel Dna rossonero che non si può disconoscere. E’ stato lungo e faticosissimo ritrovare l’Europa, adesso bisogna andare più avanti possibile: «L’obiettivo è non solo quello di passare alla fase successiva, ma di vincere proprio il girone. Dovremo cominciare subito bene, perché il sorteggio non è stato così benevolo come si crede. L’Austria Vienna è una squadra che non sarà facile affrontare. E attenti anche al Rjeka, che gioca un calcio molto interessante». Montella ha studiato con molta attenzione gli austriaci: «E’ una squadra in continuo movimento, organizzata e propositiva. Possono scambiarsi di ruolo e credo possa essere difficile a livello difensivo per noi. Sarà una gara di corsa e transizione, molto diversa da quelle del calcio italiano». E le difficoltà dello scorso anno della Roma sono lì a confermarlo.

Tocca a Romagnoli

In difesa, oltre alla conferma di Bonucci che sembra, con Donnarumma, uno dei pochi indiziati per fare il pieno di presenze, ci sarà anche Romagnoli, oltre a Zapata. E proprio l’ex giallorosso garantisce, a nome di tutta la squadra, la riscossa: «Siamo molto preparati, tutta la squadra lo è. Abbiamo visto dei video, sono una buona formazione e dobbiamo mettere tutto quello che abbiamo. Domenica abbiamo fatto una brutta figura ma adesso ci siamo, vogliamo dimostrare che siamo il Milan. Personalmente sto bene, ci ho messo un po’ a recuperare. Ora devo solo giocare per tornare al meglio».

Dopo i quattro gol incassati all’Olimpico e le immediate ipotesi di un inevitabile ridimensionamento, il Milan è subito chiamato a una inversione di tendenza. Lo può fare già stasera, al Prater di Vienna, magari sospinto dalle gesta di coloro che la maglia rossonera l’hanno vestita ricoprendosi di gloria, negli anni passati. In realtà, è un caso che si giochi nel più grande impianto di Vienna: nello stadio dell’Austria Vienna sono infatti in corso lavori di riammodernamento. E allora, seppure un po’ per caso, ecco che il Milan di oggi si trova a giocare proprio nell’impianto in cui il Milan di Berlusconi ha disputato due delle otto finali tra Coppa dei Campioni e Champions League della sua epopea. Nella prima, 1990, in campo c’era il Milan degli olandesi Gullit, Rijkaard e Van Basten e hanno vinto contro il Benfica per 1-0; nella seconda, invece, 1995, è arrivata una sconfitta contro l’Ajax guidata da quel Kluivert (goleador della finalissima) che poi avrebbe proseguito la sua carriera proprio in rossonero.

Abbordabile

Nulla di quei fasti può ripetersi questa sera, anche perché l’avversario, almeno sulla carta, appartiene al rango delle squadre di fascia media. L’Austria Vienna, infatti, si è classificato al secondo posto nello scorso campionato austriaco ed è al secondo posto anche in quello attuale. Nella scorsa edizione di Europa League, la squadra ha giocato nel gruppo con la Roma. A Roma ha pareggiato 3-3, in casa ha perso 2-4. E proprio ricordando quei match, il tecnico Fink ha parlato del Milan: «La Roma giocava tutto su Dzeko, ora invece mi aspetto una squadra con due attaccanti ma sappiamo già come fermare le squadre italiane».

Il portoghese fotomodello e il croato silenzioso giocano insieme da mesi, anche se nessuno li ha mai visti. Il Mi- lan nei giorni del mercato li ha immaginati sempre in coppia, come un eterno piano B. Compriamo Morata o quei due? Aubameyang o quei due? Belotti o quei due? In fondo, si prendevano al prezzo di un solo attaccante: una quarantina di milioni André Silva, una trentina Nikola Kalinic. Due per uno. Il mercato ha fatto il suo corso e in qualche giornata di agosto il Milan ha sperato di cambiare coppia: Silva più uno dei big. Alla fine però è tornato sull’idea originale. Totale: 63 milioni, 38 per André e 25 per Nikola. A meno di sorprese, Montella questa sera li metterà in campo insieme dal primo minuto: sarà la prima volta e sarà interessante.

LA TATTICA II Milan alle 19 inizierà il girone di Europa League contro l’Austria Vienna. Ci saranno tre difensori e due attaccanti, ma la matematica non conta. Conta la chimica. Kalinic e André Silva possono girare per il campo, non sono monodimensionali, sanno dare una mano alla squadra, però nell’anima restano due attaccanti centrali. La sfida sarà vedere come si combinano, se ci sarà una punta centrale e una seconda punta che gli gira intorno oppure si alterneranno. Soprattutto, come il Milan riuscirà ad azionarli. Conti, infortunato, e Rodriguez (fuori per turnover, come Borini) sono rimasti a Milano con le loro catapulte da cross e Calhanoglu è favorito su Bonaventura per l’unico posto da mezzala creativa. Così, non è scontato che arriveranno decine di palloni, più logico pensare che Sil- va&Kalinic dovranno interagire per procurarsi occasioni in autonomia.

L’EUROPA Montella ieri ha fatto capire che la coppia giusta è 7 più 9: «Nikola sta crescendo di condizione, è molto altruista. Può giocare assieme a un altro attaccante». Appunto. L’idea è testare il duo in una partita non complicata — l’Austria Vienna non ha un terzo della pericolosità della Lazio — per valutare quanto spesso riproporre la coppia in campionato. Han Li in giornata arriverà a Vienna per vedere l’esperimento, con la speranza che la musichetta dell’Europa League scateni i ricordi. Kalinic nella seconda coppa si è costruito una seconda vita e André Silva nel playoff ha vissuto fin qui il suo miglior momento milanista: doppietta a San Siro allo Shkendija. Nikola invece tra il 2014 e il 2017 è salito addirittura a 10 gol: 5 con la Fiorentina e 5 con il Dnipro, compreso uno nella finale contro il Siviglia. Senza quel torneo, non sarebbe arrivato a Firenze e poi a Milano.

IL PASSATO Montella forse può dire lo stesso, perché l’Europa League con la Fiorentina ha alimentato la sua fama di allenatore propositivo, capace di farsi apprezzare anche lontano dalla quotidianità della Serie A. Il Prater poi aggiunge romanticismo. Qui il Milan per cui tifava da ragazzo ha vinto una Coppa Campioni, qui l’Austria Vienna è stata allenata da Joachim Lòw, l’allenatore campione del mondo con la Germania. Era il 2003-04, Kalinic era un ragazzo nelle giovanili dell’Hajduk Spalato e André Silva un bambino che scopriva il calcio in una frazione di Porto. Insieme forse si troveranno bene o magari no. Montella però ha una certezza: peggio di come è andata negli ultimi tempi con Bacca, non potrà andare.

Vincenzo Montella racconta con un sorriso che «il Milan torna a casa» ed è qualcosa di molto diverso rispetto a quando l’ha fatto domenica sera. Stavolta tornare a casa significa rimettere piede in quello che il Milan considera il suo habitat naturale. Toccherà al profumo d’Europa cancellare i cattivi odori del campionato. E in prima battuta toccherà al tecnico rossonero mostrare di nuovo il volto più bello del Milan. Per farlo Montella ha sfiorato in particolare le corde della mente, che a Roma hanno prodotto suoni orribili.

SI CAMBIA Ma anche la parte tattica ha avuto la sua bella rimescolata: da stasera si passa alla difesa a tre che, come spiega l’allenatore, non sarà un dogma assoluto da qui alla fine della stagione, ma probabilmente diventerà il sistema di riferimento. Poi, quello che avverrà da lì in su magari cambierà a seconda delle esigenze: «Questa squadra può giocare in tanti modi, compreso il 3- 5-2 e il 3-4-2-1, e potrà continuare anche col 4-3-3». Archiviando per un attimo il vecchio modulo, il resto del ragionamento è chiaro: avendo in rosa gente come Suso e Calhanoglu, varrebbe la pena rispolverare il vecchio mestiere del trequarti- sta. Stasera sarà più facile vedere il turco sistemato da interno accanto a Biglia e lo spagnolo in panchina, anche se nelle prove dei giorni scorsi Jesus è stato alternato con André Silva accanto a Kalinic. La linea difensiva invece dovrebbe essere la stessa di Skopje: Zapata, Bo- nucci e Romagnoli. Quella volta non andò molto bene, ma Romagnoli nel frattempo è cresciuto molto. «Sto bene – racconta Alessio – e sono molto affamato, come tutta la squadra.

Domenica è stata una brutta figura. Abbiamo molta rabbia e abbiamo capito gli errori».
REAZIONE Se lo augura anche Montella, che come sempre cerca di sdrammatizzare la situazione: «Se ogni sette partite ne vincessimo sei e perdessimo una, sarebbe una buona media – sorride -. A Roma è stata una brutta sconfitta che va accantonata e in questi giorni ho visto una squadra con un atteggiamento diverso. Mi aspetto una reazione, anche perché non siamo quelli di domenica, soprattutto in termini di temperamento. Le critiche comunque non mi disturbano. Tutto nella norma, fanno parte del gioco così come erano stati esagerati i complimenti. Come sono gli austriaci? In continuo movimento, è una squadra propositiva e ben organizzata». In città c’è molta attesa (anche per rivedere all’opera il Milan in Europa) e i viola di Thorsten Fink, che in campionato sono terzi a meno sette dalla vetta, sotto sotto covano la speranza di fermare i rossoneri, come successe un anno fa nel 3-3 con la Roma.

Per chi ama leggere i segni del destino, le indicazioni dell’urna di Montecarlo erano state chiarissime. Come se il dio del pallone avesse voluto dire al Milan: ricordatevi chi siete. Da dove venite. E che cosa siete stati in grado di fare. Vienna, Atene: più che un girone, il sorteggio del gruppo D è sembrato una celebrazione dei trionfi rossoneri. Quattro finali di Coppa dei Campioni, di cui tre messe sull’aereo di rientro a Milano. E due stadi: l’Olimpico di Atene e il Prater di Vienna. Stasera si riparte da qui, da questo impianto che qualche anno fa ha cambiato nome – ora è Ernst Happel Stadion -, ma è sempre lui. Quello in cui nel 1990 il Milan vinse contro il Benfica la quarta Coppa dei Campioni della sua storia – la seconda consecutiva dell’era Berlusconi – e in cui cinque anni dopo perse contro l’Ajax. Sempre nel segno di Rijkaard. Il Prater, bombardato durante la guerra e adesso stadio a cinque stelle Uefa: dopo le strettoie dei turni preliminari, l’avventura europea rossonera ricomincia su un prato che qualcuno ricorda molto bene. Billy Costacurta giocò entrambe le finali e a chi storce un po’ il naso nel pensa

re che stavolta si tratta dei gironi di Europa League, replica così: «Questa per il Milan è una rinascita, una ripartenza. La via per iniziare a riavvicinarsi a quella squadra, a quell’Olimpo che per tanti anni è stato la normalità. E’ ancora più bello ricominciare da qui e l’Europa è il palcoscenico migliore per scrollarsi di dosso la Lazio».
Partiamo dalle cose belle: la finale del ‘90. Che clima c’era al Prater?
«Magnifico, grande tensione ed entusiasmo e l’impianto era bellissimo. Decisamente più avanti del Camp Nou: spogliatoi fantastici, campo stupendo, tutto nuovo ed elegante. Al Camp Nou sentivi l’odore di umidità, mentre il Prater è un salotto che amo, e che ricalca la città: eleganza non ostentata ma visibile».
Finì 1-0 con gol di Rijkaard, però nella memoria dei tifosi è una coppa meno sentita di altre.

«E’ vero, e vale anche per noi giocatori. Io per esempio metto sul podio il 4-0 con la Steaua e la vittoria sulla Juve. Perché? Semplice, giocammo male e arrivavamo da un campionato in cui era molto forte la delusione per uno scudetto buttato via. Contro il Benfica meritammo, ma non giocammo da Milan. Con la meravigliosa sfida dell’anno prima a Barcellona contro la Steaua il confronto è impietoso, a livello emotivo e di gioco. Era un Milan solido, ma con giocatori inconsapevolmente un po’ svuotati, sfilacciati».
Era in ballottaggio con Filippo Galli: giocò lei e prese 7 in pagella.
«In realtà ero abbastanza sicuro che avrei giocato io (ride, ndr)… No, la verità è che ringrazierò Filippo per tutta la vita, perché per me è sempre stato uno stimolo e un esempio. Vorrei anche ricordare che quell’anno facemmo il triplete: Coppa Campioni, Intercontinentale e Supercoppa Europea. In quei casi ti senti invincibile».
E’ corretto dire che nel ‘95 l’Ajax chiuse un’era milanista?
«Sì, loro erano più forti e avevano un’organizzazione tutta nuova. Giù il cappello. Per noi si stava chiudendo un ciclo, ma allo stesso tempo ne stavamo aprendo un altro».

Nel ‘90 segnò Rijkaard, nel ‘95 fu lui a innescare il gol di Klui- vert: una storia particolare.
«A fine partita, una scena incredibile: mentre tutto l’Ajax ovviamente festeggiava, lui era da noi per consolarci. Ci abbracciava uno a uno e io gli dissi “Frank vai a fare festa coi tuoi”, perché lui era dispiaciuto per noi e noi per lui».
Ora il Milan ha altri problemi…
«Quando Montella parla di distrazioni esterne, ha ragione. A livello tecnico vedo errori guaribili. La cosa più grave semmai è la mancanza di reazione dopo i gol. A me Montella piace perché ha un calcio propositivo. Ora passerà alla difesa a tre, ma non credo che la chiave di volta sia quella: serve più attenzione di squadra e sui dettagli, deve lavorare sulla mentalità. Comunque ben vengano gli schiaffi presi forti e subito: così i giocatori abbassano le ali e si concentrano sulle cose reali».

 

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