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Web tax, la Ue accelera Sono un caso le vendite su Amazon e eBay

Mentre l’Unione europea si prepara a cercare un accordo sulla web tax — la questione sarà discussa oggi e domani al- l’Eurogruppo e all’Ecofin in programma a Tallin ed entro fine mese la Commissione Ue presenterà una proposta europea — Londra apre un altro fronte fiscale contro i giganti di Internet. Nel mirino c’è l’Iva evasa nel Regno Unito da parte delle società extra Ue, che vendono sulle piattaforme online senza pagare quanto dovuto al fisco, grazie alla scarsa trasparenza e alla poca collaborazione con le autorità dei colossi del web.

A rilanciare l’accusa è stato l’Ufficio delle Entrate e delle Dogane di Sua Maestà, nel corso dell’udienza del 13 settembre davanti al Comitato dei Conti pubblici (Public Account Commitee o Pac) alla Camera dei Comuni del Parlamento inglese. In gioco ci sono fino a 1,5 miliardi di sterline all’anno, circa 2 miliardi di euro, di Iva non pagata. Una truffa fiscale che penalizza soprattutto le piccole aziende britanniche, spesso costrette a chiudere i battenti.

Lo schema funziona così: Amazon ha fornito, spedito e raccolto i soldi dei prodotti custoditi nei suoi magazzini in Gran Bretagna venduti da 23 mila imprese extra Ue. La colpa di Amazon? Non aver controllato che tutte queste imprese siano registrate per pagare l’Iva nel Regno Unito. Davanti al Pac il gruppo Usa è stato perciò «pubblicamente» accusato di «trasparenza incompleta» sui venditori esteri che operano sul suo sito. Ma «privatamente» le Entrate e le Dogane di Sua Maestà credono che Amazon sia di ostacolo invece di fornire i dati che potrebbero aiutare a reprimere la frode, sostiene il quotidiano inglese The Times.

Le stime indicano che la truffa valga un terzo di tutte le vendite: tra 1 e 1,5 miliardi di sterline di Iva evasa all’anno a fronte di vendite pari a 7,5 miliardi nel 2016. E poiché il mercato retail online britannico è stimato in circa 26 miliardi di sterline, fino a un terzo delle transazioni sarebbero fraudolente. Mentre i giganti online incassano commissioni milionarie. Non solo. A distanza di 5 anni dai primi rilievi delle autorità fiscali contro i giganti del web la situazione non è migliorata, e a dispetto delle nuove leggi: l’ufficio delle Entrate l’anno scorso ha recuperato appena 50 milioni .
Amazon, però, respinge le accuse, sostenendo di aver rimosso 400 società dalla lista dei rivenditori approvati per le vendite sul suo sito. All’udienza alla Camera dei Comuni erano presenti anche senior manager del gruppo di Jeff Bezos e eBay. La loro difesa: le piattaforme online ora richiedono ai venditori di dimostrare di essere registrati per l’Iva. Eppure, nonostante le registrazioni da parte di società extra Ue siano aumentate di 25 volte negli ultimi 2 anni, la somma delle tasse perdute è calata meno del 5%.

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