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Francia shock, rissa al supermercato: c’è la Nutella in offerta

Ha davvero dell’incredibile quanto sta accadendo in Francia, dove la Nutella è andata in sconto e pare che la gente sia arrivata persino alle mani pur di accaparrarsi un vasetto. Non si tratta di una bufala ma di quanto realmente accaduto nella giornata di ieri nella regione della Loira dove il supermercato Intermarchè pare abbia messo in sconto la Nutella tanto che i clienti si sarebbero fiondati proprio per andarne a comprare almeno un vasetto scontato al 70%. Lo sconto in effetti era molto invitante Perché si trattava di uno sconto del 70% sui barattoli da 950 grammi e quindi il costo di un vasetto da quasi un chilo era di €1,41.

A raccontare questa giornata davvero piuttosto insolita e Folle sono stati i dipendenti dei punti vendita i quali hanno riferito di avere assistito ad un autentico assalto con persone che spingevano per assicurarsi un barattolo di Nutella. Più nello specifico un impiegato del Supermarket di Forbach (Mosella) avrebbe spiegato che in più di una circostanza sarebbero stati sul punto anche di chiamare la polizia per cercare di riportare la situazione alla normalità. Certo è che come abbiamo detto l’offerta era davvero piuttosto invogliante e soprattutto per gli amanti della Nutella,  che risultano essere davvero tanti. In genere un barattolo da 950 G viene venduto mediamente sulle 5-6 euro. Dipende dalle zone quindi la promozione in questione che permetteva di acquistare il barattolo da un chilo a €1,41 circa è stata considerata talmente tanto vantaggiosa che i francesi si sono fiondati nei supermercati per acquistare e una o più vasetti.

La promozione sarebbe dovuta durare circa 3 giorni ma in alcuni negozi la confezione da 950 grammi sarebbe andata esaurita nel giro di 15 minuti. Grande fermento anche sui social dove nella mattinata di ieri nel giro di pochi minuti sono stati pubblicati sui social media numerosi video di clienti che hanno preso completamente d’assalto gli scaffali dove erano posizionati tutti i vasetti della prestigiosa crema alle nocciole italiana. “Alcuni commessi sono stati malmenati. Sui rulli delle casse si vedevano solo barattoli di nutella, le persone non compravano null’ altro”, è questo quanto si legge su alcuni siti di informazione.

In alcuni supermercati non sarebbero mancati addirittura i feriti e non sono mancati clienti che hanno rimediato qualche livido, qualche cazzotto e qualche mano sanguinante. “E’ stata una guerra. Abbiamo venduto quello che normalmente vendiamo in tre mesi“, è questo quanto riferisce un commesso di uno dei tanti supermercati Intermarché della regione della Loira. Un altro impiegato del supermercato ha spiegato che sono stati subissati di telefonate dal momento in cui si è saputo dello sconto del 70%. “Una donna è stata strattonata per i capelli, una signora anziana è stata colpita con un barattolo in testa, un’altra aveva una mano piena di sangue. È stato orribile”, riferisce un cliente che ha assistito alla scena.

https://www.youtube.com/watch?v=5cwqgsWhfIg&feature=youtu.be

Che mondo sarebbe senza Nutella? Dice la pubblicità della crema alla nocciola più celebre della terra. Spalmata sul pane, a cucchiaiate o con le dita immerse direttamente nel barattolo: uno sfizio goloso, per molti un vero antidepressivo, così famosa da meritare un primato indiscusso tanto che da marchio è diventato un vocabolo di uso comune. La ricetta segreta come quella della Coca Cola, comprende un mélange di nocciole, zuccheri, oli vegetali, cacao e latte in polvere, che la rende un mito per generazioni di golosi. I “nutellomani” si sono uniti compatti nel giugno scorso per difendere l’oggetto dei loro desideri da una presunta minaccia proveniente dall’Unione europea.

Ferrero, l’azienda dolciaria produttrice della Nutella, è scesa sul piede di guerra contro le nuove regole europee sull’etichettatura dei prodotti alimentari, facendo credere che avrebbero potuto portare alla scomparsa della celebre crema spalmabile. Una polemica strumentale: Ferrero, per aumentare le vendite, da anni lavora sull’idea che la Nutella è un alimento sano, da mangiare tutti i giorni a colazione, e non un goloso sfizio, veicolando con le sue campagne pubblicitarie un’informazione scorretta (vedi riquadro a pag. 48). Con le nuove regole, ciò non sarà più possibile. Nessun rischio di sparizione, dunque: anzi, è positivo per i consumatori che le aziende siano costrette ad avere una maggiore trasparenza sui contenuti nutrizionali (in etichetta ci devono essere – tra gli altri – i  quantitativi di grassi e zuccheri). Anche perché l’eccessivo consumo di prodotti non idonei al nostro stile di vita, perché troppo grassi o zuccherati, ci sta portando a ingrassare tutti un po’ troppo. Detto questo, è proprio sull’etichetta che il peccato di gola più famoso d’Italia perde il confronto nel nostro test con la crema alle nocciole di Carrefour, che riporta tutte le informazioni nutrizionali e, a differenza di Nutella, non nasconde dietro la dicitura generica “olio vegetale” l’impiego di olio di palma, che contiene acidi grassi saturi (quelli che fanno alzare il tasso di colesterolo cattivo) e non certo sano come quello di oliva.

Tre in testa alla prova di assaggio Per valutare un aspetto fondamentale per un prodotto di questo tipo, vale a dire se piace, abbiamo fatto assaggiare i 17 prodotti a un folto gruppo di amanti del genere, sia adulti sia ragazzi (dagli otto anni in su). La prova è stata come sempre svolta presentando i prodotti in contenitori anonimi, per far sì che gli 88 assaggiatori non potessero risalire alle marche. Tre creme svettano: Carrefour, Nutella e Coop Solidal. In particolare i più piccoli hanno mostrato di preferire Carrefour alla Nutella. Da notare che Carrefour, con i suoi 3,70 euro al chilo, è tra i prodotti più economici: entrambe le altre premiate costano ben di più (rispettivamente 5,91 e 5,58 euro). Mentre, paradossalmente, non sono piaciute le due creme più care: Rapunzel, che è anche fra le più ricche di nocciole, e Venchi, che costa ben 25,43 euro al chilo. Povere etichette Che il profilo nutrizionale delle creme alla nocciola non sia proprio l’ideale per un consumo quotidiano lo abbiamo già sottolineato: da questo punto di vista le etichette sono corrette perché non riportano slogan né sulla bontà, né sulla genuinità del prodotto, tanto meno claim che sponsorizzino un consumo giornaliero. Certo, la fetta di pane con sopra la crema alla nocciola invoglia all’acquisto, ma è del tutto lecita. I giudizi che trovate in tabella tengono conto della presenza delle informazioni obbligatorie per legge, ma soprattutto di quelle facoltative (per esempio tipo di grasso, conservazione e contatti con il produttore), che fanno sempre la differenza in termini di trasparenza nei confronti dei consumatori.

Bocciati con un pessimo Conad, Nutkao e Venchi perché non rispettano alcuni obblighi di legge. Conad mette in primo piano un bicchiere di latte senza poi specificarne la percentuale nella lista degli ingredienti, Venchi fa lo stesso definendosi crema da spalmare al cacao con nocciole Piemonte Igp “dimenticandosi” di indicare la percentuale di cacao. Nutkao, invece, non mette la quantità di prodotto e il termine minimo di conservazione nello stesso campo visivo della denominazione di vendita. Rispettano gli obblighi di legge, ma non vanno oltre Magnum, Gandola, Choco Nussa (della catena discount firmata Lidl) e Lindt, che non si preoccupano di dare alcuna informazione nutrizionale e non rivelano nemmeno il tipo di grasso. Non raggiunge la sufficienza nemmeno Rik Rok di Auchan, perché la data di scadenza risulta davvero illeggibile. I produttori si sforzano poco: le informazioni nutrizionali non sono sempre presenti e sul tipo di grasso usato otto creme su diciassette mantengono il silenzio. Anche sulla conservazione i produttori non danno indicazioni precise: sono appena sette le etichette in cui si specifica di non tenere i vasetti in frigorifero, ma a temperatura ambiente. Zuccheri e grassi a volontà Le creme del nostro test sono tutte ricche di grassi e zuccheri. In media la metà del vasetto è fatta da zucchero: Rapunzel è quello che ne ha meno (32%), Nutkao dove abbonda di più (58%). Non abbiamo ritenuto di dare un giudizio su questo aspetto perché qualsiasi crema compriate comunque lo zucchero è sempre tanto. La crema che mettiamo su una fetta di pane (30 g circa) fornisce in media 15 g di zucchero, che corrispondono a ben due cucchiaini e mezzo. Anche con i grassi non si scherza. Un terzo del vaset to è fatto di sostanza grassa. Una parte viene dalle nocciole (l’11% circa), il resto da oli vegetali aggiunti.

L’unico che non aggiunge oli è Novi, dove la componente grassa è data solo dalle nocciole (presenti al 45%) e in minima parte dal burro di cacao. Ci sono comunque troppi grassi aggiunti in quasi tutti i prodotti testati. Si salvano solo Novi e Rapuzel che ha più grassi, ma quasi tutti provenienti dalla nocciola, quindi di buona qualità dal punto di vista nutrizionale. Sulla qualità dei grassi aggiunti bisogna dire che solo Venchi usa l’olio d’oliva (ricco di acidi grassi insaturi), le altre ripiegano su oli meno costosi e meno salutari, come l’olio di palma, di colza o di girasole. Il tipo di grassi usati è importante: non sono tutti uguali dal punto di vista nutrizionale e della salute. Le loro caratteristiche variano in funzione degli acidi grassi. Quelli saturi, di origine animale che si trovano nella carne e nei suoi derivati, nei latticini e in alcuni grassi vegetali (olio di palma e olio di cocco) tendono a far alzare il tasso del colesterolo cattivo (LDL). Mentre gli acidi grassi insaturi presenti in nocciole, noci, pesce, olive e oli vegetali (di semi e di oliva) non incidono sul livello del colesterolo nel sangue. Nocciole: nessuno dichiara il falso In una “crema da spalmare alla nocciola”, più nocciole ci sono, naturalmente, meglio è. Novi e Rapunzel sono le più ricche (45%), Equo Solidale (Commercio Alternativo) il più parco (appena il 9%). In media rappresentano almeno il 17% del barattolo, Nutella ne contiene il 13%.

Nessun marchio bara sul contenuto di nocciole. Solo Lindt non dichiara in etichetta quante ce ne sono, ma lo può fare perché si definisce una “crema al cioccolato” e non alle nocciole, come le altre. In questa prova, però, il nostro giudizio è stato comunque insufficiente: dalle analisi di laboratorio è emerso che le nocciole nella crema Lindt ci sono, ma il loro contenuto è molto basso. Per scegliere la crema migliore tra quelle testate abbiamo tenuto conto anche della quantità e della qualità del cacao che contengono. L’abbiamo valutata (i giudizi sono in tabella) misurando il tenore di teobromina, una sostanza simile alla caffeina che si trova nel cacao. Prezzi: dal discount alla pasticceria Nel nostro Paese il consumo pro-capite annuo di Nutella è di 800 grammi a testa (due vasetti da 400 g), mentre i più golosi d’Europa sono i lussemburghesi con oltre un chilo a testa ogni anno. Se la crema della Ferrero è il leader del mercato, gli altri prodotti cercano uno spazio nelle case degli italiani puntando anche sul prezzo. I vasetti più economici si trovano al discount: Choco Nussa (Lidl) e Dolciando Dolciando (Eurospin) con 2,48 euro al chilo. Prezzo contenuto anche per i prodotti a marchio del supermercato: Auchan, Carrefour e Conad costano poco più di 3,50 euro al chilo. Nutella con i suoi 5,91 euro al chilo si paga cara, ma niente in confronto della crema Venchi, venduta a peso d’oro solo nelle pasticcerie e nei negozi specializzati: come abbiamo visto costa 25,43 euro al chilo.

La storia della Ferrero

Nella storia della Ferrero, una delle principali multinazionali mondiali del settore dolciaria, è presente una strana iato tra la comunicazione istituzionale relativa alle vicende dell’impresa e quella riguardante la propria produzione, quasi che si possa stabilire un curioso parallelismo tra la proverbiale riservatezza che ha sempre circondato la famiglia Ferrero da un lato, in particolare Michele Ferrero, e l’”esplosione di prodotti” – per usare una espressione introdotta proprio dall’azienda – che ha caratterizzato l’ormai pluridecennale storia dell’impresa. La storia della Ferrero è stata definita come “la storia di una crescita costante”, come in effetti è e come tutte le statistiche prese in considerazione stanno a testimoniare, ma l’impresa è sempre stata molto parca nel diffondere dati e celebrare successi, optando per una scelta di riservatezza, peraltro inappuntabile e del tutto legittima. Sono solo tre le pubblicazioni che possono essere annoverate tra i “volumi giubilari” e tutti in particolari ricorrenze: Ferrero 1946–1963, pubblicato nel 1963 probabilmente in occasione del passaggio alla forma giuridica della società per azioni; Storia di un successo. Ferrero la più grande industria dolciaria del Mec, pubblicato nel 1967 per i venti anni dell’azienda – testo che, peraltro, si propone come molto di più di un volume giubilare, ricco di dati non solo sull’impresa e sulla produzione, ma anche sulla forza lavoro, sui mercati italiani ed esteri e sul territorio – ; Ferrero 1946-1996. Un’industria attraverso mezzo secolo di storia e di costume, edito per celebrare per il mezzo secolo di vita, ricco non solo di informazioni, ma anche di splendide illustrazioni. Anche lo stesso sito dell’azienda, attivo, se non andiamo errati, a partire dal 2000, oltre ad un prezioso profilo della Ferrero, ad una bella brochure, a notizie sugli stabilimenti italiani, affida l’andamento economico dell’azienda ad uno scarno comunicato annuale dove sono riportati i dati essenziali (http://www.ferrero.it), mentre il sito del gruppo riporta l’elenco delle società produttive e commerciali sparse per il mondo (http://www.ferrero.com). Peraltro, a partire dal 2001 la Ferrero ha iniziato a pubblicare la bella e densa rivista “Filodiretto”, sino a qualche tempo fa disponibile anche sul sito web della Fondazione Ferrero (http://www.fondazioneferrero.it). Qualora si passi ad esaminare la comunicazione relativa non all’andamento economico e produttivo, ma quella riguardante i prodotti, la situazione cambia radicalmente. Tratto di fondo della storia dell’azienda è un ampio uso della comunicazione, in tutte le forme possibili, della pubblicità – la Ferrero è magna pars della pubblicità italiana del secondo dopoguerra – con il ricorso a testimonial prestigiosi, delle sponsorizzazioni sportive. In definitiva, l’azienda ha sempre curato molto la propria immagine, soprattutto in relazione ai prodotti via via lanciati sul mercato e, se proprio si vuole trovare un motivo conduttore valido per tutta la storia ormai pluridecennale, l’azienda ha sempre posto l’accento sugli ingredienti naturali, sulla freschezza, sulla genuinità, sul valore alimentare e nutritivo dei propri prodotti, in un contesto familiare e sociale via via mutato ed adattato ai tempi, ma sempre sereno e rassicurante. Quantunque ogni periodizzazione sia arbitraria si possono rintracciare diverse fasi nella storia della pubblicità e, in maniera più ampia, della comunicazione della Ferrero. Il primo periodo si estende grosso modo dalla fondazione dell’azienda sino alla metà degli anni Sessanta. Già la “tentata vendita” è una prima notevole forma di pubblicità, con le centinaia di automezzi con il marchio Ferrero che percorrono tutta l’Italia per rifornire quasi quotidianamente migliaia di punti vendita. Ogni prodotto ha un suo particolare slogan identificativo.

Per esempio, il “Giandujot” porta la maschera di Gianduja e il motto “sono stato il primo e resto il migliore”; la “Cremalba” “la deliziosa crema spalmabile”; la “Supercrema” si rivolge “alle massaie intelligenti” e sottolinea le caratteristiche di genuinità e di elevato valore energetico del prodotto”; il “Mon Chéri” viene commercializzato in Germania con lo slogan “un po’ dell’infuocato fascino del Sud”. Altre creazioni pubblicitarie dell’azienda, in particolare di Michele Ferrero, sono il “Treno dei bimbi”, un autocarro carrozzato come una locomotiva presente in tutte le principali manifestazioni di livello nazionale, da quale vengono distribuiti caramelle e cioccolatini e il lancio delle raccolte delle figurine a “punti” su diverse tematiche, come ad esempio l’”Epopea Garibaldina”. Inoltre, la Ferrero comprende perfettamente la valenza non solo comunicativa ma anche sociale e culturale dei nuovi mezzi di comunicazione, in particolare della televisione, e nel 1958-59 abbina un proprio prodotto – il “Mon Chéri” – alla lotteria di Capodanno legata a Canzonissima. Gli anni Sessanta sono una svolta non solo a livello societario, con il passaggio alla società per azioni, nella produzione, con il lancio della “Nutella” e con il deciso ritorno al cioccolato di alta qualità, ma anche nell’immagine stessa dell’azienda, sintetizzabile tanto nel cambio grafico del marchio, quanto verso la fine del decennio dalla costituzione di Pubbliregia, per il coordinamento della comunicazione pubblicitaria e promozionale non solo dell’azienda ma anche del gruppo, collocata in un primo momento nella Direzione di Pino Torinese. La “Nutella”, venduta in un primo momento in barattoli o bicchieri, che rimangono in uso alle famiglie, e dal 1966 in confezione mignon da 30 grammi, è il primo “prodotto-impresa” della Ferrero. E la comunicazione del prodotto “Nutella” è veramente un pezzo della storia della pubblicità italiana, bene analizzata e descritta da Gigi Padovani. Nel 1967 la “Nutella” esordisce a Carosello: “Per la campagna pubblicitaria Ferrero si ispirò a De Amicis, presentando ai bambini una riduzione del libro Cuore a puntate. La regia era curata da Sandro Bolchi, una firma conosciuta degli sceneggiati televisivi di grande ascolto, come Il mulino del Po e I miserabili. Alla miniserie (…) parteciparono grandi attori: Tino Carraro, Paola Pitagora, Sergio Tofano” (Padovani, 2004). Alla fine dell’episodio parte il comunicato commerciale che conclude “…proprio Nutella Ferrero, quella che nutre sano”. Nel 1968 inizia la serie Un volto amico, sempre con la regia di Sandro Bolchi e con attori come Sergio Tofano e Van Jonhson ed è la serie che lancia il primo di una serie di slogan destinati a diventare celeberrimi: “Tutti per uno, Nutella per tutti”. Così, tra il 1971 e il 1976 viene trasmessa la serie a cartoni animati del Gigante Amico che non solo rende celebre ma anche di uso comune la battuta del cattivo uccello di turno – “E che, c’ho scritto Jo Condor ?” – mentre il comunicato commerciale punta molto sulla tranquilla quotidianità e sulla bontà del prodotto (“La voglia di una buona merenda: pane e Nutella. Quando natura vuole natura, genuinità vuole genuinità. Pane e Nutella, sana abitudine quotidiana”), mentre tra il 1975 e il 1988 si punta sui dolci ricordi di un tempo e lo slogan è un altro di quelli destinati a diventare famosi (“Mamma tu lo sai”). Alla fine degli anni Ottanta avviene uno snodo nei destinatari della pubblicità della “Nutella” che per la prima volta non sono solo bambini, ragazzi o mamme, ma anche adulti e il comunicato commerciale si conclude con “Energia per fare e pensare”. A partire dal 1994 e sino al 2003 lo slogan diviene “Che mondo sarebbe senza Nutella” e dal 2003 si trasforma in “Una vita di energia” con lo sfondo delle accattivanti note di Que sera, sera. Intanto, a partire dal 1990 i bicchieri nei quali la “Nutella” è venduta sono arricchiti di personaggi da collezionare, a partire dalla serie di Walt Disney. Ma non è solo la pubblicità della “Nutella” a fare storia. Tutta la linea “Kinder”, a partire dal 1968, ad esempio, con la barretta di cioccolato al latte ripieno di latte che “mette d’accordo genitori e ragazzi”, con il fortunato slogan “+ latte – cacao”, o con “Kinder Sorpresa”, gli ovetti contenenti una piccola sorpresa per i bambini che ben presto diventa ambito oggetto di collezione per gli adulti. Nelle linee di prodotti destinati maggiormente agli adulti diventano celebri le pubblicità della “Fiesta” (“Fiesta ti tenta tre volte tanto”), del “Pocket Coffee” (“La carica del caffè più l’energia del cioccolato”, oppure il più celebre ancora “Il pieno d’espresso pieno di sprint”), del “Tic Tac”, vero e proprio primo strumento di penetrazione commerciale in diverse nazioni europee (“Freschezza in due calorie”), per giungere negli anni Novanta al “Rocher” che, nello spot con protagonista l’affascinante Signora in Giallo e Ambrogio, “soddisfa la voglia di buono”, e con il successivo impiego anche di testimonial famosi, come ad esempio Richard Gere. La Ferrero diventa così una delle aziende che più investe in pubblicità e comunicazione, collocandosi sempre tra le prime dieci in Italia; più in particolare, per il 2003 stime non ufficiali calcolano in 250 milioni di euro gli investimenti in pubblicità della Ferrero Italia e in 650 quelli dell’intero gruppo. Un uso così intenso e massiccio della pubblicità richiede peraltro dei mutamenti organizzativi e così nel 1991 Pubbliregia viene trasformata in srl e nel 1999 la sede è trasferita a Chieri; compito della società è coordinare il marketing e le strategie di comunicazione dell’azienda non solo a livello nazionale ma dell’intero gruppo.

Ma l’immagine e la comunicazione della Ferrero non è solo affidata alla pubblicità. Nel 1967 l’azienda entra nel mondo dello sport, in un binomio destinato a durare a lungo, e per la prima volta partecipa e sponsorizza il 50° Giro d’Italia, con lo slogan “per addolcire gli arrivi di tappa dopo aver addolcito i palati di mezzo mondo”. Trent’anni dopo è la volta della “Kinder” legare il proprio marchio allo sport, in questo caso il calcio, con l’iniziativa “Vinci campione” e con testimonial come Cabrini, Matthaus, Vialli e Gullit in occasione dei Mondiali di calcio in Italia del 1990, iniziativa che è ripetuta anche nel 1994. Più in particolare, la Ferrero diviene lo sponsor di diverse discipline sportive, dal calcio al basket, dallo sci alla maratona, dal volley all’automobilismo, con, peraltro, una strategia assai precisa: ogni prodotto lega il proprio nome principalmente ad ogni o pochi sport, in modo tale che l’abbinamento risulti di immediata percezione. Ad esempio, “Kinder + Sport” è il fornitore ufficiale del CONI e della Squadra Nazionale Olimpica Italiana, della Federazione di Atletica Leggera, delle Nazionali di Volley e di Beachvolley, ma lega il proprio marchio in particolare ai Giochi della Gioventù e agli sport giovanili, e “Kinder” è un prodotto che si indirizza principalmente ai ragazzi (http://www.kinderpiusport.it); “Pocket Coffee” promuove in particolare gli sport alpini (http://www.pocketcoffeesnowteam.it); “Nutella” è fornitore ufficiale della Nazionale Italiana di Calcio (http://www.nutella.it); infine, “Estathé” è da tredici anni consecutivi sponsor ufficiale della Maglia Rosa al Giro d’Italia (http://www.estathe.it). Infine, anche se attiene più alle realizzazioni sociali, parte decisamente importante della comunicazione della Ferrero è affidata alla Fondazione Piera, Pietro e Giovanni Ferrero, costituita nel 1983 per espressa volontà di Michele Ferrero, e con tre principali linee di azione: le attività sociali, l’impegno verso i giovani e le attività culturali. Se le attività sociali, sia verso i propri dipendenti, gli ex dipendenti e i giovani, sia verso l’esterno dell’azienda, travalicano ogni questione di comunicazione e di immagine e diventano testimonianza di profondo impegno, particolare importanza assumono le iniziative culturali promosse dall’azienda sia in campo letterario, in collaborazione con il Centro di documentazione e ricerche Beppe Fenoglio, che nei settori storici ed artistici e scientifici, con la promozione di mostre, convegni, concerti e spettacoli ad altissimo livello (http://www.fondazioneferrero.it).

A Parigi sconti Ma soltanto ai sul metrò clandestini

Giovedì, il tribunale amministrativo di Parigi ha deciso di annnulare la decisione del Sindacato dei trasporti dell’Ile-de-France (Stif), che nel 2016 aveva votato la soppressione delle agevolazioni per i trasporti pubblici di cui beneficiavano gli stranieri in situazione irregolare. «Prendiamo atto della sentenza, ma faremo appello», ha scritto in un comunicato la Regione Ile- de-France, guidata dall’esponente dei Républicains (destra gollista) Valérie Pécresse. E ancora: «Il costo annuale di questa riduzione ammontava, nel 2015, a 43 milioni di euro, una cifra destinata a crescere, tenuto conto dell’attuale situazione migratoria nella regione parigina, e che rappresenta l’equivalente del budget che la Regione consacra ogni anno al finanziamento delle case popolari».

Per la sinistra francese, la sentenza che farà viaggiare quasi gratis gli immigrati clandestini, con una riduzione del 75% del Pass Navigo, è un trionfo. «Siamo contenti, è una vera e propria vittoria, non solo politica, per migliaia di persone», ha dichiarato entusiasta Pierre Serne, consigliere regionale delpartito ecologista EELV, che aveva presentato ricorso contro la decisione del sindacato dei trasporti parigini. «In realtà, sono anche un po’ arrabbiato, perché la decisione del sindacato Stif ha tolto per due anni questa agevolazione per i trasporti a coloro che ne beneficiavano», ha aggiunto Serne. Quest’ultimo, si era presentato davanti ai giudici affermando che la decisione del sindacato delle infrastrutture infrangeva la legge SRU (Loi relative à la solidarité et au renouvelle ment urbains), attraverso la quale le agevolazioni per i trasporti si applicano esclusivamente sulla base del reddito e non dipendono dalla regolarità del soggiorno in Francia.

Facendo leva su questa legge, votata nel 2000 dal governo del socialista LionelJospin, il tribunale amministrativo di Parigi ha dato così ragione al consigliere ecologista. E pensare che in quel 21 gennaio 2016, giorno del voto della soppressione delle agevolazioni tariffarie per gli immigrati clandestini, Valérie Pécresse, presidente della Regione, era convinta di essersi liberata di quel fardello per sempre. «È un premio all’illegalità, perché favorisce delle persone che non hanno il diritto di risiedere sul territorio francese», attacca oggi la presidente della regione parigina, invitando il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, a «fare rapidamente chiarezza sulla legislazione per rimuovere l’ambiguità emersa dalla decisione del Tribunale amministrativo».

A beneficiare della riduzione del 75% del Pass Navigo (50% pagati dal sindacato dei trasporti, 25% dalla Regione Ile-de-France), erano 117.000 clandestini fino al 2016, ma ora, considerato l’aumento incessante dei flussi migratori in questi ultimi due anni, saranno quasi il doppio. «Volevamo riparare un’ingiustizia e affermare un principio repubblicano: quando si rispetta la legge, si merita un trattamento migliore rispetto a una persona in situazione irregolare», sostiene la Regione. Ma ora, ad essere trattato meglio è proprio chi si trova illegalmente sul suolo francese. «È un chiaro incitamento all’immigrazione clandestina», hanno attaccato i consiglieri regionali del Front national, un simbolo della «preferenza straniera all’opera nel Paese».

Sempre in questi giorni, è stato lanciato un appello a favore dei migranti che ha suscitato molte reazioni scomposte in Francia. L’autrice è Frangoise Nyssen, ministro della Cultura, che mercoledì scorso, a Nantes, in occasione delle Biennales Internationales du spectacle ha invitato i responsabili culturali ad aprire gli spettacoli ai migranti, sia come protagonisti, sia come spettatori (gratis) nelle sale. «Il mondo culturale deve agire. Offriamogli un’accoglienza degna di questo nome. È in gioco il nostro onore, la nostra cultura, la nostra Repubblica», ha dichiarato la ministra.

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