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“Prima l’hanno violentata, poi”. L’orrore nel bosco, lontana da tutti, a 14 anni

Una storia terribile, una testimonianza scioccante che ha sconvolto gli utenti di tutto il mondo, increduli di fronte a un orrore talmente grande da non poter essere nemmeno compreso. Una ragazzina accompagnata in un punto sperduto del bosco da un gruppo di uomini, inizialmente amichevoli e scherzosi. Che però, all’improvviso, iniziano a minacciarla: “O lasci che facciamo sesso con te o ti abbandoniamo qui, nel nulla, a morire”. Lei, all’epoca quattordicenne, non riesce a ribellarsi. Viene stuprata più volte nella foresta di Rotherham, una cittadina inglese divenuta tristemente famosa proprio perché una gang composta principalmente da musulmani di fede islamica era riuscita a imporre con il terrore e la violenza la propria forza nella zona, abusando di diverse donne e ragazzine. Il racconto di una delle vittime, riportato sulle pagine della testata Metro, ha riportato proprio in queste ora alla mente quello che era diventato un incubo a occhi aperti per i cittadini.

I fatti risalgono al 2002 ma soltanto oggi la ragazza vittima di quell’orribile violenza, che all’epoca aveva 14 anni e le cui generalità sono ovviamente rimaste segrete, ha trovato la forza di raccontare pubblicamente, nel corso del processo a carico del gruppo, quanto accaduto. La giovane era stata portata nella foresta da due uomini di nome Nabeel Kurshid e Iqlak Yousaf. Con loro una terza persona, ancora oggi mai identificata.

“Mi hanno costretto a fare sesso con ognuno di loro – ha raccontato la giovane, come emerso dagli atti del processo – continuavano a dirmi che altrimenti sarei stata abbandonata lì nel bosco, da sola”. Nelle ore precedenti la ragazza era stata invitata ad assumere droga dagli uomini, così da risultare più indifesa e facile vittima del terribile piano che avrebbero messo in atto di lì a poco. A seguito di quell’orribile stupro, era poi rimasta incinta.

Una volta tornata a casa aveva raccontato tutto ai genitori che, terrorizzati dalla presenza della gang in città e di possibili ritorsioni, avevano preferito non denunciare l’accaduto, spingendo però la figlia ad abortire. “Ancora oggi – ha raccontato il legale della ragazza in aula – i danni psicologici da lei subiti sono evidenti”. A giorni è attesa la condanna per il gruppo di aggressori.

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