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Scoperto come si alimentano i tumori

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I due cervelli in fuga rispondono al nome di Antonio Iavarone e Anna Lasorella, mentre la scoperta riguarda il meccanismo che fa scattare l’interruttore del tumore. “È un lavoro che va avanti da anni – racconta Iavarone – frutto di una serie complessa di tecniche, come l’analisi dei Big Data: lo studio delle sequenze genetiche dei tumori, catalogati dal progetto americano The Cancer Genome Atlas (Tcga) di cui sono coordinatore per i tumori al cervello”.

La maggior parte dei pazienti muore entro un paio d’anni, nonostante interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. Questi primi test indicano, per esempio, che farmaci finora diretti contro altre malattie, come il diabete, possono diventare degli antitumorali. Altri studi hanno dimostrato che la fusione dei due geni è presente con incidenze percentuali simili ( 3% ) anche nel carcinoma del polmone, dell’esofago, della vescica, della mammella, della cervice uterina della testa e del collo.

“Si tratta di decine di migliaia di nuovi malati all’anno su scala globale”. Questa alterazione genetica scatena un’attività abnorme dei mitocondri, con conseguente moltiplicazione e diffusione incontrollato delle cellule neplastiche. -Redazione- Una fusione di due geni che scalda i motori del cancro, dandogli benzina per correre, moltiplicare le cellule maligne, diffondersi. Con lui molti italiani, come Anna Lasorella e Angelica Castano della Columbia, Stefano Pagnotta e Luciano Garofano e Luigi Cerulo, che lavorano fra la Columbia e l’università del Sannio a Benevento. “E’ un fenomeno generale”, ha aggiunto, e sono già partite in Francia le prime sperimentazioni di farmaci in grado di bloccare la fusione genica”.

“Farmaci che inibiscono enzimi di tipo chinasi sono stati usati in alcuni tipi di tumori con risultati incoraggianti – conclude Iavarone – Tuttavia, con il tempo il cancro diventa resistente a questi farmaci e progredisce”. Se recentemente si era scoperto che il ‘motore’ dei tumori si nasconde nelle centraline energetiche delle cellule, i mitocondri, solo ora il gruppo di Iavarone ha ricostruito il meccanismo che lo rende possibile: è la proteina di fusione FGFR3-TACC3 ad alterare il metabolismo dei mitocondri, accelerandone il funzionamento e facendo produrre loro una grandissima quantità di energia indispensabile ai tumori. L’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano potrebbe partecipare alle nuove sperimentazioni. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, consentirà di contrastare i tumori attraverso l’utilizzo di farmaci già esistenti.ì

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