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In Siria un dramma oltre l’immaginabile

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Una «morte lenta e dolorosa» attende, secondo l’Onu, gli oltre 800 civili siriani gravemente feriti dai bombardamenti governativi sulla Ghouta, a est di Damasco, mentre emergono bilanci impressionanti delle vittime dell’inasprimento dell’offensiva militare sull’area assediata: sempre le Nazioni Unite riferiscono di 346 persone uccise e 878 ferite nelle ultime due settimane, mentre fonti mediche locali parlano di «250 civili» uccisi da lunedì a oggi.

Il dramma dei civili assediati si profila, seppure su scala e gravità inferiore rispetto alla Ghouta, anche nel nord-ovest, dove la Turchia prosegue le operazioni militari contro l’enclave curda di Afrin, al centro da giorni di un’intensa attività politico-diplomatica che coinvolge in prima persona la Russia, assieme alla stessa Turchia e all’Iran.
Sulla Ghouta, dove rimangono circa 400mila civili e che è controllata da gruppi armati sostenuti a vario livello da Arabia Saudita, Qatar e Turchia, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres oggi ha chiesto un’immediata sospensione di ogni attività bellica. Stamani il coordinatore umanitario regionale dell’Onu, Panos Moumtzis, aveva descritto la situazione nella Ghouta orientale come «oltre l’immaginabile».

Dall’enclave curda di Afrin giungono invece notizie dell’uccisione solo oggi di 14 civili in bombardamenti turchi nell’area controllata dal Pkk siriano. Ieri un’avanguardia di miliziani filo-governativi siriani, sostenuti dall’Iran, avevano fatto la loro apparizione mediatica ad Afrin e dintorni per dimostrare come Damasco sia interessata a «proteggere le comunità locali». Ma l’offensiva turca non si è arrestata e oggi le forze di Ankara e le milizie arabo-sunnite alleate hanno allargato il controllo delle zone frontaliere, di fatto stringendo d’assedio la zona di Afrin. I nodi, in Siria, anziché sciogliersi si stanno ingarbugliando. E la Russia, che sinora ha interpretato con successo e spregiudicatezza il ruolo di play-maker, sta vivendo un momento d’impasse, stretta com’è tra Bashar al-Assad (e il suo azionista di maggioranza sciita, l’Iran) e la Turchia sunnita di Erdogan.

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