giovedì , aprile 26 2018
Loading...
Home / Salute / Torino shock: Stomaco al posto dell’esofago per 2 fratellini, avevano bevuto soda caustica

Torino shock: Stomaco al posto dell’esofago per 2 fratellini, avevano bevuto soda caustica

Loading...

Un intervento innovativo eseguito alla Città della Salutedi Torino ha ridato a due fratellini la possibilità di tornare ad alimentarsi naturalmente. Dal Pronto soccorso di Ivrea i due piccoli erano stati trasferiti immediatamente presso l’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino per le cure.L’équipe dei gastroenterologi pediatri, guidati dal dottor Pier Luigi Calvo, da subito li ha presi in carico ed ha diagnosticato una severa infiammazione dell’esofago. I tentativi eseguiti su di lei, nelle settimane successive, per limitarne la progressione erano risultati infruttuosi ed il suo esofago rapidamente si era chiuso completamente circa 3 centimetri sotto la gola Per nutrirla è stato necessario inserire una sonda direttamente nell’intestino. Più grave nella bimba più piccola. La sonda era poi stata sostituita a due riprese con tubicini più grandi (‘endoprotesi’), nell’intento di ristabilire un calibro esofageo che permettesse al bimbo di alimentarsi per bocca.

I tentativi eseguiti su di lei, nelle settimane successive, per limitarne la progressione erano risultati infruttuosi ed il suo esofago rapidamente si era chiuso completamente circa 3 centimetri sotto la gola Per nutrirla è stato necessario inserire una sonda direttamente nell’intestino. Più grave nella bimba più piccola. La sonda era poi stata sostituita a due riprese con tubicini più grandi (‘endoprotesi’), nell’intento di ristabilire un calibro esofageo che permettesse al bimbo di alimentarsi per bocca.

Il fratellino sembrava aver ricevuto un danno minore, e veniva nutrito tramite una sonda nell’esofago Tuttavia anche nel suo caso l’infiammazione era progredita inesorabilmente verso una cicatrizzazione anomala dell’esofago.

Come si premetteva, un calvario indispensabile per i bambini e per la loro famiglia. In entrambi i bambini la situazione era seria e abbiamo dovuto procedere con la rimozione dell’esofago malato, rimpiazzato nella sua quasi totalità con lo stomaco, spostato all’altezza del collo, attraverso la tecnica della “tubulizzazione gastrica”. Intervento che alla fine è avvenuto con successo. I chirurghi sono intervenuti da punti diversi – torace, addome e collo – e hanno spostato lo stomaco, rimodellandolo a tubo fino al collo di entrambi i piccoli pazienti. E’ durato circa un anno, in attesa che si stabilizzassero i fenomeni infiammatori degli organi vitali intorno all’esofago (trachea, bronchi ed aorta toracica) e che entrambi i piccoli potessero essere sottoposti ad un delicato intervento chirurgico resettivo e ricostruttivo.

A distanza di pochi mesi dall’intervento innovativo e dopo l’ultimo controllo di ieri (martedì 27 marzo ndr), i bambini stanno bene e sono in grado di nutrirsi per bocca con cibi solidi.

L’intervento è stato eseguito dall’equipe del professor Renato Romagnoli della Chirurgia Generale 2 universitaria della Città della Salute di Torino, diretta dal professor Mauro Salizzoni. Ora secondo i responsabili del decorso post operatorio, affrontato all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, la loro aspettativa di vita e la sua qualità sono uguali a quelle dei bambini della loro età. In questo modo la continuità del tubo digerente è stata ristabilita con una sutura tra il brevissimo moncone esofageo sotto la gola e l’apice dello stomaco portato al collo.

https://youtu.be/hstjPKbLu-0

 

Definizione di “Detergente” I termini “detergente”, “detersivo” e “preparato per lavare” sono tra loro sinonimi.

 I detergenti sono prodotti essenziali di uso frequente nella nostra vita quotidiana. Grazie alla loro capacità di rimuovere lo sporco dalle superfici, contribuiscono al mantenimento di una buona igiene personale, riducono la presenza di germi, consentono la buona durata di abiti, tovaglie, lenzuola, oggetti per la casa e mobilia e rendono la casa e gli ambienti di lavoro più gradevoli. Tali prodotti sono composti a base di tensioattivi e sostanze complementari. Usati in un bagno di lavaggio, essi facilitano la rimozione della sporcizia dai tessuti, dalle stoviglie, dalle varie superfici da lavare, diminuendo le forze che tengono unito lo “sporco” alle superfici ed aumentando le forze di attrazione tra lo “sporco” e il bagno di lavaggio. Queste forze sono dette tensioni superficiali e le sostanze, contenute nei detersivi, che modificano queste forze sono dette tensioattivi. I detergenti si trovano sotto varie forme (liquido, polvere, pasta, barre, pani, pezzi e soggetti ottenuti a stampo, ecc) e possono essere utilizzati a livello domestico e/o istituzionale e/o industriale. Essi si dividono in: • Saponi (tensioattivi naturali) • Detergenti sintetici (tensioattivi sintetici) I detergenti, prima di essere messi in commercio, sono valutati per quanto riguarda la loro sicurezza per il consumatore e per l’ambiente. Pertanto, con pochissime eccezioni, rappresentano un rischio molto limitato, se utilizzati secondo le istruzioni del produttore. In ogni caso però, è bene che gli utilizzatori seguano le normali precauzioni che sono appropriate per tutti i prodotti che teniamo in casa. È opportuno che essi vengano tenuti lontani dalla portata dei bambini, che non vengano travasati in contenitori “neutri” (tipo bottiglie di acqua minerale)”, che non vengano miscelati tra loro (a meno che ciò non sia raccomandato dal produttore) e che vengano utilizzati secondo quanto raccomandato in etichetta. Quindi, la “regola N. 1” è quella di leggere sempre con attenzione le etichette!

Tipi di detergente e loro caratteristiche I detergenti possono essere distinti in base alla funzione che devono svolgere (pulizia del bucato, delle stoviglie, delle superfici, ecc.). Di seguito riassumiamo le categorie principali di prodotti comunemente usati per il lavaggio del bucato e la pulizia della casa. • Detersivi per il bucato in lavatrice: in polvere, liquidi, gel e tavolette. All’interno di questa categoria si possono trovare prodotti che possono essere usati a tutte le temperature di lavaggio ed altri per usi più specifici: ad esempio per il lavaggio a temperature particolarmente basse o per i capi colorati e/o sintetici. • Detersivi per capi delicati: in polvere, liquidi e gel, sono formulati specificatamente per le fibre più delicate, che richiedono anche basse temperature. • Detersivi per il bucato a mano: in polvere, liquidi e gel. Servono a rimuovere lo sporco quando l’uso della lavatrice non è possibile o non è raccomandato. • Coadiuvanti di lavaggio: servono a migliorare le prestazioni dei detersivi o a dare benefici particolari. Ne esistono diverse categorie, ognuna con una funzione ben precisa.

Gli ammorbidenti aiutano le fibre a distendersi e a riprendere la morbidezza originale. Riducono la carica elettrostatica, facilitano la stiratura e profumano il bucato. ♦ Gli additivi contro le macchie aumentano il potere smacchiante del detersivo. Appartengono a questa categoria le candeggine a base di ipoclorito e gli sbiancanti a base di ossigeno che per l’azione più delicata possono essere utilizzati sui tessuti delicati e/o colorati. ♦ Gli additivi dolcificanti dell’acqua proteggono le lavatrici da incrostazioni calcaree. • Detersivi per il lavaggio delle stoviglie a mano: ormai tali prodotti sono quasi tutti liquidi. • Detersivi per il lavaggio delle stoviglie nelle macchine lavastoviglie: in polvere, liquidi, gel e pastiglie. • Detersivi per la pulizia della casa: in questa categoria si trova la maggiore varietà di prodotti. Infatti le superfici da pulire ed i tipi di sporco che devono essere rimossi sono di categorie molto diverse. In alcuni casi è sufficiente un singolo prodotto in grado di rimuovere lo sporco dalle superfici dure di diversi ambienti domestici come le pareti ed i pavimenti di bagno e cucina, i pavimenti di casa e terrazzi, alcune superfici della cucina. In altri casi sono necessari dei prodotti specializzati formulati specificatamente per la pulizia dei sanitari, la pulizia del WC, la pulizia dei vetri, la pulizia del forno, la rimozione del cal care, la pulizia di moquette e tappeti o come i disgorganti. Per quanto riguarda la “pericolosità” di questi prodotti, vale la pena richiamare l’attenzione sul fatto che tutti i detersivi venduti al pubblico sono sottoposti ad una normativa, che ne richiede la classificazione e l’etichettatura in funzione delle caratteristiche tossicologiche intrinseche della formula. È quindi importante che il consumatore legga bene le etichette e segua le istruzioni per l’uso. Inoltre è necessario che il consumatore non misceli mai due prodotti diversi tra loro, a meno che ciò non sia consigliato dal produttore. Infatti, in casi di prodotti quali la candeggina, l’ammoniaca e i vari prodotti anticalcare, una loro miscelazione genera vapori molto tossici che possono addirittura arrivare ad avere effetti letali. Nella stragrande maggioranza dei casi, i prodotti elencati nelle categorie sopradescritte sono a basso rischio per il consumatore, se utilizzati in modo appropriato. Solo all’interno della tipologia per la pulizia della casa, se ne possono trovare alcuni (ad es. alcuni disgorganti) che potrebbero presentare un maggiore livello di rischio per la salute. Per tali prodotti è, pertanto, particolarmente importante utilizzarli con cautela e seguire attentamente le indicazioni in etichetta.

Formulazione dei più comuni detergenti Le formulazioni dei detergenti sono assai complesse e diversificate, a seconda dello scopo specifico a cui è destinato quel particolare prodotto. Per quanto riguarda i detersivi per il bucato, essi devono essere in grado di svolgere il loro compito in condizioni di temperatura, durezza dell’acqua e su macchie e tessuti estremamente diversi fra loro. Per questi motivi il semplice sapone non è più sufficiente e la formulazione dei detergenti comprende vari ingredienti, ognuno dei quali svolge un compito ben preciso. Tra i vari componenti principali, possiamo dire che i tensioattivi ed i sequestranti di durezza (builder) sono la “colonna dorsale” di tutti i detergenti. Accanto a queste due famiglie funzionali, i detersivi contengono una serie di “coadiuvanti” che apportano benefici specifici e che differenziano le varie formulazioni tra loro. Analogamente alle altre categorie di detersivi (per le stoviglie, superfici, ecc.), vi sono elementi funzionali comuni, tra i quali possiamo dire che i tensioattivi sono praticamente “onnipresenti”. • I tensioattivi servono a rimuovere lo sporco e lo fanno con tre azioni: aiutano l’acqua a bagnare lo sporco (diminuendo la tensione superficiale), aiutano a rimuovere lo sporco dal capo o dalle superfici (piatti, pavimenti, ecc.), mantengono lo sporco in sospensione nella soluzione di lavaggio evitando che, una volta rimosso, si ridepositi sui tessuti o sulle superfici in generale. Esistono vari tipi di tensioattivi: ❑ Anionici: hanno una carica elettrostatica negativa. Sono i più diffusi. Sono usati nei prodotti per il bucato, per il lavaggio delle stoviglie a mano e per la pulizia della casa. Hanno un alto potere schiumogeno e un elevato potere pulente su tutti i tipi di sporco. Fanno parte di questa classe composti come gli alchilbenzensolfonati, gli alchilsolfati, gli alchiletossisolfati e gli alcoletossisolfati.

Non ionici: non hanno carica elettrostatica, quindi sono meno sensibili alla durezza dell’acqua. Vengono usati nei prodotti per il bucato, per il lavaggio delle stoviglie in macchina e nei coadiuvanti di lavaggio. Rimuovono la maggior parte dei tipi di sporco con un’azione particolarmente forte sugli sporchi di natura grassa. Fanno parte di questa classe composti come gli alcoli etossilati e gli ossidi di alchilamina. ❑ Cationici: hanno una carica elettrostatica positiva. Sono stati utilizzati principalmente negli ammorbidenti, ma sono ora presenti anche in alcuni detersivi per bucato. Fanno parte di questa classe composti come i sali di ammonio quaternari e gli esteri quaternari. ❑ Anfoteri: sono in grado di prendere una carica elettrostatica diversa a seconda del tipo di soluzione nella quale si trovano. Sono utilizzati nei prodotti per la pulizia dei piatti per la loro delicatezza, potere schiumogeno e stabilità. Per ora hanno ancora un uso limitato. Fanno parte di questa classe composti come le betaine e gli alchilammino-ossidi. • I sequestranti di durezza (builder) sono presenti principalmente nei detersivi per il bucato, ma possono essere usati anche in altre categorie. Tali ingredienti hanno la funzione di favorire le prestazioni dei tensioattivi, diminuendo la durezza dell’acqua e aiutando a trattenere lo sporco in soluzione. Un ingrediente “storico” di questa categoria sono i polifosfati. A seguito di episodi di crescita abnorme di alghe (eutrofizzazione) nel mare Adriatico negli anni Settanta, l’uso di tali ingredienti è stato fortemente limitato ed i polifosfati non sono praticamente più usati in Italia nei detersivi per il bucato da alcuni decenni e sono stati sostituiti dalle zeoliti. Per quanto riguarda gli altri ingredienti presenti in un detersivo, le differenze sono notevoli (sia qualitativamente che quantitativamente) a seconda delle funzioni che il prodotto deve svolgere. La tabella seguente ne indica alcuni.

Etichettatura dei detergenti Tutti i prodotti che vengono messi in commercio, con l’eccezione dei prodotti alimentari venduti sfusi, devono avere per legge un confezionamento, cioè devono essere “imballati” in un contenitore. La funzione dell’imballaggio è non solo quella di contenere, proteggere e mantenere il prodotto intatto fino al momento in cui questo raggiunge il consumatore, ma anche quella di fornire informazioni importanti sulla natura del prodotto e su come utilizzarlo per garantire i migliori risultati d’uso. Queste informazioni vengono fornite seguendo uno schema che è stabilito per legge e che dipende dal tipo di prodotto. Per quanto riguarda i prodotti detergenti, le informazioni obbligatorie che devono essere riportate sugli imballaggi comprendono: • il nome commerciale del prodotto • la tipologia del prodotto (ad esempio se il prodotto è un detersivo per i piatti o per il bucato) • la quantità di prodotto contenuto nella confezione (in Kg o in Litri) • i dati del produttore o di chi commercializza il prodotto (ad es. indirizzo e/o numero telefonico) • la composizione del prodotto • le istruzioni per l’uso • eventuali frasi di rischio ed indicazioni di sicurezza per i prodotti classificati come “pericolosi”. Le informazioni relative al nome del prodotto, alla sua tipologia ed alla quantità per confezionamento sono di immediata comprensione. Infatti, esse permettono di riconoscere il prodotto e di decidere quale prodotto è più conveniente, in poche parole sono quelle che permettono di effettuare l’acquisto.

Una volta effettuato l’acquisto, a casa diventano invece fondamentali le informazioni relative al modo d’uso e alle eventuali precauzioni che devono essere osservate per la tutela della salute, per ottenere i migliori risultati, per limitare lo spreco di prodotto, il consumo di acqua e corrente e l’inquinamento dell’ambiente. In alcuni casi, poi, il produttore aggiunge particolari indicazioni che servono a distinguere quei prodotti che richiedono alcune precauzioni per l’uso, la conservazione e la tutela della salute. L’elenco degli ingredienti sicuramente rimane la parte meno semplice dell’etichetta. Infatti gli ingredienti sono indicati con i loro nomi chimici. Inoltre dalla composizione non si potrà risalire alla “performance” cioè ai risultati che un prodotto può offrire. È, però, molto importante avere sempre a disposizione questa lista quando si conserva il prodotto a casa e, in seguito, vedremo per quali ragioni. Quindi, in definitiva, cosa dobbiamo preoccuparci di leggere su una confezione?

Dal rivenditore Dobbiamo innanzitutto controllare che quello che stiamo comprando sia effettivamente il prodotto di cui abbiamo bisogno. Non vorremo acquistare un prodotto per pavimenti se abbiamo bisogno di un prodotto per lavare i piatti! Una volta scelto il prodotto e la marca che preferiamo, dobbiamo essere sicuri che anche la quantità che compriamo sia in linea con quello che volevamo. Confezioni troppo piccole possono non essere sufficienti ed obbligarci ad acquisti ripetuti in tempi brevi, così come confezioni troppo grandi possono essere ingombranti ed, una volta aperte, esporre il prodotto ad invecchiamento. Normalmente le quantità sono espresse in Kg. o in litri. Sulle confezioni di detersivi per bucato in lavatrice si può trovare quasi sempre anche il numero di “misurini” che possono essere prelevati da quel determinato pacchetto. Questo numero è uguale al numero di lavaggi effettuabili in condizioni di sporco normale e con una durezza dell’acqua media. Questo ci permette di paragonare anche il costo per lavaggio tra i vari prodotti e le varie confezioni.

Una volta a casa Istruzioni per il dosaggio: servono per permettere un utilizzo corretto ed economico del prodotto. La quantità di prodotto da usare viene normalmente raccomandata in funzione del tipo di prodotto e dello scopo per cui verrà utilizzato. Per i prodotti che vengono utilizzati “per il lavaggio a mano”, sia per il bucato che per le stoviglie che per le superfici (pavimenti, mattonelle, bagni) il dosaggio non è sempre fissato e molto dipende dalle condizioni di uso. Ad esempio la concentrazione a cui va usato un detersivo dipende soprattutto dalla quantità di sporco da rimuovere. In questi casi è sempre opportuno cominciare con poco prodotto ed eventualmente aumentare le dosi se i risultati ottenuti non sono soddisfacenti. Per i prodotti da utilizzare nelle macchine lavatrici e lavastoviglie, le dosi sono più precise. In particolare, per i prodotti per il bucato in lavatrice, la dose da utilizzare per lavaggio è generalmente espressa in misurini (mezzo misurino, un misurino ecc.) il cui numero dipende dal livello di sporco e dalla durezza dell’acqua. È molto importante dosare secondo le istruzioni fornite dal produttore del detersivo, in quanto la quantità suggerita è quella che serve per ottenere i migliori risultati di pulizia ed evitare possibili inconvenienti. Infatti i detersivi contengono ingredienti miscelati opportunamente per ottenere i risultati ottimali, se dosati in modo appropriato. Se si usa troppo poco detersivo, la quantità di questi ingredienti nell’acqua di lavaggio è insufficiente e di conseguenza il risultato del bucato non è quello atteso.

E questo può portare a dover rilavare alcuni capi con conseguente spreco di detersivo. Troppo poco detersivo può anche causare l’accumulo di depositi di sali minerali nella lavatrice, che perde la sua efficacia aumentando così il costo per lavaggio. D’altra parte se si usano quantità eccessive di detersivo, oltre allo spreco, si può generare troppa schiuma con possibile fuoriuscita dalla lavatrice e si potranno trovare dei residui sui tessuti perché il risciacquo non riuscirà a rimuovere il prodotto in eccesso. Composizione chimica: è l’elenco degli ingredienti principali del prodotto. La legge stabilisce quali ingredienti devono essere obbligatoriamente indicati se presenti nel prodotto e come indicarli. Gli ingredienti chiave sono elencati a seconda della loro quantità come percentuali (inferiore al 5%, da 5 %a 15%, da 15% a 30%, oltre 30%). È molto importante disporre sempre della composizione chimica riportata dal produttore sulla confezione in quanto: • è molto utile per il medico che presta il primo soccorso sapere cosa contiene il prodotto in caso di contatto accidentale con gli occhi, o in caso di ingestione o di eventuali reazioni cutanee; • in alcuni casi alcuni produttori di tessuti indicano quali componenti dei detersivi potrebbero danneggiare i loro capi ed in genere questi ingredienti, se presenti, sono fra quelli elencati nella lista degli ingredienti, per cui i prodotti che li contengono non dovranno essere utilizzati per quei capi. Prodotti classificati “pericolosi” secondo l’attuale normativa Sulle etichette dei prodotti che per loro natura possono presentare, se non utilizzati correttamente, un certo livello di rischio, la legge ha stabilito che i produttori riportino alcune informazioni aggiuntive. La “pericolosità” di un prodotto viene espressa mediante dei simboli e diciture standard, riportate all’interno di uno spazio dell’etichetta ben delimitato ed evidenziato.

Uno di questi simboli è la “Croce di Sant’Andrea” che si trova ad esempio sulle candeggine e sui disincrostanti: tale simbolo è una croce nera a forma di X su uno sfondo quadrato di colore arancio. Normalmente sotto tale simbolo è riportata la dicitura “IRRITANTE” che chiarisce che il prodotto può avere un effetto irritante. Il rischio è ulteriormente spiegato da frasi che chiariscono di che tipo di irritazioni si parla (per gli occhi, la pelle, il sistema respiratorio). Oltre a queste frasi ne vengono riportate delle altre che spiegano cosa fare in caso di contatto diretto con il prodotto (ad esempio in caso di contatto con la pelle è raccomandabile sciacquare abbondantemente con acqua) e come ridurre eventuali altri rischi (ad esempio è sempre opportuno non mescolare prodotti diversi tra loro, a meno che questo non sia raccomandato dal produttore). Il produttore può poi aggiungere degli avvertimenti volontari che meglio guidino il consumatore nell’uso sicuro del prodotto. Tutte queste etichette non vanno mai rimosse e come regola generale tutti i prodotti, siano essi “pericolosi” o no, non vanno mai travasati in altri contenitori! Infatti potrebbero non essere riconosciuti e causare dei danni alla salute! Il non rimuovere le etichette e a maggior ragione il non travasare i prodotti in contenitori “neutri” fanno parte di quelle precauzioni di uso basilari che dovrebbero sempre essere applicate dai consumatori. Infine è importante ricordare che per qualsiasi chiarimento sul prodotto o sul contenuto dell’etichetta si può sempre contattare il produttore: ormai quasi tutti riportano sulle etichette un numero verde o un indirizzo internet!

La dermatite allergica da contatto, invece, spesso complica e segue la dermatite irritativa; le alterazioni che caratterizzano quest’ultima favoriscono infatti la penetrazione di sostanze allergizzanti nella pelle e la sensibilizzazione dei soggetti esposti. L’eczema allergico da contatto può presentarsi con numerosi quadri clinici: 1) lesioni eritematose, vescicolose, specie al dorso delle mani e alla superficie dorsale e laterale delle dita; 2) eczema da anelli, cioè eczema della sede di contatto con anelli, spesso anche di natura irritante, osservabile più frequentemente in soggetti già sensibilizzati al nichel; 3) eczema nummulare, da moneta, caratterizzato da lesioni eczematose, tendenzialmente circolari, delle dimensioni di una moneta, più frequentemente osservabili in soggetti affetti da eczema costituzionale, e alle volte associato a sensibilizzazioni al cromo. L’eczema allergico da contatto è nella maggior parte dei casi correlato ad una sensibilizzazione nei confronti di particolari componenti presenti nei guanti, nel qual caso si estende dal dorso delle mani agli avambracci arrestandosi con un limite, spesso netto, nel punto in cui termina il guanto. Bisogna infine tenere presente che gli eczemi allergici da contatto delle mani sono provocati anche da alcuni vegetali, aromatizzanti naturali e artificiali; utensili da cucina e da lavoro quali forbici, aghi ecc.; le materie plastiche; profumi; antisettici; piante da appartamento; cere; antisettici; disinfettanti; creme per le mani e farmaci per uso locale. Per quanto riguarda il cobalto, recenti ricerche avrebbero documentato che le sensibilizzazioni isolate a questo metallo sono piuttosto frequenti nelle casalinghe: una delle principali fonti di esposizione potrebbero essere i detergenti e candeggianti.

Patologie indotte e/o favorite dall’uso di detergenti I detergenti, rappresentano una delle principali entità di rischio di patologia dermatologica nell’ambito del lavoro domestico; sono, infatti, di per sé degli irritanti primari e quindi, se usati senza le dovute precauzioni, possono causare dei danni alla pelle a chiunque li maneggi. I danni dermatologici prodotti da detergenti possono essere distinti in: – dermatiti da contatto irritative e allergiche; – sovrainfezioni delle dermatiti da contatto da parte di batteri e funghi; – aggravamento di preesistenti dermatiti di diverso tipo. Va ricordato anche che la professione di casalinga, comporta un’esposizione, spesso in maniera scarsamente protetta, a numerosi fattori di rischio che concorrono a causare e/o peggiorare i vari quadri clinici. La principale differenza fra dermatite su base irritativa, o aggressiva, e dermatite allergica è che la prima può colpire qualsiasi persona ed è strettamente legata al potere irritante dei detergenti, all’intensità e durata del contatto; la dermatite allergica, invece, colpisce solo soggetti sensibilizzati non al detersivo in toto, ma a singole componenti degli stessi, e, in questo caso, contatti con concentrazioni anche molto basse, possono scatenare la dermatite.

I ripetuti contatti con acqua e soluzioni irritanti, come quelle a base di detersivi, alterano lo strato corneo e il film idrolipidico che protegge la superfice cutanea e, più particolarmente: 1) allontanano i grassi che proteggono la pelle; 2) macerano la pelle, creando una condizione favorente la sovrainfezione da batteri e funghi. Il quadro clinico di tipo irritativo, è più frequente di quello di natura allergica e può presentarsi in forme cliniche diverse: a) acuta, caratterizzata da eritema (arrossamento), edema, vescicole e bolle; b) subacuta con eritema e desquamazione, ragadi (fissurazioni lineari), spesso conseguente all’esposizione a sostanze con modesta attività irritante, di solito localizzate alle dita delle mani; c) cronica, con ipercheratosi (aumento dello strato corneo), desquamazione e ragadi. Tra i fattori predisponenti l’eczema da contatto alle mani nelle casalinghe devono essere ricordati, in quanto troppo spesso sottovalutati, anche quelli fisici, in particolare, l’umidità e i microtraumi. I detergenti, inoltre, per la loro azione irritativa diretta sulla pelle, sono in grado di peggiorare altre patologie molto comuni quali l’eczema e la psoriasi. Da ultimo, gli stessi meccanismi usati come protezione, quali i guanti di gomma, possono essere causa sia di eczemi da contatto (alla gomma e ai suoi costituenti) che di sovrainfezioni legate all’aumento dell’umidità e alla conseguente macerazione che questi oggetti provocano.

Intossicazione da detergenti Anche i detersivi, se introdotti accidentalmente o volontariamente nell’organismo, possono essere tossici come altre sostanze (naturali, farmacologiche, ecc.) e, assorbiti, possono provocare danni. È ovvio che il danno dipende dalla quantità, dalla concentrazione, dalla solubilità, dalla granulometria, dallo stato di salute del soggetto, dalla via di introduzione (ingestione, inalazione, contaminazione attraverso la cute o gli occhi). Dal punto di vista chimico-tossicologico, infatti, nell’evoluzione di ogni avvelenamento acuto si possono distinguere tre fasi, a ciascuna delle quali corrisponde un diverso tipo di soccorso: • il contatto (inalazione, ingestione, contaminazione della cute, ecc), dalle cui modalità dipende la “via” d’ingresso nell’organismo, • l’assorbimento nel sangue e la fissazione negli organi bersaglio (fegato, rene, SNC, ecc), • l’eliminazione. È indubbio che un intervento di primo soccorso può riguardare solo la prima fase, mentre gli interventi successivi, se necessari e più complessi sono di competenza del personale specializzato. Per inalazione si intende, l’introduzione di sostanze tossiche gassose, volatili o liquide vaporizzate attraverso le vie respiratorie. L’avvelenamento per ingestione si verifica con l’introduzione della sostanza tossica, liquida o solida, attraverso la via orale. La contaminazione attraverso la cute o gli occhi si ha per assorbimento diretto dei prodotti tossici attraverso tali vie. Pertanto, il trattamento dell’intossicazione da detergente, come per quello da altre sostanze, si fonda su: PERICOLO 1. inattivazione e allontanamento del detergente non ancora assorbito 2. inattivazione del detergente già assorbito o lotta dei suoi effetti con accelerazione della sua eliminazione. Salvo che nel caso di agenti caustici e corrosivi, la cui azione è pressoché immediata nella zona di contatto, per la maggior parte dei tossici ad azione sistemica vi è una fase di latenza, asintomatica, e una fase di sintomatologia ben evidente nella quale, oltre agli effetti specifici, si possono presentare alterazioni di organi raggiunti dal veleno e delle funzioni vitali. Chi soccorre un intossicato deve: • contattare il CAV (centro antiveleni)1 • cercare di individuare il detergente • precisare tipo e modalità di contatto • controllare il volume del liquido mancante da un contenitore • rintracciare e conservare i contenitori, vuoti o con residuo di detergente • in presenza di vomito, raccogliere e conservare campioni di contenuto gastrico, consegnandoli al soccorso specializzato (medico, ambulanza, CAV). Tutte le indicazioni raccolte devono essere riferite al CAV con cui il soccorritore è bene si metta subito in contatto senza improvvisare rimedi casalinghi. Di seguito si forniscono alcune informazioni comuni di primo soccorso legate alla intossicazione acuta accidentale da prodotti detergenti, in rapporto alla modalità di introduzione e alla conseguente sintomatologia. I sintomi specificaci e le indicazioni di primo soccorso, legati alla tipologia di ciascun prodotto sono poi elencati nelle schede in appendice. Provocare il vomito del soggetto che ha assorbito il detersivo è quasi sempre controindicato, in quanto i detersivi contengono sostanze schiumogene (la schiuma può essere inalata e determinare asfissia o polmonite).

Inoltre il vomito non deve essere provocato: 1. nei casi di ingestione di un prodotto corrosivo (ad esempio: prodotti per lavastoviglie) per l’effetto caustico della sostanza che, sicuramente danneggia il primo tratto del tubo digerente (bocca, faringe, esofago) quando viene ingerito, ma egualmente fa, risalendo dallo stomaco 2. nei soggetti incoscienti 3. nei soggetti con crisi convulsive (perché la manovra può aggravare o scatenare la crisi) Come capire se c’è stato un avvelenamento? Poiché alcuni sintomi sono comuni a diverse sostanze, è necessario fare attenzione se questi si manifestano all’improvviso e senza cause apparenti. Sono segnali d’allarme: nausea e vomito, dolori addominali, diarrea, pallore e difficoltà respiratorie, brividi di freddo, mal di testa, difficoltà visive, perdita di conoscenza. Le sostanze caustiche o corrosive si distinguono, invece, perché determinano vesciche e segni di ustione alla bocca e al viso o violento bruciore agli occhi. Un detergente inalato può portare a lesioni dirette sull’apparato respiratorio oppure al coinvolgimento di altri organi od apparati (rene o fegato), che si manifesta più tardivamente. In caso di inalazione è necessario: 1. contattare sempre e comunque il CAV e seguirne le indicazioni 2. trasportare l’infortunato al di fuori dell’ambiente inquinato più rapidamente possibile, indossando, per protezione, una mascherina o un fazzoletto umido al fine di evitare il rischio personale di intossicazione. 3. slacciare gli abiti che possano in qualche modo impedire la respirazione

Inoltre, se l’infortunato è cosciente. 1. controllare la accessibilità delle vie aeree (naso e bocca) 2. controllare i parametri vitali (polso, respiro, coscienza) Se l’infortunato non è cosciente 1. stendere a terra supino il soggetto, con il capo iperesteso 2. controllare i parametri vitali (polso, respiro, coscienza), praticando, se si conoscono, le tecniche di rianimazione (respirazione bocca a bocca, massaggio cardiaco 3. trasportare in ospedale Intossicazione per ingestione: 1. contattare il CAV e seguirne le indicazioni 2. cercare di individuare il tipo di detergente ingerito, la quantità e il tempo trascorso dall’ingestione 3. trasportare al centro antiveleni, con la confezione del prodotto o dei prodotti in caso di miscela 35 Se l’infortunato è cosciente: • lavare delicatamente con acqua le labbra • fare sorseggiare acqua, in modo da ottenere un effetto diluente Se è l’infortunato non è cosciente: • aprire la bocca • attuare le manovre di rianimazione, se si conoscono Solo l’acqua è adatta allo scopo di diluire il detergente ingerito: infatti anche il latte, poichè contiene grassi può facilitare l’assorbimento e peggiorare la situazione. In caso di contatto della cute, dopo aver consultato il CAV: 1. togliere gli indumenti contaminati 2. lavare abbondantemente con acqua corrente Se contatto è avvenuto con gli occhi sentito il CAV: 1. lavare abbondantemente con acqua corrente a palpebre aperte per 10-15 minuti

Cosa tenere nell’armadietto di primo soccorso In tutte le abitazioni, in un luogo sicuro, non esposto al calore e all’umidità e, soprattutto, non accessibile ai bambini, deve avere posto un piccolo armadietto, (eventualmente munito di apposite “blocca ante”) che, oltre ai presidi medico chirurgici da medicazione (cotone idrofilo, cerotti, garze ecc.), sarebbe opportuno contenga, per un primo soccorso in caso di contatto oculare o di ingestione di sostanze detergenti: • soluzione fisiologica salina • carbone attivato in polvere  da utilizzare, rispettandone le precauzioni di conservazione e di scadenza, previo contatto con il Centro Antiveleni (CAV). PERCHÉ LA SOLUZIONE FISIOLOGICA SALINA? La soluzione fisiologica salina è una soluzione acquosa di cloruro di sodio 0,9%, utilizzabile per lavare gli occhi in caso di contatto con prodotti detergenti. Il lavaggio oculare, sentito comunque sempre il CAV, va praticato per 10-15 minuti, tenendo la testa dell’interessato rivolta dal lato dell’occhio leso e facendo defluire la soluzione fisiologica dall’interno verso l’esterno dell’occhio. Le palpebre vanno tenute aperte con due dita e devono essere rimosse eventuali lenti a contatto. Ovviamente, dopo il lavaggio oculare è sempre opportuno praticare una visita oculistica per accertarsi su eventuali lesioni d’organo. PERCHÉ IL CARBONE ATTIVATO IN POLVERE? Il carbone attivato o carbo medicinalis della Farmacopea Ufficiale è la sostanza più usata per il suo potere adsorbente aspecifico. Si comporta, infatti come una carta assorbente, legando le sostanze chimiche e riducendone l’assorbimento, ma ha alcune controindicazioni, per cui va utilizzato sempre su specifica indicazione del CAV. In caso di ingestione della sostanza detergente potenzialmente tossica, il carbone attivato in polvere va somministrato il più precocemente possibile (meglio se entro un’ora), poiché la sua efficacia viene ridotta con il trascorrere del tempo. Il carbone attivato non adsorbe acidi e basi forti, glicole etilenico, acido borico, ecc. In particolare, per gli acidi e le basi forti, la somministrazione è controindicata poiché potrebbe determinare un peggioramento delle lesioni e un ritardo delle tecniche diagnostiche.

Consigli di comportamento Le norme di comportamento da adottare in ambito domestico, per la prevenzione dell’esposizione ai prodotti domestici pericolosi e, quindi, anche ai detergenti, possono essere riassunte come segue: • Leggere attentamente anche più volte le etichette • Tenere i prodotti lontani dai bambini • Non manomettere le chiusure di sicurezza • Non lasciare aperta la confezione • Non farsi vedere dal bambino nell’utilizzo della chiusura di sicurezza • Insegnare al bambino il significato dei simboli di pericolo • Spiegare al bambino la pericolosità dei prodotti in cui sono presenti simboli di pericolo • Non utilizzare il sottolavello per conservare detersivi e, in particolare, prodotti acidi o alcalini (ad esempio: detersivi per lavastoviglie liquidi, pulitori per metalli, detergenti per superfici dure, disincrostanti, pulitori per forni), nelle famiglie in cui ci sono bambini piccoli • Non travasare i detergenti in bottiglie o altri contenitori destinati a bevande o alimenti • Non usare bicchieri da cui abitualmente si beve per dosare i detergenti • Non usare contenitori di prodotti per la pulizia della casa per far giocare il bambino Non abituare il bambino a bere direttamente dalla bottiglia, ma fargli usare sempre il bicchiere In caso si verifichi un’esposizione accidentale a prodotti che potrebbero essere pericolosi, i comportamenti da tenere sono i seguenti: • Non perdere la calma • Chiamare rapidamente il Centro Antiveleni (CAV) o il 1.1.8 • Seguire le indicazioni fornite dal Centro Antiveleni (CAV) o del 1.1.8 • Non far vomitare, se vi é bruciore in bocca,dolore alla deglutizione o presenza di schiuma • Non somministrare nulla per bocca (in particolare il latte) ad eccezione di acqua, per non mascherare la diagnosi e le lesioni Se in casa vi sono animali domestici: • Non render accessibili i prodotti detergenti • Allontanare gli animali domestici dai locali durante o subito dopo le operazioni di pulizia.

Principi di prevenzione Un utilizzo corretto dei prodotti della detergenza, fa si che non si debba ricorrere all’opera dei sanitari. Ricordando la massima che è meglio prevenire che curare, si forniscono qui di seguito alcuni suggerimenti utili: 1. leggere sempre attentamente le etichette 2. non mischiare tra loro prodotti diversi 3. conservare i prodotti lontano dalla portata dei bambini 4. non travasare il prodotto dal suo contenitore d’origine 5. non rimuovere le chiusure di protezione (specie se ci sono bambini in casa) 6. non lasciare il contenitore incustodito e aperto (specie se ci sono bambini in casa) 7. riconoscere i simboli di pericolo 8. non ingerire i prodotti 9. non far vomitare, in caso di ingestione 10. evitare il contatto con occhi e in caso lavare abbondantemente con acqua corrente 11. evitare l’inalazione 12. dopo l’uso di alcuni prodotti (bombolette spray) arieggiare l’ambiente 13. proteggere le mani, in particolare in presenza di patologie dermatologiche 14. sciacquarsi e asciugarsi bene le mani dopo l’uso 15. in caso di pelle secca, applicare creme idratanti, dopo l’uso 16. sostituire un prodotto risultato dannoso con altro 17. ricorre al medico di base, se si notano fastidi di qualsiasi genere 18. evitare che animali domestici ingeriscano i prodotti 19. in caso di ingestione di prodotto, da parte di un animale domestico, avvisare il veterinario, seguendo attentamente i suoi consigli.

Attrezzature di protezione individuale L’uso prolungato di detergenti può favorire alcune patologie specie a carico della pelle, che con l’impiego di protezioni adeguate potrebbero essere limitate. I mezzi di protezione, adeguati al rischio da prevenire, vanno impiegati quando un rischio non può essere evitato o ridotto Nel caso dei detergenti, pertanto, per evitare le irritazioni della pelle è consigliato l’impiego di appositi guanti di protezione. I guanti devono sempre essere ben asciutti all’interno e non vanno utilizzati in caso di allergia alla gomma*. Utile risulta anche l’impiego di creme idratanti, per ricostruire e mantenere la naturale protezione cutanea

Intossicazioni acute da impiego di detergenti, il riferimento nazionale Nella presente nota vengono presentati alcuni dati che dovrebbero indurre una riflessione circa la necessità di maggiore informazione e sensibilizzazione per quanto concerne l’impiego dei detergenti. L’obiettivo da perseguire, infatti, è quello di accrescere la consapevolezza per un uso corretto delle sostanze chimiche presenti nelle nostre case. Tali sostanze, anche quelle ritenute più innocue, meritano particolare attenzione nella loro utilizzazione poiché molto spesso possono rivelarsi pericolose per noi e/o per i nostri familiari. Le richieste di consulenza sanitaria, relative a possibili avvelenamenti dipendenti da ingestioni e/o contatti per via cutanea, con sostanze e/o prodotti detergenti, biocidi, piante, ecc., per quanto riguarda i centri antiveleno in Italia, possono essere stimate in circa 55000-600001 interventi/anno – anno di riferimento 2003 -. Tali richieste evidenziano la potenziale pericolosità e la diffusione che un insieme cospicuo di sostanze comunemente presenti o utilizzate all’interno delle abitazioni come ausilio alle “faccende domestiche” e non solo, rivestono. Pensiamo a tale riguardo al ruolo che,nell’economia domestica, hanno i prodotti comunemente utilizzati per la pulizia della persona, ma soprattutto per la pulizia delle stoviglie, biancheria, ecc, sostanze e/o prodotti che comunemente vengono raggruppati sotto la dizione “detergenti”. In Italia, nel 2000, sono stati riscontrati 7000 casi di persone infortunate a causa di utilizzazione di sostanze detergenti.

Acido solforico (H2SO4) Allo stato di purezza l’acido solforico è un liquido oleoso, incoloro ed inodoro, di sapore fortemente acido. La sua affinità per l’acqua è tale, che carbonizza le sostanze organiche, determinando la formazione di questo corpo a spese dell’ossigeno e dell’idrogeno che tali sostanze contengono. La facilità di procurarsi quest’acido, meglio conosciuto col nome di “olio di vetriolo”, il suo uso così comune nelle arti e nelle industrie, spiegano la relativa frequenza degli avvelenamenti accidentali, e di quelli volontari, per scopo suicida. Sintomi dell’avvelenamento – Appena ingerito il veleno, i sintomi dell’avvelenamento insorgono con formidabile prestezza. Il paziente accusa un dolore urente, atroce dalla bocca allo stomaco, dolore che gli strappa delle grida e lo getta nell’angoscia più spaventevole. I vomiti sono frequenti, costituiti di materie brunastre, mucose e sanguigne, così acide che, cadendo sul pavimento, si mostrano effervescenti. Insorgono in generale immediatamente dopo l’ingestione; in alcuni casi ritardano una mezz’ora o più, in altri mancano affatto, per l’azione paralizzante del veleno. Si ha inoltre un continuo, intenso dolore all’epigastrio; gli occhi sono infossati; le labbra, i contorni della bocca sono coperti di macchie od escare grigie o brune; la coscienza rimane inalterata. La temperatura del corpo è abbassata; il polso piccolo, duro, raro o frequente; il respiro difficile; la deglutizione dolorosa; osservasi ancora una forte salivazione, un senso penosissimo di soffocazione. L’addome è per lo più tumefatto, dolente alla pressione; non vi sono evacuazioni alvine; raramente insorge la diarrea, con feci nere pel sangue; l’orina è soppressa. L’agitazione diviene estrema; le forze diminuiscono rapidamente; la morte avviene in poche ore, al più in tre o quattro giorni, per collasso o per edema della glottide, di rado per una peritonite acutissima da perforazione. Talvolta accade che il veleno corrosivo penetri nelle vie respiratorie; in questi casi la morte per soffocazione ne è la pronta conseguenza. Il decorso dell’avvelenamento per acido solforico non è sempre così acuto; in alcuni casi, sia per la minore dose di veleno ingerito, sia pel suo minor grado di concentrazione, si può solo notare una gastro-enterite più o meno intensa. Questi casi leggeri possono terminarsi con una guarigione lenta, dopo un graduale distacco delle parti necrotizzate, ma non di rado gli infermi, in seguito alla grave dispepsia, muoiono marasmatici in poche settimane od in pochi mesi. Lesioni anatomiche – Nei casi letali all’esame del cadavere osservasi, oltre alle escare nerastre sulle labbra ed all’interno della bocca, delle strie più o meno estese e più o meno profonde, brune, per tutta la lunghezza dell’esofago. La mucosa gastrica è ordinariamente nera, o presentante qua e colà delle placche rosse o nerastre che si possono staccare in lembi. Altre volte la parete lastrica presentasi carbonizzata in tutto il suo spessore, o completamente perforata in uno od in parecchi punti. In questo caso l’acido è penetrato nella cavità addominale, esercitando la sua azione corrosiva sui vari visceri: fegato, milza, mesenterio, e sulla aorta stessa. L’intestino è generalmente sano, al più può presentare qualche traccia di flogosi. I reni mostrano i segni di un’intensa infiammazione parenchimatosa; la vescica è vuota, o contiene solo una scarsa quantità d’orina sanguinolenta. Il cuore contiene coaguli numerosi; sangue nero coagulato fu trovato da Grisolle nelle vene iliache, da Tardieu nelle arterie femorali, nei vasi dello stomaco e del mesenterio. Se l’avvelenamento non terminò colla morte nel pri mo periodo, si osservano estese formazioni cicatriziali delle parti direttamente attaccate dal liquido corrosivo. Quando il decorso dell’intossicazione fu relativamente lento, lo stomaco può presentare nessun’altra lesione che quella d’una flogosi cronica, caratterizzata da un aspetto mamellonato della mucosa e da un restringimento dell’organo. Tardieu vide lo stomaco d’un adulto ridotto al volume di quello d’un bambino; lo stringimento può giungere a tal punto che un uovo possa riempire la cavità del ventricolo. Altre volte si notò una vera atrofia di tutto il tubo digerente.

Acido nitrico (HNO3) L’acido nitrico od azotico è un liquido incolore, estremamente corrosivo, che si tinge in giallo per l’influenza della luce. È, come l’acido solforico, d’un uso frequentissimo nelle industrie; viene specialmente adoperato dai cappellai, dai pittori su porcellana, e, unito all’acido cloridrico, dagli incisori in metalli. I chimici, i garzoni di laboratorio, gli operai addetti alle fabbriche di prodotti chimici od alle manifatture di cotone fulminante sono molto esposti agli effetti deleteri che possono causare i vapori d’acido nitrico. Taylor cita molti casi in cui l’inalazione di questi vapori determinò la dispnea, una tosse violenta ed una soffocazione rapidamente mortale. All’autopsia si riscontrò congestione dei polmoni, acidità del sangue, flogosi dell’endocardio e della tonaca intima dei grossi vasi. Sintomi e decorso dell’avvelenamento – La sintomatologia poco si scosta da quella dell’avvelenamento per acido solforico. Si possono riscontrare sulle labbra delle macchie giallo d’ocra caratteristiche; l’interno della bocca e le fauci sono d’un bianco opaco, dovuto alla mucosa ispessita e fortemente cauterizzata; la superficie della lingua, bianchissima, presenta delle macchie di color giallognolo; i denti sono talvolta vacillanti, e le loro corone gialle.

Macchie giallognole possono anche mostrarsi sul mento o sulle dita. Le tonsille sono tumefatte. Un dolore vivissimo, localizzato dapprima all’epigastrio, si propaga rapidamente alle parti vicine, accompagnato da vomiti di sostanze acidissime, vischiose, talvolta sanguigne. II ventre divien teso e dolente; presto mostrasi una diarrea sanguigna, altre volte invece si ha costipazione ostinata. La voce è fioca; talvolta, per la penetrazione dell’acido nella laringe, insorge una tosse violenta con sputi sanguigni. Notansi inoltre dispnea; disuria; polso piccolo, frequente, irregolare; grande prostrazione; abbassamento della temperatura del corpo. L’intelligenza diviene in ultimo offuscata e il delirio precede di poco la morte, che può avvenire dopo uno o parecchi giorni, od anche in meno di due ore, quando l’acido sia penetrato nelle vie aeree. Tuttavia il decorso non è sempre così acuto, né l’esito sempre funesto. Lesioni anatomiche – L’epitelio della mucosa boccale, linguale ed esofagea è sollevato, pieghettato, grigio-violaceo, sostituito talvolta da una crosta di color ranciato. Il contenuto gastrico è denso, vischioso, sanguigno; la mucosa rossa, rammollita, disseminata di macchie nerastre costituite da ecchimosi sottomucose. In casi rarissimi si trovò lo stomaco perforato. Ulcerazioni possono anche riscontrarsi nell’intestino tenue, e talvolta si vide la flogosi gastroenterica propagarsi al peritoneo. Frequentemente si trova anche la mucosa della laringe rossa, tumefatta, priva del suo epitelio, edematosa; la trachea infiammata, i polmoni congestionati. Il cuore contiene per lo più del sangue fluido e nero. Nei casi che ebbero un decorso più lento si possono solo rinvenire le note caratteristiche d’una gastrite cronica con ipertrofia della mucosa e stenosi pilorica, od una stenosi esofagea più o meno estesa.

Acido cloridrico (Acido muriatico, HCl) Quest’acido, concentrato, è un liquido incolore, di odore molto penetrante, di sapore acidissimo, e svolge all’aria libera dei densi vapori. È molto adoperato nelle analisi chimiche, per la conservazione dei legnami, per rammollire l’avorio; è di uso frequentissimo anche nelle fabbriche di gelatine, di acque gassose ed in una moltitudine d’altre industrie. È, come gli acidi precedenti, un veleno molto energico. Sintomi dell’avvelenamento – I sintomi sono identici a quelli prodotti dall’acido nitrico; se ne differenzia soltanto per la speciale tinta grigiastra delle macchie che riscontransi intorno alla bocca, sulle labbra ed all’interno della cavità orale, e per la formazione di dense pseudomembrane sulle mucose attaccate dall’acido. Lesioni anatomiche – All’autopsia Taylor riscontrò la mucosa boccale e faringea bianca, rammollita, distrutta qua e colà dal liquido corrosivo; la mucosa dell’esofago rossa, infiammata, mentre quella del ventricolo era distrutta in vicinanza del piloro e nera, escarotica nel resto della sua estensione. Tardieu riferisce un caso interessante d’un bambino di 15 giorni, al quale la madre, per guarirlo dal mughetto, aveva cauterizzato l’interno della bocca con acido cloridrico fumante. I movimenti di succhiamento, com’era facile a prevedersi, avevano fatto inghiottire una piccola quantità dell’acido, sufficiente però a far perire il bambino. All’autopsia trovò la mucosa esofagea distrutta, ed il canale tappezzato da una pseudomembrana grigiastra; nello stomaco tre larghe e nere placche escarotiche. Prognosi degli avvelenamenti per acidi concentrati – È grave nella maggioranza dei casi; si è a tali avvelenamenti che si può riferire il detto di Zacchia: “Venena, nisi occidant, relinquunt semper aliquam noxam et morbos diuturnos”, poiché, anche se venga scongiurato un esito funesto, poca speranza vi è per l’avvenire. Il connettivo cicatriziale, coartandosi col tempo, è causa di gravi stenosi, specialmente dell’esofago, per cui molte volte la nutrizione dell’infermo rende inevitabile il praticare una fistola gastrica.

Loading...

Check Also

Sclerosi multipla, molecole maligne predicono forma più aggressiva

Loading... Nuova importante scoperta per quanto riguarda la sclerosi multipla. Un team di ricercatori dell’università …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *