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Udito shock: ogni anno 2000 bimbi nascono sordi, i consigli degli esperti

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Ogni anno in Italia nascono circa 2mila bambini con gravi problemi all’udito che rischiano di essere molto penalizzati se questi disturbi non vengono individuati subito e trattati in modo corretto.

La sordità è una patologia circondata ancora da troppa disinformazione: oggi, infatti, esistono diagnosi e terapie affinché anche il bambino affetto da sordità congenita possa condurre una vita normale.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Udito, che si celebra oggi, il provider ECM 2506 Sanità in-Formazione e il professor Giuseppe Attanasio, medico specialista in Otorinolaringoiatria presso il Policlinico Umberto I di Roma, in collaborazione con Consulcesi Club, forniscono un’utile guida ai genitori attraverso il corso ECM FAD (Formazione a Distanza) ‘Ipoacusia infantile e protesizzazione acustica’.

Ecografie e amniocentesi non sono in grado di rilevare la sordità nel feto. Al contrario, lo screening audiologico universale entro i primi 2-3 mesi di vita è la soluzione per scoprire subito i problemi di ipoacusia di un bambino. Da segnalare, però, che questo esame non è in grado di identificare la perdita uditiva acquisita o progressiva che intervenga successivamente. Questi deficit uditivi infantili (che rappresentano circa il 30% dei casi) possono essere identificati solo con programmi di osservazione e sorveglianza audiologica. Una volta individuata l’ipoacusia, è fondamentale una rapida ed efficace scelta degli ausili uditivi più adatti al bambino, verificando l’idoneità degli stessi (protesi, impianto cocleare). La logopedia costituisce un supporto fondamentale nello sviluppo e acquisizione del linguaggio nel bambino; ovviamente, la prognosi riabilitativa cambia se al bambino è stato diagnosticato tempestivamente il deficit uditivo, quindi non riporta gravi compromissioni nel linguaggio, o se l’ipoacusia viene riscontrata tardivamente.

L’orecchio e l’udito Il sistema uditivo si compone di sistema uditivo centrale e sistema uditivo periferico. Il sistema periferico comprende orecchio esterno, orecchio medio, orecchio interno e nervo uditivo, mentre il sistema centrale è formato dai percorsi uditivi nel tronco celebrale e dalla corteccia uditiva. Orecchio esterno L’orecchio esterno è composto da padiglione auricolare e meato acustico. Nell’uomo il padiglione non è né molto grande né importante, mentre in molti mammiferi è mobile e di grandi dimensioni.

La sua funzione è quella di convogliare le onde sonore verso il timpano, quindi mobilità e grandi dimensioni garantiscono risultati migliori. Il meato acustico è un condotto cilindrico, leggermente curvo, di 2cm di lunghezza che termina con il timpano. Per la sua risonanza caratteristica, l’orecchio esterno amplifica le frequenza intorno ai 1000Hz. Orecchio medio È una cavità ossea con quattro aperture, con le relative membrane, e contenente una catena formata da tre ossicini: martello, incudine e staffa. L’apertura maggiore, la finestra timpanica, è ricoperta dal timpano, il quale vibra in risposta alle sollecitazioni delle onde sonore convogliate dall’orecchio esterno. Il timpano è in diretto contatto con la catena di ossicini, i quali si comportano come un sistema di leve che amplifica le vibrazioni di circa due volte.

Queste vibrazioni vengono trasmesse alla finestra ovale e da qui all’orecchio interno, le cui variazioni di pressione vengono compensate dalla finestra rotonda. La pressione ai due lati del timpano deve necessariamente essere la stessa, altrimenti le vibrazioni sarebbero impedite. La quarta apertura, la tromba di Eustacchio, collega l’orecchio medio alla faringe e serve a mantenere la pressione interna all’orecchio medio uguale a quella esterna. Come protezione per l’orecchio, sulla staffa e sul martello si inseriscono due piccoli muscoli, lo stapedio ed il tensore del timpano, i quali si contraggono, riducendo l’efficienza della catena di ossicini, quando le vibrazioni trasferite dal timpano sono eccessive e rischierebbero di creare danni al sistema. La finestra ovale è otto volte più piccola del timpano; questa differenza, insieme all’efficienza della catena di ossicini (x2), fa sì che l’energia sulla finestra ovale sia circa 16 volte (8×2) quella sul timpano.

Orecchio interno È formato da una serie di cavità nell’osso temporale, chiamate labirinto osseo, riempite da una serie di sacchi e dotti membranosi chiamati nel loro insieme labirinto membranoso. Lo spazio tra il labirinto osseo ed il labirinto membranoso è riempito di un liquido chiamato perilinfa, mentre all’interno del labirinto membranoso c’è un fluido detto endolinfa. Il labirinto membranoso è formato da tre canali semicircolari, che formano parte dell’organo dell’equilibrio, e dalla coclea. La coclea è una struttura spiraliforme, con circa tre avvolgimenti e mezzo, al suo interno divisa in due rampe da due membrane.

La rampa vestibolare è in contatto con la finestra ovale da una parte e con la rampa timpanica dall’altra. La rampa timpanica termina con la finestra rotonda. Sulla base della rampa vestibolare sono sistemate una serie di cellule ciliate, che nel loro insieme prendono il nome di organo del Corti. Le onde sonore sono convogliate dall’orecchio esterno al timpano; questo, vibrando, aziona la catena di ossicini che termina sulla finestra ovale. Il movimento della membrana sulla finestra ovale crea uno spostamento dell’endolinfa all’interno della coclea; questo spostamento si muove per tutta la rampa vestibolare, stimolando le cellule ciliate alla base di questa, prosegue nella rampa timpanica e finisce nella finestra rotonda. Quando vengono stimolate, le cellule ciliate rilasciano un impulso nervoso che arriva al sistema uditivo centrale; la quantità e la qualità di impulsi che arrivano al cervello vengono interpretati come suono. Impulsi che arrivano dalle prime cellule ciliate nella coclea vengono interpretati come suoni alti, impulsi provenienti dalla parte più distale vengono interpretati come suoni gravi. Localizzazione di una sorgente Il nostro cervello utilizza diverse informazioni da un suono per ricavare la posizione della sua sorgente rispetto alla nostra posizione. Avere due orecchie è indispensabile al fine di ricavare queste informazioni, uno solo non sarebbe sufficiente. Se una sorgente sonora non è centrale rispetto all’ascoltatore, il suono arriverà con alcune differenze alle due orecchie. Il cervello è in grado di calcolare queste differenze e di utilizzarle per risalire alla posizione della sorgente. I metodi utilizzati dal nostro cervello possono essere divisi in:

• ITD – Interaural Time Difference • ILD – Interaural Level Difference • HRTF – Head-Related Transfer Function ITD Viene calcolato il ritardo con cui un suono passa da un orecchio all’altro. Più il ritardo è grande, più la sorgente sarà spostata lateralmente. Questo però non avviene a tutte le frequenze: sotto i 300Hz l’origine di un suono non è più facilmente localizzabile. Per questo i suoni sopra i 300 Hz vengono considerati come raggi direzionali, quelli sotto come onde adirezionali. Questo spiega perché in genere non è importante dove si posiziona un subwoofer. ILD Se un suono ci colpisce lateralmente, la testa creerà un cono d’ombra tale per cui l’orecchio più lontano rispetto alla sorgente percepisce un volume minore rispetto all’altro. Maggiore la differenza di volume tra le due orecchie, maggiore lo spostamento laterale della sorgente. HRTF La testa agisce da filtro, attenuando alcune frequenze ed enfatizzandone altre. Il modo in cui la testa filtra i suoni è caratteristica di una determinata direzione di provenienza. Sensibilità dell’orecchio La sensibilità dell’orecchio umano dipende dalla frequenza del suono: è massima per le frequenze tra 2000 e 5000 Hz e sempre minore man mano che ci allontaniamo da questo intervallo. In pratica, un suono di 20 dB risulterà al di sotto della soglia di udibilità se emesso a 100 Hz, mentre risulterà udibile se emesso a 2500 Hz. La misura dell’intensità viene quindi ponderata secondo una scala che tiene conto della diversa risposta del nostro orecchio (curva di ponderazione A) e i rilievi così effettuati vengono indicati con il simbolo dB(A). Negli anni ’30 fu pubblicato un fondamentale studio sulla sensazione sonora, realizzato da Fletcher e Munson presso i laboratori Bell. Questo studio, in seguito ulteriormente perfezionato, è oggi alla base delle curve di sensazione rappresentate nel grafico che segue, note come curve di Fletcher e Munson.

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