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Economia - page 3

Pensione anticipata 2018, con l’isopensione puoi andare via anche 7 anni prima

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Ultime novità sul fronte riforma pensioni. Non c’è ancora niente di ufficiale, ma dalla Legge di Bilancio 2018 potrebbe uscire un nuovo coniglio dal cilindro. Il suo nome? Isopensione. Sì, è noto dalla Legge Fornero, ma la novità della manovra consiste nell’ampliamento degli anni di “prepensionamento” previsti. Qualora la misura dovesse passare, si potrà andare in pensione 7 anni prima di aver maturato i requisiti necessari

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Bollo auto 2018 novità, come calcolarlo e quando pagarlo: esenzione per invalidi e auto storiche

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È tempo di bollo auto o tassa automobilistica, precedentemente denominata anche tassa di circolazione la quale è un tributo locale che Grava sugli autoveicoli e motoveicoli immatricolati nella Repubblica Italiana il cui versamento è a favore delle regioni Italia di residenza. Il Bollo auto viene pagato annualmente da chi risulta proprietario di una o più automobili, indipendentemente dal fatto che il veicolo circola o meno e proprio per questa ragione è scorretto definire il bollo come una tassa di circolazione. L‘importo del bollo auto dipende dalla potenza del veicolo espressa in kilowatt oppure in cavalli e del suo impatto ambientale poi ogni regione adotta dei parametri di riferimento e quindi il tributo Può variare da una regione all’altra.

Tuttavia il proprietario dell’auto Può verificare quanto è effettivamente L’importo da pagare  consultando il sito internet dell’ACI oppure dell’Agenzia delle Entrate. Per quanto riguarda la scadenza, vi è una legge secondo cui per i veicoli di nuova immatricolazione il bollo auto va versato entro il mese di immatricolazione, però se questa avviene negli ultimi 10 giorni del mese la scadenza viene rinviata l’ultimo giorno del mese successivo.

Il pagamento va effettuato, dunque, entro il mese successivo alla scadenza, pena l’aggiunta di una sanzione sull’importo complessivo e quindi se ad esempio il bollo scade a luglio, ci sarà tempo fino ad agosto per poterlo pagare per non incorrere in una sanzione. Riguardo le modalità di pagamento fattibili per il bollo auto 2018 citiamo sicuramente le tabaccherie e ricevitorie del Lotto collegato alla rete Lottomatica, servizi e uffici postali della delegazione ACI, gli sportelli bancomat Unicredit utilizzando una carta Bancomat operante sul circuito pagobancomat rilasciata da qualsiasi Istituto bancario e senza corrispondere alcuna commissione, online sui siti di Poste Italiane e tramite bonifico online presso le proprie banche.

Si parla anche di esenzione bollo auto e pare che ad usufruirne siano gli invalidi, le auto elettriche o a GPL ma anche le auto storiche e per trasporti speciali. Per poter usufruire dell‘esenzione dal pagamento del bollo bisognerà  fare domanda. Come abbiamo già riferito, possono fare richiesta di esenzione coloro che hanno un qualsiasi tipo di invalidità motoria permanente, ma a tal riguardo va specificato che questa esenzione è possibile soltanto se il veicolo è intestato al portatore di handicap o alla persona che ha a carico fiscalmente la persona disabile ed è stato adattato a livello meccanico alle necessità del conducente. Inoltre, è importante che ci sia anche un altro requisito per poter beneficiare di questa esenzione, ovvero che il reddito annuo lordo del disabile non sia superiore a 2840,51 euro. L’esenzione va richiesta presso uno degli uffici relazioni con il pubblico della propria regione.

Esenzione bollo auto e agevolazioni

Vediamo ora le situazioni in cui la legge prevede l’esenzione del bollo auto totale o parziale. In questo caso, vanno considerati tipologia di auto e le caratteristiche del proprietario. L’esenzione dal pagamento del bollo auto spetta alle Entra e Leggi

Saldi invernali, tutte le date e informazioni: ecco come riconoscere le truffe

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Saldi invernali 2018 continua il count-down verso il 5 gennaio data di inizio dei mega sc0nti.

Saldi invernali 2018 le date

A Vercelli il periodo dei saldi invernali, quanto mai attesi sia dagli operatori che dai consumatori. Inizierà venerdì 5 gennaio 2018 per una durata complessiva di 8 settimane consecutive.

Stesso periodo di saldi anche a Borgosesia, Gattinara, Trino e Varallo.

I Comuni di Cigliano, Crescentino e Santhià hanno deciso di dare libera facoltà di scelta delle otto settimane, anche non consecutive, sempre con decorrenza dal 5 gennaio 2018.

Mancano ormai pochi giorni ai saldi invernali e ormai è tutto pronto per le svendite di fine stagione in quasi tutte le regioni italiane. I negozi e grandi centri applicheranno fin dai primi giorni sconti che vanno dal 20 al 70% su tutti i capi di abbigliamento, ma anche su prodotti tecnologici e di utilità quotidiana. I saldi non inizieranno lo stesso giorno in tutte le regioni, ma si partirà dalla Basilicata che aprirà le danze il prossimo 2 gennaio, poi sarà il turno della Valle d’Aosta il 3 gennaio e a seguire poi tutte le altre regioni. A Roma e nel Lazio i ribassi Sugli articoli partiranno proprio il 5 gennaio e dunque il giorno prima della Epifania, giornata in cui approfittando dei Saldi si potrà fare una passeggiata dal centro storico e per le vie dello shopping, oppure fare una visita ai tanti centri commerciali posti fuori dal centro città.

Stando alle previsioni di Adoc ovvero l’Associazione dei Consumatori, sembra che le famiglie non spenderanno più di €250 a nucleo corrispondente a circa il 10% della rendita mensile disponibile e si stima che almeno un acquisto su tre verrà effettuato online. Intervenuto Roberto Tascini presidente dell’Adoc il quale ha dichiarato: “La spesa delle famiglie per i saldi non supererà i 250 euro, secondo le nostre previsioni purtroppo la combinazione tra redditi bassi e spese primarie e irrinunciabili elevate, come quelle sostenute per alimentazione, casa, trasporti e tasse, non permette alle famiglie italiane di destinare grosse cifre alle spese extra come i saldi”.  Lo stesso ha aggiunto che gli acquisti più ingenti si concentreranno nel periodo finale, quando gli sconti arriveranno fino a 50- 60%.

Si stima inoltre che aumenteranno hanno gli acquisti on line e questo dato sembra non sorprendere più di tanto, vista la crescita esponenziale dell’e-commerce che è un settore che riesce a fare a fare tutto l’anno rispetto ai negozi fisici. Come ogni anno, in occasione dei consueti giri di shopping il Codacons pubblica quelle che sono le regole da seguire per cercare di evitare le fregature e per poter acquistare Dunque in tutta sicurezza.

Innanzitutto è fondamentale conservare sempre lo scontrino perché non è assolutamente vero il fatto che i capi in vendita non possono essere cambiati, visto che il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso e qualora il cambio non sia possibile, si ha diritto alla restituzione dei soldi. Le vendite devono essere effettivamente quelle di fine stagione, Ovvero la merce posta in vendita deve essere l’avanzo di quella stagione che sta finendo e non dei fondi di magazzino. Infine, diffidate dagli sconti superiori al 50% perché spesso nascondono merce non proprio nuova oppure dei prezzi vecchi falsi.  Il consiglio finale quello di servirvi preferibilmente nei negozi di fiducia e acquistare merce della quale se ne conosce già il prezzo o la qualità.

Regioni e date
Mediamente vi è una uniformità, anche perché è stata scelta una data che permetta di usare il fine settimana in cui è più alto l’afflusso ai negozi essendo giornate in cui uffici e produzione abitualmente non lavorano. Rimane però che alcune regioni si discostano. Chi apre i saldi è la Basilicata che attende proprio l’inizio dell’anno, ma ecco tutto in dettaglio.

Abruzzo: dal 5 gennaio 2018 al 5 marzo 2018
Basilicata: dal 2 gennaio 2018 all’1 marzo 2018
Calabria: dal 5 gennaio 2018 al 28 febbraio 2018
Campania: dal 5 gennaio 2018 al 2 aprile 2018
Emilia Romagna: dal 5 gennaio 2018 al 5 marzo 2018
Friuli Venezia Giulia: dal 5 gennaio 2018 al 31 marzo 2018
Lazio: dal 5 gennaio 2018 al 28 febbraio 2018
Liguria: dal 5 gennaio 2018 al 18 febbraio 2018
Lombardia: dal 5 gennaio 2018 al 5 marzo 2018
Marche: dal 5 gennaio 2017 al 1 marzo 2018
Molise: dal 5 gennaio 2018 al 5 marzo 2018
Piemonte: dal 5 gennaio 2018 al 28 febbraio 2018
Puglia: dal 5 gennaio 2018 al 28 febbraio 2018
Sardegna: dal 5 gennaio 2018 al 5 marzo 2018
Sicilia: dal 6 gennaio 2018 al 15 marzo 2018
Toscana: dal 5 gennaio 2018 al 5 marzo 2018
Umbria: dal 5 gennaio 2018 al 5 marzo 2018
Valle D’Aosta: dal 3 gennaio 2018 al 31 marzo 2018
Veneto: dal 5 gennaio 2018 al 31 marzo 2018

Manca il Trentino Alto Adige che al momento non ha ancora confermato ma la data è sicuramente nella settimana iniziale di gennaio.

Ecco qualche regola per non incappare in una o più truffe.

Il prezzo: La prima cosa importante da verificare è che durante i saldi sia ben esposto il prezzo di vendita iniziale non scontato, la percentuale dello sconto e quindi il prezzo finale del prodotto.

Cambio della merce: in realtà, la merce acquistata in svendita si può sostituire secondo il decreto legislativo del 2002. Il capo difettoso si può cambiare se viene presentato alla cassa lo scontrino o la ricevuta fiscale della vendita dello stesso. Naturalmente il prodotto dev’essere nelle stesse condizioni di quando si è acquistato, altrimenti il negoziante viene gravato dei costi di riparazione dell’articolo.

Il commerciante una volta ripreso l’articolo difettoso, può decidere se ripararlo o sostituirlo, se ridurre ulteriormente il prezzo o restituire il prezzo d’acquisto in contanti all’acquirente. C’è da sottolineare però che se la richiesta di sostituzione dell’articolo comprato viene presentata per altre ragioni, diverse dal vizio e dalla mancata conformità dell’oggetto, questa diventa a discrezione del negoziante che potrà decidere di accettarla o meno. Rispetto agli anni precedenti, la restituzione non deve più avvenire entro otto giorni dalla data dell’acquisto come voleva l’art. 1495 del Codice Civile, perché con il decreto 114/98 il consumatore ha il diritto di denunciare il difetto di conformità dell’articolo che il negoziante gli ha venduto entro due mesi dalla data in cui tale difetto è stato rilevato.

Gli articoli che vengono proposti nei negozi durante l’intero periodo delle svendite devono effettivamente essere appartenuti alla collezione o alla stagione passata che sta finendo, e non devono essere dei fondi di magazzino, che invece devono essere venduti deprezzati di molto rispetto al prezzo iniziale.

Il negoziante non ha l’obbligo di far provare i capi ai consumatori, infatti, la possibilità di provare gli articoli anche quando vengono messi in saldo è a pura discrezione del commerciante. In questo caso però, le associazioni per la tutela dei consumatori consigliano di non fidarsi di quei commercianti che non rendono possibile la prova del capo.

Non tutti gli articoli diventano oggetto delle svendite di fine stagione, infatti, di solito solo prodotti d’abbigliamento, gli accessori, la biancheria intima, le calzature, la pelletteria e la valigeria nonché gli articoli sportivi, di elettronica, le confezioni e i prodotti tipici vengono messi in saldo.

Una particolare attenzione va prestata anche alle vetrine dei negozi specialmente a quelle che vengono interamente coperte da cartelloni e pubblicità impedendo così la visione dei prodotti presenti nel negozio, in questo modo infatti viene anche impedito il confronto tra i prezzi del cartellino e l’effettivo sconto sul prodotto. Ovviamente bisogna far caso che le pubblicità e gli eventuali manifesti presenti all’interno del punto vendita si riferiscano a sconti reali e che le informazioni che danno siano veritiere. Ciò significa che la grafica del cartellone deve tendere alla correttezza e alla trasparenza e soprattutto dev’essere facilmente intuibile: se il negoziante non rispettasse questi obblighi, rischierebbe delle salate sanzioni che variano da un minimo di 516,46€ a un massimo di 3.098,74€.

Attenzione alle etichette e ai cartellini: se non sono presenti o ben visibili e chiari sull’articolo in svendita, diffidate, dopotutto servono proprio per controllare il prezzo dell’articolo e quanto sconto viene fatto rispetto al costo iniziale, per questo devono esserci. Inoltre è importante controllare il materiale di cui è fatto il prodotto, quindi la composizione e la manutenzione dell’articolo stesso per non incorrere in potenziali danneggiamenti. Nel caso di un capo d’abbigliamento, per esempio, deve essere scritta la composizione, come va lavato e la stiratura.

Per quanto riguarda il pagamento di un capo in svendita, diffidate da chi obbliga solo a pagare in contanti. Infatti, se il punto vendita in periodi non sospetti accetta il pagamento tramite carta di credito o bancomat, deve dare questa possibilità anche durante le svendite. Il commerciante deve per forza accettare i pagamenti elettronici se espone all’interno del suo punto vendita gli adesivi che attestano la presenza di POS e senza pretendere oneri in più dal consumatore.

Poiché i comportamenti scorretti dei negozianti e le truffe sono all’ordine del giorno quando si tratta di svendite, il consumatore che ritiene di esserne stato vittima si deve rivolgere a una delle tante associazioni nate appositamente per la sua tutela, altrimenti ci si può rivolgere anche ai vigili urbani, all’ufficio comunale del commercio del comune in cui si è effettuato l’acquisto del prodotto in saldo o alla polizia municipale. Invece se la truffa riguarda il modo di pagamento elettronico, bisogna contattare direttamente la società che ha emesso la carta di credito.

Uniformità dei prezzi. Le catene di negozi che effettuano saldi si impegnano a porre in vendita gii stessi prodotti agli stessi prezzi. Cambiare un capo si può, a meno che il commerciante non indichi chiaramente che nel periodo di saldi questa opzione è sospesa.
Per la prima volta l’avvio dei saldi risponde alla richiesta di Federazione Moda Italia di avere una data unica a livello nazionale, anche per evitare distorsioni della concorrenza. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso in cui ciò risulti impossibile o eccessivamente oneroso, la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo pagato. Prova dei capi: non c’è obbligo.
Pagamento. Se il negozio espone in vetrina l’adesivo della carta di credito e dei bancomat, il negoziante è tenuto ad accettare queste forme di pagamento anche per quanto riguarda la merce in saldo, senza
oneri aggiuntivi. Diffidate di quei negozi che, a fine stagione, hanno per ogni tipo di prodotto il completo assortimento di taglie e colori.
Le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce “Saldo” deve essere l’avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino.

Il commercio elettronico

L’acquisto online sta diventano un’opzione per un numero sempre maggiore di persone che lo preferiscono all’acquisto tradizionale per i suoi innumerevoli vantaggi:
■ pratico e comodo: si possono visitare moltissimi negozi e confrontare innumerevoli prodotti direttamente da casa risparmiando tempo e denaro
■ conveniente: offre prezzi più bassi, spedizioni gratuite e tracciate, giornate di sconti (Black Friday) e spesso permette di acquistare prodotti altrimenti introvabili
Su Internet è possibile acquistare praticamente di tutto: la prima cosa da fare è chiarirsi bene le idee su ciò che si intende comprare, perché magari si scopre che l’oggetto del desiderio non è il più adatto o che acquistandolo sotto casa si spende meno o si guadagna in qualità
Internet è un luogo ricco di opportunità dove però è facile incappare in qualche inconveniente per inesperienza, perché manca il tradizionale rapporto fisico con il prodotto e il venditore o per l’esposizione a possibili truffe: per evitare questi problemi è fondamentale informarsi bene prima di acquistare .

Passi preliminari
Prima di comprare online occorre costruire le condizioni di sicurezza necessarie a tutelare i
propri dati personali e svolgere gli acquisti senza preoccupazioni:
■ registrare un profilo di posta elettronica dedicato a raccogliere le comunicazioni e le notifiche derivanti dall’attività online che altrimenti intaserebbero la posta elettronica personale che sarebbe anche esposta al rischio di spam, phishing, truffe e raggiri
■ proteggere la posta elettronica così creata con una password robusta (almeno 8 caratteri alfanumerici con eventuali simboli speciali) da cambiare periodicamente
■ se serve, attivare una SIM telefonica dedicata sulla quale gestire le comunicazioni inerenti il commercio online, proteggendo in tal modo il proprio numero personale
■ usare un antivirus affidabile con protezione in tempo reale che controlli la navigazione Internet e avvisi l’utente di potenziali minacce come virus e malware
■ utilizzare la versione più recente del browser preferito con gli ultimi aggiornamenti sulla sicurezza e la protezione da siti web malevoli o pericolosi
■ dare la preferenza a marche popolari, siti di provata affidabilità o certificati (basta cliccare sul lucchetto verde nella barra degli indirizzi del browser per verificare l’identità del sito).

Informarsi prima di comprare
Occorre capire con chiarezza quali sono i pregi e difetti dell’oggetto del desiderio:
■ una semplice ricerca su Internet aiuta a individuare le caratteristiche distintive del prodotto consultando siti specializzati, riviste di settore e blog e video dimostrativi su YouTube:
• siti di servizi e recensioni: www.tripadvisor.it.www.expedia.com.www.trivago.it. www.skyscanner.it,www.casa.it.www.immobiliare.it
• siti di comparazione prezzi: www.epinions.com.www.trovaprezzi.it.www.kelkoo.it. www.sostariffe.it.www.segugio.it.www.facile.it
• marketplace: www.subito.it.http://annunci.ebay.it. www.autoscout24.it
• e-commerce: www.amazon.it.www.eprice.it.www.marketstore.it.www.mediaworld.it
■ se possibile. è sempre una buona idea provare prima di acquistare. magari in un negozio o grazie a qualche conoscenza che possiede e ha esperienza del prodotto
L’obiettivo è selezionare l’offerta migliore: non bisogna avere fretta, ma seguire l’andamento dei prezzi di ciò che si intende comprare (tenendo d’occhio volantini promozionali e giornate di sconti per non perdere importanti opportunità) e attendere il momento più propizio.

Concludere l’acquisto in sicurezza
La regola generale è quella di non dare mai niente per scontato, non fare supposizioni, ma
verificare le condizioni di acquisto e chiedere sempre: il tempo e la qualità della risposta
segnala affidabilità del negozio ^ come valutare l’affidabilità?
■ controllare nel piè di pagina del sito le informazioni identificative dell’azienda e verificare la partita IVA (obbligatoria per legge) sul sito messo a disposizione dalla Comunità Europea per evitare truffe e falsificazioni dei dati aziendali (non sono rari i casi di partite IVA false)
■ controllare i dati della sede del negozio, verificando con Google Maps e Street View che l’indirizzo sia esistente e che si tratti di un luogo plausibile: se il negozio ha anche dei punti di vendita diretta si può stare più tranquilli
■ oltre alla completezza della descrizione e della foto del prodotto, verificare l’eventuale garanzia, la tracciabilità spedizione e l’assistenza post-vendita
■ cercare i feedback degli utenti da più fonti: forum, siti di recensioni e discussioni sui social
■ evitare materiale contraffatto e denunciare utenti truffaldini
■ in caso di ulteriore dubbio acquistare solo dai grandi nomi dell’e-commerce: non sarà l’offerta migliore ma si guadagna in serenità soprattutto per resi o assistenza in garanzia.

I sistemi di pagamento
Sono pochi modi per pagare in sicurezza su Internet: da evitare assegni, bonifici e trasferimenti vari o invio di denaro mezzo posta, si usano solo pagamenti sempre tracciati
■ PayPal: standard di riferimento per i pagamenti online, non è una garanzia assoluta contro le truffe ma (avendo scelto un negozio serio) è il modo migliore per ottenere indietro il proprio denaro in tempi brevi se qualcosa dovesse andare storto
■ carte di credito prepagate: rendono disponibili cifre esigue senza esporre l’intero conto corrente a possibili furti (con l’attivazione delle notifiche di transazione automatiche via mail o sms ci si rende subito conto di eventuali anomalie per segnalarle all’istituto bancario)
• pro: massima sicurezza, facile controllo dei movimenti, nessun canone annuale
• contro: occorre ricaricarla, eventuale limite massimo della ricarica
In ogni caso è buona norma non comunicare le informazioni sulla carta di credito a terzi se è lecito dubitare dell’affidabilità percepita e, prima di inserirli per fare un pagamento, verificare sempre che sulla barra degli indirizzi del browser sia presente l’icona del lucchetto chiuso di colore verde (HTTPS) che significa che la connessione è protetta.

Consigli per gli acquisti
Nonostante i timori più diffusi, fare acquisti online è sicuro e fa risparmiare tempo e stress a
condizione di usare sempre il buon senso e la giusta prudenza perché le spiacevoli sorprese e
le fregature sono sempre dietro l’angolo:
■ usare pc o tablet invece dello smartphone: lo schermo più grande mostra più chiaramente le informazioni di sicurezza come ad es. il nome completo del sito web e il lucchetto chiuso di colore verde nella barra degli indirizzi del browser che indica la connessione criptata
N.B.: il lucchetto non è una garanzia assoluta di identità ma un indicatore negativo: se non c’è si tratta quasi sempre di un sito truffaldino, mentre se c’è potrebbe comunque esserci un inganno, anche se è improbabile
■ usare siti certificati o di provata affidabilità e inserire manualmente i relativi indirizzi web, evitando di cliccare su link ricevuti via email, social network o da pubblicità online che di solito sono abbreviati e possono nascondere collegamenti a siti malevoli o ingannevoli.

Consigli per gli acquisti
■ prima di acquistare verificare le condizioni di vendita (per valutare il prezzo online alla luce di eventuali spese accessorie) e leggere sempre i commenti e feedback degli altri acquirenti
■ fare attenzione alle app di shopping che promettono di facilitare gli acquisti o di attivare supersconti (meglio diffidare di promesse di cui è lecito dubitare): probabilmente si appropriano di password e dati relativi alle carte di credito
■ aggiornare con regolarità il sistema operativo dei dispositivi in uso, antivirus e browser web per evitare che eventuali falle di sicurezza non corrette consentano intrusioni capaci di accedere ai propri dati finanziari personali
■ usare sistemi di pagamenti digitali (PayPal o ApplePay) o una carta di credito prepagata: in
caso di furto, l’ammontare sottratto è solo quello caricato sulla prepagata e non il limite di spesa mensile di una carta di credito ordinaria
■ rifiutare ogni invito a usare sistemi alternativi a quelli raccomandati dal sito dove si acquista: alcuni venditori promettono sconti se si usano altre forme di trasferimento di denaro, ma così facendo si perde ogni garanzia offerta dal sito che ospita la vendita
■ controllare regolarmente l’estratto conto e segnalare eventuali addebiti inattesi.

Web tax, la Ue accelera Sono un caso le vendite su Amazon e eBay

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Mentre l’Unione europea si prepara a cercare un accordo sulla web tax — la questione sarà discussa oggi e domani al- l’Eurogruppo e all’Ecofin in programma a Tallin ed entro fine mese la Commissione Ue presenterà una proposta europea — Londra apre un altro fronte fiscale contro i giganti di Internet. Nel mirino c’è l’Iva evasa nel Regno Unito da parte delle società extra Ue, che vendono sulle piattaforme online senza pagare quanto dovuto al fisco, grazie alla scarsa trasparenza e alla poca collaborazione con le autorità dei colossi del web.

A rilanciare l’accusa è stato l’Ufficio delle Entrate e delle Dogane di Sua Maestà, nel corso dell’udienza del 13 settembre davanti al Comitato dei Conti pubblici (Public Account Commitee o Pac) alla Camera dei Comuni del Parlamento inglese. In gioco ci sono fino a 1,5 miliardi di sterline all’anno, circa 2 miliardi di euro, di Iva non pagata. Una truffa fiscale che penalizza soprattutto le piccole aziende britanniche, spesso costrette a chiudere i battenti.

Lo schema funziona così: Amazon ha fornito, spedito e raccolto i soldi dei prodotti custoditi nei suoi magazzini in Gran Bretagna venduti da 23 mila imprese extra Ue. La colpa di Amazon? Non aver controllato che tutte queste imprese siano registrate per pagare l’Iva nel Regno Unito. Davanti al Pac il gruppo Usa è stato perciò «pubblicamente» accusato di «trasparenza incompleta» sui venditori esteri che operano sul suo sito. Ma «privatamente» le Entrate e le Dogane di Sua Maestà credono che Amazon sia di ostacolo invece di fornire i dati che potrebbero aiutare a reprimere la frode, sostiene il quotidiano inglese The Times.

Le stime indicano che la truffa valga un terzo di tutte le vendite: tra 1 e 1,5 miliardi di sterline di Iva evasa all’anno a fronte di vendite pari a 7,5 miliardi nel 2016. E poiché il mercato retail online britannico è stimato in circa 26 miliardi di sterline, fino a un terzo delle transazioni sarebbero fraudolente. Mentre i giganti online incassano commissioni milionarie. Non solo. A distanza di 5 anni dai primi rilievi delle autorità fiscali contro i giganti del web la situazione non è migliorata, e a dispetto delle nuove leggi: l’ufficio delle Entrate l’anno scorso ha recuperato appena 50 milioni .
Amazon, però, respinge le accuse, sostenendo di aver rimosso 400 società dalla lista dei rivenditori approvati per le vendite sul suo sito. All’udienza alla Camera dei Comuni erano presenti anche senior manager del gruppo di Jeff Bezos e eBay. La loro difesa: le piattaforme online ora richiedono ai venditori di dimostrare di essere registrati per l’Iva. Eppure, nonostante le registrazioni da parte di società extra Ue siano aumentate di 25 volte negli ultimi 2 anni, la somma delle tasse perdute è calata meno del 5%.

Lego taglia 1.400 posti di lavoro: “Ricavi in calo”

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La causa sarebbe la diminuzione nel primo semestre delle vendite sui mercati europei e statunitensi dei mattoncini danesi. Salteranno 1.400 posti di lavoro, pari all’8 per cento dell’organico in tutto il mondo, che attualmente conta 18.200 addetti. Aveva inoltre assunto al suo interno altre 1.760 persone.

Lo ha annunciato il colosso danese. “Troveremo più opportunità per coinvolgere genitori e bambini e combinare l’esperienza fisica del costruire con quella digitale”, afferma il ceo citando Lego Life e Lego Boost. Per questo ora ha deciso di “premere il tasto reset per l’intero gruppo”, cioè “costruire una organizzazione più piccola e meno complessa, cosa che semplificherà il modello di business con l’obiettivo di raggiungere più bambini”. Anche i prodotti Lego Batman movie – viene sottolineato – hanno registrato una grande risposta dei consumatori. Per riuscire a sopravvivere nel mercato, Lego dovrà adattarsi al cambiamento in maniera radicale ed aprire a mercati in crescita come la Cina.

Pensioni di invalidità spesa raddoppiata: il conto è 16 miliardi

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 In un quindicennio, dal 2002, la spesa è più che raddoppiata in termini assoluti, mentre il numero delle prestazioni erogate è cresciuto del 73 per cento. Ma se negli anni scorsi il contenimento degli esborsi pubblici per pensioni e indennità dell’invalidità civile era un potenziale capitolo della spen- ding review, in nome della lotta agli abusi, per il futuro anche prossimo la tendenza all’incremento delle uscite sembra ormai scarsamente contenibile in un Paese che invecchia sempre di più. Lo evidenzia la Ragioneria generale dello Stato nel suo studio sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sanitario, che segnala come la voce di spesa sia destinata a crescere nei decenni a venire in parallelo all’aumento della popolazione anziana. Anche l’Inps nel suo rapporto annuale presentato lo scorso anno dedica un denso capitolo ai temi della disabilità e della non autosufficienza, sottolineando i limiti del modello italiano: la spesa complessiva non è lontana da quella media europea ma appare sbilanciata sui benefici monetari rispetto ad un’assistenza di tipo territoriale e domiciliare. E nel caso specifico dell’invalidità spicca l’anomalia di una distribuzione territoriale anomala che nemmeno i fattori demografici e socio-economici riescono a spiegare pienamente.

Prima di guardare da vicino i numeri più aggiornati, è opportuno ricordare quali sono le prestazioni di cui si parla. L’invalidità civile riguarda i cittadini che non hanno una posizione contributiva tale da garantire loro, se invalidi, prestazioni erogate dalle gestioni previdenziali. Insomma si tratta di chi per vari motivi non lavora o ha lavorato troppo poco: le esigenze di queste persone vengono quindi prese in carico dalla fiscalità generale, ovvero dalle tasse pagate da tutti i contribuenti. Siamo nel campo della spesa assistenziale e non di quella pensionistica. Più nel dettaglio, gli interventi appartengono a due categorie: pensioni di inabilità o assegni mensili, riconosciuti rispettivamente in caso di invalidità totale o parziale, che spettano solo al di sotto di certe soglie di reddito (16.500 euro l’anno per la pensione e 4.800 per l’assegno); e indennità di accompagnamento che vanno a ciechi, sordomuti o invalidi del tutto non autosufficienti, che non prevedono limiti di reddito. Tra le due categorie c’è anche un’altra differenza: le prestazioni del primo tipo alla fine dell’età lavorativa (attualmente 65 anni e 7 mesi) vengono trasformate in assegni sociali, mentre le indennità di accompagnamento restano per tutta la vita.

Dunque all’inizio del 2002 le pensioni erano 672 mila a fronte di 1 milione e 94 mila indennità, per una spesa complessiva di 7,2 miliardi. Al primo gennaio di quest’anno si contavano invece oltre tre milioni di prestazioni, suddivise tra 964 mila pensioni (importo medio mensile 273 euro) e due milioni e 96 mila indennità (importo medio 493 euro): proprio il raddoppio di queste ultime ha spinto la spesa fino a 15,8 miliardi, con una crescita del 118 per cento rispetto a quindici anni fa.

È certamente vero, come evidenzia l’Inps nel suo rapporto annuale, che l’incremento si concentra nei primi anni del periodo, con una frenata significativa dal 2009 in poi: la stretta decisa quell’anno prevedeva infatti, tra l’altro, l’inserimento a pieno titolo dei medici dell’istituto nelle commissioni Asl che valutano le domande e la presentazione telematica della domanda stessa e dei certificati. Come conseguenza c’è stata una valutazione più attenta dei richiedenti la prestazione ed una minore percentuale di accoglimento. Ma i numeri hanno continuato comunque a crescere pur se più lentamente, con un solo anno (il 2012) di lieve riduzione sia dello stock di prestazioni sia della spesa. Negli ultimi due anni i tassi di aumento si sono assestati intorno al 3 per cento. Una traiettoria che molto difficilmente potrà essere invertita: la stessa proposta avanzata in passato di legare l’indennità di accompagnamento alla “prova dei mezzi”, ovvero al reddito ed eventualmente al patrimonio, richiederebbe l’imposizione di tetti molto bassi per ottenere effetti finanziari significativi.

Premium, Mediaset chiede altri tre miliardi a Vivendi

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Mediaset e Fininvest in pressing su Vivendi e dopo la causa per la mancata acquisizione di Mediaset Premium, che il giudice civile di Milano ha rinviato a un tentativo di mediazione arbitrale, iniziato il 3 maggio, hanno avviato un’altra causa per il 28,8% (29,9% dei voti) acquisito dal gruppo francese a fine 2016.

Il nuovo conto che si aggiunge al precedente con l’azione avviata il 9 giugno, emerge dalla semestrale di Vivendi, ed è di 3 miliardi: Mediaset e Rti ne chiedono 2, un altro lo vuole Fininvest.
In precedenza, nella battaglia su Premium era stato chiesto ai francesi un risarcimento «stimato da ciascuna delle tre parti (Mediaset, Rti e Fininvest, ndr) in 50 milioni per ogni mese di ritardo a partire dal 25 luglio 2016» rispetto all’esecuzione del contratto su Premium, ricorda la semestrale Vivendi.

Significa che nei 13 mesi trascorsi il conto sulla sola Premium è salito a 1,95 miliardi euro. A ciò si aggiunge una richiesta di altri 570 milioni, sempre per il mancato acquisto di Premium, legati al presunto danno subito per la variazione del titolo Mediaset tra 25 luglio e 2 agosto 2016 e per il «danno al processo decisionale di Fininvest e alla sua immagine». In totale sono 5,52 miliardi, ai quali si aggiungono 150 milioni ogni mese che passa. Mediaset oggi capitalizza 3,6 miliardi. Premium veniva valutata 756 milioni negli accordi dell’aprile 2016 considerando che il contratto prevedeva il passaggio della pay-tv ai francesi con uno scambio azionario del 3,5% di Mediaset e Vivendi. Vivendi capitalizza 26,2 miliardi.

La nuova richiesta è stata presentata nonostante il tentativo di mediazione in corso alla Camera arbitrale nazionale e internazionale di Milano e i querelanti hanno chiesto che questa azione sia accorpata alla precedente, segnala il gruppo francese, spiegando che per il biscione l’acquisto di azioni Mediaset è avvenuto in violazione della legge e del contratto d’acquisto di Premium dell’8 aprile 2016.

Telecom, Unicredit e Generali Il futuro dell’Italia parla francese

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Qualcuno aveva addirittura ipotizzato un vertice a quattro, un incontro riservato e confidenziale, tutto parlato rigorosamente in francese, lingua madre dei potenti convitati. Alla fine, però, si è deciso che un summit d’Oltralpe, con il ministro dell’Economia di Parigi e i tre manager che guidano tre dei principali gruppi italiani (con oltre 80 miliardi di capitalizzazione), nella cornice di Cernobbio poteva essere malvisto, soprattutto con le numerose e delicate partite aperte tra i due Paesi. Molti assicurano, però, che, tra un convegno e l’altro del Forum Ambrosetti, il ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, quello di Generali, Philippe Donnet, e il ministro Bruno Le Maire, troveranno comunque il modo di incontrarsi. Ancora incerta la presenza di Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi e presidente di Telecom. Ma non è detto che il manager, assiduo frequentatore del Workshop negli scorsi anni, non decida a sorpresa di affiancare il vicepresidente Giuseppe Recchi, per ora unico rappresentante del gruppo al tradizionale summit sul lago di Como.

L’attenzione di osservatori e giornalisti per carpire qualche segnale è comunque altissima. Mai come quest’anno infatti la Francia si è trovata a giocare praticamente in casa a Cernobbio e mai come quest’anno i rapporti tra idue Paesi sono stati così tesi. Sul fronte caldo Stx-Fincantieri è previsto
oggi un incontro a cui parteciperanno il ministro Le Maire e la presidente dell’Eni, Emma Marcegaglia, in qualità di presidente di Business Europe, la Confindustria continentale. Chiara la linea che terrà la ex numero uno di Viale dell’Astronomia: «Si è fatto un accordo e gli accordi vanno rispettati, con tutti e soprattutto con i partner europei, senza se e senza ma».

Per quanto riguarda lo scontro tra Vivendi e il governo italiano sul presunto controllo di Telecom, pur non essendo ancora emerso nulla al Workshop Ambrosetti, il gruppo francese ha ribadito la propria posizione in occasione della semestrale presentata giovedì. Le disposizioni del decreto sul golden power, si legge nella relazione, sono «inapplicabili», sia «alla luce della
natura delle attività svolte da Telecom» sia a causa della mancanza di controllo di Vi- vendi sull’operatore italiano. Ad oggi, scrivono i francesi, «non abbiamo il potere di dirigere le politiche finanziarie e operative di Telecom». Quanto al nuovo ad, da Cernobbio l’ex numero uno di Leonardo, Mauro Moretti, ha smentito le indiscrezioni, dicendo di non essere stato contattato «da nessuno».

Sul terreno delle tlc in salsa francese ieri è stato il giorno dell’annuncio ufficiale da parte di Iliad-Free, l’operatore low cost diXavier Niel. Presentando i conti il ceo Maxime Lombardini ha rivelato che per la campagna d’Italia, dove diventerà il quarto attore sul mercato, sono previsti investimenti totali per 1 miliardo. Lo sbarco avverrà «non prima di fine anno» e il management sarà tutto italiano, compreso il ceo. Nessuna competizione con Telecom, ha assicurato Lombardini, e nessun problema con le istituzioni. Anzi, in Italia «siamo stati accolti molto bene da tutti i poteri pubblici, incluso i regolatori».
Consapevoli del clima, Mustier e Donnet ieri non hanno fatto altro che parlare d’Italia. Il primo si è detto estremamente «fiducioso» sulla ripresa dell’economia, mentre per Donnet i «segnali sono ancora insufficienti» e bisogna proseguire sulla strada delle riforme. A partire dal «risparmio sulle spese pubbliche e la riduzione delle tasse»

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