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Malaria, ricoverata in rianimazione una ragazza incinta di 18 anni

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E’ allarme malaria a Bologna dopo che una diciottenne tornata tempo fa da un periodo in Africa, è stata ricoverata in rianimazione all’ospedale Maggiore per alcuni sintomi che hanno fatto sospettare fin dall’inizio che si potesse trattare appunto di malaria.La conferma è arrivata nelle ore successive dopo che la giovane diciottenne che tra l’altro è anche incinta, è risultata positiva ai test e analisi; secondo quanto riferito la giovane donna è residente a Bologna, nata in Italia ma non ha la cittadinanza italiana. Al momento le condizioni della giovane diciottenne sembrano essere stabili al momento, è questo quanto si legge in una nota diffusa dall’Ausl, nella quale si legge ancora che i medici si sono riservati la prognosi per le prossime 48 ore.

La diciottenne pare sia rientrata dall’Africa lo scorso 6 settembre e nella notte tra mercoledì e giovedì si sarebbe presentata al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna con alcuni sintomi che sarebbero stati attribuiti ad un’ infezione malarica e come abbiamo già detto, gli esami di laboratorio hanno confermato questa diagnosi e quindi si è proceduto dapprima al ricovero in ospedale e poi la giovane è stata sottoposta alle terapie del caso e al monitoraggio del feto. “La donna, in gravidanza, era rientrata il 6 settembre da un soggiorno presso un Paese africano. Si è presentata la scorsa notte al Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore, con sintomi che potevano essere attribuiti ad infezione malarica. Gli esami di laboratorio hanno confermato la diagnosi e si è proceduto, quindi, al suo ricovero presso la Rianimazione del Maggiore, dove sono in corso le terapie del caso e il monitoraggio del feto“,è questo quanto si legge nello specifico nella nota diffusa dall’Ausl di Bologna.

Purtroppo, sembra che i maggiori rischi riguardano il bambino che la 18enne aspetta, e per questo motivo i medici non hanno sciolto la prognosi che resta riservata ancora per la giornata di oggi. Fonti vicine alla donna, dicono che la 18enne è sottoposta alla più avanzata terapia possibile in questi casi. Ricordiamo che soltanto lo scorso 5 settembre Trento è morta una bambina di soli 4 anni per malaria; la bambina era stata ricoverata presso il reparto di pediatria intensiva dell’ospedale di Brescia.”Chiediamo, in questo momento di indicibile dolore, a tutti gli organi di comunicazione il massimo rispetto. La prossima settimana, in un giorno ancora da individuare, si terranno i funerali, in forma strettamente riservata”, hanno fatto sapere i familiari della piccola Sofia, attraverso il loro legale, avvocato del foro di Verona Filippo Vicentini.

La malaria è una malattia provocata da parassiti protozoi, i cui principali vettori sono le zanzare del genere Anopheles; la diffusione attuale della malattia non è attribuibile soltanto le aree tropicali dell’America del Sud, dell’Africa e dell’Asia, ma interessa seppur sporadicamente anche l’America e altri paesi industrializzati, dove i casi clinici della malattia possono comparire in seguito agli spostamenti di persone che contraggono la malattia in zone dove questa è endemica.

Altri quattro casi di malaria. E ancora nel Nord Italia. Il più grave è quello di una ragazza nigeriana di 18 anni alla ventisettesima settimana di gravidanza. La giovane, che risiede a Bologna, è ricoverata da mercoledì notte nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Maggiore.

La paziente, spiega in una nota l’azienda sanitaria locale, era tornata il 6 settembre da un soggiorno nel Paese d’origine dov’era andata a trovare alcuni parenti. I responsabili dell’ospedale, nel momento in cui scriviamo, parlano di condizioni critiche ma stabili. In pericolo, purtroppo, c’è anche il bambino che la ragazza porta in grembo. I medici tengono costantemente monitorate le condizioni del feto.

Dopo la tragedia che ha colpito la piccola Sofia, morta il 4 settembre all’ospedale di Brescia dov’era stata trasportata d’urgenza dal “Santa Chiara” di Trento, ecco dunque un nuovo preoccupante caso che però ci auguriamo abbia un epilogo ben diverso. Non sono in pericolo di vita invece i due africani – un adulto e un adolescente anche loro di ritorno da un soggiorno in patria – ricoverati rispettivamente all’ospedale di Venezia e di Mestre a causa della stessa malattia. I pazienti, fortunatamente, dovrebbero cavarsela in pochi giorni.

È però inevitabile che tra la gente cresca la preoccupazione, visto il dramma occorso alla povera bambina trentina, considerando il nuovo caso di Bologna e alla luce dell’allarmante statistica – che però i soliti ipocriti cercano di minimizzare – secondo cui nel nostro Paese ogni giorno due persone vengono ricoverate per una malattia, la malaria, che la stragrande maggioranza di noi pensava che appartenesse solo al passato, almeno a queste latitudini. Il paziente in cura all’ospedale di Venezia è del Burkina Faso, lo stesso Paese d’origine delle due bambine ricoverate in contemporanea con Sofia nel reparto di Pediatria del “Santa Chiara”. Si è rivolto ai medici undici giorni dopo il rientro a casa, a San Donà di Piave. L’uomo però non si sentiva bene già prima di imbarcarsi sull’aereo per l’Italia. Non lo diciamo noi di Libero che siamo dei razzistacci.

È stato lo stesso paziente a raccontarlo ai medici che l’hanno preso in cura. È evidente che, come nel caso della famiglia africana ricoverata all’ospedale di Trento, non ha seguito la profilassi necessaria per scongiurare il contagio. Anche il 15 enne nigeriano tornato lunedì da una vacanza in patria stava male già prima del rientro. Il ragazzino già da qualche giorno aveva la febbre alta. La madre ha quindi deciso di portarlo all’ospedale di Por- togruaro. I medici, una volta capito che si trattava di malaria, hanno disposto il trasferimento del paziente a Mestre.

Tutto ciò accade mentre sulla vicenda di Sofia è calato il silenzio. La direttrice della Pediatria di Trento nei giorni scorsi non ha escluso l’ipotesi che non si arrivi mai a una soluzione certa della vicenda. Intanto vengono alla luce altri casi di malaria. Una bambina di 5 anni di origine straniera ma residente nel circondario imolese è stata trasferita al Sant’Orsola di Bologna in condizioni non critiche. Il Dipartimento di Igiene pubblica ha confermato che la piccola era rientrata da alcuni mesi da un viaggio nel Paese d’origine dove avrebbe probabilmente contratto la malattia.

Allarme Aids e Hiv, Forte aumento dei casi di Hiv a Milano + 40%

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Stando agli ultimi dati disponibili, Milano e la Lombardia possono vantare un primato poco lusinghiero. In particolare stando agli ultimi dati, su 130mila persone sieropositive in Italia ben 20 mila risiedono in Lombardia.

Di questi ben 15mila vivono tra Milano e l’hinterland. I nuovi casi riguardano soprattutto i ragazzi tra i 25 e i 29 anni. A tal riguardo Andrea Gori che dirige la Clinica di malattie infettive del San Gerardo di Monza, così ha spiegato questa scarsa attenzione da parte dei giovani alla prevenzione: “Sono giovani di una generazione che non ha vissuto i tempi durissimi delle morti per Aids e hanno bisogno di essere informati ed educati.

Di Aids non si parla più, i giovani e giovanissimi hanno abbassato la guardia, 8 su 10 dichiara di avere rapporti non protetti”. In realtà solo nel nostro paese ogni anno si registrano tra i 3500 e i 4000 nuovi casi di hiv. Così prosegue Gori: “Queste persone spesso arrivano in ospedale anche dieci anni dopo il contagio, quando la situazione è grave e quando potrebbe avere infettato almeno una dozzina di altre persone”.

Insomma se oggi grazie alla ricerca molto si è fatto in tema di terapie, evidentemente invece a livello informativo vi sono molte carenze perché le giovani generazioni sottostimano i pericoli di questa malattia.

Il Telefono verde Aids compie 30 anni e certifica: “Più disinformazione e bassa percezione del rischio”

Il telefono veder AIDS e IST 800 861 061 dell’Istituto superiore di sanita’ (Iss) festeggia i suoi 30 anni di impegno nella sanita’ pubblica e, nel corso di una conferenza stampa al ministero della Salute, illustra il bilancio dei circa 800 mila interventi di counselling telefonico, in risposta a piu’ di 2 milioni di domande, svolti in questo periodo. Dall’analisi dei contenuti di questi interventi emerge come siano diminuiti i giovani utenti – gli under 25 – e come sia aumentata in generale la disinformazione sui temi della prevenzione: 12 persone su 100 di tutte le eta’ pensano ancora che il rischio di contrarre l’infezione sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici.

Circa la meta’ di chi chiama, inoltre, afferma di non aver mai eseguito il test Hiv, pur dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio. Rimangono costanti le richieste di consulenza legale con riferimento a stigma, discriminazione sul posto di lavoro, violazione della privacy, accesso alle cure. Per questo, l’Iss, in occasione del trentennale del Telefono Verde AIDS e IST, ha realizzato un opuscolo informativo, “La bussola”, sui diritti esigibili dalle persone sieropositive, che sara’ scaricabile gratuitamente dal sito dell’Iss.

Entrando piu’ nel dettaglio dell’analisi delle telefonate, queste vengono effettuate in maggioranza da uomini (75,4 per cento); da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8 per cento); da giovani appartenenti alla fascia di eta’ compresa tra i 25 e i 39 anni (57 per cento). In diminuzione sia le donne, scese dal 33 per cento nel decennio 1987-1997 al 13,9 per cento nel decennio 2007-2017, sia i giovani che sono passati dal 23,3 per cento nel decennio 1987-1997 all’11,9 per cento nel decennio 2007-2017. Le prime perche’ probabilmente hanno un accesso facilitato ai servizi di prevenzione territoriali per la salute della donna, i secondi perche’ sembrano prediligere altri canali informativi, quali Internet. In generale i quesiti hanno riguardato soprattutto le modalità di trasmissione dell’Hiv (25,8 per cento) e le informazioni relative ai test (22,1 per cento).

Aids: Lorenzin, calata percezione rischio; campagna per giovani 

“E’ calata moltissimo la percezione del rischio di contrarre le malattie sessualmente trasmissibili, non solo l’Hiv, ma tutte le malattie sessualmente trasmissibili”, e per questo motivo “abbiamo messo a punto una campagna di sensibilizzazione sui social media, rivolta in particolare ai giovanissimi, che invieremo alla Presidenza del Consiglio per una valutazione”.

Lo ha annunciato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in occasione di una conferenza stampa, nella sede del dicastero, sui 30 anni di attivita’ del Telefono Verde Aids e Ist. Negli ultimi anni, ha precisato Lorenzin, “c’e’ stato un abbandono dell’uso del preservativo e le persone non hanno fatto ricorso ai test che consentono di sapere se si e’ stati infettati. Possiamo dire che rispetto alla generazione degli anni ’80 e ’90 c’e’ stata una sottovalutazione molto importante di queste malattie”. Oggi, ha continuato il ministro, “abbiamo le persone che ci arrivano con la malattia ormai conclamata, mentre nel passato venivano intercettate prima”. Nel corso della conferenza stampa il direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Iss, Gianni Rezza, ha affermato: “Si evidenzia una percezione del rischio notevolmente abbassata nonostante resti rilevante il numero delle nuove diagnosi di infezione da Hiv segnalate dal Sistema di Sorveglianza COA/ISS, che risultano essere nel 2015 pari a 3.444 nuovi casi, con l’incidenza piu’ alta osservata tra le persone di 25-29 anni che rappresentano anche la fascia di eta’ in cui e’ piu’ alta la disinformazione tra gli utenti del Telefono Verde”.

Aids: Lorenzin, calata percezione rischio; campagna per giovani 

“Proprio i dati del Telefono Verde dimostrano come sia sempre piu’ importante elevare il livello di consapevolezza sui comportamenti corretti in materia di salute – ha poi detto Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanita’ -. La disinformazione nel corso di questi trent’anni e’ passata dall’11,4% rilevato nel primo decennio al 13,6% rilevato negli ultimi anni. Relativamente all’Hiv, per esempio, in 12 telefonate su cento effettuate da persone di tutte le eta’ emerge ancora che il rischio di contrarre l’infezione sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici. La richiesta costante di informazioni su tematiche legali, inoltre, ci ha convinti a produrre in questa occasione un opuscolo informativo, ‘La bussola ‘, che sara’ scaricabile gratuitamente dal sito dell’Iss”. In 30 anni di attivita’, e’ stato sottolineato, Telefono Verde ha risposto a oltre 2 milioni di domande svolgendo quasi 800 mila interventi di counselling all’interno di telefonate effettuate in maggioranza da uomini (75,4%); da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8%); da giovani appartenenti alla fascia di eta’ compresa tra i 25 e i 39 anni (57%). Un’ulteriore analisi statistica relativamente all’arco temporale febbraio 2011 – maggio 2017, periodo che vede la rilevazione dell’informazione sul test HIV, ha evidenziato che nel 74,8% delle telefonate (pari a 74.415 telefonate su un totale di 99.392) e’ stata posta attenzione sul test Hiv, rilevando che nel 50% dei casi il test non e’ mai stato eseguito. Dall’analisi dei dati relativi all’esecuzione del test emerge ulteriormente che l’esame e’ stato effettuato per motivazioni indipendenti dal comportamento a rischio, in una proporzione di telefonate pari al 2% (interventi chirurgici-0,1%, gravidanza-0,4% o durante una donazione di sangue-1,5%). Anche il test HIV, quindi, non viene sistematicamente eseguito da circa la meta’ di coloro che chiamano dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio. “Le chiamate in diminuzione riguardano, rispetto soprattutto ai primi anni dell’epidemia, sia le donne, 33% nel decennio 1987-1997 scese al 13,9% nel decennio 2007-2017, sia i giovani che sono passati dal 23,3% nel decennio 1987-1997 all’11,9% nel decennio 2007-2017 – ha spiegato Anna Maria Luzi, Direttore dell’Unita’ Operativa RCF all’interno della quale si colloca il Telefono Verde -. Le prime perche’ probabilmente hanno un accesso facilitato ai servizi di prevenzione territoriali per la salute della donna, i secondi perche’ sembrano prediligere altri canali informativi, quali internet e per questo dal 2013 l’attivita’ di counselling telefonico e’ integrata dal sito www.uniticontrolaids.it”

Aids, ecco il numero verde

Inoltre, dall’analisi dei quesiti emersi durante gli interventi di counselling le infezioni sessualmente trasmesse, in generale, sembrano destare meno attenzione da parte degli utenti del Telefono Verde nonostante il Sistema di Sorveglianza Sentinella del COA/ISS ne abbia registrato un aumento progressivo (le segnalazioni hanno subito dal 2005 al 2014 un incremento pari al 33,2%) che ha colpito soprattutto le donne. “Serve una maggiore consapevolezza fra i giovani nell’evitare comportamenti sessuali sbagliati perche’ questo ha a che fare con il loro futuro – ha concluso Ricciardi -. Si pensi alla Clamydia che ha la piu’ alta prevalenza tra le giovani donne tra i 15 e i 24 anni, un’infezione che puo’ comportare conseguenze sulla salute della donna e arrecare notevoli danni alla sua fertilita'”. Il Servizio, gratuito e anonimo, consente di dare risposte (sia in italiano, sia in inglese) ai bisogni informativi della persona-utente, di inviarla laddove necessario ai Servizi di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza presenti sul territorio, disponendo di un archivio informatizzato di oltre 2.000 strutture (centri di diagnosi e cura delle malattie infettive, consultori, centri per le infezioni a trasmissione sessuale, associazioni di volontariato, ONG), questo grazie ad una presenza, dal lunedi’ al venerdi’, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, degli esperti del Telefono Verde AIDS e IST 800 861061.

Sesso e Aids: allarme infezioni, 1 teenager su 2 non usa precauzione

Un teenager italiano su 2 non usa il profilattico nei rapporti sessuali in genere e sempre 1 su 2 non lo usa neanche nei rapporti occasionali. Non stupisce quindi che i casi di sifilide siano raddoppiato, cosi’ come sono aumentati i contagi da papillomavirus, specie nel periodo delle vacanze. A lanciare l’allarme soo stati gli esperti riuniti in occasione della nona edizione di ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research), la manifestazione piu’ importante in Italia dedicata all’AIDS e all’Epatite che si e’ svolta a Siena sotto il patrocinio della Societa’ italiana di malattie infettive e tropicali. “Normalmente, durante i viaggi e le vacanze, la possibilita’ di avere degli incontri sessuali occasionali aumenta”, ha spiegato Massimo Andreoni, responsabile dell’Unita’ Operativa Complessa di Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e past president Simit. “Non e’ un caso che, nel periodo successivo a quello estivo – ha continuato – si registri il picco assoluto annuale di pazienti in fatto di infezioni e malattie sessualmente trasmissibili. Un altro rischio che corriamo sono le infezioni dell’apparato gastroenterico, come diarree e gastroenteriti, legate al consumo di bevande e alimenti non controllati. In alcuni casi si tratta di infezioni pericolose, quindi si consiglia di portare sempre sali minerali e di assimilare molti liquidi”. Gli esperti stimano che il 15-20 per cento dei teenager confonde la contraccezione con la prevenzione delle infezioni trasmesse sessualmente. Le infezioni sessualmente trasmesse, oltre l’HIV, sono infatti in aumento: i centri infettivologici italiani negli ultimi 3-4 anni hanno notato un incremento pari a piu’ del doppio dei casi di sifilide. “A queste si aggiungono – spiega Andrea De Luca, Direttore Malattie Infettive UniversitA di Siena – altre infezioni, anche meno gravi, come quelle da Clamidia, ma non prive di conseguenze, tra cui l’infertilita’ femminile. L’infezione piu’ diffusa e’ quella da papilloma virus, per la quale e’ fondamentale la vaccinazione gratuita per le adolescenti e che verra’ ora introdotta anche per i maschi. Essa e’ la causa del cancro della cervice uterina e dell’ano e delle condilomatosi genitali e anali. Nei contagi, per l’HIV e per le altre malattie, anche se il rischio di un singolo rapporto e’ basso, se si gioca alla roulette russa prima o poi il proiettile arriva e per questo bisogna proteggersi sempre”.

Aids: bene risultati di nuova terapia meno tossica per pazienti

La terapia a base di una singola compressa contenente bictegravir, un nuovo inibitore sperimentale dell’attivita’ di strand transfer dell’integrasi (INSTI), e la combinazione emtricitabina/tenofovir alafenamide, ha dato risultati soddisfacenti per il trattamento dell’infezione da HIV-1. Lo ha annunciato Gilead Sciences, che ha riportato i risultato di quattro studi di Fase III. La terapia testata si basa su un nuovo farmaco a base di TAF – il profarmaco di tenofovir (TFV), principio attivo presente in molti trattamenti consolidati per l’HIV, che ne consente l’accumulo all’interno delle cellule (concentrazioni 4 volte piu’ elevate) limitandone la presenza nel flusso sanguigno (90 per cento in meno di farmaco nel sangue) – in grado quindi di ridurre la tossicita’ a livello dei reni e delle ossa nei pazienti con Hiv. “Sulla base di quanto emerso dai risultati di questi studi di Fase III, la combinazione di bictegravir e F/TAF rappresenta, al momento, un progresso di assoluto rilievo nel trattamento con triplice terapia”, ha commentato Andrea Antinori, Direttore U.O.C. Immunodeficienze Virali, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, IRCCS, Roma.

“C’è una sottovalutazione del rischio rispetto alle malattie sessualmente trasmesse nonostante i dati parlino di 3.500 nuovi casi di Hiv ogni anno, praticamente 10 nuove diagnosi al giorno”, ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin alla conferenza stampa per i 30 anni del telefono verde di informazioni dell’Iss. In preparazione, ha detto ancora, una campagna social fatta da blogger per i più giovani sui pericoli e sulla prevenzioni.

Il ministro ha espresso preoccupazione per la sottovalutazione del comportamento a rischio rispetto, per esempio, agli anni ’80-’90: “bisogna tenere alto l’allarme, educare i giovani informandoli con campagne istituzionali e spingendoli a tutelare se stessi”, ha affermato. Sottolineando che sono sempre meno i ragazzi che utilizzano il telefono verde Aids e Ist, e in particolare sono diminuite le donne, il presidente dell’Iss Walter Ricciardi ha richiamato l’attenzione sull’aumento non solo dell’Aids, ma anche di sifilide, gonorrea, condilomi, herpes genitale e altre malattie sessualmente trasmissibili. “Cresce la disinformazione – ha sottolineato – circa la metà delle persone che si rivolge al telefono verde dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio, non esegue poi il test Hiv. E questo dimostra che non c’è una consapevolezza di ciò che può succedere.

Conta probabilmente anche l’idea che l’infezione si può tenere sotto controllo con i farmaci, ma non bisogna dimenticare che l’Aids si cronicizza, è curabile ma non guaribile. Sono 125 mila le persone colpite in Italia e che convivono con la malattia”.

La disinformazione, secondo i dati dell’Iss, negli ultimi 30 anni è passata dall’11,4% del primo decennio, al 13,6% rilevato negli ultimi anni. In 12 telefonate su cento, fatte da persone di tutte le età, emerge che l’idea è che il rischio di contrarre l’Hiv sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici. Il telefono verde, che in 30 anni ha svolto 800 mila interventi di counselling, ha risposto in maggioranza a uomini (75,4%), persone che dichiarano di aver avuto rapporti etero (56,8%) e da giovani tra i 25 e i 39 anni (57%). Costanti rimangono le richieste di consulenza in materia legale con riferimento a discriminazioni sul posto di lavoro, stigma, violazione della privacy. Un vademecum per far conoscere ai sieropositivi quali siano i loro diritti e come tutelarli è stato presentato oggi dall’Iss.

In 33 anni, dal 1982 ad oggi, l’Aids ha provocato la morte di circa 43mila persone, su un totale di 67mila casi conclamati. «Come una guerra», commenta Gianni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità.

La giornata di ieri, che le Nazioni unite hanno dedicato alla lotta all’Aids, è stata l’occasione per fare il punto sulla diffusione della malattia in Italia. Con circa 3.500-4.000 nuovi casi all’anno, il numero delle diagnosi di Hiv in Italia rimane stabile. Con un’incidenza di sei casi ogni centomila abitanti. «Non siamo più tra i Paesi al top della classifica Ue, essendo invece scesi in termini di incidenza, tanto che l’Italia si colloca al dodicesimo posto in Europa», spiega Rezza. Tuttavia l’obiettivo è quello di abbassare ulteriormente il numero di nuovi contagi.

Il virus colpisce prevalentemente gli uomini, che rappresentano il 79,6% dei 3.695 nuovi casi registrati nel 2014, mentre continua a diminuire l’incidenza delle nuove diagnosi tra le donne. L’età media per i primi è di 39 anni, per le donne di 36 anni. Quanto alla fascia di età maggiormente colpita, è risultata essere quella delle persone di 25-29 anni (15,6 nuovi casi ogni 100.000 residenti). Poco meno del 30% delle nuove infezioni riguarda cittadini stranieri. L’Istituto superiore di Sanità, inoltre, evidenzia come la principale causa di nuove infezioni (l’84%) sono i rapporti sessuali non protetti con persone che hanno contratto la malattia.
Un dato sicuramente positivo è la diminuzione dei decessi delle persone malate, anche per merito delle nuove e più efficaci terapie antiretrovirali.

Per contro, a preoccupare gli esperti è il fatto che si arriva troppo tardi alla diagnosi della malattia. «Resta il grande problema del ritardo della diagnosi, sia per l’infezione dell’Hiv sia per la malattia conclamata – spiega Rezza -. Un aspetto che impone più forti misure di prevenzione». In base ai dati dell’Istituto superiore di sanità il 26,4% delle persone ha eseguito il test Hiv per la presenza di sintomi Hiv-correlati e il 10% nel corso di accertamenti per un’altra patologia. Solo poco più di due persone su dieci (il 21,6%) ha effettuato il test a seguito di un “comportamento a rischio” non specificato.

Di fronte a questa situazione, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha esortato a non abbassare la guardia nei confronti dell’Aids «perché rappresenta ancora oggi un’epidemia mondiale». A preoccupare il ministro «la scarsa consapevolezza sul rischio di contrarre la malattia con comportamenti sessuali non protetti e ci segnalano che purtroppo si arriva alla diagnosi quando la malattia è in fase avanzata, perché non ci si sottopone al test».
Occorre quindi puntare sull’informazione e sulla sensibilizzazione. Per questo motivo il ministro Lorenzin ha annunciato ieri l’avvio in oltre 400 città italiane dell’iniziativa “Un impegno comune contro l’Aids”, una grande campagna di sensibilizzazione alla quale hanno aderito anche i sindaci di moltissime città.

Decessi diminuiti del 42% ma la battaglia continua In Africa sub-sahariana più di 25 milioni i malati di Hiv.
La battaglia contro l’Aids ha ottenuto diverse vittorie nei decenni passati, ma c’è ancora molto da fare per sconfiggere il virus. La diffusione dei farmaci antiretrovirali ha ridotto in maniera significativa il numero delle morti legate a questa malattia: dal 2004 (anno in cui la diffusione dell’Aids ha raggiunto il suo picco massimo) il numero dei decessi è diminuito del 42%. Secondo una stima dell’Organizzazione mondiale della sanità, circa 7milioni 800mila vite sono state salvate, negli ultimi 15 anni. Parallelamente, tra il 2000 e il 2014 le nuove infezioni da virus Hiv nei Paesi in via di sviluppo sono calate del 35%, passando da 3,5 milioni di nuovi casi registrati nel 2000 a 2 milioni circa nel 2014. Tuttavia, i Paesi dell’Africa sub-sahariana rappresentano il principale campo di battaglia. Qui infatti sono 25,8 milioni le persone che vivono e convivono con il virus Hiv; quasi 13 milioni sono donne. In questa regione, inoltre, si registrano 1,4 milioni di nuovi casi di infezione ogni anno, più della metà del dato mondiale. (I.Se.)

A differenza di quanto avveniva negli anni Ottanta e Novanta, oggi si parla troppo poco diAids. «C’è l’impressione che la malattia non esista più, ma non è così – spiega Diego Cipriani, responsabile ufficio promozione u- mana di Caritas Italiana -. I dati del ministero della Salute, ad esempio, ci dicono che ci sono 4mila nuove infezioni l’anno». Da questa considerazione nasce il progetto di Caritas che ha come obiettivo quello di rompere ilsilenzio che circonda questa malattia.

In occasione del 1° dicembre, Giornata mondiale di lotta all’Aids, Caritas rilancia il suo impegno su questo tema per cercare di rompere il silenzio sulla malattia. Che purtroppo non è ancora stata debellata. Nasce così un progetto nazionale che coinvolge, oltre a Caritas Italiana, 16 realtà diocesane: Ancona, Bergamo, Bolzano, Brescia, Catanzaro, Cremona, Firenze, Foligno, Milano, Napoli, Palermo, Pescara, Piacenza, Reggio Calabria, Roma, Verona.
Due gli obiettivi principali. Il primo punta alla sensibilizzazione e alla diffusione di informazioni corrette sulla malattia e le modalità di prevenzione. Sono quindi stati elaborati strumenti di animazione e formazione (da questionari a clip formative), da utilizzare nelle attività che si conducono nei territori. Due i target raggiunti: gli adulti, ovvero quanti sono impegnati nelle parrocchie (dai volontari dei centri di ascolto, ai catechisti, agli operatori Caritas), e i giovani, incontrati attraverso iniziative in luoghi di aggregazione, oratori e soprattutto scuole.
«Durante questi primi sei mesi di attività abbiamo incontrato circa 5mila giovani – spiega Cinzia Neglia, operatrice di Caritas Italiana -. Ci sono state esperienze interessanti, tra cui quella di Bergamo dove la Caritas diocesana ha organizzato un concorso nelle scuole. I ragazzi hanno realizzato videoclip, manifesti e altri elaborati per restituire quello che hanno appreso». L’obiettivo, come spiega Cipriani, è «prevenire i comportamenti a rischio. Lavorando soprattutto con i giovani per spiegare loro il senso di una sessualità responsabile, che va al di là delle infezioni. Ma deve essere inserita in uno stile di vita che non ha come obiettivo la mercificazione dell’altro».

Il silenzio e la mancanza di informazioni sull’Aids ha poi una seconda conseguenza: alimenta gli stereotipi, le barriere e le false credenze sulla malattia. E così, chi scopre di essere infetto non parla della propria condizione, per timore di essere isolato ed emarginato. Caritas avverte: finché l’opinione pubblica continuerà a cedere le persone che vivono con Hiv/Aids come persone da cui guardarsi, immorali o quantomeno irresponsabili, nella maggior parte dei casi le persone colpite cercheranno di tenere nascosta la propria condizione. Una situazione che è fonte di ulteriore sofferenza: «Il doversi nascondere perché affetti da una patologia è sicuramente una condizione molto pesante, che aggiunge sofferenza a una situazione già difficile», spiega Cinzia Neglia. Ed è proprio qui che si inserisce l’intervento del progetto Caritas: per aiutare le comunità locali a costruire un atteggiamento di vicinanza e di accoglienza. Superando quelle barriere fatte di stigma e pregiudizi che “cancellano” la persona lasciando solo la sua malattia. (I. Se.).

Coca-Cola contaminata con il virus dell’HIV?

in italia/Salute by

Adesso basta, forse si è superato il limite con le fake news. Questa volta sotto l’occhio del ciclone è toccata la famosissima bevanda coca cola un messaggio su WhatsApp Messenger allarmava gli utenti che la bevanda fosse contaminata da virus della Hiv. Ovviamente, la bufala è stata immediatamente smentita da parte dell’azienda, ma resta comunque una brutta situazione sgradevole la quale ha provocato molto allarmismo tra la popolazione.

Il messaggio incriminato è il seguente: “C’è una notizia della polizia. È un messaggio urgente per tutti. Per i prossimi giorni non bevi nessun prodotto della Coca Cola, come la coda nera, il fioravanti di succhi, lo sprite ecc. Un lavoratore aziendale ha aggiunto il suo sangue contaminato da AIDS.. Vedi MDTV. Si prega di inviare questo messaggio a tutti gli utenti della tua lista. REPETIR: Messaggio importante dalla polizia metropolitana a tutti i cittadini. Per la prossime settimane, non bevi alcun prodotto COCA COLA, in quanto un lavoratore della società ha aggiunto il suo sangue contaminato da HIV (AIDS. È stato mostrato ieri in Sky News. Invia questo messaggio a tutte le persone che ti interessano”.

Saltano subito agli occhi alcune contraddizioni insite nel messaggio stesso: se all’inizio si chiede di diffondere la notizia il più possibile, infine c’è l’invito ad informare soltanto le persone di proprio interesse. Senza contare che nel messaggio ci sono degli errorigrammaticali evidenti, come “coda nera”. Appare evidente, insomma, come il messaggio possa essere stato tradotto alla meno peggio da qualche lingua straniera, e prendendo spunto da altre notizie simili messe in rete in passato.

Facendo una veloce ricerca (che chiunque potrebbe fare se avesse voglia di verificare la veridicità di certe notizie) si scopre che ci sono dei precedenti datati 2014 e 2015, e che una di queste bufale coinvolge la Pepsi. Se non siete ancora convinti, infine, basterebbe informarsi semplicemente dal punto di vista medico per scoprire che il virus dell’HIV non sopravvive per molto tempo al di fuori dell’organismo umano. Come potrebbe essere veicolato tramite lattine e/o bottiglie di Coca-Cola p bevande simili?

Vorrei tranquillizzarvi, anche fosse tutto vero (e non lo è) l’AIDS non può stare nelle lattine perché non è un virus ma una sindrome provocata dal virus HIV, e l’HIV non vive molto al di fuori del corpo umano, fosse stato immerso nelle lattine di qualsivoglia bevanda verrebbe comunque eliminato prima di rischiare il contagio. Cercando il messaggio in rete per capirne la provenienza (specie vedendo quei coda nera e fioravanti di succhi) ho scelto di tentare la strada del traduttore automatico, per vedere come quel post potesse risultare in inglese. Non mi è uscito qualcosa di decente, ma un’ulteriore ricerca mi ha portato a quest’articolo del 2015 che narra di una bufala molto simile, stavolta legata alla Pepsi. Il messaggio che viene diffuso è in più versioni:

“There’s news from the police. Its an urgent message for all. For next few days don’t drink any product from pepsi company’s like pepsi, tropicana juice, slice, 7up etc. A worker from the company has added his blood contaminated with AIDS.. Watch MDTV. please forward this to everyone on your list”.

“IMPORTANT MESSAGE FROM DELHI POLICE…. 4 next NEXT FEW DAY DNT DRINK ANY PRODUCT FROM PEPSI, TROPICANA JUICE SLICE, 7UP, COCA COLA, ETC , AS A WORKER FROM D COMPANY HAS ADDED HIS BLOOD CONTAMINATED WIT AIDS. Watch ND TV. Plez Forward dis mesge to every 1 u care 4 plz”

Virus Chikungunya, donazioni di sangue sospese a Roma

in Attualità/Salute by

Stop alle donazioni di sangue per 1,2 milioni di romani, “quarantena” di 28 giorni per i gli altri donatori della Capitale e per chiunque sia stato dopo il 25 agosto, anche per poche ore nella Città eterna e ad Anzio, il centro del litorale in cui è stato localizzato il maggiore focolaio di Chikungunya. Il contagio, veicolato dalle zanzare tigre, porta le prime conseguenze su larga scala, mentre la sindaca Virginia Raggi ordina la disinfestazione a partire dai quartieri dove sono stati segnalati i primi casi. La malattia virale si è manifestata soprattutto nella cittadina sul litorale a sud di Roma. Ma anche nella Capitale i casi salgono di numero. Con forti dolori articolari, febbre alta e in un secondo tempo pustole, il contagio non è mortale, ma può diventare pericoloso in soggetti deboli, come bambini o anziani.

Il divieto assoluto per le donazioni, annunciato ieri sera dal Centro nazionale sangue dell’Istituto superiore di Sanità, riguarda tutti i residenti sul territorio della Asl Roma 2, che copre i quadranti sud ed est della metropoli. Visto che non esiste un test che permetta di riconoscerla nel sangue, è infatti rischioso far donare persone che potrebbero essere infettate. «Quando ci sono dei focolai abbastanza maturi come quello di Anzio, è possibile che ci siano diffusioni in altre zone», spiega Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Iss.
Per Roma, a causa del blocco parziale delle donazioni, si prevede una carenza di 200-250 sacche di sangue nei prossimi giorni, una quantità paragonabile ad una maxi-emergenza, che saranno fornite dalle altre regioni secondo le indicazioni e i criteri stabiliti dal Piano strategico nazionale per le maxi-emergenze. Il documento, approvato lo scorso, anno prevede che ogni regione abbia una scorta di sangue dedicata, da utilizzare in caso di eventi come terremoti o incidenti con molti feriti.

LADIFFUSIONE
Sono saliti a 17, intanto, i casi accertati dal Servizio regionale di sorveglianza malattie infettive (Seresmi), di cui a Roma 6. Di questi 17, fa sapere la Regione Lazio, «dieci casi sono residenti o riportano un soggiorno nel Comune di Anzio, e sette casi non risultano aver viaggiato in Italia o all’estero nei 15 giorni precedenti l’esordio dei sintomi». La Regione, insieme all’Asl Roma 2, aveva più volte sollecitato un intervento del Campidoglio, atteso da alcuni giorni, per dar il via alle disinfestazioni dalla zanzara tigre.

Ieri pomeriggio Virginia Raggi ha firmato l’ordinanza che avvia le disinfestazioni «non solo su suolo pubblico ma anche su quello privato», anche sulle zanzare adulte, oltre a quelle già avviate sulle larve. Le operazioni, cosi come indicato nell’ordinanza, dureranno «fino a comunicazione del termine dell’emergenza da parte delle autorità sanitarie preposte», fanno sapere

dal colle capitolino. I primi interventi sono già partiti, cominciando dalle segnalazioni arrivate dalle Asl, per poi estendersi alle zone limitrofe e ai principali quartieri del quadrante meridionale. Nel quadrante meridionale, invece, si parte dalle zone in cui sono avvenuti i contagi, per poi estendersi nei dintorni.
Da San Giovanni, quindi, si passerà all’Appio per poi verificare la necessità di eventuali interventi al Tuscolano o all’Esquilino. Ancora più a sud si parte da Grotta Perfetta, per puoi muoversi verso Eur, Ardeatino ed eventualmente anche sulla direttrice della Laurentina. Lo stesso dicasi per l’area di Tor Marancia. L’eccezione sarà però Torrevecchia (periferia nor-ovest), da dove è arrivata una delle segnalazioni di contagio.

Terrore al poliambulatorio: Bambino dato per morto dopo il vaccino

in italia/Salute by

Davvero una giornata tremenda di pura follia al poliambulatorio di Catania, un piccolo bambino si è sentito male ed è svenuto dopo la dose di vaccino nel frattempo una grande folla si radunava diffondendo per il paese la voce che il bambino fosse morto. In questo caso la notizia non è diventata virale come sui social network, ma è stato un vero e proprio giro di parola che ha sconvolto un intero quartiere, ma vediamo nel dettaglio tutti i fatti.

E’ iniziata una vera e propria paura per i vaccini, il terrore di una mamma, un piccolo bambino di appena sei anni che sviene subito dopo la vaccinazione immediatamente si è diffusa la voce nel quartiere che lo dà già per morto.

È successo l’episodio, questa mattina nel presidio territoriale di assistenza a San Giorgio. Il bambino si era recato nel poliambulatorio insieme alla mamma per l’inaugurazione di un vaccino tetra valente. Un attimo dopo, mentre aspettava nella saletta accanto dove si effettuano i vaccini applicata proprio per verificare eventuali conseguenze, il bambino si è sentito male del svenuto.

“Ha avuto una crisi lipotimica, ossia, una montagna perdita di coscienza ha precisato l’Asp di Catania una reazione rara definita vegetale e che può succedere”.

Il piccolo ovviamente, per ulteriori accertamenti, è stato immediatamente portato al pronto soccorso sempre lì vicino a San Giorgio, e si è risvegliato senza alcuna conseguenza.
Questo bruttissimo episodio, ovviamente provocato grande tensione da parte della mamma, che terrorizzata ha cominciato a piangere e ad urlare temendo che il figlioletto sia morto; suo comportamento ovviamente ha scatenato la reazione degli altri astanti del poliambulatorio.

Nel giro di pochi minuti la notizia è diventata virale nel paese, e nel quartiere si era diffusa la notizia che un piccolo bambino fosse morto al poliambulatorio di San Giorgio subito dopo la vaccinazione.

Svenimento/Perdita di coscienza

La persona è a terra, non parla, non si muove. Inginocchiati accanto, scuotila delicatamente per le spalle e chiedile se riesce a sentirti. Se c’è una risposta (anche una leggera stretta di mano) puoi considerarla cosciente; se non risponde, chiama o fai subito chiamare il 118.

Cosa Fare

• Allenta i vestiti troppo stretti (colletto, cravatta, pantaloni ecc.). • Aprile la bocca e controlla che non ci sia nulla che impedisca di respirare; se c’è qualcosa, prova
a toglierla. • Mettile una mano sulla fronte e due dita dell’altra mano sul mento; sollevale il mento e spostale la testa leggermente all’indietro. Questa manovra, chiamata iperestensione della testa, assicura il passaggio dell’aria nella gola. • Se ti sembra che la persona non respiri e che non gli batta il cuore, ricorda che le manovre di rianimazione (massaggio cardiaco e respirazione bocca-a-bocca) vanno eseguite SOLO da qualcuno in grado di farlo.

Cosa non Fare

• MAI mettere o lasciare seduta una persona incosciente. • MAI dare da bere a una persona non cosciente. • Cerca di non lasciare una persona svenuta sola; se puoi, chiedi a qualcuno di chiamare il 118. • MAI provocare il vomito in una persona svenuta.

Può capitarti di avere bisogno delle indicazioni del tuo medico di fiducia quando il suo
studio è chiuso perché è un giorno di festa  è sera tardi. In questi casi, è a tua disposizione la guardia medica, un servizio offerto ai cittadini dalle aziende sanitarie locali (ASL), per garantire un’assistenza sanitaria continuativa rispetto agli orari “scoperti” dal medico di fiducia, anche nelle ore notturne. È un servizio che puoi contattare telefonicamente o recandoti presso la sede di persona.

Roma. Non si placa la polemica sui vaccini a scuola e con l’inizio delle lezioni arrivano nuovi scontri politici. Non in regola con vaccinazioni o autocertificazioni alcuni bimbi sono stati rimandati a casa a Udine, dove è sceso in campo un avvocato per documentare l’appuntamento con una Asl, a Roma, in un istituto comprensivo de La Rustica, zona periferica della Capitale (sul totale degli iscritti il 15% non è ancora in regola), a Milano dove una coppia di genitori ha chiamato i carabinieri in classe, a Padova da scuole aderenti alla Fism.

Ma sono «singoli episodi» e con il caos «c’è una bella differenza» ha assicurato la ministra della Salute Lorenzin aggiungendo che a oggi non si sono avute «situazioni di particolare  stress. Per qualsiasi genitore che volesse mettersi in regola rispetto alla prenotazione della vaccinazione abbiamo offerto tutti gli strumenti necessari».

Non la pensa così la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che in una lettera inviata alla stessa Lorenzin e alla sua collega dell’Istruzione, Fedeli parla di normativa «confusa» e «poco chiara», «applicata in modo difforme da Regioni e Comuni in tutta Italia»e paventa il rischio di una «discriminazione tra cittadini di serie Ae di serie B rispetto alla loro collocazione geografica».

In serata, le ministre hanno risposto alla Raggi in merito alle precisazioni tecniche, esprimendo «apprezzamento»per la decisione del Campidoglio di allinearsi comunque alle  norme fornite dalle circolari ministeriali.

Certo è che le Asl sono subissate di prenotazioni per i vaccini. Sono aumentate del 350& nei territori che fanno capo all’Asl Toscana centro, ovvero Empoli, Firenze, Pistoia e Prato: il direttore del dipartimento Promozione della Salute della Regione Puglia, Giancarlo Ruscitti, ha riferito che fino ai ieri sono stati stampati 70mila certificati vaccinali: al Comune di Bologna risultano essere 2.540 (sui 4.800 iscritti alle scuole comunali) le autocertificazioni sulla regolarità della vaccinazione dei bimbi o sulla regolarizzazione entro il 10 marzo presentate via Internet e risulta copioso il numero delle autocertificazioni presentate su carta ai quartieri.

Intanto, in Lombardia è stato firmato un decreto che formalizza il ‘Percorso di recupero dell’inadempimento’ per convincere coloro che non hanno consegnato, nel termine fissato la documentazione richiesta dalla legge vaccini. «Un provvedimento che consentirà ai nostri medici – ha spiegato l’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallerà – di tentare di convincere, entro 40 giorni (10 sono concessi alle scuole per inviare elenchi nominativi alle Ats), i genitori più reticenti a ricredersi e acconsentire alla vaccinazione. In caso contrario, coerentemente con l’obiettivo della legge che è aumentare la copertura vaccinale, avvieremo le procedure per la segnalazione e sanzione». Maglie più larghe anche in Trentino Alto Adige: per i bambini non in regola con le vaccinazioni, ovvero anche privi di prenotazione per effettuarla, in Trentino non scatterà subito l’espulsione, ma verranno consegnati appositi moduli ai genitori.

«Mi auguro che di furbi non ce ne siano. Farebbero un danno ai propri figli e alla comunità educante» ha avvertito la ministra Valeria Fedeli riferendosi al possibile escamotage di prenotare le vaccinazioni per fare entrare i figli a scuola con l’intenzione però di non farle.

Un bambino di 6 anni svenuto poco dopo l’inoculazione di un vaccino in uno degli ambulatori del PTA (Presidio Territoriale di Assistenza) di Librino-San Giorgio, e nel quartiere è scoppiato il panico. Un passaparola veloce, da mamma in mamma, dal vicino di casa al fruttivendolo sottostante, e quel bimbo, “vox populi”, era già morto. Nulla di più infondato. Ma tanto è bastato, un momentaneo mancamento, per far gridare “al morto da vaccino”.

«Il piccolo – ha avuto una lipotimia, uno svenimento – spiega Mario Cuccia, responsabile del Servizio di Epidemiologia e Prevenzione dell’Asp di Catania – . Una reazione vagale che puo’ac-cadere, così com’è accaduta in questo caso, ma che non rappresenta nulla di grave». Il bambino si era presentato nel Poliambulatorio di San Giorgio accompagnato dalla mamma. Si è sentito poco bene qualche minuto dopo l’inoculazione del vaccino, un richiamo del tetravalente morbillo-rosolia-varicella-parotite; quindi è svenuto mentre si trovava in una stanzetta attigua a quella in cui vengono effettuate le vaccinazioni e dove i piccoli pazienti rimangono per qualche minuto in osservazione, proprio per monitorare eventuali reazioni. La mamma ha cominciato a piangere e ad urlare, temendo il peggio e facendo scattare un allarme che si è presto diffuso agli altri astanti del Poliambulatorio e in breve al di fuori della struttura. Un allarme, misto a panico, che si è presto condensato nella terribile, ma falsa, notizia della morte del piccolo. Il bambino, che per cautela è stato trasferito al Pronto intervento dello stesso polo sanitario, si è poi prontamente ripreso senza ulteriori conseguenze. «Un episodio non grave – conclude il dottor Mario Cuccia – amplificato da una preoccupazione e da una concitazione eccessive che si stanno verificando in questi giorni».

Vaccinazioni: calendario vaccinale e rischi per la salute

Tutti i vaccini contengono gli antigeni degli agenti causa della malattia prevenibile. Questi agenti sono presenti in forma di:  vaccini attenuati: agenti vivi privati della componente patogena, per esempio tra i vaccini antivirali quelli anti morbillo, anti parotite, anti rosolia, anti varicella, anti herpes zoster, anti virus della febbre gialla, anti rotavirus, anti polio orale; tra i vaccini contro batteri il vaccino BGC (bacillo di Calmette-Guerin) e vaccino anti tifo orale;  vaccini inattivati: a) agenti interi uccisi, per esempio i vaccini antivirali anti polio per via iniettiva, anti epatite A, antirabbia; b) alcune componenti antigeniche, come membrane o proteine, per esempio tra i vaccini anti virali quelli anti epatiteB, anti influenza e anti papilloma virus umano, tra quelli contro batteri il vaccino antipertosse acellulare; c) sostanze prodotte dagli agenti stessi rese inattive (tossine), per esempio i vaccini anti tetano e difterite.

I vaccini con agenti vivi attenuati derivano da una modifica in laboratorio, solitamente attraverso passaggi in cultura, dell’agente patogeno (selvaggio) e mantengono la capacita di replicarsi e di evocare la risposta immunitaria, ma non quella di causare la malattia. La risposta immunitaria a un vaccino vivo attenuato e in teoria identica a quella che si determina con l’infezione naturale ed e presente già dopo una dose di vaccino, fatta eccezione per una minoranza di persone con risposta meno vivace. Per questa ragione per alcune vaccinazioni (per esempio anti morbillo-parotite-rosolia) sono previste due somministrazioni, in modo da assicurare elevate coperture vaccinali. La replicazione degli agenti vivi può rappresentare un problema in alcune categorie di persone con deficit immunitario (per esempio malati di leucemia o con infezione da virus HIV, pazienti in chemioterapia o trattamento con immunosoppressori).

Teoricamente un agente attenuato può, attraverso passaggi replicativi, tornare alla forma selvaggia. Questo fenomeno e stato descritto solo per il virus della poliomielite presente nel vaccino per via orale. I vaccini inattivati sono coltivati in colture di laboratorio e poi sottoposti a procedimenti chimici (spesso a opera della formalina) o termici di inattivazione. Possono essere composti dagli agenti interi o da loro parti.

Queste componenti possono essere di natura proteica (per esempio tossine batteriche inattivate, subunità virali) o polisaccaridica (per esempio pareti batteriche talvolta legate a una proteina per aumentarne l’immunogenicità come nei vaccini coniugati). Ovviamente gli agenti hanno perso qualsiasi capacita di replicazione, né esiste il rischio di un loro ritorno alla forma selvaggia o di interferenza con gli anticorpi specifici circolanti. Richiedono la somministrazione di più dosi, la prima delle quali non evoca risposta immunitaria.

I vaccini ricombinanti sono una nuova tipologia di vaccini antivirali prodotti con tecniche di ingegneria genetica, per esempio l’inserimento nel genoma di un vettore (lievito, batterio o plasmide) di un frammento di materiale genetico dell’agente che codifica per una componente con caratteristiche antigeniche. Un’altra modalità innovativa di preparazione dei vaccini e quella definita reverse vaccinology, in quanto prevede un percorso a ritroso che inizia nell’individuazione, a partire dall’intero genoma dell’agente patogeno degli antigeni candidati all’utilizzo nel vaccino e contrae di molto i tempi di produzione.

I vaccini contengono altre sostanze chiamate additivi (che sono stati spesso chiamati in causa come responsabili di patologie post-vaccinali) che possono essere ulteriormente classificati in: · adiuvanti, che rinforzano la risposta immunitaria (idrossido d’alluminio o fosfato di alluminio); · conservanti, con azione batteriostatica o battericida (antibiotici e antisettici); · stabilizzanti, in grado di evitare modificazioni della composizione del vaccino al variare della temperatura e dell’umidita (gelatina). Il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 ha introdotto una significativa novità nella concezione e nell’approccio alla prevenzione, con l’impegno di Stato e Regioni alla “prevenzione attiva”.

Gli obiettivi del Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale (PNPV) incluso nei LEA (Livelli Essenziali d’Assistenza) sono in linea con il Piano d’azione Europeo per le vaccinazioni 2015-2020 e sono orientati a garantire a tutta la popolazione i benefici delle vaccinazioni, migliorare la comprensione del valore di questo intervento e promuovere l’adesione consapevole. Il nuovo Calendario vaccinale 2016-2018 prevede un’estensione dell’offerta di nuovi vaccini specie per l’età pediatrica. Il calo della copertura vaccinale e un fenomeno diffuso su tutto il territorio italiano. I dati pubblicati dal ministero della Salute relativi al 2015 mostrano una discesa sotto la soglia di sicurezza del 95% per malattie come poliomielite, tetano, difterite, epatite B e pertosse.

E’ particolarmente problematica la copertura vaccinale per morbillo-parotite-rosolia (MPR), che, nonostante il lancio, nel 2003, del Piano nazionale di eliminazione del morbillo e della rosolia congenita, è ancora inferiore al 95%, soglia critica necessaria a bloccare la circolazione del virus. Il SSN prevede l’offerta gratuita alle vaccinazioni previste nel calendario vaccinale Attualmente si opera una distinzione fra le vaccinazioni “obbligatorie” che sono: · per l’infanzia: antidifterica, antipoliomielitica, antitetanica, antiepatite virale B; · per l’età adulta (particolari categorie di persone): a) antitetanica (sportivi affiliati al CONI, lavoratori agricoli, metalmeccanici, operatori ecologici, stradini, minatori, sterratori); b) antimeningococcica, antitifica, antidifto-tetanica, antimorbillo-parotite-rosolia (militari all’atto dell’arruolamento); c) antitubercolare (personale sanitario, compresi allievi e studenti con test tubercolinico negativo, operatori in ambienti sanitari ad alto rischio di esposizione a ceppi multifarmacoresistenti oppure che non possano sottoporsi a terapia preventiva, per controindicazioni cliniche all’uso di farmaci specifici); e vaccinazioni “raccomandate” che sono ugualmente utili e importanti ma non imposte per legge, in genere si trarre di quelle introdotte in epoca più recente: per l’infanzia: 1) anti papilloma virus (HPV) per le ragazze nel corso del 12° anno di vita 2) antipneumococcica ed antimeningococcica C per tutti i nuovi nati 3) anti varicella per tutti i nuovi nati, a partire dal 2015 4) anti morbillo-parotite-rosolia 5) contro le forme invasive di Haemophilus influenzae b (Hib); · per l’eta adulta (particolari categorie di persone):

1) anti epatite virale B (operatori sanitari, persone conviventi con portatori cronici del virus dell’epatite B, operatori di pubblica sicurezza, politrasfusi ed emodializzati

2) antinfluenzale (persone oltre i 65 anni e/o con comorbilità croniche e debilitanti a carico dell’apparato cardiovascolare, broncopolmonare, renale, addetti a servizi di pubblica utilità)

3) anti pneumococcica (persone oltre i 65 anni e/o con comorbilità croniche e debilitanti a carico dell’apparato cardiovascolare, broncopolmonare, renale o con asplenia)

4) antitifica, anti epatite virale A e B, antipoliomielitica, antitetanica, antimeningococcica, antirabbica, contro la febbre gialla (viaggiatori in zone endemiche o a rischio). Per quanto riguarda l’offerta attiva delle vaccinazioni il PNPV si prefigge, con il calendario vaccinale: · raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥95% per le vaccinazioni anti difterite-tetano-pertosse acellulare (DTPa), poliomielite, epatite B, infezioni invasive da Haemophilus influenzae tipo b (Hib) nei nuovi nati e delle vaccinazioni anti DTPa e poliomielite a 5-6 anni; · raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥90% per la vaccinazione dTpa negli adolescenti all’età di 14-15 anni (5° dose), (range 11-18 anni); · raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali per 1 dose di vaccino anti morbillo, parotite, rosolia (MPR) ≥95% entro i 2 anni di età; · raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali per 2 dosi di MPR ≥95% nei bambini di 5-6 anni di età e negli adolescenti (11-18 anni); · raggiungimento e mantenimento nei nuovi nati di coperture vaccinali ≥95% per la vaccinazione antipneumococcica; · raggiungimento e mantenimento nei nuovi nati e negli adolescenti (11-18 anni) di coperture vaccinali ≥95% per la vaccinazione antimeningococcica (viene esteso al vaccino anti menigococcico B tale obiettivo); · raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali per 1 dose di vaccino anti varicella ≥95% entro i 2 anni di età, a partire dalla coorte 2014 (l’obiettivo della copertura della vaccinazione anti varicella era presente già nel piano 2012-2014 ma si e deciso di posporlo al 2015 previa verifica del raggiungimento delle coperture vaccinali esistenti);

· raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali per 2 dosi di vaccinazione anti varicella ≥95% nei bambini di 5-6 anni di età (a partire dalla coorte 2014) e negli adolescenti; · raggiungimento e mantenimento di coperture vaccinali ≥95% per la vaccinazioni anti rotavirus nei nuovi nati; · raggiungimento di coperture vaccinali per ciclo completo di vaccino anti papilloma virus (HPV) ≥70% · nelle dodicenni a partire dalla coorte del 2001, ≥80% nelle dodicenni a partire dalla coorte del 2002, ≥95% nelle dodicenni a partire dalla coorte del 2003; · raggiungimento di coperture vaccinali per ciclo completo di HPV ≥70% nei dodicenni a partire dalla coorte del 2003, ≥80% nei dodicenni a partire dalla coorte del 2004, ≥95% nei dodicenni a partire dalla coorte del 2005; · riduzione della percentuale delle donne in età fertile suscettibili alla rosolia a meno del 5%; · raggiungimento di coperture per la vaccinazione antinfluenzale del 75% come obiettivo minimo perseguibile e del 95% come obiettivo ottimale negli ultrasessantacinquenni e nei gruppi a rischio; · raggiungimento di coperture per la vaccinazione antipneumococcica del 75% come obiettivo minimo perseguibile e del 95% come obiettivo ottimale negli ultrasessantacinquenni e nei gruppi a rischio; · raggiungimento di coperture per la vaccinazione anti herpes zoster del 50% come obiettivo minimo perseguibile e del 75% come obiettivo ottimale nei sessantacinquenni e nei gruppi a rischio. Il PNPV prende in considerazione le vaccinazione per specifici sottogruppi, in base all’età o a particolari situazioni fisiologiche (gravidanza) o patologiche. Di seguito si riportano una sintesi di tali indicazioni per quanto riguarda le varie fasi della vita. Primo anno E’ di fondamentale importanza per immunizzare contro alcune delle più importanti malattie prevenibili, somministrando i cicli di base che richiederanno poi, nella maggior parte dei casi, una dose di richiamo nel corso del 2° anno. Il ciclo di base contro difterite, tetano e pertosse, poliomielite, Haemophilus influenzae di tipo B ed epatite B e normalmente effettuata utilizzando il vaccino esavalente. Si rammenta che il 3° mese inizia al 61° giorno di vita, e che e opportuno iniziare la somministrazione del vaccino esavalente il più presto possibile per fornire una protezione rapida soprattutto nei confronti della pertosse, la cui gravita clinica e tanto maggiore quanto più e contratta precocemente.

La sola eccezione a questo e rappresentata dalla vaccinazione anti epatite B per i neonati da madre HBsAg positiva, da somministrare al più presto subito dopo la nascita, contemporaneamente all’iniezione in altra sede anatomica delle immunoglobuline specifiche anti HBs. Seguiranno poi la seconda e terza dose di vaccino monovalente antiepatite B al compimento di 1 mese e 2 mesi di vita, rispettivamente. Simultaneamente alla vaccinazione con esavalente, ma in sede anatomica diversa (quadricipite femorale della coscia controlaterale) si raccomanda la somministrazione del vaccino anti pneumococco coniugato. La somministrazione delle 3 dosi iniziali del vaccino anti meningococco B (raccomandata per tutti i nuovi nati) deve essere effettuata nel 1° anno di vita. Essendo l’incidenza massima delle malattie invasive causate da tale agente eziologico rilevata nei primi due anni di vita, e cruciale iniziare il più presto possibile il ciclo di somministrazioni. Nel caso la vaccinazione fosse iniziata dopo il 6° mese, e possibile utilizzare un ciclo a sole 3 dosi, con le prime due raccomandate, rispettivamente, al 7° e al 9° mese di vita. La vaccinazione contro i rotavirus, somministrata per via orale, e raccomandata universalmente a tutti i bambini a partire dalla 6a settimana di vita, consiste di 2 o 3 dosi (in funzione del vaccino utilizzato) ed è cosomministrabile con le altre vaccinazioni previste per l’età. Il ciclo vaccinale dovrebbe in ogni caso essere completato non oltre gli 8 mesi di vita. Secondo anno E’ l’epoca del completamento con le dosi di richiamo delle immunizzazioni contro le 6 malattie prevenute attraverso il vaccino esavalente (11°-13° mese di vita) e, simultaneamente, della dose di richiamo della vaccinazione anti pneumococco coniugata, cosi come della quarta dose del vaccino anti meningococco B. Altre fondamentali vaccinazioni sono quella anti morbillo-parotite-rosolia e antivaricella (13°-15° mese), o somministrate mediante vaccino combinato quadrivalente MPRV, oppure tramite vaccino trivalente MPR e monovalente varicella in diversa sede anatomica. Anche la vaccinazione anti meningococco C o contro i quattro tipi di meningococco ACYW135 e raccomandata tra il 13° e il 15° mese di vita. Vista la necessita di fornire in breve tempo protezione con diversi vaccini, e importante considerare gli schemi di possibili cosomministrazioni. Se si utilizza il vaccino quadrivalente MPRV, è possibile la sua cosomministrazione al 13° mese di vita insieme a meningococco B, con somministrazione ad almeno 4 settimane di distanza del vaccino MenC o Men ACYW135. Se invece si opta per la vaccinazione con vaccino MPR e monovalente anti varicella, si può prospettare la cosomministrazione di vaccino MPR insieme a al vaccino anti meningococco C oppure anti meningococco.

Con gli ultimi ingressi in program­ma oggi, l’anno scolastico prende ufficialmente il via in tutte le scuole della città. Ci si prepara al meglio perché ogni cosa possa funzionare perfettamente e tutto fili liscio, sen­za grandi scossoni. Superati gli sco­gli dei sorteggi delle classi, di ricer­che spasmodiche dei libri di testo, si è pronti per vivere a pieno i prossi­mi 9 mesi. Quest’anno scolastico, presenta una novità non di poco conto: la vaccinazione obbligatoria per gli studenti iscritti nelle scuole dell’obbligo, ma anche per quanti frequentano asili nido e scuole del­l’infanzia. Anche in questo caso, per i genitori, è stata una corsa contro il tempo per riuscire a presentarsi in regola, visto le sanzioni decise dal Ministero alla Pubblica istruzione, per quanti decidano di ignorare la normativa. All’ufficio vaccinazioni del Distretto sanitario di Paterno, nonostante l’assalto di queste ulti­me settimane, si è riusciti a far fron­te alle tante richieste.
Certo non è mancata la fila not­turna per riuscire ad essere tra i 25- 30 “fortunati” del giorno, ammessi ad effettuare il vaccino, con il nu­mero che raddoppia il lunedì, gior
no in cui l’ufficio è aperto anche di pomeriggio; anche se, va evidenzia­to, non era necessario visto la possi­bilità delle prenotazioni. Come evi­denzia il direttore dell’ufficio, Vale­rio De Grandi «abbiamo dato il mas­simo. Il momento più difficile penso sia passato; ma non è possibile a- verne certezza. Con grande difficol­tà siamo riusciti a far fronte alle tan­tissime richieste di queste settima­ne». Certo, se si rispettassero le sca­denze già fissate nel libretto delle vaccinazioni, si eviterebbe la calca ed il caos in particolari momenti dell’anno. Purtroppo, non tutti lo fanno. Per riuscire a rispondere alle richieste della gente si è potenziato il servizio, con la presenza di tre sa­nitari in ufficio. Richieste aumenta­te a dismisura dopo la decisione del ministero alla Pubblica istruzione di rendere il vaccino obbligatorio, in virtù della legge n° 119 emanata lo scorso 31 luglio. Va evidenziato che il rispetto deH’obbligo vaccinale è un requisito fondamentale per l’ac­cesso agli asili nido e alle scuole del­l’infanzia (dunque i bambini dai 0 ai 6 anni), con i genitori che devono presentare a scuola un’autocertifi- cazione, indicando le vaccinazioni effettuate; per gli altri alunni, sep­pur le vaccinazioni restano obbliga­torie, non vi sarà l’esclusione dalle lezioni perché prevale il diritto allo studio, anche se i genitori sono av­vertiti. Se non in regola scattano pe­santi sanzioni. Va evidenziato, co­munque, che per gli studenti delle scuole dell’obbligo di ogni ordine e grado deve presentarsi a scuola u- n’autocertificazione entro il prossi­mo 31 ottobre, indicando le vacci­nazioni effettuate; entro il 10 mar­zo 2018, come prevede la normati­va, si dovrà presentare alla scuola la documentazione (copia del libretto di vaccinazione), per documentare le vaccinazioni effettuate. Sul sito dell’Asp di Catania e nei siti delle scuole è possibile scaricare il mo­dello per l’autocertificazione.

Le vaccinazioni proteggono il vostro bambino da importanti malattie, che possono essere causa di gravi complicanze o per le quali non esiste una terapia efficace, ma, come tutti i farmaci, possono provocare effetti collaterali, in rarissimi casi, anche gravi.
I vaccini “non sono acqua” e agiscono stimolando una risposta immunitaria attiva in grado di creare nel bambino una difesa duratura ed efficace dall’infezione o dalle sue complicazioni. La mamma di Giulio si è informata, ha soppesato ed ha scelto, ma rimane una scelta difficile anche per i più preparati. Tra tante informazioni a chi credere?

Nelle parti seguenti, abbiamo selezionato una serie di domande, le più comuni, quelle che ci vengono poste più di frequente, alle quali abbiamo cercato di rispondere sapendo di non essere stati comunque esaustivi, ma di darvi qualche informazione che potrete approfondire o chiarire con noi operatori negli ambulatori o in altre occasioni di incontro.

Come possiamo informarci per decidere con maggiore consapevolezza?
Ogni genitore dovrebbe essere messo in grado di potersi liberare da luoghi comuni privi di fondamento scientifico, come:
* grazie al miglioramento degli stili di vita e delle condizioni socio-economiche si possono evitare le malattie senza necessità di vaccinare
* nel nostro paese non possono ritornare malattie oramai scomparse da tempo
* gli effetti collaterali gravi dovuti ai vaccini vengono tenuti nascosti
* i vaccini per l’infanzia sono un business economico delle case farmaceutiche
Le cose non stanno così, ma per riconoscerlo bisogna essere informati.
Questo opuscolo è stato preparato perché possiate valutare quali sono i reali rischi delle vaccinazioni e perché li possiate confrontare con i rischi legati alle malattie, sulla pericolosità delle quali l’informazione purtroppo non è mai abbastanza.
È molto importante per gli operatori vaccinali ascoltare i vostri pensieri e i vostri dubbi.
Una ricerca effettuata nella Regione Veneto ha confermato un grande bisogno in tutte le famiglie di avere informazioni e di dialogare con persone tanto più esperte e affidabili quanto più crescono le incertezze.
Sono sempre più numerosi i genitori attivi nella ricerca di informazioni, soprattutto in internet. Purtroppo in rete si trovano comunicazioni fortemente sbilanciate in senso contrario alle vaccinazioni e lacunose dal punto di vista della diffusione di dati sulla gravità delle malattie, eterogenee nei contenuti e indistinte nella qualità e autorevolezza.
Se ne esce spesso disorientati.

Il dialogo personale è un impegno per gli operatori, ma anche un momento molto importante per voi, che vi permette di esprimervi e di superare eventuali diffidenze. Il sistema sanitario a volte è percepito troppo rigido, poco trasparente sulle reazioni avverse, condizionato da conflitti di interesse. Invece le proposte che vengono fatte dalla Sanità Pubblica sono motivate da approfondite ragioni e le reazioni avverse sono monitorate il più dettagliatamente possibile.
Vi proponiamo di consultare alcuni siti autorevoli:

> www.epicentro.it
> www.ministerosalute.it
> www.iss.it
> www.vaccinarsi.org
> www.perchevaccino.it
> www.regione.veneto.it
> www.genitoripiu.it
> http://www.fimp.veneto.it
> www.cdc.gov/
> www.cdc.gov/vaccines/pubs/pinkbook
> www.phac-aspc.gc.ca/im/
> www.who.int
> https://www.gov.uk/government/collections/immunisation-against-infectious- disease-the-green-book
Vi esortiamo ancora una volta, a cercare il dialogo con il personale degli ambulatori vaccinali e con il vostro pediatra di famiglia, perché il confronto diretto permette di condividere oltre che le idee anche le emozioni.

Perché ha senso, ancora oggi, vaccinare?
Grazie alle migliorate condizioni sanitarie e alle vaccinazioni, oggi non vediamo più le vaste epidemie che si osservavano in passato. Raramente sentiamo di qualcuno che ha contratto malattie infettive prevenibili con vaccinazione, come la polio, il morbillo e la rosolia congenita. E allora perché continuare a vaccinare? Il senso di continuare a vaccinare ancor oggi è perché i microrganismi (batteri e virus) esistono ancora e la possibilità che possano diffondersi di nuovo è reale.
Questo è già successo in altri paesi anche europei, dove la presenza di una popolazione non adeguatamente vaccinata ha creato quelle condizioni per cui, ad esempio, il virus che causa la poliomielite ha potuto diffondersi nuovamente. Altre malattie sono caratterizzate da una minore infettività, ma la presenza dei germi che le causano mettono a rischio le persone di ammalarsi, con conseguenze molto gravi e talvolta invalidanti (es. meningite da haemophilus influenzae, meningococco, pneu- mococco, etc). Nessun vaccino ha un’efficacia del 100%, tuttavia se la percentuale di persone vaccinate supera una certa soglia, i germi hanno maggiori difficoltà a diffondersi da una persona all’altra ed anche quella piccola parte di soggetti che non sono ancora stati vaccinati sono indirettamente protetti; questo fenomeno si chiama “protezione di comunità o herd immunity o immunità di gregge”. Della stessa protezione si giovano anche quelle persone che non possono essere vaccinate perché affette da alcune patologie. In questa prospettiva la vaccinazione rappresenta oltre che una protezione del singolo, anche un atto di solidarietà e di senso civico che contribuisce a migliorare il livello di salute dell’intera comunità.
Come funzionano i vaccini?
I vaccini sono costituiti da virus o batteri inattivati (uccisi) o attenuati (resi innocui) oppure da loro piccole parti o da sostanze da loro prodotte (tossine inattivate); i loro componenti vengono detti anche “antigeni”. Sono costruiti in modo da essere in grado di attivare le proprietà del sistema immunitario dell’uomo, senza causare la malattia. Funzionano stimolando i meccanismi naturali di difesa che il nostro organismo mette in campo contro le infezioni. Questo sistema è in grado di riconoscere batteri, virus e altre sostanze estranee come “nemici”, di mobilitare cellule specifiche (chiamate linfociti) e produrre anticorpi in modo molto mirato.
Per fare questo il sistema immunitario impiega alcuni giorni, ma, contemporaneamente, attiva un meccanismo chiamato “memoria immunitaria” che gli permette di ricordare e riconoscere le sostanze già incontrate per molto tempo e a volte anche per tutta la vita.
Quanto dura la protezione di un vaccino?
La durata della protezione dipende dalla capacità dello specifico vaccino di stimolare la risposta anticorpale e la memoria immunologica; per que

sto motivo possono essere necessarie più dosi o più richiami. I vaccini si comportano in modo simile alle malattie infettive che prevengono.
È conoscenza comune che alcune malattie, già avute e superate da piccoli, come ad esempio la pertosse, possono ripresentarsi in età adulta; analogamente il vaccino contro la pertosse richiede alcuni richiami per mantenere l’efficienza e la memoria del sistema immunitario.
Viceversa altre malattie, come ad esempio il morbillo o la rosolia, una volta avute non si riprendono più, cioè danno un’immunità per tutta la vita; analogamente i vaccini contro il morbillo e la rosolia sono in grado di dare una protezione permanente.
La necessità di offrire più di una dose di vaccino è sostenuta dal fatto che una piccola percentuale di persone (intorno al 5%) non riesce a produrre l’immunità desiderata dopo la prima vaccinazione, capacità che aumenta dopo una seconda somministrazione.
> Siegrist AC. Vaccine immunology. In: Plotkin S, Orenstein WA, Offit PA (Eds.) Vaccines. Saunders 2008
Iniziare a vaccinare a due mesi non è troppo presto? Il bambino non è troppo piccolo?
Il neonato ha sviluppato la capacità di rispondere alle malattie e a svariati antigeni prima ancora della nascita. Se così non fosse il contatto con il mondo esterno dopo la nascita sarebbe estremamente pericoloso e tutti si ammalerebbero subito con estrema facilità, cosa che per fortuna proprio non avviene!
È vero che alla nascita e per alcuni mesi il sistema immunitario non è ancora perfettamente maturo, ma i vaccini sono costruiti in modo da attivare la parte già in grado di rispondere adeguatamente.
Ritardare l’inizio del ciclo vaccinale significa prolungare il periodo in cui il bambino non è protetto contro alcune malattie che possono essere gravi e che sono frequenti nei primi mesi di vita, come la pertosse e le meningiti. Inoltre, vaccini come quello contro il tetano, necessitano di più dosi perché sia ottenuta una buona protezione; serve, infatti, del tempo affinché il vaccino sia in grado di stimolare il sistema immunitario per proteggere il bambino nel momento in cui comincerà ad esplorare l’ambiente e ne avrà perciò bisogno.

Sono troppi questi vaccini tutti insieme?
…e rispetto al passato?
Tutti noi, neonati e bambini compresi, ogni giorno siamo sottoposti al bombardamento da parte dei germi presenti nell’ambiente, nell’aria e nel cibo. Il sistema immunitario è un sistema estremamente potente, in grado di riconoscere e combattere efficacemente milioni di sostanze diverse (antigeni). Si pensi che il solo batterio che causa la pertosse, per esempio, possiede più di 3000 sostanze che funzionano come antigeni, mentre il vaccino contro la pertosse ne ha solo tre. I vaccini raccomandati, anche se sembrano tanti, in realtà occupano solo una piccolissima parte della capacità del nostro sistema di difesa.
Se pensiamo che i vaccini proposti ai nostri bambini siano troppi rispetto al passato dobbiamo considerare il numero di antigeni e non il numero di vaccini somministrati. Cerchiamo di spiegarci meglio. Se facciamo un confronto, aiutandoci con le tabelle precedenti, vediamo che tra gli anni 60 e gli anni 80 venivano somministrati solo pochi vaccini (vaiolo, difterite, tetano, poliomielite, pertosse), ma che contenevano un numero di antigeni che superavano qualche migliaia; oggi, grazie alla disponibilità di prodotti purificati, si somministrano contemporaneamente più vaccini ma che contengono un numero minimo di antigeni.

I vaccini possono indebolire i neonati e i bambini?
I vaccini non indeboliscono il sistema immunitario, anzi rafforzano le sue capacità di sviluppo. L’obiettivo del vaccino è di stimolare la memoria immunitaria e rendere l’organismo capace di reagire prontamente quando verrà a contatto con il virus o il batterio che può provocare la malattia. Il vaccino agisce come un “allenamento” che rende l’atleta più forte e più capace di vincere la gara.
È piuttosto vero il contrario, ossia malattie come il morbillo o la varicella indeboliscono il sistema immunitario e lo espongono ad altre infezioni che vengono definite come “le complicanze della malattia”.
Qualche studioso ha ipotizzato che i vaccini possano provocare squilibri tra le diverse componenti del sistema immunitario ed essere causa di possibili altre patologie; queste ipotesi teoriche sono state studiate e nessuno studio scientifico le ha dimostrate. (Siegrist AC. Vaccine immunology. In: Plotkin S, Orenstein WA, Offit PA (Eds.) Vaccines. Saunders 2008)
L’allattamento al seno in modo esclusivo nei primi 6 mesi di vita protegge il bambino dalle malattie infettive per le quali è consigliato il vaccino?
Durante la gravidanza la madre trasmette al bambino per via transplacentare anticorpi che potranno proteggerlo solo per qualche mese e che progressivamente diminuiscono. Se la mamma non ha anticorpi (non avendo contratto l’infezione e/o non essendo stata vaccinata per quella malattia) non potrà trasmetterli, né prima né dopo la nascita attraverso il latte.
È vero che il latte materno contiene anticorpi, cellule immunitarie e altre sostanze che diminuiscono il rischio di infezioni, soprattutto quelle dell’apparato gastrointestinale e respiratorio, ma il latte materno non elimina questo rischio. Inoltre, la parziale protezione immunitaria non è specifica nei confronti delle infezioni contro le quali si vaccinano i lattanti: difterite, pertosse, tetano, morbillo, parotite, rosolia, infezioni da haemo- philus, pneumococco e meningococco, etc.
Uno studio caso controllo italiano sulla pertosse ha mostrato che l’allattamento al seno non ha alcun effetto protettivo su questa malattia, mentre ha evidenziato un effetto importante su polmoniti e bronchioliti.

Ritardare le vaccinazioni pensando che il lattante sia già protetto è pericoloso e significa esporre il proprio bambino ad inutili rischi.

> http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/tteriTm15601649
> http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8886155
> http://www.bmi.com/content/340/bmi.c1626
> http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=7949800

La scelta di curare nostro figlio con l’omeopatia è incompatibile con la scelta di vaccinarlo?

Le medicine alternative, inclusa l’omeopatia, non sono incompatibili con la medicina cosiddetta “convenzionale”.
L’Associazione Britannica di Omeopatia (British Homeopathic Associa- tion) e la Facoltà di Omeopatia (Faculty of Homoeopathy) di Londra, due autorevoli istituzioni inglesi, che si occupano di formazione e attività scientifiche in campo omeopatico, hanno dichiarato la loro posizione ufficiale nei confronti delle vaccinazioni: “Ove non vi siano controindicazioni di carattere medico, le vaccinazioni dovrebbero essere effettuate normalmente utilizzando vaccini testati e approvati in modo convenzionale”.
Un omeopata dichiara che “Un vaccino è un preparato che contiene materiale proveniente da microrganismi o parti di questi, e che viene somministrato allo scopo di far produrre all’organismo anticorpi specifici verso questo organismo. In questi termini non esiste assolutamente un vaccino omeopatico. Esistono rimedi omeopatici, a volte chiamati molto impropriamente vaccini, derivanti o meno da materiale biologico, che possono aumentare le difese dell’organismo, a volte forse anche in modo specifico verso alcuni virus o batteri, ma non hanno assolutamente la capacità di far produrre in quantità anticorpi specifici verso quel determinato virus o batterio. Non esistono comunque vaccini o metodi alternativi paragonabili alle vaccinazioni tradizionali rispetto all’efficacia statistica nell’evitare l’insorgenza di quelle specifiche malattie. L’interrogativo dunque non sarà mai “che cosa è più efficace”.
> www.britishhomeopathic.org/
> www.britishhomeopathic.org/export/sites/bha_site/how_we_can_help/advice_ sheets/immunisation_factsheet-2-1.pdf

I vaccini aumentano il rischio di sviluppare allergie e asma?
II timore che le vaccinazioni possano favorire lo sviluppo di allergie nel bambino è uno dei motivi che spingono alcuni genitori a rifiutare l’offerta di salute dei nostri servizi. Negli ultimi decenni un sensibile aumento delle allergie in età pediatrica, contestualmente ad un aumento del numero di vaccini somministrati, ha dato lo spunto ad alcuni oppositori alle vaccinazioni per ipotizzare una relazione causale. Negli anni scorsi sono stati condotti diversi studi i cui risultati ci permettono di affermare che i vaccini non aumentano il rischio di sviluppare allergie e asma. Un dato interessante proviene dalla Germania. Prima della riunificazione (avvenuta nel 1989) i bambini residenti nei due Stati tedeschi avevano livelli differenti di copertura vaccinale: nella Germania Est la percentuale dei vaccinati era significativamente più alta che nella Germania Ovest. Se la teoria delle allergie favorite dalle vaccinazioni fosse stata corretta, ci saremmo dovuti aspettare una più alta prevalenza di bambini allergici nella Germania Est. Invece è accaduto il contrario: i bambini allergici erano più numerosi a Ovest (2008). Inoltre, vari studi epidemiologici non hanno dimostrato un rischio aumentato di sviluppare allergie o asma conseguente alle vaccinazioni pediatriche. Pertanto, non vi è nessuna ragione scientifica per ritardare o rifiutare le vaccinazioni per i bambini a elevato rischio di allergia. Per spiegare l’alta prevalenza delle allergie nei Paesi occidentali è necessario approfondire ipotesi di altri fattori di rischio differenti dalle vaccinazioni.

I vaccini possono causare malattie autoimmunitarie?

L’ipotesi di un ruolo delle vaccinazioni nel causare malattie autoimmuni si basa esclusivamente su casi aneddotici o studi osservazionali non controllati in cui viene descritto lo sviluppo di fenomeni autoimmuni (es. transitoria presenza di autoanticorpi). Questi fenomeni comunque non sono di per sé sufficienti per determinare l’insorgenza di una malattia autoimmune, che è invece un evento molto complesso derivante dalla concomitanza di fattori genetici multipli, endogeni ed esogeni.
Le infezioni, anche quelle combattute dai vaccini, sono comprese tra i fattori esogeni in grado di scatenare i meccanismi autoimmuni e le malattie autoimmuni. Numerosi risultati della ricerca scientifica hanno escluso ogni nesso causale fra vaccini e sviluppo di malattie autoimmuni. Le malattie autoimmuni si sviluppano a prescindere dalle vaccinazioni.
I vaccini, invece, sono molto utili nel proteggere pazienti con malattie reumatiche autoimmuni in terapia con farmaci immunosoppressori, che rendono l’organismo molto suscettibile ad infezioni ancora oggi causa più frequente di mortalità. Anche nei pazienti con malattie autoimmuni endocrine o metaboliche (es. diabete mellito tipo I, morbo di Addison, malattie infiammatorie croniche intestinali) i vaccini prevengono alcune infezioni che possono produrre alterazioni del controllo metabolico e/o endocrino e determinare maggior resistenza alla terapia antibiotica.
I vaccini possono causare il diabete?
II diabete tipo 1 o insulinodipendente o giovanile si manifesta per la metà dei casi entro i 20 anni di vita ed è più frequente in alcune popolazioni rispetto ad altre. È una malattia autoimmune e riconosce una predisposizione genetica. È una patologia molto studiata per il possibile rapporto causale con fattori esogeni ed in particolare con infezioni e vaccini. Questo perché, alcune coincidenze avevano fatto ipotizzare un’associazione tra questo tipo di diabete e le vaccinazioni, in particolare quella antiepatite B e antiemofilo. A seguito di questa ipotesi, sono stati condotti studi scientifici in Europa e negli Stati Uniti che hanno preso in considerazione i vaccini anti pertosse, tubercolosi, vaiolo, tetano, polio, parotite, rosolia, rotavirus, epatite B, emofilo; in questi studi non è stato documentato alcun incremento del rischio di sviluppare diabete di tipo 1 nelle popolazioni vaccinate.
Abbiamo sentito parlare di autismo insorto dopo la vaccinazione contro il morbillo, parotite e rosolia, che cosa c’è di vero? E per altri vaccini?
L’autismo è una complessa patologia del sistema nervoso centrale, in cui sono interessate la comunicazione, la socializzazione e il comportamento. La causa dell’autismo non è ancora completamente conosciuta e verosimilmente può trattarsi di una malattia che inizia ancor prima della nascita, probabilmente già nel primo trimestre di gravidanza, periodo vulnerabile durante il quale alcuni fattori ambientali possono aumentarne il rischio. Studi effettuati su filmati in bambini che avevano sviluppato un autismo hanno potuto mettere in evidenza che i sintomi di questa malattia erano presenti già nei primi mesi di vita, prima della somministrazione del vaccino contro morbillo, parotite e rosolia.
Questa possibile associazione era stata ipotizzata da uno studio pubblicato nel 1998 su un’importante rivista scientifica (Lancet). Wakefield, con altri autori, aveva associato al vaccino Morbillo-Parotite-Rosolia una malattia infiammatoria intestinale con conseguente permeabilità dell’intestino e assorbimento di sostanze in grado di danneggiare il cervello e determinare quindi l’autismo. Lo studio fu subito criticato per la metodolo

gia scientifica utilizzata che permetteva un’alterazione dei risultati. Alcuni anni dopo gli altri autori della ricerca ne ritrattarono le conclusioni e fu dimostrato che Wakefield aveva costruito una vera e propria frode scientifica palesando gli interessi economici che avevano spinto ad alterare numerosi fatti, tanto che Wakefield venne radiato dall’albo dei medici e non poté più esercitare la professione in Gran Bretagna.
Una vasta revisione del 2004 e un aggiornamento del 2011 dell’Institu- te of Medicine (IOM), un organismo qualificato indipendente negli Stati Uniti, ha concluso che non vi è alcun associazione tra il vaccino MPR e sviluppo dell’autismo (www.iom.edu / vaccineadverseeffects).
Così pure, un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS settembre 2013) ribadisce che non vi è alcuna evidenza o prova scientifica sulla relazione tra il vaccino morbillo-parotite-rosolia e autismo (www. who.int/features/qa/85/en).
Anche per gli altri vaccini, la letteratura scientifica nega una correlazione con l’autismo.

Tatuaggi liberano particelle colore che viaggiano nel sangue. TATUAGGI, rischi

in Salute by

Il ricordo di un momento importante, il nome di una persona amata, un messaggio o un simbolo con un significato o un valore affettivo speciale. Ma che impatto hanno sul nostro corpo? E’ questo il risultato dell’ultima ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports. “Quando qualcuno vuole farsi un tatuaggio è molto attento a rivolgersi a centri che utilizzano aghi sterili. Il nostro studio mostra che forse si dovrebbe“.

Ad ogni modo, come osservano gli esperti, si sa ancora poco sulle potenziali impurità delle miscele di inchiostro che vengono applicate sulla pelleBIOSSIDO DI TITANIO Viene utilizzato per il bianco e per creare alcune sfumature particolare in aggiunta ai coloranti, ma viene usato anche come additivo nel cibo, nelle protezioni solari e nelle pitture.

Gli scienziati dell’Esrf, dell’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi, della Ludwig-Maximilians University e del Physikalisch-Technische Bundesanstalt sono riusciti a ottenere un’immagine molto chiara sulla posizione del biossido di titanio una volta entrato nel tessuto. “Sapevamo già che i pigmenti nei tatuaggi riuscivano a viaggiare fino ai linfonodi – spiegano i ricercatori – è infatti possibile osservare i linfonodi che si colorano con gli stessi colori del tatuaggio cercando così di espellerli”. Quello che non sapevamo è che migrano in una forma nano, il che implica che non possano avere lo stesso comportamento delle particelle a livello micro. È questo il problema: “non sappiamo come reagiscono le nanoparticelle”. Non solo. Attraverso la tecnica della fluorescenza a raggi X, il team di ricercatori ha individuato il biossido di titanio (nelle rispettive versioni micro e macro) nella pelle e nell’ambiente linfatico.

Particelle più piccole del previsto. Un fenomeno che può portare all’allargamento cronico del linfonodo e a un’esposizione permanente. Nella maggior parte dei casi, i ricercatori hanno notato nei tessuti le minuscole particelle liberate dai pigmenti di colore. Prossimo passo: ispezionare ulteriori campioni di pazienti con effetti negativi nei loro tatuaggi e verificare eventuali collegamenti con proprietà chimiche e strutturali dei pigmenti utilizzati per crearli.

calvizie addio: con la mela annurca fermi la caduta

in Salute by

Una mela al giorno leva il medico di torno, è questo l’antico detto sul frutto più comune, ma oggi sembra che una mela al giorno possa anche aiutare a non perdere i capelli. Ebbene sì secondo i ricercatori del Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli un efficace nutraceutico, pare sia in grado di combattere le calvizie e si tratterebbe di un integratore a base di mela annurca campana Igp. Si tratterebbe di una grande scoperta effettuata dai ricercatori del Dipartimento di Farmacia della Federico II e utile per contrastare l’alopecia, attraverso le proprietà di un frutto tipico campano ovvero la mela annurca che pare siano vero e proprio toccasana per la salute dell’uomo.

In realtà le proprietà benefiche di questo tipo di mela erano state già scoperte molto tempo fa, ma che potesse combattere la calvizia  questa è sicuramente una grande novità. Questa tesi è stata sostenuta da Ettore Novellino direttore del dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II, che insieme al suo gruppo di ricercatori ha scoperto che la mela annurca tipica della Regione Campania è caratterizzata dalla più elevata concentrazione di CO2 rispetto ad altri tipi di mele e pare riesca a contrastare il diradamento dei capelli sia negli uomini che nelle donne. In base a questa proprietà si è detto che i capelli sono maggiormente protetti e dunque subiscono meno danni dai ossidanti dell’ambiente.

I risultati di un monitoraggio condotto su 250 volontari hanno dimostrato che l’estratto di annurca è capace dopo 60 giorni di favorire un aumento di circa il doppio del numero dei capelli per centimetro quadrato di cute e di incrementare di circa un terzo, sia il peso dei capelli che il loro contenuto di cheratina. I ricercatori hanno effettuato degli esperimenti sul campo i quali hanno dimostrato che avendo somministrato degli estratti di mela, questi riescono a ridurre del 30% ai livelli di colesterolo complessivo aumentando l’espressione del cosiddetto colesterolo buono.

Ettore novellino ha evidenziato il concentrato di benessere delle mele tipica della Regione Campania tanto da aver ottenuto la certificazione annurca IGP. I ricercatori hanno sostenuto che il prodotto sia capace di introdurre un notevole incremento delle dell’espressione di cheratina nei bulbi piliferi, a concentrazioni relativamente basse di prodotto e tempi brevi di trattamento inoltre  pare che questo prodotto riduca di quasi del 30%, come abbiamo già visto, i livelli del colesterolo complessivo andando ad aumentare quello buono.“Le mele sono un concentrato di benessere e non finiscono di stupire le scoperte scientifiche sulle caratteristiche di questi frutti della terra campana che hanno nella cultivar Annurca Igp una vera e propria regina della Dieta mediterranea”, ha aggiunto il dirigente Ettore Novellino.

Nome: Mela, cognome: Melannurca Campana Igp, nata in: Campania, migliaia di anni fa, segni particolari: ottima per combattere il colesterolo in eccesso e la calvizie. Firmato: Università degli Studi Federico II di Napoli, Dipartimento di Farmacia, che dai polifenoli estratti dalle mele rosse e coronate d’oro ha ottenuto due prodotti nutraceutici in avanzata fase di sperimentazione sull’uomo. Di più: l’ateneo Napoletano ed il Consorzio di Tutela Melannurca Igp hanno scelto l’Expo per firmare un protocollo d’intesa che assicura ai soli produttori di Melannurca Igp la possibilità di fornire materia prima all’industria nutraceutica, al fine di incrementare il valore aggiunto dei melicoltori della Campania e dare ai prodotti nutraceutici un carattere di unicità, l’Igp, che coprirà di fatto un prodotto non brevettabile, perché nato utilizzando quanto già presente in Natura.
E’ questa la sintesi delle “Comunicazioni scientifiche sui prodotti nutraceutici ottenibili da Melannurca Campana Igp” rese oggi all’Expo di Milano a Piazza Irpinia dal Dipartimento di Farmacia deM’Università degli Studi Federico II di Napoli e frutto di un importante lavoro di ricerca durato tre anni sulle cultivar Mela Annurca e Mela Rossa del Sud, coltivate nell’areale di produzione della Melannurca Campana Igp.
“Tutte le mele contengono polifenoli – ha spiegato il professor Gian Carlo Tenore, docente di chimica e tossicologia al Dipartimento di Farmacia deM’Università di Napoli Federico II – ma le cultivar Annurca e Rossa del Sud coltivate sotto l’egida della Melannurca Campana Igp hanno un elevatissimo contenuto di un gruppo di polifenoli dai riconosciuti effetti salutistici – le Procianidine – molto superiore a qualsiasi altra cultivar di mela oggetto sino ad oggi di studi. Questo dato di fatto – ha aggiunto il docente – unito alle proprietà già note in letteratura sugli effetti degli estratti procianidinici di Melannurca Campana Igp sulla colesterolemia, ha consentito di mettere a punto AppleMets colesterolo, il prodotto nutraceutico in grado di ridurre del 28,8% il colesterolo totale ed incrementare l’espressione delle HDL (colesterolo buono) del 60%”.

Gli effetti benefici sull’organismo umano degli estratti polifenolici ottenibili dalle mele Annurche erano già noti in letteratura, ma erano stati sempre sperimentati in vitro (vedi brochure), mentre il Dipartimento di Farmacia della Università Federico II di Napoli, con il lavoro in prima persona del direttore, il professor Ettore Novellino e del professor Tenore, ha messo a punto il preparato nutraceutico “La cui dose giornaliera in polifenoli totali – 800 milligrammi. – contiene l’equivalente di otto mele annurche, che si conferma di per se un ottimo cibo funzionale – spiega Tenore, che aggiunge – ora abbiamo in corso la fase finale di sperimentazione sull’uomo.”
“Il vantaggio essenziale è che il preparato ottenuto con Melannurca Igp non ha gli effetti collaterali di farmaci e altri preparati anticolesterolo, come ad esempio le statine – conclude Tenore.
Il Dipartimento di Farmacia ha replicato lo stesso procedimento, sempre avvalendosi dell’estratto polifenolico di Melannurca Campana Igp, per un altro preparato: AppleMets hair, che invece combatte efficacemente la calvizie, consentendo la ricrescita dei capelli con un aumento significativo anche del diametro dei capelli. In questo caso lo studio dell’Ateneo Federiciano si è concentrato sulla selezione della Procianidina B-2, responsabile dell’effetto ricrescita, e che si riscontra fortemente concentrata in Melannurca Campana Igp.
Giuseppe Giaccio, presidente del Consorzio di Tutela Mela Annurca Campana Igp ha dichiarato: “Quanto illustrato oggi dal professor Tenore dell’Università di Napoli conferma una volta di più quanto i prodotti della Campania Felix, la mela Annurca è citata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia, siano portatori di valori nutrizionali e salutistici importanti, attraverso i quali la nostra regione può contribuire a Nutrire il Mondo nel solco della tradizione della Dieta Mediterranea e al tempo stesso accompagnando importanti innovazioni di processo e di prodotto”.
Giaccio ha aggiunto “I frutti della ricerca operativa e della sperimentazione e l’atto che stiamo per firmare – e che rendono da oggi possibile la fabbricazione di prodotti nutraceutici- attribuiscono ai produttori di mele della Campania una responsabilità in più: assicurare una maggiore disponibilità di materia prima, che è possibile ottenere semplicemente marchiando il prodotto, visto che in Campania c’è abbondanza relativa di meleti certificati per la Igp Melannurca Campana che non marchiano ancora il prodotto.”
“Del resto, un incremento della marchiatura sarebbe a tutto vantaggio del valore aggiunto della produzione agricola, viste le prospettive di mercato registratesi recentemente per la Melannurca Igp e per le future forniture verso l’industria nutraceutica – ha concluso Giaccio.

Poco dopo, il presidente del Consorzio di Tutela Melannurca Igp, Giuseppe Giaccio, e il professor Gian Carlo Tenore per il Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, hanno siglato il protocollo d’intesa con il quale si assicura che a fornire la materia prima per la produzione dei due preparati nutraceutici saranno solo i produttori che in Campania marchiano le loro mele con la Igp Melannurca Campana. In compenso, il Dipartimento di Farmacia, rilascerà a tutti i produttori di mele a marchio Melannurca Campana Igp un bollino con le qualità nutraceutiche e nutrizionali delle mele, apponibile sulle confezioni in vendita.

Come è fatto un capello?

Ciascun capello è formato da due parti, il bulbo o radice ed il fusto; il bulbo è formato dalle cellule che producono il capello e non è visibile in quanto è contenuto nel follicolo. Il bulbo rimane peròadeso ai capelli che cadono e può darci, esaminandolo al microscopio, importanti informazioni sullo stato di salut del capello.

Ma è vero che il capello è una struttura morta?

Il fusto del capello è una struttura “morta” costituita da cellule completamente cheratinizzate che hanno perso il nucleo e le loro funzioni vitali.
Queste cellule contengono alte concentrazioni di una proteina fibrosa, molto resistente, la cheratina. La cheratina è presente anche a livello della pelle, ma la cheratina dei capelli, come quella delle unghie, è una cheratina molto più dura in quanto contiene una grandissima quantità di cistina, un aminoacido ricco di zolfo. Fra le diverse molecole di cistina si formano dei legami molto forti (ponti disulfuro) che conferiscono al capello forma e resistenza. Quando i ponti disolfuro si rompono e le molecole di cistina si separano il capello diviene fragile e pub spezzarsi.

Cos’e la cuticola?

Il fusto del capello è costituito da 3 strati: la cuticola, la corteccia e il midollo.
La cuticola, lo strato più esterno, è formata da cellule appiattite e sovrapposte le une alle a un tetto. La cuticola protegge il fusto dall’ambiente e la sua integrità è molto importante per la salute del capello. Se vogliamo fare penetrare qualsiasi sostanza all’interno del capello (ad esempio una tintura), dobbiamo sollevare temporaneamente le cellule della cuticola; a volte può succedere che effettuato il trattamento, le cellule non tornino completamente a posto, ma rimangano parzialmente sollevate e quindi il capello sia molto più vulnerabile agli agenti ambientali.

Al di sotto della cuticola è presente La corteccia, La parte più spessa deL capelLo, che ne determina La forma e La consistenza.
ALcuni capeLLi, soprattutto queLLi bianchi, contengono un sotti Le strato interno, iL midollo.

Da cosa dipende lo spessore del capello?

Lo spessore del capeLLo varia nei diversi individui ed è infLuenzato da fattori genetici e razziati. In Europa i capelli dei nordici sono motto più sottili di quelli delle popolazioni mediterranee. I capelli più grossi sono quelli delle razze asiatiche. Nelle aree affette da calvizie i capelli diventano progressivamente più sottili.

Qual è la differenza fra i capelli ricci?

La differenza è nella forma del fusto. I capelli dei soggetti di razza nera hanno una sezione appiattita mentre quelli dei soggetti di razza gialla sono perfettamente circolari, i capelli dei bianchi hanno una forma intermedia.
Lo scambio genetico fra le diverse razze ha fatto in modo che queste caratteristiche si mescolassero, così che nello stesso soggetto si possono trovare capelli di forma un po’ diversa.

Ma perché i miei capelli sono diventati crespi’

Un arricciamento acquisito generalmente dipende dal fatto che i capelli si sono assottigliati e può essere un segno iniziale dell’alopecia androgenetica.

Quanti capelli abbiamo?

Il numero medio di capelli è circa 100.000, ma ci sono persone che ne hanno molti di più, fino a 150.000.
Il numero di capelli è inferiore nei soggetti con capelli rossi (80.000) rispetto ai bruni (100.000) o ai biondi (120.000).

Ma è normale che i capelli cadano?

Normalmente tutti i nostri capelli cadono periodicamente in un continuo ricambio.
Questo ricambio è dovuto al fatto che i follicoli piliferi hanno un’attività ciclica per cui alternano periodi di attività, durante i quali producono il capello, a periodi di riposo. L’attività dei diversi follicoli non è sincrona, ma anzi ciascun follicolo lavora in modo indipendente per cui normalmente nel cuoio capelluto sono presenti follicoli in fase di attività (circa il 90%) e follicoli in fase di riposo (circa il 10%). Questo spiega perché in condizioni fisiologiche i capelli cadano un po’ ogni giorno e non tutti insieme, come invece accade in altri mammiferi, dove la sincronizzazione del ciclo fa sì che tutti i peli si ricambino contemporaneamente in occasione della muta.

Con quale frequenza i capelli si ricambiano?

A livello del cuoio capelluto, la fase di attività del follicolo, che prende il nome di anagen, dura normalmente 3-7 anni. I nostri capelli si ricambiano quindi ogni 3-7 anni: quando il capello “vecchio”cade ed è sostituito da un nuovo capello “giovane”.

Qual è la velocità di crescita del capello?

I capelli crescono in media 1 cm al mese, un capello lungo fino alle spalle ha quindi circa 2 anni di vita. La velocità di crescita del capello è diversa nelle diverse zone della testa: i capelli della regione del vertice crescono più velocemente di quelli della nuca.

Qual è la lunghezza massima
che i nostri capelli possono raggiungere?

La durata dell’anagen dipende da fattori ereditari e determina la lunghezza del capello, che normalmente cresce di circa 1 cm al mese. L’anagen è più lungo nelle donne che non nell’uomo e nei soggetti di razza asiatica. Negli individui che hanno un anagen lungo, i capelli possono diventare lunghissimi, anche fino ad 1 m; in quelli che hanno un anagen più breve la lunghezza massima è di circa 30-40 cm. Con il passare degli anni la durata dell’anagen si riduce e con questo di conseguenza la lunghezza massima che i capelli possono raggiungere.

La durata dell’anagenvaria lievemente anche a seconda delle diverse zone del cuoio capelluto: i follicoli della nuca hanno un anagen di durata più lunga rispetto a quelli delle tempie.
Nei follicoli affetti dalla calvizie la durata dell’anagen si riduce moltissimo (3-5 mesi) ed i capelli raggiungono una lunghezza massima di 3-5 cm.
A livello di altre regioni del corpo la durata dell’anagen è molto più breve: ad esempio 1 -6 mesi per le ciglia,
20-40 giorni per la peluria delle braccia o delle gambe.

Per quanto tempo i follicoli rimangono in riposo?

Finita la fase di crescita, il follicolo entra in riposo e interrompe la sua attività produttiva per circa 3 mesi.
Questa fase si chiama telogen.
Durante il telogen la matrice del pelo è scomparsa ed il follicolo interrompe ogni attività, il capello però non cade ma rimane ancorato al follicolo. Il capello cade solo quando alla fine
del telogen il follicolo riprende la sua attività e inizia a produrre un nuovo capello che spinge fuori quello vecchio.

Normalmente quindi quando un capello cade è perché sotto uno nuovo sta crescendo e questo assicura un corretto ricambio.
Se il pelo in riposo (pelo in telogen) viene asportato meccanicamente, il follicolo interrompe il suo riposo ed inizia precocemente un nuovo anagen.
Il pallino bianco visibile ad occhio nudo in corrispondenza della radice dei capelli che cadono, altro non è che la radice in riposo del capello in telogen.

È vero che dopo avere prodotto un certo numero di capelli il follicolo si atrofizza e muore?

Il follicolo ha una vita illimitata e se non è colpito da malattie continua regolarmente la sua attività. Poiché il ciclo follicolare dura in media 3-5 anni ogni follicolo produce in media 20-30 peli nell’arco della vita.

I capelli invecchiano?

L’attività ciclica del follicolo fa si che questo produca un capello “nuovo” ogni 3-7 anni. Per questo i capelli si rinnovano periodicamente. Il follicolo però invecchia e con il passare degli anni produce capelli un po’ più sottili. Con gli anni i capelli oltre a diventare bianchi, diventano meno folti e meno resistenti.

Vaccini: ecco le otto bufale più diffuse svelate dal Prof. Burioni

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Quando da bambino fui vaccinato, mi spiegarono che sarei stato più protetto. I vaccini stavano sconfiggendo alcune malattie che avevano indebolito l’umanità e non fu difficile convincermi che erano uno dei prodotti migliori del progresso. Non ho cambiato idea. La ricerca scientifica ci consente di vivere meglio e più a lungo e i vaccini fanno parte a pieno titolo di questo patrimonio. Un vaccino che non sarà mai reso obbligatorio è quello antinfluenzale. Il pediatra dei miei figli – che è stato a lungo anche il mio medico curante – me lo consigliò molti anni fa e ogni autunno lo faccio con scrupolo. Non ricordo di essere mai stato a letto mezz’ora per una influenza. Molti mi prendono in giro perché l’ho promosso facendomi perfino vaccinare in diretta televisiva. La verità è che ogni inverno migliaia di persone anziane muoiono uccise dal virus influenzale. Si capisce perciò la mia incredulità nel vedere l’autentica crociata in corso contro l’obbligo (sacrosanto) di rendere obbligatorio il vaccino per i bambini che debbono andare a scuola.

I vaccini causano l’autismo: non è vero – L’incidenza di questo disturbo è identica nei bambini vaccinati e in quelli non vaccinati, come dimostrano ampissimi studi effettuati anche su individui che hanno un rischio particolarmente alto di sviluppare questo disturbo, come i fratelli di bambini già autistici. Se il vaccino avesse un ruolo nel causare o nel promuovere l’autismo troveremmo tra i vaccinati una maggiore incidenza, cosa che non accade. Questa osservazione è confermata dal dato indicante che le lesioni cerebrali alla base della malattia sono presenti prima della nascita; infine, recenti ricerche hanno dimostrato che l’autismo è diagnosticabile ben prima delle vaccinazioni. Insomma, dire che i vaccini causano l’autismo è come dire che la terra è piatta.

I vaccini indeboliscono le difese dei bambini: non è vero – I vaccini stimolano e rafforzano nella maniera più naturale il sistema immunitario. Al contrario chi non si vaccina può contrarre il morbillo, che provoca una prolungata e pericolosa soppressione delle difese, tale da aumentare in maniera rilevante la mortalità per altre malattie negli anni che seguono all’infezione.

Dieci vaccini sono troppi e vengono fatti solo in Italia: non è vero – I 10 vaccini vengono somministrati sostanzialmente con le stesse tempistiche e con le stesse modalità in tutti i Paesi. La differenza è che altrove le coperture sono alte perché i genitori vaccinano spontaneamente i figli, mentre in Italia sono pericolosamente basse (come dimostrato oggettivamente dai 4400 casi di morbillo) ed è stato necessario correre ai ripari.

I vaccini vengono somministrati troppo presto: non è vero – I tempi delle vaccinazioni sono messi a punto sulla base di studi molto ampi in modo da garantire da un lato la massima sicurezza e dall’altro la più alta protezione possibile. Alcuni germi dai quali ci protegge il vaccino esavalente (come la pertosse e l’emofilo di tipo B) sono pericolosissimi nei primi mesi e anni di vita, per cui non bisogna assolutamente ritardare la vaccinazione: senza alcun beneficio si lascerebbe solo la porta aperta all’eventualità di gravi infezioni.

I vaccini hanno gravi effetti collaterali: non è vero – I vaccini sono i farmaci più sicuri che abbiamo, l’incidenza di gravi effetti collaterali è minima (meno di un caso su un milione) e hanno un rapporto rischio-beneficio estremamente favorevole nel momento in cui paragoniamo i potenziali danni da vaccino (quasi inesistenti) con le gravissime conseguenze che possono avere le malattie dalle quali la vaccinazione protegge in maniera estremamente efficace.

I vaccini sono un grande affare per le case farmaceutiche: non è vero – Nel 2015 tutti i vaccini in Italia hanno fatturato 318 milioni di euro, pari all’1,4% della spesa farmaceutica. I farmaci contro una sola malattia per la quale non abbiamo il vaccino, l’epatite C, hanno fatturato sei volte tanto. Ogni euro speso in vaccini ne fa risparmiare almeno trenta in cure: il vero affare per le case farmaceutiche sono gli individui non vaccinati e le malattie per le quali non abbiamo il vaccino.

I vaccini sovraccaricano il sistema immunitario: non è vero – Le singole sostanze in grado di stimolare una risposta immune si chiamano antigeni. Gli attuali vaccini ne contengono circa 200. Basta un piccolo graffio sulla pelle per mettere in contatto il sistema immune del bambino con alcuni milioni di antigeni, una puntura di zanzara per esporlo a molte migliaia. È stato calcolato che potremmo vaccinare contemporaneamente in tutta sicurezza un bambino con diecimila vaccini, ma purtroppo ne abbiamo molti di meno.

Chi è vaccinato diventa infettivo: non è vero – La maggior parte dei vaccini è costituita da singoli componenti virali e batterici e pensare che da una miscela di sostanze possa nascere qualcosa in grado di replicarsi e infettare è come temere che nel nostro frigorifero da un dado da cucina possa generarsi un vitello. Altri vaccini (morbillo, rosolia, parotite) contengono virus in grado di replicarsi, ma notevolmente indeboliti e non in grado di infettare altri individui. I vaccinati contro la varicella possono invece trasmettere il virus del vaccino, ma molto raramente. Quanto raramente? Sette casi (senza alcuna conseguenza) in 22 anni.

I vaccini sono inutili perché le malattie sono scomparse – Chi lo pensa non sa che l’unica malattia scomparsa (grazie al vaccino) è il vaiolo: «E infatti contro questa infezione non ci vacciniamo più — rimarca Burioni —. Ma agenti pericolosissimi, come quelli che causano la difterite e la poliomielite, sono ancora diffusi in molti Paesi e in mancanza di un’adeguata copertura vaccinale potrebbero tragicamente ritornare. L’ultima epidemia di poliomielite in Europa si è verificata nel 1992 proprio in una comunità olandese che rifiuta le vaccinazioni, a riprova di quanto sia importante non abbassare la guardia».

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