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Viterbo News - page 10

Il paese con una sola abitante: “Il silenzio mi fa compagnia”

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Ora che non c’è più neanche il cane Fido ad abbaiare festoso, il silenzio ti viene incontro già dopo l’ultima curva. «Un silenzio bellissimo», dice la signora Grassi. «Soprattutto di notte. È quello il momento in cui puoi ascoltarlo meglio. Mi fa compagnia quando non riesco a dormire. Non senti un motore. Fuori dalla finestra della mia stanza è completamente buio, ma in alto il cielo è pieno di migliaia di stelle».

 La signora Paolina Grassi compirà 91 anni il 28 agosto. Ha vissuto tutta la sua vita su questa montagna della Valle Cannobina, al confine con la Svizzera. È l’ultima residente di un paese quasi scomparso dalle mappe, il cui nome intero è Casali Socraggio. Il suo portone è quello con il numero 27. «C’erano l’osteria, la rivendita e il fornaio. C’era la scuola elementare. Nella mia classe eravamo in 36. Quando sono nata, il 28 agosto del 1926, tre famiglie avevano dieci bambini. Noi eravamo cinque sorelle: Santina, Domenica, le gemelle Silvia e Giovanna, io ero la più piccola. Mamma mi aveva partorito sull’Alpe Badia, a mille metri di altitudine, dove papà aveva le bestie, faceva il carbone e essiccava le castagne nel graticcio».

Le giornate della signora Grassi seguono il ritmo delle stagioni. Potrebbero sembrare monotone, ma a lei sono sempre bastate. «Faccio colazione alle 8 con una grande tazza di caffellatte e un pacchetto di cracker. Poi devo dare da mangiare alle galline, c’è da pulire la chiesa, devo prendere le erbe, fare il fieno, lavorare con il rastrello e il falcetto, riempire la gerla di legni per la stufa. L’insalata selvatica va tagliata fine. È un po’ duretta, ma buona».

A pranzo, un risotto. Dopo, un pisolino con le braccia conserte sul tavolo. La tv è foderata perché non prenda polvere, tanto è sempre spenta. Anche il telefono fisso a rotella, l’unico, ha una piccola copertura di misura. Sulla vetrina della credenza ci sono le foto dei figli, dei nipoti e del cane Fido («è stato come un figlio negli ultimi anni»). Il frigo Zoppas, la panca per mangiare accanto al camino acceso, se fa freddo.

L’ARRIVO DEI TURISTI

È tornata l’estate. In paese stanno salendo i villeggianti. Sono 12 tedeschi, 2 svizzeri, un italiano di Gallarate e uno di Arona. La signora Grassi chiacchiera benvoluta da tutti, circondata da fiori e piante rigogliose, perché il bosco ormai ha quasi ricoperto le case. La rosa che le regalò il figlio maggiore, quello partito per la Sardegna come carabiniere ausiliario. Il giglio selvatico sulla parete maestra. La robinia, il castagno, il rovere, il tiglio che profuma di miele: «A giugno metto a seccare le foglie all’ombra, in autunno ne faccio tisane».

 

Giù a valle, pensionati tedeschi vestiti in pelle nera solcano la strada su motociclette fiammanti, fra ristorantini di lusso, divanetti a bordo lago e pedalò rarefatti nella bruma del pomeriggio. La signora Paolina non ha mai visto quel mondo sottostante. Canobbio, il Lago Maggiore, i motoscafi Riva. Non ha mai sognato New York e neppure sconfinato in Svizzera: «Al massimo sogno di salire ancora una volta sul monte Zeda. Ma sono quarant’anni che non posso più andarci, e va bene così. Sono di buon carattere. Ho fatto solo due viaggi. Uno a Novara per accompagnare mio marito in ospedale, l’altro a Macugnaga per accompagnare il prete».

Racconta dei camosci e dei cinghiali, delle volpi che danno la caccia ai gatti. Del fatto che non nevichi quasi più. «Nel 1985 mio marito Luigi aveva misurato 92 centimetri di manto bianco». Una sola volta al mese va al supermercato a fare la spesa, grazie all’aiuto della nuora Lucia. Compra quello che serve. Scongela una pagnotta al giorno. Un ricordo felice è quello di un capodanno dopo la guerra, con la famiglia riunita e il cappone in tavola: «Il ripieno era la cosa più buona. Luigi metteva un salamino, uova, pane grattugiato, verza, poca farina».

E la paura? Cos’è, per lei, la paura? «Quando c’erano i rastrellamenti dei tedeschi. Avevo 18 anni. Volevano bruciare il paese perché si erano rifugiati i partigiani. Un aeroplano volava basso. Avevo paura dei bombardamenti».

AL CINEMA 2 VOLTE NELLA VITA

È andata soltanto due volte al cinema con la scuola elementare, non ha mai letto un libro, ma racconta orgogliosa di quella canzone che aveva inventato all’alpeggio. «Era una canzone per gli inglesi, contro i fascisti. Diceva che le città di Torino, Milano, Firenze e Bari avrebbero festeggiato la liberazione. Mi era venuta alla testa sentendo i discorsi dei grandi, quelli che leggevano i giornali».

Il marito, un tempo alpino in Jugoslavia, è morto nel 1993, l’ultima sorella nel 2016. Quasi un secolo se n’è andato sulla montagna. Il futuro è questo silenzio perfetto. «Desidero solo la salute dei miei figli e dei miei nipoti. E spero che le gambe mi sorreggano fino alla fine. Andare in una casa di riposo non mi piacerebbe. So che trattano bene gli anziani, ma lì dentro mi sentirei rinchiusa in prigione. Io sono come le nostre pecore, nata per vivere all’aria aperta».

Dall’adozione in Brasile al Quirinale, la favola del primo corazziere nero

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Dal suo Brasile al Quirinale. Dall’adozione quando aveva appena un anno da parte di una coppia siciliana al Reggimento dei Corazzieri, sull’attenti davanti al Papa. Una storia che è una favola a lieto fine, la vittoria dell’integrazione e della grande passione per l’arma dei carabinieri. Che ha portato N.T. (le iniziali per ragioni di riservatezza), 27 anni, a diventare il primo corazziere di colore nella storia del Colle, scelto anche per il picchetto d’onore in alta uniforme che ha accolto il Pontefice nella sua visita al presidente Mattarella due giorni fa.

Scattando sull’attenti, dall’alto del suo metro e novantasei, prima nell’imponente cortile d’onore, dove il presidente della Repubblica ha accolto il Papa sceso dalla sua utilitaria senza insegne da capo di Stato vaticano. E poi rendendo gli onori ancora nella Galleria dei Busti, quando il presidente ha accompagnato a fine visita Bergoglio, che ha sorriso a quel ragazzone dalla pelle nera impeccabile nella scintillante divisa da grandi occasioni dei Corazzieri. Un lungo viaggio.

Cominciato in una città del Brasile dove N.T. è nato, in una famiglia però che non ce l’ha fatta a tenerlo con sé. Ma il destino, stavolta, porta una bella sorpresa. In Sicilia, in quel preciso momento, c’è una coppia che ha deciso di adottare dei bambini. Lui lavora in un ufficio giudiziario dell’isola, fa il cancelliere in un tribunale. Lei lavora in casa. Ricevono delle segnalazioni dal Brasile. Partono  per l’altra parte del mondo, finiscono proprio in quella città dove N.T., nato nel 1990, sta aspettando una nuova casa. E la trova in Sicilia. Non solo lui, ma anche la sorellina di poco più grande, visto che i nuovi papà e mamma non intendono separarli.

Poche settimane fa, il debutto. Il 5 giugno nel picchetto d’onore accanto al presidente della Repubblica per la Festa dei carabinieri, nella caserma Salvo D’Acquisto, a Tor di Quinto, a Roma. Due giorni fa, la prima uscita di N.T. proprio al Quirinale. E il sorriso del Papa al primo corazziere nero d’Italia.

Russia, proteste in tutto il Paese: centinaia di fermi.

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Il leader dell’opposizione russa Alexey Navalny è stato arrestato dalla polizia sulla porta di casa a Mosca, neanche un’ora prima che  iniziasse la protesta anti-corruzione che aveva organizzato nel giorno delle celebrazioni per la Festa Nazionale, la Giornata della Russia. Il blogger è stato condannato a 30 giorni di detenzione per “aver ripetutamente violato la legge sull’organizzazione di pubblici raduni”.

In piazza sono scesi a migliaia in tutto il Paese, da Novosibirsk a Rostov sul Don, da Surgut a Ulianovsk. Navalny aveva chiesto, con la nuova giornata di mobilitazione, “risposte” alla denuncia della corruzione del premier Dmitry Medvedev, denuncia caduta nel vuoto così come la richiesta di una reazione delle autorità da parte delle decine di migliaia di persone scese in piazza lo scorso 26 marzo per la prima volta dal 2012, dal ritorno di Vladimir Putin al Cremlino per il suo terzo mandato caratterizzato sin dall’inizio dall’introduzione di misure per limitare le proteste.

Russia, proteste in tutto il Paese: centinaia di fermi. Navalny arrestato a Mosca: condannato a 30 giorni

Alexey Navalny, in un’immagine pubblicata oggi. L’attivista era già stato arrestato lo scorso 26 marzo nella prima manifestazione anti-corruzione a Mosca e ha scontato 15 giorni di arresto amministrativo

La polizia non è stata a guardare. Per ora oscillano i dati sugli arresti in piazza, ma potrebbero superare le mille persone. Il canale tv Dozhd, cita Ovd-Info, sito nato nel 2011 per tenere conto delle azioni della polizia in tutta la Russia in occasione delle proteste di piazza: 750 persone fermate a Mosca, 900 persone a San Pietroburgo. Il sito ha reso pubblico anche l’arresto del direttore del fondo anticorruzione di Navalny, Roman Rubanov. Sulla piazza Puskin sono stati fermati anche Vyacheslav Maltsev e Mark Halperin. I poliziotti russi hanno arrestato anche Maria Baronova, coordinatrice dell’organizzazione open russia di Mikhail Khodorkovsky.

Si sono sentiti di nuovo in piazza gli slogan di quella stagione di proteste, a partire da “Russia senza Putin” (Rossiya bes putina), Putin che il prossimo marzo potrebbe ripresentarsi alle elezioni presidenziali per un quarto mandato. I protagonisti di queste nuove proteste sono i giovani e gli studenti, spesso ancora minorenni. Arresti sono stati denunciati anche a Nizhny Tagil, Lipetsk, Tula, Tambov e Sochi, con 50 fermi, così come a Kaliningrad, dove sono 36 le persone fermate e a Vladivostok, 20.

Russia, in piazza a Mosca per Navalny: arrestati i manifestanti

“Prendiamo le nostre bandiere e passeggiamo proprio come il 26 marzo”, esorta nel video invitando i suoi sostenitori a radunarsi sulla Tverskaya, alle 13 italiane, proprio dove tecnicamente il comune non poteva più dare il permeso poiché proprio là, a quell’ora, ufficialmente si celebrava la giornata della Russia. Questo nuovo percorso è stato poi autorizzato dal comune di Mosca che ha comunque vietato ai partecipanti di esporre striscioni e intonare slogan.

Tra tanti studenti oggi c’è stato stato anche un arresto eccellente, quello di Ilya Yashin, attivista russo e politico liberale, già compagno di lotta di Boris Nemtsov. Yashin ha 33 anni, è stato prelevato dalle forze antisommossa e trascinato su una camionetta. L’oppositore è uno dei principali leader del partito politico Rpr-Parnas, co-fondatore del movimento russo Solidarnost.

Russia, Castelletti dalla manifestazione: “A ogni arresto il popolo di Navalny grida: ‘Vergogna'”

L’ESIBIZIONE DA BRIVIDI DI MANDY HARVEY, CHE A 18 ANNI HA PERSO L’UDITO MA NON LA VOGLIA DI CANTARE CON UNA VOCE MERAVIGLIOSA

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mandy harvey america s got talentMANDY HARVEY AMERICA S GOT TALENT

Il talento e la storia di Mandy Harvey ha incantato il pubblico di “America’s Got Talent”. La 29enne ha perso l’udito 11 anni fa per una malattia degenerativa e da allora è riuscita ad ascoltare la musica attraverso vibrazioni e controllo dei muscoli: ha imparato a cantare di nuovo e in maniera tanto intensa da impressionare tutti. Anche i giudici del talent che con il golden buzzer e una standing ovation hanno premiato la sua performance dell’inedito “Try”.

mandy harveyMANDY HARVEY

La ragazza ha raccontato la sua storia durante il talent americano. Dopo aver abbandonato gli studi nel 2006 per la perdita dell’udito ha tentato delle carriere alternative. Poi nel 2009 ha deciso che la musica era la sua vita: da qui ha inciso prima “Smile”, un album autoprodotto che ha attirato le attenzioni della critica e successivamente altri due album (l’ultimo, “All of Me”, è del 2014), diventando una solista jazz e anche ambasciatrice per l’associazione non-profit No Barriers.

La sua esibizione ha lasciato senza fiato pubblico e giudici, riuscendo ad ammorbidire persino il duro Simon Cowell, che le ha spiegato che pur essendo nella giuria del talent da molto tempo, quella di Mandy Harvey è una delle esibizioni più stupefacenti a cui abbia assistito: “Pensavo non mi sarei mai più sorpreso o meravigliato dai concorrenti, e poi arrivi tu: congratulazioni, sei stata ammessa direttamente ai live show”.

simon cowell mandy harveySIMON COWELL MANDY HARVEY

Florea Durac, il pluriomicida romeno cacciato dall’Italia a spese della Lega Nord

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Ci voleva Naomo per espellere dall’Italia un omicida pluripregiudicato romeno? Naomo, a dispetto del nome, non è un capo indiano. Il suo vero nome è Nicola Lodi, ha 42 anni e a Ferrara è il responsabile sicurezza della Lega. Deve il soprannome a una vecchia parodia in cui Panariello imitava Briatore. Su Facebook Naomo, omone grande e grosso, posa con un altro leghista di stazza, Roberto “Pitbull” Marcato, volto noto dei salotti televisivi da battaglia.

Proprio Naomo, assieme ad altri esponenti locali del Carroccio, si è autotassato e ha raccolto 115 euro per pagare le spese di rimpatrio di Florea Durac, 54 anni, detto Dudù, nonostante il suo curriculum criminale faccia pensare a tutto tranne che al docile barboncino di Berlusconi. Durac, lunga barba e baffi bianchi, in Romania ha passato più di vent’ anni in prigione, di cui otto per omicidio: “Ho ammazzato una persona con una bottigliata in testa” racconta lui stesso senza giri di parole. “Poi ho compiuto una serie di rapine”. Uscito di galera, ha iniziato a vagabondare per l’ Europa.

Germania, Francia, Svizzera, Spagna. Per vivere ha continuato a delinquere. È finito in carcere un po’ ovunque, tranne che in Italia, se non per qualche giorno. Per un anno e due mesi Dudù è stato il terrore degli abitanti del quartiere Gad di Ferrara: ha collezionato denunce per possesso d’ armi, oltraggio, danneggiamento, reati contro il patrimonio. Ha urinato e defecato davanti a supermercati e negozi.

Lo scorso 31 maggio, all’ennesima segnalazione, gli era stato consegnato il foglio d’ espulsione: per abbandonare l’ Italia aveva un mese di tempo. Lo stesso Dudù voleva andarsene già da un po’, ma non aveva più i documenti né i soldi per rifarli: glieli avevano rubati una notte mentre dormiva in strada. “Per potersene andare, oltre a un centinaio di euro, gli mancava la carta d’ identità” dice Lodi-Naomo a Libero. “La questura ci ha negato il documento e così abbiamo deciso di accompagnare Durac al consolato romeno di Bologna, dove in 24 ore siamo riusciti a sbloccare la situazione e a ottenere il nulla osta per il suo ritorno in patria”.

“Ma come si fa a espellere una persona e poi rendere impossibile il suo allontanamento per questioni burocratiche? Con la nostra azione – continua Lodi – abbiamo dimostrato alle istituzioni che il modo per fare le cose c’ è, basta volerlo”. E dunque, mentre scriviamo, Dudù sta raggiungendo a bordo di un pullman Craiova, nel sud-ovest della Romania. Lì vivono alcuni suoi parenti. Il gruppo leghista di Ferrara è in costante contatto con l’ autista. “Una volta arrivato – aveva detto sabato Durac prima della partenza dall’ Emilia – lavorerò la terra coi cavalli». Prima di salire in autobus, ricorda Naomo, si era anche scolato due bottiglie di vino rosso. “In Italia non ci torno più, lo prometto” aveva ripetuto. Dudù in Italia ha sei figli. Bivaccano tra le stazioni di Bologna, Rimini e Mestre, nel Veneziano. “A Bologna – prosegue Lodi – quando lo abbiamo accompagnato in stazione per fargli le fototessere per i documenti, una delle figlie ci ha avvicinati e ci ha detto che non vedeva il padre da vent’ anni”.

Naomo, assieme ai leghisti di Ferrara, festeggia per il risultato raggiunto, ma si sta già preparando alla prossima battaglia. “Cercheremo di far allontanare dall’ Italia Tatiana, una rom pluripregiudicata che bivacca nel Ferrarese e che si è macchiata anche di violenza sessuale nei confronti di un minore”. Pure in questo caso il rimpatrio è bloccato da questioni burocratiche. Ora però che ha capito come fare, Naomo non lo ferma più nessuno: basta una colletta di pochi euro a testa, una visita al consolato di turno, e via, il rimpatrio da impossibile diventa possibile. Certo, perché tutte le persone espulse lascino effettivamente l’ Italia servirebbe un Naomo in ogni città.

In Germania c’è un partenone ateniese fatto con centomila libri censurati.VIDEO

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Un partenone costruito con cento mila testi proibiti nella Friedrichsplatz di Kassel, proprio lì dove, nel 1933, Hitler ordinò il rogo di migliaia di libri ebrei e marxisti «degenerati». In occasione del festival di arte contemporanea Documenta14, l’artista argentina Marta Minujín ha costruito nella cittadina tedesca «Partenón de libros prohibidos»: una riproduzione del tempio che sorge sull’acropoli di Atene, in scala uno a uno, interamente ricoperta di libri.

La struttura dalle dimensioni colossali (70 metri di lunghezza per 31 di larghezza e 10 di altezza) è stata realizzata grazie ad una chiamata pubblica, a cui hanno risposto migliaia di persone da tutto il mondo, inviando libri che sono stati o sono tuttora censurati. «Sarà uno scandalo, una monumentale opera di collaborazione di massa», aveva detto Minujín lo scorso anno, durante il lancio dell’iniziativa che segue l’analoga costruzione realizzata in piccolo nel 1983 a Buenos Aires per celebrare il ritorno della democrazia in Argentina.

 

Il Partenón de libros prohibidos sarà ora esposto (Partenone di libri proibiti) ha delle dimensioni colossali: 70 metri di lunghezza, 31 di larghezza e 10 di altezza, e, come riporta TheLocal.de, è fatto di libri che sono stati o sono tuttora censurati nel mondo.

 

 Il Partenón de libros prohibidos continuerà ad arricchirsi di libri anche durante il festival: è formato da un’impalcatura metallica alla quale vengono appesi i libri, ognuno sigillato in una bustina trasparente per proteggerli da pioggia e intemperie. Almeno sino al 17 settembre, giorno in cui Friedrichplatz tornerà alla sua normalità e i libri verranno ridistribuiti al pubblico per tornare ad essere letti nonostante le censure.

 

 

Prende il 10% la lista neofascista nel Mantovano. E scoppia il caso in Parlamento. Boldrini: ”Inammissibile”

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Una lista neofascista nei contenuti e nel nome, che viene presentata alle elezioni comunali e finisce sulla scheda. E’ la denuncia di “Repubblica” che ha suscitato reazioni dure, interrogazioni parlamentari, fino ad una lettera ufficiale della presidente della Camera Boldrini. E l’allarme aumenta considerando che  a Sermide e Felonica (provincia di Mantova) la “Lista dei Fasci italiani del lavoro” – con il fascio littorio come simbolo – a scrutini terminati ha ottenuto ben il 10,41% (334 voti), eleggendo così in Consiglio comunale la candidata sindaco ventenne Fiamma Negrini. Sermide e Felonica ha 7.548 abitanti e 6.520 elettori con solo il 52% di votanti in questa tornata.

Dopo il racconto su “la Repubblica”  Laura Boldrini, terza carica dello Stato, ha scritto al titolare del Viminale: “L’ammissione alle elezioni di una lista che si richiama dichiaratamente a nomi e immagini del partito fascista desta forti perplessità sul piano giuridico in quanto – come rilevato, tra gli altri, dall’Anpi – sembra contrastare con le norme costituzionali e legislative che vietano la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista. In questo senso – continua Boldrini – ricordo che anche le “Istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature”, emanate nello scorso mese di maggio dal Ministero dell’Interno, stabiliscono che le commissioni elettorali circondariali ricusano ‘i contrassegni in cui siano contenute espressioni, immagini o raffigurazioni che facciano riferimento a ideologie autoritarie (per esempio le parole “fascismo”, “nazismo”, “nazionalsocialismo” e simili), come tali vietate dalla XII disposizione transitoria della Costituzione”. La presidente della Camera chiude la sua missiva a Minniti con un appello affinché il Viminale intervenga sul caso Mantova.

Sulla vicenda dei Fasci italiani del Lavoro sono state annunciate interrogazioni parlamentari urgenti, sempre rivolte al ministro Minniti: Partito Democratico, Articolo 1 Mdp e Sinistra Italiana chiedono spiegazioni al Viminale. La stessa richiesta arriva dall’Anpi, mentre l’Unione delle Comunità ebraiche segue con preoccupazione lo sviluppo del caso.

Nei giorni scorsi Claudio Negrini – padre della neoeletta Fiamma, uno che ha come foto profilo Fb la scritta “Boia chi molla” – di fronte alla pioggia di insulti arrivati via social aveva pensato addirittura di ritirare la lista: cosa che poi non è avvenuta.

“Rimane incredibile come sia stata ammessa una lista dichiaratamente fascista in questa elezione – dice il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, annunciando l’interrogazione parlamentare -. Un fatto vietato espressamente dalla Costituzione della Repubblica e dalle leggi. Come è  stato possibile che il Ministero dell’Interno e la Prefettura non abbiamo assunto decisioni nelle settimane scorse? Lo vogliamo sapere. Il ministro Minniti è tanto solerte nell’azione contro poveracci e migranti e quanto mai assente su questi episodi. Vogliamo che sia fatta chiarezza e se qualche funzionario dello Stato ha chiuso un occhio, contravvenendo alle leggi della Repubblica, siano presi provvedimenti urgenti”.

Sulla vicenda interviene anche Eleonora Cimbro, di Articolo 1 Mdp: “La lista Fasci Italiani del Lavoro rievoca un passato che si contrappone chiaramente ai principi della Costituzione repubblicana, delle leggi Scelba e Mancino e che ha come propria finalità l’eliminazione delle democrazie per il ritorno di visioni dittatoriali – attacca la deputata di Articolo 1 Mdp Eleonora Cimbro -. Chiediamo al ministro dell’Interno quali iniziative il Governo intende mettere in atto per porre finalmente un argine all’avanzata, anche culturale, di movimenti neonazisti e neofascisti che si pongono apertamente in contrasto con i valori della Repubblica”

Il marito geloso accoltella la moglie alle spalle e rischia il linciaggio.VIDEO

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Un folle ed estremo gesto di gelosia a Rio De Janeiro finisce in tragedia. L’uomo segue l’ex moglie e aspetta il momento giusto per aggredirla: esce dalla porta di un negozio, mentre la donna è distratta, parlando con degli amici, sfila un coltello nascosto nello zaino e l’aggredisce alle spalle. La colpisce più volte prima che intervengano altre persone. In poco tempo scatta il linciaggio. Sono entrambi ricoverati nello stesso ospedale, feriti gravemente, combattono per la vita.

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