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Viterbo News - page 20

La Playa del silencio si trova in Spagna ed è così preziosa da nascondere un tesoro

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Così isolata e protetta dal vento da esser stata ribattezzata Playa del silencio. Siamo nelle Asturie, a Cudillero, piccolo paese che merita una deviazione da Castañeras anche se si sta facendo il Camino de Santiago.  Questa incredibile spiaggia, da molti definita la più bella della costa occidentale, si raggiunge esclusivamente a piedi: una lunga passeggiata (in salita solo al ritorno), per cui vale sicuramente la pena.

 

El Gaviero (questo è il suo vero nome) riserva una spiaggia lunga 330 metri per 32 di larghezza con la bassa marea. Qui non c’è sabbia, ma solo ghiaia, che contribuisce ad un mare cristallino interrotto da scogli e suggestive calette.

 

 Come si potrà ben immaginare, la Playa del silencio non ha servizi: nessun bagnino, niente docce o servizi igienici, bar e ristoranti nelle vicinanze. E’ proprio il suo isolamento e la non contaminazione a renderla così speciale. E nessuno ha intenzione di cambiarla.

 

 Qui il mare è calmo quasi tutti i giorni. E gli isolotti che circondano la spiaggia contribuiscono al suo fascino, così come gli ottanta metri di scogliera che la sovrastano, rendendola a tutti gli effetti una baia nascosta, su cui non poteva che aleggiare una leggenda.

 

 Si narra che proprio per il suo promontorio così aspro, in questa spiaggia vi sia stato nascosto un tesoro. E se vi capita di trovarlo, «per prima cosa ricordateti di chi ve lo detto» scrivono ironicamente sul sito Where is Asturie, che ha pubblicato lo spettacolare video aereo della playa realizzato da Objetivo Drone.

 

“Sei musulmano? Vuoi stare in Italia? Ti mangi subito la mortadella”: bufera su Bracconeri

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“Sei musulmano? Vuoi stare in Italia? Ti mangi SUBITO davanti alle autorità la mortadella e sputi sul Corano ripreso da telecamere sennò VIA!”.

A proporlo è Fabrizio Bracconeri, attore ed ex conduttore di Forum, da sempre decisamente poco “politically correct”.

sei musulmano? Vuoi stare in Italia? Ti mangi SUBITO davanti alle autorità la mortadella e sputi sul Corano ripreso da telecamere sennò VIA!

Inutile dire che l’ex Bruno Sacchi de “I ragazzi della terza C” è finito nella bufera. A chi gli dà del “genio dell’idiozia”, infatti, Bracconeri replica: “A fenomeno, i più pericolosi siete voi che li volete per forza ste merde”. E ancora: “Avete finito di essere contro gli italiani !!!! W L’ITALIA !!”.

D’ANGELO (NINO) – L’ETERNO RAGAZZO DELLA CURVA B FESTEGGIA I 60 ANNI CON UN CONCERTO AL SAN PAOLO

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Nino D’ Angelo, il ragazzo della Curva B, è cresciuto e ora, sulla soglia dei 60 anni, torna il 24 giugno allo Stadio San Paolo per festeggiare: «Si chiama Concerto 6.0 ed è una festa per me, per il mio compleanno, e per il popolo. Perché se ce l’ ho fatta è stato grazie alla gente».

NINO D'ANGELONINO D’ANGELO

Neomelodico dalle mille vite e scugnizzo nel cuore, ricorda l’ infanzia e la prima volta al Teatro San Carlo: «Eravamo ragazzi, e conoscevamo una persona che ci lavorava. Ci fece entrare di nascosto.

Ricordo che ci mettemmo a cantare sul palco, davanti alla platea vuota. ‘Nu casin!».

Poi, su quel palco, ci è tornato da professionista.

«Sì, grazie al maestro Roberto De Simone che mi ha diretto in Memento/Momento per Sergio Bruni . Quando sono salito sul palco, sono tornato ragazzino. “Guarda la vita che cos’ è”, ho pensato. Fu un momento incredibile».

Viene da San Pietro a Patierno.

«Un quartiere povero, che ha visto la guerra. Un quartiere di calzolai, dove si facevano le scarpe dei soldati. Non si lavorava molto. Mio padre partì per Lecco, emigrante, e andò a lavorare al Nord».

Quando tornò, le portò un regalo.

«Mi portò una fisarmonica. E anche se non sono mai diventato un grande fisarmonicista, è stato un regalo importante. Sono diventato un cantante, quello che volevo essere».

Che ricordi ha dell’ infanzia?

«Ricordo che odiavo essere povero. Mi vergognavo. Mio padre non mi aveva mai detto: “Siamo poveri”. Lo scoprii da solo quando andai con un prete a benedire le case a Pasqua, e lui mi disse di prendere i soldi delle offerte. Gli chiesi: “Padre, ma questi non sono i soldi per i poveri?” E lui: “E tu che cosa sei?”».

NINO D'ANGELONINO D’ANGELO

Cantante ma anche attore.

«Mi ritrovai a recitare per la mia popolarità. Servivo più io al cinema che il cinema a me, in quel momento».

Esordì in «Celebrità» di Nini Grassia.

«Io non sapevo che non si guardava in macchina. E ovviamente la prima cosa che feci fu guardare in macchina. Ebbi la fortuna di fare quella scena con la grandissima Regina Bianchi, mi diceva di non guardare la camera: “Non esiste!”».

Sei anni prima, nell’ 86, andò a Sanremo per la prima volta.

«”È arrivato il terrone!”, dicevano. Vedevano la mia partecipazione come una cosa scandalosa. Io ero il simbolo del Sud, in quel momento. E tutti erano contro di me. Avevano pregiudizi, preconcetti, e come sa ci sono stati per tanti anni».

Ha sempre avuto un rapporto particolare con i giornalisti.

NINO D'ANGELONINO D’ANGELO

«Ma io non sono contro i giornalisti. Io li leggevo tutti. Sempre. Se ho imparato tante cose è anche per le critiche che ho ricevuto. Sono partito come cantante neomelodico e oggi mi ispiro a Peter Gabriel: l’ incontro con lui fu un’ esperienza fondamentale per me».

Si dice che Miles Davis ascoltasse Nino D’ Angelo.

«Tutti credevano che fosse una leggenda metropolitana, e invece era vero. Ci sono giornalisti che erano alla conferenza stampa di Miles Davis e che ricordano il momento in cui disse che gli piaceva la mia musica. Fu proprio grazie a questo che collaborai con Billy Preston, un amico di Davis».

Un giorno di tanti anni fa, volle portare Lucio Dalla a casa sua.

«Eravamo entrambi a Napoli per La montagna di sale di Mimmo Paladino. Decisi di portarlo nel mio quartiere, era molto curioso di sapere dove ero nato. Quando però arrivammo, casa mia non c’ era più. Fu come se anche i ricordi fossero morti. Come se si fossero sbiaditi».

nino d'angeloNINO D’ANGELO

Dovesse scegliere il momento più bello della sua carriera, della sua vita, quale sceglierebbe?

«Quando sono nati i miei figli, Toni e Vincenzo, e quando è nata la mia prima nipote, Maria.

Mi scoppiava il cuore. Quando andai in America: fu allora che capii che si era accesa la lampadina del successo».

Il più brutto, invece?

«La morte di mia madre. Poi quando a Sanremo con Maria Nazionale ci eliminarono la prima sera. Un po’ gratuitamente. E quando andai all’ Olympia di Parigi e un giornale della mia città non diede nemmeno la notizia. Chiesi perché, e mi venne detto: “Caro D’ Angelo, i fenomeni come lei bisogna reprimerli”».

Ora cosa le piacerebbe fare?

«Come direttore artistico del Trianon di Napoli, mi piacerebbe formare una compagnia di Forcella, “una compagnia di persone vere” come diceva Viviani, e portarla nel mondo».

D'ANGELO, MEROLA, ARBORED’ANGELO, MEROLA, ARBORENINO D'ANGELO E MARADONANINO D’ANGELO E MARADONA

NINO D'ANGELONINO D’ANGELO

NON PORGO L’ALTRA GUANCIA – LA STORIA DI DON LORENZO NANNI CHE TROVA I LADRI IN CASA E LI MASSACRA DI BOTTE

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DON LORENZO NANNIDON LORENZO NANNI

«Porgere l’ altra guancia? Per una volta diciamo che non ho seguito alla lettera l’ insegnamento di Gesù. Ma quando ho visto i tre ladri che mi rovistavano nei cassetti di casa ho avuto una tale scarica di adrenalina che ho perso la testa. Li ho messi in fuga a mani nude. Ora, però, per farmi perdonare celebro subito una Santa Messa per loro». Don Lorenzo Nanni, 49 anni, ha più la stazza del centroboa di pallanuoto che quella del sacerdote.

Aiuto parroco della chiesa di Nostra Signora delle Grazie a Genova Sampierdarena, davanti al pronto soccorso del l’ ospedale Galliera mostra qualche graffio e un paio di lividi. È ciò che rimane della zuffa di ieri con i tre banditi che, incappucciati, hanno fatto irruzione nel suo alloggio sulle alture di Borgo Fornari, frazione di Ronco in Valle Scrivia:

«Mi sono fatto medicare più che altro per una questione legale. Credo di essere uscito bene dallo scontro», spiega quasi con orgoglio, sebbene non neghi d’ essersi pure spaventato:«In una zona tranquilla come quella non ti aspetti certo di trovarti in casa tre sconosciuti in pieno giorno», sottolinea. Sono le 9 e Don Nanni ha appena finito le preghiere del mattino.

chiesa di Nostra Signora delle Grazie a GenovaCHIESA DI NOSTRA SIGNORA DELLE GRAZIE A GENOVA

«Ho deciso di ritirarmi per qualche giorno nella casa di mia mamma: appena terminate le Lodi ho sentito alcuni rumori provenire dal soggiorno. Ho pen sato che fosse mia madre rientrata dall’ orto». Invece si ritrova davanti tre banditi. «Avevano in testa cappellini da baseball e fazzoletti neri, per coprire il viso. Erano lì che aprivano mobili e cassetti. Non ci ho più visto».

Il sacerdote li rimprovera, li mette in guardia. Ma i ladri non scappano e lo affrontano. Ne nasce una rissa, piuttosto violenta secondo il racconto del religioso. «Quando hanno capito che non avrebbero avuto la meglio – prosegue – hanno mollato il colpo e sono fuggiti.

Ho anche provato a inseguirli nel bosco, ma dopo una decina di metri ho desistito». Chi erano? Da dove venivano?. «Posso dire con certezza che non erano italiani, forse sono originari dell’ Est. Hanno pronunciato qualche parola, ma nella foga non ho capito più di tanto. Posso anche dire che non erano particolarmente grossi, altrimenti non avrei avuto facilmente la meglio da solo su tre persone».

CAZZOTTO IN FACCIACAZZOTTO IN FACCIA

Don Nanni, dopo averli respinti, chiama i carabinieri. Sul posto arrivano le gazzelle da Ronco Scrivia. I militari trovano i cassetti aperti e stanze in disordine. La mamma del sacerdote, che era nell’ orto, si accorge del blitz sventato solo quando i malviventi sono già in fuga. «A prima vista – insiste don Lorenzo Nanni – non sembra abbiano preso qualcosa d’ importante. Certo è molto fastidioso quando un estraneo viola la tua intimità».

Come sacerdote, però, c’ è l’ obbligo del perdono: «Subito dopo l’ incursione – conclude il prete -mi sono arrabbiato molto, non lo nascondo. Ma ora che è passata, i miei sentimenti sono cambiati. Tra le tante attività che svolgo ci sono pure incontri al carcere di Pontedecimo, per aiutare i detenuti a reinserirsi. Ho incontrato persone come queste, che vivono compiendo rapine. Spesso sono poveretti, che rubano perché non hanno da mangiare. Li perdono. Anzi, appena posso celebro una messa per loro».

Sull’ accaduto i carabinieri hanno aperto un’ inchiesta. Sempre a Genova, nei mesi scorsi, una banda di rapinatori incappucciati che colpiva nell’ entroterra aveva fatto vivere giorni di panico a cavallo di Pasqua. I banditi poi erano stati arrestati, ma il timore è che in azione possano esserci complici o emulatori.

Primo sì da Cdm a decreto Reddito inclusione

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Primo sì del Consiglio dei ministri al decreto legislativo che introduce in Italia “una misura nazionale di contrasto alla povertà”. Il provvedimento attua la delega approvata a marzo, rendendo operativo il Reddito d’inclusione (Rei). Ora il provvedimento dovrà acquisire i pareri delle commissioni parlamentari competenti.

La misura appena approvata per la lotta alla povertà nella prima fase si rivolgerà “a 660mila famiglie, di cui 560mila con figli minori”, ha spiegato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al termine del Cdm. La priorità nel riconoscimento del Reddito d’inclusione, spiega, verrà data ai nuclei “con almeno un figlio minorenne o con disabilità anche se maggiorenne, a quelli con una donna in stato di gravidanza o un over50 in disoccupazione”.

“L’occasione è importante per dire che” il decreto sulla povertà “fa parte di una politica generale del governo che cerca di mettere l’accento sull’inclusione sociale – ha detto il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi -, lo abbiamo fatto anche a livello europeo, con una proposta di strumento di reddito di inclusione, lo continueremo a fare: ne ho parlato di recente anche con il presidente Macron perché questo tema deve diventare sempre più centrale per l’Ue”.

Abbiamo preso impegni ad approvare in tempi rapidi il decreto legislativo sulla povertà – ha detto ancora il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi, collaborando con l’alleanza per la povertà: siamo consapevoli che è un primo passo, una prima risposta a un’esigenza molto rilevante e che gli anni della crisi hanno reso ancora più stringente”. “Siamo soddisfatti di aver mantenuto un impegno e varato per la prima volta uno strumento universale contro la povertà ma al tempo stesso sappiamo che si tratta di un primo passo che dovrà vederne di ulteriori e questo è stato anche il senso dell’intesa tra noi e il mondo associativo, sindacale, culturale”, aggiunge.

“Il PD trasforma Sesto nella capitale dell’estremismo islamico e dei predicatori d’odio

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Non si placa la bufera che sta investendo il Pd di Sesto San Giovanni, dove a pochi giorni dalle elezioni emergono nuovi elementi su un Partito Democratico accusato dalle opposizioni di voler far “diventare Sesto la capitale italiana dell’integralismo islamico”.

 Partiamo dal principio. Alcuni giorni fa Roberto Di Stefano, candidato sindaco del centrodestra, aveva denunciato come il candidato consigliere dem Bilal Daaou avesse condiviso su Facebook alcuni “video del predicatore d’odio” Al Suwaidan e dimostrato di avere “posizioni vicine ai Fratelli Musulmani”, che sono espressione “di un islam estremista e dai pensieri molto preoccupanti”.

Nei giorni scorsi poi la polemica si è spostata sulla moschea che sorgerà nella cittadella milanese. A finanziarne la costruzione del più grande centro islamico del Nord Italia sarebbe il discusso fondo Qatar Charity (i diretti interessati smentiscono, ma qui e qui ci sono due conferme). L’ente caritatevole – come spiegato da Gian Micalessin – sarebbe vicino ad Al Qaida visto che (per fare un solo esempio) nel nord del Mali “i tre principali movimenti islamisti” vengono “finanziati dal Qatar attraverso le organizzazioni legate alla «Qatar Foundation»”. Fa dunque sorridere il fatto che a Sesto la moschea venga foraggiata dal discusso ente di un Paese che in questi giorni anche Arabia Saudita, Egitto e Bahrein hanno accusato di “fomentare il terrorismo”.

Ma non è tutto. Perché a preoccupare il centrodestra di Sesto sono pure alcune posizioni assunte dall’imam del centro islamico cittadino. “Abdullah Tchina – attacca Di Stefano – ha infatti aderito, convintamente, alla ‘Costituente Islamica’”, un movimento che “ha l’obiettivo di far entrare nelle istituzioni rappresentanti di fede musulmana per portare avanti alcuni chiari programmi: centinaia di moschee in tutta Italia, la legalizzazione della poligamia, l’ora di religione islamica a scuola, un menù halal nelle scuole, l’8 per mille ai musulmani e l’approvazione di feste islamiche nel calendario”. Peraltro, nel comitato promotore di quello che è stato chiamato il primo “partito islamico d’Italia” compare anche Hazma Piccardo, noto alle cronache per aver detto che “La poligamia è un diritto”“.

“Il Pd si rende complice delle proposte che questi soggetti portano avanti”, attacca Di Stefano. “Riepiloghiamo le ultime novità a Sesto – continua – il Pd ha candidato un esponente dei Giovani Musulmani che ha condiviso video di un predicatore d’odio e ha posizioni vicine ai Fratelli Musulmani, la moschea di Sesto sembra essere finanziata da un fondo qatariota che in passato ha sostenuto Al Qaeda, l’imam di Sesto ha invitato in Italia Al Suwaidan, negatore dell’Olocausto, antisemita e sostenitore della Jihad in Europa e ora scopriamo che chi gestisce la moschea di Sesto vuole poligamia e religione islamica a scuola. Il Sindaco Chittò vuole l’integralismo islamico a Sesto, ormai è ufficiale!”

Roma piange Annarella, la pasionaria anti-Cav

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Annarella non c’è più. La nonna pasionaria che fustigava i politici davanti a Montecitorio e Palazzo Madama in favore di telecamera si è spenta a 91 anni. Il suo bersaglio preferito era Silvio Berlusconi. Ma recentemente aveva preso di mira sia Beppe Grillo sia i pentastellati. Di sinistra e appassionata di politica da sempre – «Sono nata ai Castelli e mio padre non mi mandava a prendere la Befana dei fascisti», aveva raccontato in una delle tante interviste – aveva un debole per Pier Luigi Bersani che le ha dato l’ultimo saluto su Twitter.

Anche Roberta Lombardi ha voluto dare il suo addio ad Annarella. «L’unica vera Onorevole del Parlamento», ha scritto la deputata M5s. «Ciao Annarè, Roma ti piange».

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L’unica vera Onorevole del Parlamento. Ciao Annarè, Roma ti piange.

Anche l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha voluto omaggiarla. «Con Annarella se ne va una vera democratica», ha scritto su Facebook, «una donna saggia, trasparente e di sinistra, che diceva sempre la cosa più giusta e non quella più conveniente. Mi mancherai».

Annarella viveva con una pensione di 213 euro al mese e questo era il principale motivo delle invettive contro Berlusconi e le sue memorabili accuse di averle tagliato l’assegno. Annarella era sempre in prima fila, a mandare a quel paese il politico di turno, senza remore. «Perché a 85 anni che me fai?», aveva risposto urlando a un Renato Farina infastidito che aveva minacciato di querelarla. Schietta, sopra le righe, del popolo. Una figura familiare e amata che fa venire in mente per certi aspetti l’onorevole Angelina interpretata da Anna Magnani, Nannarella.

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