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Alle prove generali rubò la scena, come un gruppo di supporto che a un concerto scatena più entusiasmo e più applausi dell’attrazione principale. E’ successo il 10 agosto a Stoccolma, quando Joao Felix decise con una doppietta la sfida di Iternational Champions Cup tra Atletico Madrid e Juventus, mentre il suo idolo Cristiano Ronaldo rimase a secco, l’unico gol bianconero segnato da Khedira. Si trattava però, appunto, di prove generali, dell’ultima amichevole (escludendo per la Juve la passerella di Villar Perosa) prima dell’inizio della stagione. Stagione che stasera vivrà un secondo inizio per la squadra di Sarri e per quella di Simeone, che dopo le prime settimane di Serie A e di Liga si lanceranno all’inseguimento della Champions League, sogno due volte infranto per entrambe nelle ultime stagioni, due volte sconfitti in finale sia i bianconeri sia i biancorossi. Sarà un concerto vero, quello in programma stasera al Wanda Metropolitano, il primo del tour europeo: Joao Felix sogna di rubare di nuovo la scena, Cristiano Ronaldo è deciso a tenersela e a mantenere la distanza con quello in Portogallo tutti sognano possa essere il suo erede.

DESIGNAZIONE INEVITABILE Un’eredità pesante da attendere, quella del fuoriclasse portoghese, vincitore, tra le tante altre cose, di cinque Palloni d’Oro, di cinque Champions League e di un Europeo e di una Nations League, gli unici trofei conquistati nella sua storia dal Portogallo. Un’eredità sotto cui un giovane talento come Joao Felix potrebbe anche rischiare di restare schiacciato e che è probabilmente ingiusto assegnargli fin da ora, ma inevitabile. E’ il suo stesso enorme talento a rivendicarla, è la sua precocità, è il percorso che lo ha visto emergere prima in patria e poi essere acquistato da un grande club straniero. Troppe similitudini perché il gioiello più brillante di una generazione di gemme nate in Portogallo tra il 1999 e il 2000 non venga accostato al più grande calciatore della storia lusitana, e uno dei più grandi in assoluto. E’ un’eredità di cui Felix finora ha mostrato di saper sopportare il peso a livello psicolgico: ragazzo semplice, intelligente, sereno, non si è lasciato distrarre dal paragone col proprio mito. Al quale stasera proverà ad avvicinarsi, strappandogli un pezzetto di gloria.

CR7 IN VANTAGGIO… Una rincorsa, quella a Ronaldo, in cui Felix al momento è solo appena indietro tenendo conto della differenza d’età. Vent’anni tra due mesi, Joao ha giocato 47 partite da professionista e realizzato 21 gol con i club, più 3 partite senza segnare con la Nazionale. A 19 anni e 10 mesi Ronaldo stava disputando la sua seconda stagione nel Manchester United e di partite da professionista ne aveva giocate 90, più 18 nel Portogallo condite da 7 gol. Aveva segnato meno nei club, 12 reti, ma il suo ruolo all’epoca era diverso, ala pura nel 4-4-2 di Sir Alex Ferguson. E da ala pura, dopo il suo debutto col Bolton, si era meritato queste parole da George Best: «Diversi giocatori sono stati definiti il nuovo George Best in questi anni. Questa è la prima volta che è un complimento per me». Parole dette da uno non esattamente prodigo di complimenti, che descriveva David Beckham così: «Non ha il sinistro, non sa dribblare e non gioca di testa, ma a parte questo è un buon giocatore». Al di là del paragone, a 19 anni le statistiche di Joao Felix restano comunque quelle di un predestinato, ma il suo è un destino da grande che Ronaldo è deciso a rinviare almeno di una sera. Caricato dal record di gol nelle qualificazioni europee appena conquistato con la Nazionale, CR7 ha avuto una giornata di pausa a Firenze come tutta la Juve, ma ora è pronto per esaltarsi di nuovo nella competizione che ama di più. Contro l’avversario che sportivamente parlando odia di più e dal quale è odiato di più. Subissato di fischi, l’anno scorso reagì facendo il segno delle cinque Champions vinte, due delle quali proprio contro i colchoneros, eliminati in semifinale in un’altra occasione. Fischi che si moltiplicheranno stasera, dopo che Ronaldo ha eliminato l’Atletico un’altra volta, con la tripletta dello Stadium, festeggiata poi con un’esultanza certo non apprezzata dai tifosi biancorossi. Di applausi ne riceverà di sicuro di più Joao Felix anche stasera. Ma non sono gli applausi che Ronaldo vuol portarsi via dal Wanda.

Federico Bernardeschi è arrabbiato. Buon segno, perché il suo non è un umore malmostoso, ma il furore agonistico di chi vuole riprendersi qualcosa che sente gli stia sfuggendo. La Juve. A Firenze è precipitato dentro una delle peggiori partite dell’ultimo periodo bianconero, circostanza che non lo ha certamente aiutato a scrollarsi di dosso una certa pesantezza psicofisica, figlia delle due prime, scomodissime, panchine e dei dieci giorni in nazionale che magari tirano su il morale, ma tolgono la continuità didattica nell’apprendere i nuovi schemi e la nuova filosofia juventina. Stasera l’approccio sarà del tutto differente: Bernardeschi si ritrova in Champions League e contro la squadra contro la quale ha giocato la sua migliore partita della storia bianconera, nella gloriosa rimontona agli ottavi della scorsa stagione, ma anche lo stadio in cui per poco non risollevava la Juventus dalla sconfitta giocando in modo brillante gli ultimi minuti. L’Atletico, insomma, è certamente un avversario che lo ispira, ma ancora più del contorno, lo ispira l’idea che da qui inizi la sua stagione, che dalla notte di Madrid scatti la sua rincorsa. Questo è lo stato d’animo di un giocatore che alla terza stagione bianconera è alla ricerca dalla svolta, quella cattiva, che trasformi il suo potenziale in solida e intaccabile certezza. La parabola di crescita del ragazzo di Carrara è, in fondo, abbastanza tipica.

Il violento impatto con la Juventus, la maturazione del secondo anno che finisce per smorzare certe esuberanze e rendere meno appariscente il giocatore, poi arriva il terzo anno e scatta l’ora o mai più. Il ragazzo è tutt’altro che stupido e lo sa benissimo, ecco perché si è caricato parecchio per questa sera e perché vale la pena provare a scommettere su di lui. D’altronde il suo destino si intreccia in modo piuttosto stretto con quello della Juventus. La partita di questa sera è, infatti, un po’ più decisiva di quanto sembri. La Juventus si trova infatti in uno di quei punti della stagione dove ci si può impantanare o svoltare con decisione. Sarri ha chiaramente bisogno di tempo e non sarà una vittoria o una sconfitta contro l’Atletico Madrid ad accorciare o allungare l’attesa della sua Juventus. Ma un successo adesso aumenterebbe le certezze mentali della squadra, semplificando il lavoro del tecnico. Non è certo una squadra senza esperienza quella che schiera Cristiano Ronaldo, Higuain, due campioni del mondo come Matuidi e Khedira, Bonucci e De Ligt, stella dell’ultima Champions. Ma il peso dei cambiamenti, gli infortuni, gli sforzi di un’estate vagabonda verrebbero alleviati da una vittoria al Wanda Metropolitano. E alcuni singoli ne uscirebbero galvanizzati. Non solo Bernardeschi, ma anche Matthjis De Ligt ne avrebbe giovamenti, spazzando via i dubbi che aleggiano insensatamente intorno a lui. Così come Gonzalo Higuain che non è l’uomo della Champions, ma ha in collezione alcuni grandi notti da Montecarlo a Wembley. E’ una di quelle notti dove si annida la storia, ma bisogna cercarla e farla propria. Non è in ballo la qualificazione agli ottavi fra gli spalti maestosi del Wanda Metropolitano, ma forse c’è in palio qualcosa di perfino più prezioso.

Leonardo Bonucci ha sulle spalle la responsabilità di vendicare il 2-0 subito a febbraio al Wanda Metropolitano frenando l’irruenza dell’Atletico Madrid. Per di più non ha al suo fianco l’amico e il compagno di tante lotte, Giorgio Chiellini, ma la musichetta della Champions ha la capacità di motivarlo e renderlo carico di adrenalina. «Arriviamo a questo appuntamento con entusiasmo ed energia perché giocare la Champions è sempre un sogno». Non vede l’ora di trovarsi di fronte i Colchoneros e di buttare fuori tutta la cattiveria agonistica perché soltanto così si possono contenere gli spagnoli che, in casa, «danno sempre qualcosa in più. Ci aspetta una battaglia, ma vogliamo comandare il gioco fin dal primo minuto, non siamo qui per firmare un pareggio ancora prima di scendere in campo». Non è una questione di scambi o di baratti, ma semplicemente di ambizioni. E Bonucci non nasconde la fame per questa Coppa, anche se chiede tempo. «Ci vuole un po’ di pazienza e vedrete che con i meccanismi di Sarri stiamo lavorando per diventare la squadra più forte d’Europa». Parole da spaccone? No, Bonucci ci crede fortemente, anche perché sono ormai due mesi che si allena con il nuovo tecnico. «C’è grande voglia di mettere in campo le idee del mister e divertirci con la palla. Dimostreremo che il percorso intrapreso con Sarri è quello giusto e vedremo, noi per primi, dei miglioramenti dopo l’ultima partita. A Firenze non abbiamo fatto una grande prestazione, ma ormai è il passato ». DE LIGT TOP Bonucci di mestiere fa il difensore, ma per una volta mette la sua attitudine non in campo bensì nelle parole spezzando una lancia a favore del suo nuovo partner in difesa, Matthijs de Ligt. «Sta attraversando un percorso di adattamento come sto facendo io perché le richieste dell’allenatore sono ben precise e vanno in una direzione opposta rispetto alle nostre abitudini. Miglioreremo, De Ligt è giovane, avrò tempo per adattarsi e ha le qualità per diventare tra i migliori al mondo». Leo mette così a tacere il tribunale dei social che non ha esitato a criticare il Golden Boy olandese. E quasi si rivede nel ragazzone biondo quando, nel 2010, è arrivato alla Juventus e l’impatto non è stato dei migliori. «Anch’io ho avuto delle difficoltà iniziali. Eppure, rispetto a Matthijs, avevo il vantaggio di arrivare da una squadra italiana, di conoscere la lingua e la mentalità juventina. Lui si trova in un mondo nuovo, con una cultura diversa. Giorgio è una perdita importante all’interno dello spogliatoio e sul campo. Ma con l’impegno di tutti, io, De Ligt, Demiral e Rugani cercheremo di non far sentire la sua mancanza». APPLAUSI PER EMRE CAN Da senatore sottolinea anche la professionalità di Emre Can, che pur escluso dalle liste Champions l’altro ieri si è fernmato alla Continassa ad allenarsi da solo. E assicura: «Nello spogliatoio c’è un clima tranquillissimo, ci divertiamo: avete visto tutti quanta grinta ci abbiamo messo nei torelli, il Pipita su tutti…».

Author: Emanuela Buzzetti

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