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Big match inizierà alle 20:45, la partita tra Juventus e Lazio sarà valida per la 26esima giornata di Serie A. Dopo la bellissima vittoria contro lo Spezia per la squadra bianconera Capitanata da Andrea Pirlo arriva la Lazio, questa volta l’allenatore della Juventus è in piena emergenza. Questa contro la Lazio è una partita che si può considerare decisiva. All’andata tra Juventus Lazio la partita sul pareggio di una 1-1. Fondamentali sono per Pirlo tre recuperi: Bonucci, Cuadrado e Arthur. Fortunatamente nessun infortunio per Cristiano Ronaldo, il fenomeno portoghese potrebbe cominciare dalla panchina e dare spazio a Morata. Tra sicuramente un turn-over molto favorevole in vista della gara di Champions League che la Juventus deve affrontare.

Il club ha sottolineato che contro il Losanna verrà trovata una “soluzione interna” e che “da lunedì inizierà la ricerca del nuovo allenatore”. Un esonero che arriva dopo quello della passata stagione in Serie A al Brescia, quando, da subentrato, durò solo 3 gare, con altrettante cadute e proteste dei tifosi. Nel 2018/19, aveva guidato il Verona in B, fu esonerato poco prima dei playoff (poi vinti dal sostituto Aglietti). Dopo l’esperienza alla guida della Primavera Juventus, il campione del mondo di Germania 2006 aveva esordito in B, al Bari, nel 2017/18: la squadra pugliese fu portata fino ai playoff dove però venne eliminata al 1° turno dal Cittadella.

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Benedetto da Andrea Pirlo e dalla Juventus tutta, il rientro di Alvaro Morata per Dejan Kulusevski ha anche un risvolto negativo. Ma al tempo stesso lo svedese ne beneficerà ancora di più di molti dei suoi compagni.

Il paradosso si spiega facilmente: senza Morata (e senza Dybala), nell’ultimo periodo forse soltanto Cristiano Ronaldo ha avuto maggior certezza di giocare dell’ex Parma, titolare nelle ultime quattro partite e in sette delle ultime otto, come non gli era ancora successo in questa stagione. E a tutti i calciatori piace giocare titolari, cosa che Kuluesvski farà un po’ meno con il pieno recupero di Morata prima e Dybala poi. Tutti però hanno anche bisogno di riposare e questo allo svedese farà bene: d’accordo che ha 20 anni e doti atletiche fuori dal comune, ma giocare nella Juventus comporta anche un dispendio di energie mentali a cui non era certo abituato.

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Non è però la possibilità di tirare il fiato il principale effetto positivo che il ritorno di Morata avrà su Kulusevski. Con lo spagnolo in campo, lui potrà abbandonare quel ruolo di attaccante in cui Andrea Pirlo ha dovuto adattarlo per necessità (e sarà ancora così stasera). Più tecnico e più forte fisicamente di Federico Chiesa, dunque più adatto ad affrontare quelle situazioni di corpo a corpo in spazi stretti, magari anche spalle alla porta, in cui si trova spesso un attaccante e che avrebbero penalizzato l’ex viola, è stato la scelta più naturale. Più naturale tra quelle a disposizione del tecnico, s’intende: perché per quanto abbia cercato di dare il massimo con grande applicazione e senza sfigurare, è apparso evidente che quello di attaccante non è il suo ruolo, men che mai con una punta atipica come Ronaldo accanto. E già contro lo Spezia Kulusevski è stato subito rivitalizzato, assieme a tutta la squadra, dall’ingresso di Morata che lo ha riportato in una posizione più consona alle sue caratteristiche.

Ma qual è il vero ruolo di Kulusevski? Domanda a cui è più difficile rispondere e, considerato che si parla di un giocatore di 20 anni, alla seconda stagione non solo in Serie A ma in assoluto tra i professionisti, è anche abbastanza normale che sia così. Nella scorsa stagione nel Parma si è affermato da attaccante esterno, libero di svariare e di sfruttare gli ampi spazi in cui i gialloblù, aspettando gli avversari, riuscivano ad attaccare Spazi che giocando nella Juventus si restringono molto: di solito sono gli avversari ad aspettare i bianconeri. Questo, assieme alla diversa pressione, ha creato qualche difficoltà a Kulusevski dopo l’inizio brillante, ma il ruolo in cui può esprimersi al meglio in bianconero è quello in cui ha giocato, finché l’emergenza non lo ha spinto in avanti: esterno dalla parte del terzino che sale, dunque con licenza, anzi compito, di accentrarsi in fase offensiva seguendo l’istinto.

Meglio a destra, da dove può portarsi la palla sul sinistro. In quel ruolo si troverà a dover fronteggiare la concorrenza di McKennie e Ramsey, più solido in fase difensiva il primo e più portato al palleggio il secondo, più pericolosi negli inserimenti senza palla entrambi. A entrambi però Kulusevski è superiore per dribbling, tiro e capacità di strappare palla al piede. Starà e Pirlo scegliere di volta in volta. Lo svedese potrà comunque ritagliarsi spazio anche da esterno puro in modo da far rifiatare Chiesa: la fluidità delle posizioni è una caratteristica della fase offensiva bianconera e dunque anche da ala avrà occasione di accentrarsi. In entrambe le posizioni avrà comunque spazi maggiori e molte più occasioni di giocare fronte alla porta. Pazienza per qualche partita in meno, se in quelle che giocherà potrà essere il miglior Kulusevski.

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Nicolò Fagioli, ventenne dameno di un mese, potrebbe avere la chance di scendere in campo questa sera. E i tifosi della Juventus sono in fibrillazione. Strano caso quello della tifoseria bianconera, abituata a sognare e sperare che il club non lesini sul calciomercato, ma ora spera con tutte le sue forze che Pirlo dia fiducia a Fagioli, ragazzino cresciuto nel vivaio da quando aveva 15 anni, battezzato da Allegri («Ha tempi di gioco eccezionali») e cresimato da Pirlo («Ha il calcio in testa e può diventare un buon regista»).
Finora Fagioli ha giocato contro la Spal in Coppa Italia, partedo dal primo minuto (prestazione brillante, anche se l’impegno era relativamente semplice). E poi ha collezionato 20 minuti contro il Crotone: altra ottima impressione, sia per tecnica che per personalità.

Ha stupito, per esempio, la sua capacità di smarcarsi e offrire linee di passaggio ai compagni, per per ricevere e smistare. Va detto che anche contro il Crotone, Fagioli è entrato quando il risultato era consolidato e la partita era meno difficile che nella parte iniziale, ma è rimasto negli occhi il suo modo di stare in campo, senza timidezze e con idee chiare.
Pirlo lo sta gestendo. Non è certo un allenatore che tarpa le ali ai giovani e la storia di questa stagione è lì a testimoniarlo, il fatto che stia dosando Fagioli fa parte di un percorso che Pirlo ha in mente per lui.

La Juventus ci crede, lo ha fatto crescere, non lo ha prestato per farlo maturare altrove, ma lo ha tenuto nell’ambiente bianconero. Lui, da parte sua, ci ha messo molto impegno e serietà. Quella che aveva dimostrato nella sua prima intervista a Tuttosport nell’aprile del 2018, quando già si parlava di lui come di un predestinato. Era nell’Under 17 e racconatava: «Il mio idolo da bambino era Del Piero, oggi è Dybala. Sono sempre stato juventi no, come mio padre e mio nonno paterno, mentre quello materno è toscano e tifa per la Fiorentina. Una delle cose che mi ripeto più spesso è “Fino alla fine” e “Vince re non è tutto: è l’unica cosa che conta”. il momento più bello è stato il mio primo allenamento con la prima squadra. Mi ricordo Higuain e Dybala che durante il torello mi dicevano: vai, dimostra personalità, credici! Consigli che ho seguito. Il sogno, adesso, è un gol in Champions League, anche se gli assist mi danno più soddisfazione».

L’emergenza continua di questa folle stagione potrebbe aprirgli la porta della prima squadra. Curiosamente, anche l’ultima volta che un centrocampista del vivaio ha trovato spazio , la Juventus era in una situazione difficile. Per la precisione era in Serie B e Didier Deschamps (un altro grande centrocampista diventato allenatore) lanciava in prima squadra tale Claudio Marchisio, che oggi è uno dei primi tifosi di Fagioli e stasera, davanti alla tv, farà il tifo per vederlo in campo.

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Ormai la conta delle assenze in casa Juventus è una questione di vasi comunicanti: per uno che entra, un altro che esce a ristabilire l’equilibrio. Andrea Pirlo non aveva fatto in tempo a rilassarsi per il recupero di Juan Cuadrado dall’infortunio che si ritrova senza Rodrigo Bentancur. Anche l’uruguaiano è finito nel vortice del Coronavirus: la sua positività è stata comunicata ieri sera dalla Juventus, che ha fatto sapere come il giocatore sia risultato asintomatico e si trovi in isolamento, mentre la società «rimane in contatto con le autorità sanitarie in attuazione dei protocolli previsti per consentire le attività di allenamento e di gara del gruppo squadra». Una situazione che, curiosamente, si presenta a poche ore dal match di domani sera contro la Lazio, in questa settimana al centro delle polemiche per il mancato rinvio della partita di martedì contro il Torino, tenuto in isolamento fiduciario fino alla mezzanotte di quel giorno per il focolaio che aveva colpito otto giocatori granata con la variante inglese del virus.
La situazione non si presenta egualmente complicata in casa della Juventus, tra le prime aveva pagato il proprio contributo alla pandemia ai suoi inizi. La scorsa stagione, infatti, Daniele Rugani era stato uno dei primi giocatori a essere colpito dal Covid-19 e, dopo di lui, era toccato a Blaise Matuidi e a Paulo Dybala. Più nutrito il gruppo dei tesserati contagiati nella stagione attuale: un elenco avviato da Cristiano Ronaldo e poi proseguito con Weston McKennie, Juan Cuadrado, Matthijs de Ligt, Alex Sandro fino ad arrivare a Bentancur.
L’assenza dell’uruguaiano costringe Pirlo a rivedere i piani in chiave Lazio, con inevitabili conseguenze sul delicato ritorno degli ottavi di finale di Champions League con il Porto (che parte da un vantaggio di 2-1) martedì sera. Domani sera il tecnico avrebbe potuto anche concedere un turno di riposo a McKennie, in questo periodo con una autonomia limitata («Una cinquantina di minuti», ha sottolineato lo stesso Pirlo, dopo la vittoria sullo Spezia nel turno infrasettimanale), lasciando al centro la coppia Bentancur-Rabiot, con Federico Chiesa e Aaron Ramsey sulle fasce. Ora dovrebbe toccare allo statunitense affiancare Rabiot, a meno che l’allenatore bianconero non preferisca arretrare Ramsey per lasciare McKennie in fascia con Cuadrado, visto l’affiatamento tra i due. Più complicato vedere all’opera Nicolò Fagioli, non per il valore intrinseco del ragazzo ma per le difficoltà di un match contro una squadra che, storicamente, si è spesso rivelata indigesta ai bianconeri. Per il resto potrebbe rivedersi Matthijs de Ligt al centro della difesa (rientrato l’allarme polpaccio) mentre in attacco toccherà a Dejan Kukusevski affiancare CR7.


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