Ogni buon Festival che si rispetti deve far parlare di sé, nel bene o nel male non importa. Intanto deve portare in dote un bel gruppo di artisti interessanti, eterogenei e credibili. Se poi fanno anche notizia è E top. Elisa rientra perfettamente in tutti questi parametri: è brava, simpatica, ha partecipato già a Sanremo, lo ha vinto, ma proprio da quella sua unica fortunata presenza del 2001 non è più tornata. Tanti motivi, dunque, per fare notizia e per seguirla con particolare attenzione. Evidentemente E successo e la capacità persuasiva di Amadeus sono riusciti a convincere alcuni tra gli artisti più recalcitranti a calcare E popolare ma pericoloso palco rivierasco.

La motivazione della lunga assenza di Elisa non va ricercata, credo, in un atteggiamento snobistico, quanto piuttosto nelle sue innumerevoli attività che l’hanno vista super impegnata anno dopo anno.

Elisa è cantante, autrice, musicista e produttrice, ha realizzato dieci album in studio, due dal vivo, sei compilation, settantatre (scritto per esteso fa più effetto) singoli e altrettanti video. Per quattro volte ha raggiunto la prima posizione tra gli album più venduti in Italia, mentre per sei volte ha piazzato un suo pezzo al numero uno tra i singoli. Questi numeri l’hanno portata a ottenere un disco di diamante, quarantaquattro dischi di platino e nove dischi d’oro.

Non male per un’artista che sfoggia ancora una faccia fùrba e sbarazzina da eterna ragazza triestina, che fin da giovanissima scriveva tutti i testi delle sue canzoni in inglese e che già sapeva cantare anche in francese, spagnolo e sloveno. Con un tale multiplo talento E successo non poteva certo tardare, e a 19 anni E suo anglofono Pipes & Flowers la fa spopolare in tutta Italia. Quattro anni dopo la succitata consacrazione sanremese e  passaggio, non definitivo, all’italiana con l’iconica Luce (Tramonti a nord est). Da lì in poi una messe straordinaria di splendide canzoni e una maturazione sempre più evidente, disco dopo disco.

La maggior parte dei critici la preferisce quando canta nella nostra lingua, io personalmente la trovo sempre e comunque credibile e performante. La voce di Elisa non può essere ingabbiata in un’unica espressione linguistica, tanto meno in un solo genere musicale, anche se Wikipedia la prova tra E pop, E rock classico e questo alternativo (ma hanno ancora senso oggi le categorie della musica?). Una delle chiavi del successo di Elisa è da sempre la sua attualità, la capacità di essere (stata) moderna in ogni fase della sua vita artistica.

Ultimo esempio è proprio E nuovo, fascinoso, singolo Seta, una canzone energica e con sonorità molto “urban” (ops, sono caduto anch’io nelle categorie…), esperimento creato per elaborare qualcosa di completamente nuovo e perfettamente riuscito. Tutto ciò rende ancora più intrigante l’attesa per E prossimo album che uscirà, naturalmente, nell’immediato dopo Festival. A distanza di ventuno anni, naturalmente, ci aspettiamo tanto. Elisa, statene certi, non ci deluderà.


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