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“Era lì da 28 anni”. Le fa male l’occhio, in ospedale ecco cosa trovano i medici

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Quando si è presentata in ospedale, lamentando forti dolori, i medici quasi non riuscivano a credere a quello che stavano vedendo. Un caso veramente assurdo quello di questa donna che per anni, per la precisione ben ventotto, si è ritrovata a fare i conti con un misterioso fastidio di cui non aveva mai capito davvero l’origine. Fino a quando, disperata, non ha deciso di rivolgersi a dei professionisti per provare a mettere la parola fine alla sua fastidiosissima situazione. Soltanto a quel punto è stato possibile effettuare la scioccante scoperta: a tormentare la signora era infatti una lente a contatto dimenticata per ventotto anni in un occhio. Protagonista dell’assurda vicenda una donna inglese di 42 anni che è riuscita così a capire finalmente il perché della sua condizione, causata dalla presenza di un corpo estraneo che si trovava all’interno dell’occhio sinistro.

La donna si era recata dal medico a causa di un forte gonfiore alla palpebra, un problema persistente che le stava facendo perdere da giorni la pazienza. La vicenda è stata pubblicata sul BMJ Case Reports dai medici dell’ospedale e dell’università di Dundee, in Scozia. Dopo aver eseguito una risonanza, i medici hanno trovato una cisti di otto millimetri per sei, all’interno della quale era contenuta la lente rigida. La lente era rimasta incapsulata nella palpebra della donna per ben ventotto anni. (Continua a leggere dopo la foto)

Dopo un primo momento di disorientamento, è stata la mamma della donna a ricordare il momento in cui probabilmente quella lente è rimasta incastrata nell’occhio della figlia. Quando la ragazza aveva quattordici anni e portava le lenti a contatto era stata infatti colpita all’occhio dalla palla mentre giocava a badminton. Quella lente però non fu mai trovata e nessuno poteva pensare che era sempre rimasta nascosta nell’occhio. (Continua a leggere dopo la foto)

Solo dopo la scoperta di quella intrusa nel suo occhio la donna ha ricordato che di tanto in tanto la palpebra calava un po’, ma senza dare particolari fastidi. “Probabilmente la lente è migrata nella palpebra superiore dopo il trauma – scrivono così gli autori del documento – ed è rimasta lì per gli ultimi 28 anni. Non è chiaro cosa abbia causato l’infiammazione quasi tre decenni dopo”.

“30mila morti finora”. Paura per la nuova diffusissima droga. Di che si tratta

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Le morti per overdose di droga hanno toccato il picco di 72.000 solo nel 2017, è quanto rivela una recente ricerca del Centers for Disease Control and Prevention americano, lo riporta il Washington Post. Il che significa un aumento del 9.5% rispetto all’anno precedente. Si tratta di numeri paurosi che devono far riflettere. In pratica ci sono circa 200 morti per overdose ogni singolo giorno, uno ogni 8 minuti. Le droghe colpevoli di questa strage sono soprattutto quelle a base di oppiacei sintetici come il Fentanyl. Il Fentanyl, da 50 a 100 volte più potente della morfina, è stato inizialmente sviluppato negli anni ’60 per uso clinico, ma ormai si è diffuso tra le droghe di strada dove spesso è mischiato e spacciato con eroina o altre sostanze. A causa del Fentanyl sono morte circa 30.000 persone solo nel 2017. Anche la cocaina e l’eroina sono letali ma le ultime ricerche hanno dimostrato che le morti causate da queste ultime due droghe sono diminuite. Mentre le morti causate dalle droghe sintetiche sono aumentate in modo esponenziale. 

Il Fentanyl è una droga 50 volte più potente dell’eroina. Vi immaginate? È molto diffusa perché è economica e facile da fare: spesso, poi, viene mischiata ad altre droghe quali appunto l’eroina o la cocaina. Le morti per overdose, negli Stati Uniti, sono aumentate soprattutto durante la presidenza di Obama che è stato molto criticato dagli esperti per non essere stato in grado di intervenire tempestivamente. Lo scorso anno, invece, l’amministrazione Trump ha dichiarato il problema “un’emergenza pubblica”.

Però poi non ha stanziato fondi per risolvere la questione. E anche Trump è stato poi criticato pesantemente da Patrick Kennedy, membro della task force chiamata per intervenire sulla faccenda: “Solo chiacchiere” ha detto del presidente Trump che non ha agito in modo coerente rispetto alle sue dichiarazioni iniziali. Al di là di tutto, il problema è serio: la crescente popolarità del Fentanyl è un pericolo sia per chi ne fa uso, sia per addetti alla sicurezza e personale sanitario.

Come riporta Focus, una sola inalazione di poche particelle di Fentanyl può risultare letale. È successo per esempio che un ufficiale di polizia dell’Ohio è collassato per aver respirato minuscole tracce della droga che stava scuotendo via dalla divisa: l’uomo non è deceduto, ma ha avuto bisogno di quattro dosi consecutive di trattamento per overdose. Il cantante americano Prince sarebbe morto il 21 aprile 2016 proprio per un’overdose di Fentanyl, farmaco che assumeva per alleviare il dolore causato da un operazione alla gamba. Vi rendete conto cosa sta succedendo nel nostro mondo? Salviamoci.

Salmone affumicato allarme: Coop ritira salmone affumicato a rischio Listeria

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SALMONE NORVEGESE AFFUMICATO KV NORDIC RICHIAMATO PER LISTERIA

UniCoop Tirreno ha richiamato un lotto di salmone affumicato norvegese per rischio Listeria.  Il salmone ritirato a rischio Listeria è a marchio KV Nordic. L’avviso di richiamo del lotto, è stato pubblicato sul portale Coop.

RISCHIO LISTERIA NEL SALMONE AFFUMICATO, COOP RICHIAMA IL PRODOTTO: IL LOTTO

Il salmone a rischio Listeria a marchio KV Nordic è venduto in buste da 50 grammi con il numero di lotto 801252 e le date di scadenza 16/08/2018 e 23/08/2018.

SALMONE AFFUMICATO A RISCHIO LISTERIA, COOP RITIRA IL PRODOTTO: COSA FARE

La listeriosi, spiega Giovanni D’agata, presidente dello “sportello dei diritti”, può provocare nausea, vomito e diarrea, ma anche infezioni più gravi, come la meningite.  La Listeria è un’infezione che si trasmette per via alimentare e può essere pericolosa soprattutto per le persone con basse difese immunitarie come bambini ed anziani.

Si raccomanda di non consumare il salmone affumicato con il numero di lotto segnalato. Per ulteriori informazioni è possibile contattare il servizio assistenza clienti di Eurofood Spa al numero 02 44876

Attenti alla “luce blu” degli schermi di cellulari e pc: distrugge le cellule degli occhi

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Già nel mirino per il suoi effetti negativi sul sonno, la ‘luce blu’ degli schermi di telefonini, pc e altri dispositivi digitali è di nuovo sotto accusa per i danni agli occhi. Secondo uno studio pubblicato su Nature, l’esposizione alla ‘blue light’ provocherebbe danni oculari irreversibili, provocando la formazione di molecole chimiche tossiche per la retina, che favoriscono il rischio di maculopatia degenerativa senile.

“La luce blu ha scatenato una reazione nefasta per la retina”

Ajith Karunarathne, uno dei ricercatori dell’Università di Toledo nell’Ohio (Usa) autori dello studio, spiega come oggi si sia continuamente esposti a questa luce che né la cornea né il cristallino dell’occhio riescono a bloccare o a riflettere. Per questo l’esposizione prolungata alla luce blu causa la formazione di molecole chimiche tossiche per le cellule fotorecettrici, il tessuto fotosensibile della retina. Le cellule della retina contribuiscono a convertire la luce in segnali elettrici che viaggiano lungo il nervo ottico fino al cervello, dove le informazioni vengono elaborate dalla corteccia visiva. Senza la retina e le sue cellule fotorecettrici, le informazioni visive non possono essere trattate correttamente, spiegano i ricercatori, che nello studio hanno esposto la retina a luci blu, rosse, gialle e verdi. Il contatto con la luce blu ha scatenato una reazione nefasta per la retina, che ha cominciato a rilasciare molecole chimiche tossiche che uccidono le cellule fotorecettrici. Queste ultime non si rigenerano nell’occhio e “una volta morte sono morte per sempre”, spiega un altro ricercatore.

Luce blu di smartphone e tablet fa male alla vista: attenzione porta alla cecità

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La società in cui viviamo è  sicuramente immersa nella tecnologia tra tablet, computer e smartphone che nonostante ci possono venire in aiuto in tante occasioni, purtroppo fanno davvero piuttosto male alla nostra salute. Sembra che i  device digitale, possano arrecare deidanni irreparabili alla nostra salute e soprattutto alla vista. E’ questo l’elemento che emerge da un nuovo studio, effettuato da un gruppo di ricercatori dell’università di Toledo negli Stati Uniti, perché è stato pubblicato sulla rivista Scientific reports. Stando a quanto riferito, sembra che esporre i propri occhi alla luce blu degli smartphone e degli altri dispositivi, possano attivare delle molecole piuttosto dannose nelle cellule dell’occhio, accelerando così il percorso verso la degenerazione maculare ovvero una condizione che ad oggi è incurabile.

Come è facile capire, dunque, le conseguenze per la vista sono davvero catastrofiche. La luce blu che viene emessa da questi dispositivi che sia uno smartphone, a un computer o un tablet, risulta piuttosto nociva e rischia di portare davvero alla cecità. Come abbiamo visto, secondo quanto riferito dai ricercatori, lunghi periodi di esposizione a questa luce blu, pare possa attivare un processo di degenerazione maculare, ovvero portare alla visione sfocata oppure alla cecità nella parte centrale del campo visivo. In sintesi, è questa la spiegazione scientifica usata dai ricercatori secondo cui una volta che queste cellule muoiono, non si rigenerano più e quindi si tratta di una condizione irrecuperabile e incurabile.

La tossicità generata dalla retina quando assorbe la luce blu è universale. Può uccidere qualsiasi tipo di cellula”, spiega Ajith Karunarathne del Dipartimento di Chimica e Biochimica dell’Università di Toledo. Secondo gli esperti Tuttavia esistono alcuni accorgimenti da mettere in atto per evitare che tutto ciò possa accadere. Dal punto di vista scientifico, è stata trovata una molecola chiamata alfa-tocoferolo che pare posso impedire a queste cellule di morire. Però, non si tratta Ad ogni modo, di una soluzione funzionale sugli utenti più anziani, che sono più soggetti alla degenerazione maculare.

Un’altra soluzione, potrebbe essere quella di utilizzare degli occhiali che vanno a filtrare la luce blu. “Siamo esposti continuamente alla luce blu: la cornea e la lente dell’occhio non possono bloccarla o rifletterla. Non è un segreto che la luce blu danneggia la nostra visione, danneggiando la retina dell’occhio. I nostri esperimenti spiegano in che modo ciò accada: speriamo che possano portare a terapie che rallentano la degenerazione maculare, quali un nuovo tipo di collirio”, ha aggiunto l’esperto.Purtroppo la degenerazione maculare è piuttosto comune e colpisce circa il 2,4% della popolazione adulta nel Regno Unito ed è piuttosto comune tra i soggetti di età compresa tra i 50 e i 60 anni. Questi soggetti affetti da degenerazione maculare, sono interessati da una significativa perdita della vista.

Depressione: colpisce oltre 2,8 milioni di persone in Italia, i sintomi più comuni

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Essere colpita la depressione significa essere privati della propria energia vitale, mentale e fisica, uscire dalla depressione sicuramente una strada facile, è l’unico modo per farla muoversi a piccoli passi. Uscire dalla depressione significa l’80% uscire da due strade parallele, una è quella farmacologica ed una è quella psicoterapeutica, ma fare alcune cose per noi sicuramente può aiutare, senza pretendere una guarigione troppo rapida. Un punto fondamentale per uscire dalla depressione è sicuramente quello di coltivare un sostegno sociale.

Secondo quanto emerso dal report dell’Istat su “La Salute mentale nelle varie fasi della vita“, relativo al 2015-17, la depressione è il disturbo mentale più diffuso fra gli italiani: si stima che nella Penisola superino i 2,8 milioni (5,4% degli over 15 anni) le persone che ne hanno sofferto nel corso del 2015, con 1,3 milioni (2,5%) che hanno presentato i sintomi della depressione maggiore nelle due settimane precedenti l’indagine. Rispetto alla media dei Paesi europei, in Italia la depressione è meno diffusa tra gli adulti e tra i 15-44enni (1,7% contro 5,2% media Ue a 28), mentre per gli anziani la situazione si inverte, con uno svantaggio di 3 punti percentuali.

– A scuola 170.000 alunni con disturbi intellettivi

Sono inoltre in aumento gli alunni con disabilità nelle scuole italiane, soprattutto quelli con disturbi di salute mentale che raggiungono quota 170mila. Nell’anno scolastico 2016-17, afferma l’istituto, “gli alunni con disabilità sono circa il 3% degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado e quelli con disabilità intellettiva sono pari a 2 alunni con disabilità su 3”.

I dati delle rilevazioni sulle scuole del Ministero dell’Istruzione (Miur), afferma l’Istat nel report ‘La salute mentale nelle varie fasi della vita, anni 2015-2017’, “mostrano un lento ma costante incremento degli alunni con disabilità all’interno delle scuole italiane” e, in particolare, “gli alunni con disabilità intellettiva, pari a 2 alunni con disabilità su 3, rappresentano la quota più importante”. Nell’anno scolastico 2016-17, su 100 alunni con sostegno, evidenzia l’Istat, l’8,8% ha disabilità sensoriali, l’11,6% ha disabilità motorie e il 19,4% ha disturbi del linguaggio. Ma la quota dominante è appunto rappresentata dalle disabilità intellettive: il 23,9% ha un disturbo evolutivo globale dello sviluppo psicologico, il 45,4% ha una disabilità intellettiva, il 17,3% soffre di disturbi del comportamento e dell’attenzione, il 16,5% di disturbi affettivi relazionali. Si stima inoltre che i minori con disturbi mentali nell’età evolutiva ospiti dei presidi residenziali siano 11 su 100mila minori residenti: sono quindi, afferma l’Istat, 1.064 i bambini e ragazzi con disturbi mentali ricoverati in strutture, in prevalenza maschi. Tuttavia, rileva l’istituto di statistica, “l’offerta di posti letto in strutture residenziali che accolgono prevalentemente minori con disturbi mentali, è caratterizzata da notevoli differenze territoriali: i livelli massimi sono registrati nelle regioni del Nord-Est, 25 posti letto per 100mila minori residenti, si riducono considerevolmente nel Mezzogiorno, con un tasso che non supera la soglia dell’11 per 100mila”.

Psichiatra, solitudine prima causa boom depressione
  Mencacci, dati Istat fotografano situazione preoccupante

 E’ l’isolamento sociale la ‘chiave’ che spiega l’aumento preoccupante dei casi di depressione in Italia soprattutto tra anziani e disoccupati. A dare una lettura degli ultimi dati dell’Istat sulla salute mentale è lo psichiatra e past president della Società italiana di psichiatria (Sip) Claudio Mencacci. “Il disturbo depressivo – spiega l’esperto – è in aumento in primo luogo tra gli anziani, soprattutto donne, e la causa primaria sta nella progressiva e crescente sensazione di isolamento sociale avvertita da questa fascia di popolazione”. Infatti, rileva, “si è impoverita la rete familiare e sociale e, in primo luogo nelle metropoli, è ormai venuta a mancare quella tradizionale assistenza di ‘buon vicinato’ del passato”. Proprio l’isolamento sociale dunque, spiega Mencacci, “è la molla che, in questi soggetti, può far scattare la depressione. Al contrario, le relazioni sociali contribuiscono a mantenere viva l’attività cerebrale”. Sempre l’isolamento è la ‘chiave’ per spiegare l’aumento del disturbo anche tra disoccupati, inoccupati o persone con livello basso di istruzione: “Proprio queste categorie, alle quali si aggiungono anche gruppi in aumento di giovani che non studiano e non cercano lavoro, sono tra quelle a maggior rischio di ghettizzazione. Una condizione che, in soggetti particolarmente vulnerabili, può facilmente aprire la strada al disturbo depressivo”. Quanto all’aumento dei disturbi intellettivi anche tra bambini e ragazzi che frequentano le scuole, come rilevato dall’Istat, secondo Mencacci la progressiva crescita dei casi è da mettere in relazione anche con i metodi diagnostici oggi più precisi e mirati. Tuttavia, avverte l’esperto, “va detto che i sempre più diffusi disturbi comportamentali tra giovani e giovanissimi sono anche spesso legati alla mancanza di sonno e all’eccessivo uso delle tecnologie”.

Per depressione intendiamo i disturbi dell’umore che vanno dalla cosiddetta depressione minore (o distimia) ad una vera e propria patologia psichica detta depressione clinica o maggiore. Quando il tono dell’umore è decisamente rivolto verso il basso, e non si tratta di uno stato d’animo passeggero ma ricorrente e accompagnato principalmente da bassa autostima, si può parlare di depressione. Se per la salute in generale l’alimentazione equilibrata previene e aiuta a curare le malattie, in caso di depressione occorre concentrarsi sull’assunzione raccomandata di determinati nutrienti che agiscono sul buon funzionamento del sistema nervoso.

Come riconoscere il disturbo dell’umore

I sintomi con i quali si presenta la depressione sono diversi:

  • Mancanza della cura di sé
  • Diversa percezione di se stessi
  • Perdita d’interesse per le cose
  • Incapacità nel provare piacere
  • Apatia
  • Mancanza di concentrazione
  • Mancanza di autostima e sensi di colpa
  • Disturbi del sonno
  • Modifica del desiderio sessuale
  • Tendenza ad isolarsi
  • Mancanza di energia
  • Scarso appetito condizionante perdita di peso, o al contrario, aumento dell’appetito e del peso corporeo che, in entrambi i casi, può determinare squilibri nutrizionali e deficit.

Da dove viene e chi ne soffre

Le cause che la provocano (eziologia) sono ancora in parte sconosciute. Nel tempo sono andate sempre più consolidandosi le teorie legate a due neurotrasmettitori delle cellule nervose (neuroni): serotonina e noradrenalina che nel caso di malattia depressiva presentano uno squilibrio (rilascio e ricaptazione) che determina un mal funzionamento della trasmissione tra le cellule, in parte causa dei disturbi citati.
La depressione è un disturbo sempre più diffuso nella nostra società, ne soffrono circa 15 persone su 100. E’ più frequente tra i 25 e i 44 anni, ma può colpire a qualunque età, ed è due volte più comune nelle femmine sia adolescenti che adulte. In Italia la prevalenza della depressione maggiore e della distimia (disturbo dell’umore) è del 4,5 % dopo i 65 anni, mentre è presente in età adulta circa nel 10% della popolazione.

Alimentazione per combattere la depressione

L’interazione tra cibo e malattie è sempre più frequente e la depressione non ne è ovviamente esclusa, inoltre è consolidata nella classe medica la convinzione che il cibo può essere importante nel determinare un abbassamento del tono dell’umore. L’equilibrata alimentazione fornisce tutti i nutrienti necessari al buon funzionamento dell’organismo, ma purtroppo una grande parte della popolazione non la osserva e così facendo non assume dal cibo quei nutrienti che potrebbero aiutare anche uno stato depressivo. L’equilibrata alimentazione, e le sue regole, possono contribuire al  miglioramento dei sintomi depressivi perché puntano a :

  • Fornire al nostro corpo più energia e nutrienti specifici per la funzionalità cerebrale.
  • Fornire alimenti che stabilizzano il livello di zucchero nel sangue.
  • Fornire alimenti che stimolino i neurotrasmettitori cerebrali come la serotonina.
  • Fornire i giusti apporti di Sali minerali e vitamine.

Colazione del mattino 
La prima colazione è fondamentale per mantenere un livello adeguato di energia durante la giornata e il buonumore, come dimostrano la maggior parte degli studi pubblicati sull’argomento:

  • le persone che fanno colazione ogni mattina hanno un maggiore livello di energia durante il giorno e il loro umore è influenzato positivamente.

Carboidrati 
I carboidrati (o zuccheri) sono la fonte di energia preferita dal corpo umano e aumentano i livelli di serotonina (nota anche come ormone del buonumore). Le diete che li escludono non sono corrette in generale e per niente raccomandabili in caso di depressione.

  • I cereali, come pane, pasta e riso, meglio se integrali, sono assorbiti lentamente, mantenendo stabili i livelli di energia e di zucchero nel sangue, e stabilizzano l’umore.

Si consiglia quindi di distribuire i carboidrati in tutti i pasti della giornata, compresa la colazione e di mangiare 5 volte al giorno facendo piccoli pasti o spuntini ogni tre/quattro ore  piuttosto che pochi pasti troppo sostanziosi; questa è una strategia per stabilizzare il livello di zucchero nel sangue.

Alimenti nervini 
Assumere alimenti che stimolino i neurotrasmettitori cerebrali perché contengono sostanze nervine che influiscono sul metabolismo migliorando temporaneamente la concentrazione, la sonnolenza, spesso tipica di chi è depresso, e l’energia in generale. Naturalmente questi alimenti vanno assunti con criterio e mai in presenza di casi clinici in cui sono sconsigliati.

  • Caffè, te, alimenti con cacao, sono suggeriti  a colazione e durante il mattino quando la depressione è in genere più sintomatica.
  • I nervini, anche se in forma “leggera”, vanno invece evitati in presenza di insonnia. La qualità del sonno deve essere buona per affrontare meglio la giornata successiva e un sonno ristoratore migliora la depressione.

Sali minerali e vitamine 
I Sali minerali e le vitamine sono fondamentali per combattere la depressione, in particolare quelli maggiormente implicati sembrano essere:

  • Il cromo: ha un ruolo importante nell’aumentare i livelli di serotonina e melatonina che aiutano a regolare le emozioni e l’umore. Lo si può trovare maggiormente nei broccoli, nell’uva, nelle patate e nella carne di tacchino.
  • L’Acido folico , o vitamina B9 (folati): aiuta il corpo a sintetizzare nuove cellule e contribuisce a regolare la serotonina. Bassi livelli di acido folico possono provocare stanchezza e si associano a stati depressivi. Lo si trova in verdure come spinaci, asparagi, cavolini di Bruxelles.
  • Il ferro: è importante per la funzionalità cognitiva e cerebrale. Bassi livelli provocano fatica e depressione. In caso di perdite ematiche importanti si ha una ripercussione anche sull’umore: questo stato carenziale sembra responsabile della depressione post parto. Lo si trova soprattutto nelle carni e genericamente in quantità inferiori nei legumi. Nelle verdure è poco biodisponibile se non è associato alla vitamina C .
  • Il magnesio: gioca un ruolo importante nello sviluppo della serotonina che contribuisce al senso di felicità e aiuta a regolare le emozioni. Una sua carenza può provocare irritabilità, affaticamento, confusione mentale e predisposizione allo stress. Si trova in mandorle, spinaci e noccioline.
  • La vitamina B12: è fondamentale per la formazione e il buon funzionamento del sistema nervoso, bassi livelli possono avere un peso in disturbi come difficoltà di ragionamento, paranoia e depressione. La vitamina B-12 si trova soprattutto negli alimenti di origine animale e in particolare nel fegato e interiora in genere, nelle carni, uova, formaggio stagionato come il Grana Padano DOP, uova di pesce e pescato in genere.
  • La Vitamina D è importante per molte funzioni dell’organismo tra le quali la crescita delle cellule. Bassi livelli sono associati a sintomi depressivi e sono legati spesso a stili di vita molto ‘casalinghi’,  o vissuti per lo più in luoghi chiusi e poco o per nulla esposti al sole. L’assunzione di questa vitamina è importante soprattutto nel periodo invernale quando la luce del sole, produttrice naturale della vitamina D, latita. La si trova tra l’altro in salmone, pesce spada, latte e burro.
  • Zinco e selenio: modulano la trasmissione degli impulsi nervosi. Bassi livelli possono portare, dal punto di vista psicologico, a stati depressivi. Oltre che nelle ostriche e nei crostacei si trovano nei cereali, nelle carni, nel latte e nel formaggio Grana Padano DOP che ne è un concentrato.

Acidi grassi 
Gli acidi grassi polinsaturi Omega 3 sono costituenti delle membrane cellulari e costituiscono circa il 30% della guaina dei neuroni, l’assunzione inferiore a quella raccomandata può determinare soprattutto una carenza di EPA e DHA acidi grassi che si sono dimostrati efficaci nel contrastare l’effetto depressivo.

  • Gli alimenti ricchi di Omega 3 sono soprattutto i pesci grassi (salmone, sgombro, alici-sardine, aringa, tonno) e nel mondo vegetale soprattutto negli oli monoseme, lino, arachidi, mais, soia, e nella frutta secca, mandorle e noci .

Stili di vita e depressione

Alimentazione. 
Deve essere equilibrata e ricca di omega 3, vitamine, sali minerali, antiossidanti, prediligere il consumo di cereali integrali (ricchi di fibra e magnesio), con una corretta idratazione (anche una lieve disidratazione può rallentare il metabolismo e diminuire l’attenzione).

Esposizione alla luce. 
La luce solare è un vero e proprio nutrimento per il nostro corpo e per il nostro essere. Oltre ad essere importante per la produzione di vitamina D è fondamentale per la qualità dei pensieri e delle emozioni, perché questa luce ha un potere benefico sul piano mentale ed emozionale.

Attività fisica. 
Svolgere attività fisica per più di 40 minuti tre volte a settimana ha un effetto molto importante sul sistema nervoso centrale, in particolare per quanto riguarda la neurogenesi e le capacità di attenzione, concentrazione e memoria. Di conseguenza, è fondamentale l’influsso sull’umore.

In tavola tutti i giorni

In caso di depressione è ancora più importante cercare di soddisfare quotidianamente il fabbisogno giornaliero di nutrienti del nostro organismo, per evitare che le carenze di cui abbiamo parlato non complichino il quadro clinico di questo disturbo.
Un piccolo segreto, abitudine molto diffusa in Italia, è consumare il Grana Padano DOP, alimento funzionale anche nel caso di diete ipocaloriche e particolarmente utile a contribuire al fabbisogno raccomandato quotidiano di alcuni nutrienti dei quali è bene evitare la carenza. Il Grana Padano apporta buone quantità di selenio e magnesio e ottime di zinco e vitamina B12, pertanto mentre lo usiamo per insaporire la pasta, minestre o passati di verdura con un cucchiaio (10 g) stiamo anche contribuendo a coprire i fabbisogni di quegli importanti nutrienti. Per fare un esempio, se ogni giorno una persona dai 18 ai 60 anni e più, mangiasse come grattugiato o come scaglie per l’aperitivo, o come secondo al posto di carne e uova, 25 grammi di Grana Padano contribuirebbe a coprire il fabbisogno giornaliero di nutrienti come:

  • Zinco          25%
  • Selenio       25%
  • B12             35%

Oltre a ciò assumerebbe anche ottime quantità di calcio (300 mg) vitamine A e del gruppo B, e naturalmente le proteine del latte ad alto valore biologico. Il Grana Padano DOP è meno grasso del latte intero con cui è fatto (15 litri per un chilo di formaggio) perché il latte viene decremato per affioramento durante la lavorazione portando la percentuale di saturi al 68% e insaturi al 32%  e solo 98 calorie.
Seguendo il consiglio di fare 5 pasti al giorno uno snack interessante per combattere i disturbi dell’umore è certamenteGrana Padano, noci, pane e miele: zinco, selenio, B12, carboidrati e omega 3.

Ragno Violino il suo morso è letale? Ecco cosa devi sapere

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Si susseguono gli attacchi attribuiti alla piccola aracnide. Ecco cosa dice il tossicologo Da Bomarzo, nel viterbese, ad Olbia, passando per l’epicentro della psicosi: le periferie di Roma. L’estate italiana è segnata da un nuovo caso, quello del ragno violino, un piccolo aracnide di pochi millimetri a cui si attribuiscono diversi morsi con conseguenze più o meno gravi.

Il crescendo di attacchi all’uomo da parte sua sarebbe da ricondurre all’aumento delle temperature. Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, parla di tante segnalazioni.

“Il suo morso – afferma il medico a La Voce del Trentino – porta prurito, bruciore e arrossamento nel giro di due o tre giorni dalla puntura”. La pericolosità del suo morso starebbe nel fatto che può veicolare batteri anaerobi che, a loro volta, “possono provocare danni alla cute, danni muscolari, renali fino a emorragie”.

Il racconto di una donna romana. Il caso più eclatante di morso del ragno violino è venuto alla luce ieri, quando NewsMediaset ha raccolto la testimonianza di una donna romana che ha avuto a che fare con l’animale oltre un mese fa.

Inizialmente credeva fosse la puntura di una zanzara, salvo poi accorgersi che si trattava di qualcosa di diverso, per cui è stata necessaria una terapia antibiotica.

“La caviglia era diventata enorme e anche sotto il mento tutto ingrossato”, spiega la donna. “La cosa peggiore è stato il malessere generale – aggiunge. – Vedevo annebbiato, avevo sbandamenti e tanta stanchezza”. “E ancora oggi – conclude, – a distanza di un mese dalle punture, il mal di gola persiste”.

Altri esami le confermeranno se il pericolo streptococco, il batterio trasmesso dai morsi del ragno violino e che può intaccare organi interni come cuori, reni, polmoni, è scampato.

Le rassicurazioni del tossicologo. Ma il ragno violino può uccidere? In tanti in queste ore se lo stanno chiedendo. “Nel 2015 e nel 2017 – spiega  Maurizio Paolo Soave del Centro Antiveleni del Policlinico Gemelli – si sono verificati due decessi in Italia che, inizialmente attribuiti al morso di un ragno violino, sono stati poi riconosciuti come causati dalle gravi patologie preesistenti dei due pazienti.

Non esistono quindi al momento dati che comprovino che il morso del ragno violino è potenzialmente mortale per individui sani”. Soave sottolinea inoltre che il ragno violino “è un animale schivo e solitario.

Non attacca e si difende solo se disturbato” ed è un insetto da sempre presente nel Lazio e in Italia e casi di morsi sono da sempre raccolti e documentati dai Centri Antiveleni.

Se si sospetta di essere stati morsi dal ragno, cosa fare? Soave spiega che non ci sono trattamenti farmacologici specifici: “nei rari casi in cui si manifestano lesioni significative (necrosi) il trattamento è supportivo e sintomatico e farmacologico (antibiotici, cortisonici).

In altri rari casi può essere necessaria la toilette chirurgica della lesione”. Il tossicologo invita poi a “non allarmarsi recandosi nei pronti soccorso”.

Piuttosto, il suo consiglio è a “consultare un Centro Antiveleni descrivendo le circostanze dell’esposizione e i segni e sintomi eventualmente presenti; solo successivamente e in alcuni casi potrà essere necessaria la visita da medica”. Fonte: interris

Enterogermina ritirata da tutte le farmacie italiane. Ecco i Lotti incriminati

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Sembra che ancora una volta, un noto farmaco e presente in tutte le farmacie italiane sia finito sotto accusa. Alcuni Lotti del farmaco in questione sono stati volontariamente ritirati dal gruppo farmaceutico Sanofi a causa di alcuni presunti problemi legati al suo consumo a lungo periodo. Il farmaco in questione è l’Enterogermina e a finire sotto accusa sono stati alcuni Lotti. Questa decisione è stata presa in seguito ad una segnalazione di rischio di da parte dell’Agenzia italiana del farmaco e questo è il rischio messo in evidenza e che interessa perlopiù chi consuma lungo termine questo farmaco. Questa modalità di uso sarebbe non autorizzato dal foglio illustrativo. Secondo quanto riferito dallo sportello dei diritti i lotti di Enterogermina *12CPS 2MLD – AIC 013046053” che sono interessati da questo ritiro dalle farmacie sono i seguenti ovvero 3029 con scadenza 08/2018, 2022 con scadenza 05/2019, 2034 con scadenza 10/2019, 2034A con scadenza 10/2019 e 3058 con scadenza 08/2020.

A parlare è stato anche Giovanni D’Agata il responsabile dello sportello il quale riferisce che non sono state registrate delle segnalazioni a riguardo dell”oggetto del Richiamo Tuttavia però questo ritiro a scopo del tutto precauzionale nasce dalla necessità di rispondere ad un rischio potenziale. Questo sportello dei diritti pare che attraverso una nota abbia spiegato anche che la ragione del ritiro va ricercata nel  consumo a lungo termine che è risultato essere potenzialmente rischioso.

“Il ritiro dal mercato dei suddetti lottiè stato disposto come misura precauzionale al fine di rispondere ad un potenziale rischio, evidenziato da AIFA, nel caso di uso a lungo termine al di fuori di quanto riportato nel foglio illustrativo (off-label). Ad oggi, informa la Società Sanofi, nessun effetto avverso è stato segnalato in relazione alla motivazione del presente richiamo e ricorda che tutti i prodotti medicinali devono essere somministrati attenendosi alle istruzioni contenute nel foglietto illustrativo”, afferma Giovanni D’Agata.

Lo sportello dei diritti Ha inoltre specificato che Enterogermina altro non è che un medicinale da banco e che quindi non necessita di prescrizione medica per poter essere acquistato e che è facilmente reperibile Nelle farmacie e nelle parafarmacie, costituita da Spore di bacillus clausii for che generalmente e abitualmente vivono nel nostro intestino. Questo farmaco Infatti viene assunto per il trattamento delle alterazioni della flora batterica intestinale e fa parte della categoria dei probiotici che sono definiti dei fermenti lattici. Abbiamo già ampiamente riferito dunque questi Lotti del farmaco sono stati ritirati volontariamente a causa di alcuni problemi legati al suo consumo sul lungo periodo e quindi ed a scopo assolutamente precauzionale.

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