Jason Dupasquier morto come Marco Simoncelli travolto da una moto

Aveva solo 19 anni Jason Dupasquier, il pilota svizzero di Moto 3 morto per un incidente durante le qualifiche del Gran Premio d’Italia sul circuito del Mugello, in Toscana. Malgrado il lutto, la giornata di gare si è regolarmente svolta 24 ore dopo, ma sugli organizzatori piovono le polemiche, anche dai piloti costretti a partecipare.

Fanno molto rumore le dichiarazioni di alcune stelle della Moto Gp, la massima serie mondiale (che si corre insieme con Moto 2 e Moto 3, le serie minori, ed è il sogno di piloti come Dupasquier). «Non me ne frega niente di essere caduto», dice Francesco “Pecco” Bagnala, 24 anni, in testa con la sua Ducati fino al secondo giro prima di scivolare fuori pista, «abbiamo perso un ragazzo di 19 anni ed è difficile da accettare.

Se fosse accaduto a un pilota di Moto Gp non avremmo corso». «Come si fa a pensare che poco dopo un toccante minuto di silenzio un pilota possa abbassare la visiera del casco, eliminare tutti i pensieri e concentrarsi per una gara?», chiede polemico Aleix Espargaró, 31 anni, della Aprilia. «Pensano che siamo robot, ma noi siamo uomini».

E il veterano Valentino Rossi, 42 anni, aggiunge: «Sapendo che un pilota è morto, ti chiedi se abbia senso continuare a fare la gara». Ma nessuna polemica riporterà in vita Jason, sbalzato di sella per un errore durante le prove (che si corrono al massimo, per ottenere le migliori posizioni di partenza in gara) e travolto in pista dai bolidi dei piloti che lo seguivano, impossibilitati a evitarlo.

L’incidente, simile a quello in cui morì a 24 anni Marco Simoncelli, detto Sic, nel 2011 in Malesia, schiacciato dalle moto dell’amico Rossi e di Colin Edwards, è apparso subito gravissimo. Trasportato con urgenza all’ospedale Careggi a Firenze, Jason respirava ancora, ma aveva gravi traumi al cranio, al torace e all’addome. I medici hanno tentato una operazione chirurgica per salvarlo, ma è deceduto dopo alcune ore, nella mattinata del giorno del Gran Premio.

«Credevo che dopo l’intervento saremmo rimasti qualche giorno qua e poi saremmo tornati a casa. E invece…», dice affranta la mamma Andrea, accorsa con il marito Philippe, ex pilota di motocross, al capezzale del figlio, dopo un lungo viaggio in auto da Bulle, nella Svizzera francese

. «Jason ha iniziato a correre a 5 anni. Il motociclismo è uno sport pericoloso, avevamo parlato dei rischi, ma non voleva smettere. Diceva: “Se devo morire, morirò sulla mia moto”». Così è stato, purtroppo. Jason aveva un fratello minore, Brian, 16 anni, che corre in moto anche lui. Ora la madre spera che smetta, ma non si illude: «Vedremo. È una passione. Con la passione la ragione non può nulla».
Igor Ruggeri


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